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Economia

Agricoltura bio: +8% nel 2018, al Sud il 50% della produzione

in Economia

L’agricoltura biologica sta registrando dati sempre più incoraggianti in tutto il mondo, Italia compresa. Si tratta di una tendenza che sta raccogliendo consensi in ogni dove, per via del modello di agricoltura nettamente più sostenibile rispetto a quello tradizionale e per le conseguenze positive che ha sulla qualità del cibo (e, di conseguenza, sulla salute umana). Approfondiamo quindi i dati a nostra disposizione dalle aziende e associazioni di settore.

 

La situazione del biologico in Italia

Secondo quanto riportato dai dati presentati da CCPB (ente di certificazione specializzato nell’agricoltura bio e sostenibile) al Biofach, l’Italia risulta essere uno dei paesi ai vertici della produzione biologica, con i suoi 92 milioni di fatturato, 2,9 milioni di produttori e oltre 69 milioni di ettari di terreno coltivato seguendo questo tipo di agricoltura. Secondo i dati trasmessi da SINAB (Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica), inoltre, le superfici coltivate seguendo il metodo biologico sono in continuo aumento e nell’ultimo anno hanno fatto registrare una crescita del 20,4% rispetto al 2017.

Le regioni più green

Sebbene tutte le regioni italiane dimostrino di essere al passo con la tendenza bio, a fare da traino al settore dell’agricoltura biologica sono soprattutto quelle del Sud. Sicilia, Calabria e Puglia coprono infatti il 50% della produzione e le province di Bari, Cosenza, Reggio Calabria e Foggia presentano il maggior numero di aziende bio certificate. In questo contesto la Basilicata si posiziona al 14esimo posto in classifica, con la provincia di Matera che riporta la presenza di 1.128 imprese bio e una crescita del 12% della superficie agricola destinata a questo tipo di agricoltura. In Basilicata e in Molise, inoltre, è il commercio online a influire maggiormente sulla crescita del bio, per via dell’aumento della disponibilità di prodotti biologici online su e-store come EasyCoop, ad esempio, che ne semplificano l’acquisto. Infine, se il Sud spicca per l’aspetto della produzione, il Nord fa registrare più acquisti: è nelle regioni settentrionali, infatti, che si concentra la maggior parte degli acquisti, arrivando a coprire ben due terzi del totale nazionale.

I motivi che spingono i consumatori a preferire il bio

La tendenza bio, dunque, non è una semplice moda passeggera, come si ipotizzava fino a qualche anno fa, e i motivi che spingono i consumatori all’acquisto di prodotti di questo tipo sono legati soprattutto con l’aspetto salutare (52% dei casi). Anche la tematica della sostenibilità ambientale dimostra di scuotere le coscienze di molti: nel 26% dei casi, chi decide di mettere nel carrello un prodotto bio lo fa proprio per l’aspetto legato al rispetto dell’ambiente.

 

 

 

Spread al minimo: fattore congiunturale o inversione di tendenza?

in Economia

 La burrasca del debito pubblico sembra, in Italia, non poter conoscere tregua, ma appaiono all’orizzonte motivi per cui sorridere. È ormai dalla crisi del debito, scoppiata nel 2011, che il nostro paese perdura nella condizione di oggetto dello sguardo severo di mercati e istituzioni. In alcuni momenti sembrava si potesse trarre qualche sospiro di sollievo, salvo poi ripiombare nell’occhio del ciclone. Le scelte, ma soprattutto la direzione che il governo ha impresso al paese non hanno fatto altro che peggiorare la situazione del nostro debito, il quale è tornato a toccare livelli preoccupanti (almeno da un certo punto di vista). I motivi per dormire sonni tranquilli, come sottolinea in un’intervista Andrea Rocchetti di Moneyfarm, non mancano. A partire, giustappunto, dallo spread, che sorprendentemente si mantiene a quote accettabili. Il mistero si infittisce.

Anomalie del mercato

 Parlare di mistero è tutt’altro che fuori luogo. Come osservato da più parti, vi sarebbero le condizioni per far sì che lo spread schizzi alle stelle come ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi. Innanzitutto, il tasso del Bund tedesco a 10 anni è uno dei più bassi di sempre (-0,26%), un elemento che gioca molto a sfavore per quel che riguarda lo spread, considerando che i Btp oscillano paurosamente appena sotto la quota del 2%. Inoltre, lo abbiamo anticipato poco sopra, il governo italiano non gode sicuramente della fiducia dei mercati. Soprattutto non in questo periodo, poco dopo l’approvazione alla camera del controverso strumento dei Mini-Bot, che per alcuni rappresentano un primo passo verso l’uscita dall’Euro (che sia una prospettiva veritiera o meno, ai mercati non interessa). Fattori reali che, in altre fasi dell’economia, avrebbero costituito dei sommovimenti paurosi. Oggi, invece, sembra regnare una calma apparente. Si tratta di una congiuntura favorevole temporanea, o di una svolta significativa destinata a produrre conseguenze di rilievo?

Tra Europa e America

 Dalla crisi del 2008 abbiamo scoperto (o riscoperto, per chi se ne fosse dimenticato) che i mercati sono volatili e molto, molto suscettibili. Alla FED, coinvolta in una delle tante polemiche con il presidente Trump, è bastato paventare la possibilità di operare dei tagli al costo del denaro per ridare fiato ai titoli di mezzo mondo, compresi i titoli di Stato; i buoni del tesoro nostrani non hanno fatto eccezione. Oltre a questo aspetto, il focus va inevitabilmente a toccare un dato che, da ora in avanti, segnerà pervicacemente l’economia globale: l’inflazione scende. Secondo le stime, nei prossimi 10 anni l’inflazione in Europa potrebbe scendere poco al di sopra dell’1%, intorno al 2% negli USA. Questo naturalmente, qualora le valute mantenessero gli attuali rapporti (il che presuppone la loro esistenza, non così scontata nel caso dell’Euro). Con un’inflazione del genere, i tassi di interesse sui titoli di Stato scendono che è una bellezza. Una boccata d’ossigeno insperata. Da non sottovalutare, comunque, il fatto che altrove le cose vadano meglio che in Italia. In Spagna, ad esempio, i tassi si aggirano intorno allo 0,50%; ciò ha spinto parecchi fondi comuni a puntare sui Btp, più redditizi, sottraendoli al ricatto degli avvoltoi della finanza. La domanda tuttavia rimane la medesima: quanto durerà? Le scelte del governo italiano influiranno così pesantemente da rompere questi fragili equilibri? Il patto tra Salvini e Trump ridisegnerà gli scenari economici, quantomeno per quel che concerne l’Eurozona? Oltre la nebbia, poco altro.

Come arrivare da Roma Termini all’aeroporto di Fiumicino FCO

in Economia

Le stazioni dei treni nelle città italiane sono quasi sempre molto comode: vicino al centro, fanno da capolinea per diverse linee dei trasporti cittadini. Si riscontrano però dei problemi quando dalla stazione devi arrivare ad un aeroporto; salvo rari casi, come ad esempio Milano Linate, tutti gli altri aeroporti sono distanti da qualsiasi centro cittadino, motivo per cui conviene quasi sempre raggiungerli in automobile. Se anche tu stai viaggiando da Termini al più vicino scalo internazionale parcheggia senza stress presso l’aeroporto di Roma Fiumicino.

Dov’è Termini, dov’è Fiumicino
Forse non tutti lo sanno, ma la stazione di Roma Termini si trova molto vicino al cuore della città, al centro storico e ad alcune delle principali mete della capitale. Santa Maria Maggiore si trova a breve distanza, così come la Chiesa di Santa Maria della Vittoria. La stazione è posizionata nella zona nord est del centro. Fiumicino, al contrario, è un aeroporto ben distante dal centro di Roma, anche perché come si può ben capire in una città così grande non è stato facile trovare lo spazio disponibile per creare le piste di atterraggio. Per arrivare dalla stazione all’aeroporto si devono percorrere ben 32 chilometri, viaggiando verso ovest, sud-ovest; in pratica si deve raggiungere l’altro capo del centro cittadino e poi continuare verso il mare.

Viaggiare con bus e navette
Arrivare con i bus cittadini da Termini a Fiumicino non è cosa facile, anche perché non esiste una linea diretta. Si possono trovare invece dei reni speciali, che viaggiano direttamente da Termini a Fiumicino, ovviamente però con tutti i disagi e i ritardi dovuti al treno, un mezzo di trasporto che non da tutti è considerato pratico. Esistono anche delle navette, che percorrono il tragitto in quasi un’ora; anche in questo caso i problemi ci sono, visto che le navette, per loro stessa concezione, viaggiano ad orari prestabiliti. Può capitare di dovere attendere una per parecchi minuti, o di partire molto prima dell’orario prestabilito.

In macchina a Fiumicino
Per tutte le motivazioni sopra scritte la gran parte dei viaggiatori preferiscono percorrere il tragitto da Roma Termini a Fiumicino con l’automobile. Si tratta del resto del mezzo meno complesso da utilizzare, comodo anche se si hanno bambini o molti bagagli, che parte all’ora desiderata e ci lascia proprio dove dobbiamo arrivare. Ma dopo essere arrivati in aeroporto, dove si lascia la macchina? Volendo si può prendere un taxi, che è comunque un mezzo pratico e comodo, che può venire a prenderci anche sotto casa. Si tratta però anche del mezzo di trasporto più caro in assoluto, soprattutto nel caso in cui si trovi traffico o qualche ingorgo, che non tutti i taxisti sono disponibili ad evitare praticando vie traverse. Meglio quindi l’auto propria, da lasciare poi in uno dei tanti parcheggi disponibili presso lo scalo internazionale. Per evitare sorprese dell’ultimo secondo è importante però prenotare con anticipo; lo si può fare direttamente online, scegliendo il terminal presso cui parcheggiare. In questo modo sono disponibili interessanti sconti e promozioni.

Al mare in Puglia…

in Economia

Le coste italiane offrono al turista numerose opportunità di divertimento. La Puglia è tra le Regioni che presentano una costa più pronunciata; in particolare poi negli ultimi anni proprio questa Regione sta riscuotendo un grande successo tra i turisti provenienti da tutto il mondo. Sono tante nel Salento le cose da vedere, così come nel Gargano o nelle altre zone della Puglia. Ogni tratto di costa propone splendide spiagge, ognuna delle quali è più o meno apprezzata a seconda delle opinioni del singolo viaggiatore.

Le Maldive italiane
La fortuna di chi va al mare in Puglia è quella di potersi spostare ogni giorno, alla ricerca di una nuova località dove raggiungere la costa. Tra le spiagge più rinomate della Regione una ha ottenuto il soprannome di Maldive del Salento, si tratta della spiaggia di Pescoluse, una località tra Gallipoli e Santa Maria di Leuca. La sabia fine e candida, il mare cristallino, i fondali bassi consentono di godere appieno di questabellissima spiaggia. Non che le altre spiagge della Puglia siano da meno; da Vieste a Otranto, da Porto Selvaggio a Punta della Suina, si ha solo l’imbarazzo della scelta. Alcune delle spiagge sono simili a quella di Pescoluse, quindi con fondali bassi e sabia fine; in altre zone invecesono gli scogli a farla da padrone. Prima di perdere del tempo per raggiungere una spiaggia perché considerata molto rinomata, meglio verificare il fondale, per capire se effettivamente ci piacerà come e quanto ci è stato raccontato.

In Puglia in treno o in aereo
La Puglia è una Regione perfettamente collegata al resto d’Italia e d’Europa. Sono presenti nella Regione infatti alcuni importanti aeroporti, così come numerose stazioni dei treni. Per una vacanza perfetta è però necessario avere a disposizione un mezzo proprio, per potersi allontanare quotidianamente dal luogo in cui si soggiorna, soprattutto nel caso in cui la vacanza abbia una durata superiore al semplice fine settimana. In questi casi conviene quindi noleggiare un’auto, in modo da potersi spostare in autonomia e senza grossi problemi. L’idea di visitare alcune tra le più belle spiagge del Salento o i piccoli borghi dell’entroterra sfruttando i mezzi pubblici è infatti poco praticabile, soprattutto nel periodo estivo. Non sarà necessario noleggiare una vettura per l’intera vacanza, ma almeno alcuni giorni in cui sarà possibile spostarsi a piacimento sono praticamente obbligatori per meglio comprendere lo spirito della Regione.

Le città della Puglia
Oltre alle spiagge, ai piccoli Paesi tra gli altipiani, oltre ai Parchi naturali e alle ciclabili che attraversano l’intera Regione, la Puglia ospita anche alcune tra le più belle città d’Italia. Molti turisti forse non le conoscono, ma questo non significa che non nascondano palazzi, chiese e centri storici di rara bellezza. Stiamo parlando di Foggia, Bari, Lecce, Taranto, Brindisi, la provincia di Barletta-Andria- Trani. Ognuna di queste città merita una visita, di almeno una giornata se non di due; sono quindi mete perfette per la classica giornata piovosa o anche per quando non si ha voglia di andare in spiaggia.

Grow! A Matera si è parlato di Infrastrutture con il ministro Centinaio: “Chi se ne frega della Tav”

in Economia

“Se con i soldi che Toninelli risparmia per la Tav decide di investire sulle infrastrutture nel Mezzogiorno e mi permette di arrivare così al Sud più velocemente:  chi se ne frega della Tav”,

così il ministro Gian Marco Centinaio nel suo intervento conclusivo, questa mattina a Matera,  al Grow, l’action tank di Agrinsieme”, non ha fatto mancare,  in sintonia con il clima di governo nazionale, la stilettata quotidiana ai colleghi di governo del Movimento Cinque Stelle.

Le carenze infrastrutturali e le difficoltà legate all’Export sono stati i temi al centro del confronto di questa mattina le cui conclusioni sono state affidate al ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.

Lo studio del Nomisma ha svelato le dimensioni dell’insufficienza infrastrutturale che coinvolge in particolare il Mezzogiorno: se la media nazionale di autostrade su cui le aziende possono contare è di 23 km ogni 1000 kmq, in Basilicata il dato è di 3 km/ 1000kmq, 8 invece il dato del Molise.

Anche la dotazione di reti ferroviarie, al Sud risulta molto ridotta rispetto al Nord e anche in questo caso i numeri sono impietosi.

Sul fronte delle infrastrutture immateriali, i dati sulla digitalizzazione sono leggermente più incoraggianti sebbene il Sud sia sempre dietro al Nord: accede ad internet il 78% delle famiglie nel Meridione contro l’84% di quelle del Nord.

Il rapporto riguardante la diffusione delle innovazioni tecnologiche nelle imprese vede il Sud al 26% e il Nord al 40%.

Il settore agroalimentare ne risente fortemente, ancor di più il Mezzogiorno in cui l’agroalimentare vale all’incirca 30 miliardi, di cui 7 di export.  La Spagna, stando all’export, consolida il suo primato rispetto all’Italia come leader di mercato per quanto riguarda l’olio di oliva (2,3 mld contro 1,2 mld dell’Italia. Non va meglio per gli agrumi, il divario è molto ampio: 3 mld di export per la Spagna contro i 239 milioni dell’Italia.

Le “lentezze” riguardanti l’export sono state poi segnalate dai produttori, infatti Andrea Badursi, direttore generale di Asso Fruit Italia, ha rappresentato le contraddizioni nella definizione dei dossier necessari per consentire ai prodotti italiani di approdare in mercati come la Cina. Badursi ha citato i recenti fatti di cronaca e il “No” dalla Cina alle arance bionde prodotte in tutto il Mezzogiorno, e il via libera invece, sempre da Pechino, a quelle rosse prodotte solo in Sicilia. Inoltre, la questione uva da tavola che vede l’Italia primo produttore in Europa ma la Spagna primo esportatore, una situazione paradossale determinata proprio dalla mancanza di dossier che riguardino l’uva da tavola italiana. Il ministro ha risposto alle sollecitazioni, assumendo l’impegno di portare nelle opportuni sedi le anomalie al fine di risolvere il problema. Centinaio ha inoltre fornito forti rassicurazioni sui rapporti stabiliti proprio con la Cina con il suo ministero di competenza.

Sono inoltre intervenuti Francesco Fanelli, assessore all’Agricoltura per la regione Basilicata, Ivano Vacondio, presidente Federalimentare, Ugo Patroni Griffi, presidente autorità Sistema portuale Mare Adriatico Meridionale, Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura, Dino Scanavino, presidente Cia – Agricoltori italiani, Giorgio Mercuri, presidente Alleanza Cooperative Agroalimentari, Franco Verrascina, coordinatore nazionale Agrinsieme e presidente Copagri, Francesco Battifarano, presiente Confragricoltura Basilicata e produttore di vino.

Infine, richieste di potenziamento del Porto di Taranto sono giunte dal mondo produttivo. Così come in numerosi interventi si è sottolineata l’importanza dello sviluppo della piattaforma logistica di Ferrandina a ridosso del porto di Taranto.

Il ministro Gian Marco Centinaio a Matera per Grow, l’action tank di Agrinsieme #staymet #gianlucapizzolla

Geplaatst door ilMetapontino.it op Donderdag 13 juni 2019

Da Bologna, Italia Ortofrutta – Unione  Nazionale: “Impossibile competere con i costi del lavoro dei principali players”.

in Economia

Dallo stesso tavolo, l’Unione candida proposte: “Quadro normativo ad hoc, formazione professionale, valorizzazione del prodotto ortofrutticolo”.

 

BOLOGNA. “Il fattore lavoro come elemento di competitività del settore” è stato il tema sviluppato venerdì scorso a Bologna da Italia Ortofrutta – Unione Nazionale che nella stessa occasione ha ricordato i cinquant’anni  di attività.

L’incontro – che è stata l’occasione per un’approfondita riflessione sul focus  collegato: “prezzo equo per l’agricoltore, valore etico per il consumatore” – ha visto la folta partecipazione dei rappresentanti delle Organizzazioni di produttori (OP) associate all’Unione, per la Basilicata c’erano Asso Fruit Italia e Terra della Luce.

Ai saluti del presidente di Italia Ortofrutta, Gennaro Velardo, ha fatto seguito l’ampia e dettagliata relazione introduttiva basata sui dati Italia Ortofrutta e Nomisma del direttore di Italia Ortofrutta, Vincenzo Falconi.

Falconi ha evidenziato come “il settore ortofrutticolo in Italia rappresenti il 26% dell’agricoltura nazionale, per un fatturato complessivo di 13,5 miliardi, mentre sono 900mila gli ettari di cui 350mila ortaggi e 550mila frutteti, il tutto per 23 milioni di tonnellate di ortofrutta”.

Falconi ha poi fatto uno zoom sulla domanda di lavoro, quantificando il fenomeno: “Il settore ortofrutticolo si caratterizza per una domanda di lavoro superiore rispetto ad altre produzioni, nel solo 2017 sono stati 1.97.007 gli occupati nel settore di cui il 57% al Sud, il 31 al Nord e il 12% al Centro”. E, ancora: “Se al costo del lavoro della fase agricola si somma quello delle operazioni di lavorazione e condizionamento in magazzino, si nota che il 40% del ricavo delle vendite di una OP sia destinato a remunerare il lavoro che è un costo incomprimibile”.

Il dato fornito di Falconi è stato poi interpretato in maniera sistematica con i numeri relativi al costo del lavoro nei paesi “competitor”:

“In Spagna il costo orario del lavoro è di 6,8 euro a fronte di 44 ore settimanali medie complessive, in Marocco addirittura di 1,0 euro all’ora per 48 ore di lavoro settimanali, in Italia invece 11, 1 euro di salario agricolo medio orario per 39 euro settimanali”.  Sul punto, Falconi ha così commentato: “la mancanza di redditività del settore ostacola gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, pilastri della competitività futura”, ha spiegato.

Le soluzioni proposte dal direttore  “Quadro normativo ad hoc per le grandi campagne di raccolta e per gestire i picchi di lavoro, programmazione nell’utilizzo dei flussi di lavoro, incentivi per le aziende che assumono con continuità e un approccio bonus/malus per la contribuzione Inail, oltre a interventi sul prezzo di vendita al fine di valorizzare il prodotto ortofrutticolo, rendere consapevole il consumatore e respingere con forza le politiche di vendita basate sul sottocosto”.

Ersilia Di Tullio, senior project Manager di Nomisma, ha sottolineato come: “l’ortofrutta, pur essendo uno dei settori di maggiore rilievo dell’agricoltura italiana sconti ancora un’eccessiva frammentazione produttiva che incide sulla competitività del comparto”.

Nel suo intervento, il presidente di Italia Ortofrutta, Gennaro Velardo, ha chiesto alle Istituzioni di prendere coscienza del fenomeno, alla luce del fatto che per i numeri forniti c’è un’oggettiva carenza di manodopera generale, anche extracomunitaria,  a cui si aggiunge la grave insufficienza della scarsa reperibilità di quella specializzata”. Inoltre, ha aggiunto Velardo: “Alle Istituzioni chiediamo di lavorare a norme che consentano di dare visibilità alla produzione, uno dei suggerimenti potrebbe essere quello di far apparire nei punti vendita il nome dei produttori o delle organizzazioni di produttori. Diversamente si è invisibili, pertanto è impossibile fare un discorso di valorizzazione”.

Alessandra Pesce, sottosegretario alle Politiche Agricole, ha annunciato che:  “Il Ministero metterà a punto un piano triennale per incentivare il maggior numero di aziende a recuperare un rapporto corretto con i lavoratori, anche attraversola semplificazione delle procedure burocratiche. Il tavolo ministeriale sul caporalato si riunirà il prossimo 5 giugno. Il sottosegretario, infine, nel riprendere uno degli spunti offerti da Italia Ortofrutta ha sottolineato:  “l’importanza della formazione della manodopera, premessa indispensabile per un settore più competitivo”.

Dopo gli interventi si è aperta la tavola rotonda con rappresentanze del mondo agricolo associato, grande distribuzione e le conclusioni dell’assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia Romagna,  Simona Caselli.

Zona economica speciale, firmato il decreto

in Economia

Il Ministro per il Sud Barbara Lezzi ha firmato oggi il Decreto che istituisce la Zona Economica Speciale interregionale Puglia-Basilicata, con snodo fondamentale il Porto di Taranto. A darne notizia con una nota ufficiale, il sindaco di Pisticci, Viviana Verri.
Si tratta di una notizia che attendevamo da alcune settimane, vista l’importanza di un provvedimento del genere per il rilancio della Valbasento: la costituzione della ZES, infatti, permetterà di rendere maggiormente appetibile la nostra area industriale per aziende e investitori impegnati nei settori industriali dell’agroalimentare, della chimica verde, della meccanica, oltre che costituire un importante incentivo per le piccole e medie imprese che già sono attive nella nostra zona industriale.

L’inserimento di circa duecento ettari dell’area industriale di Pisticci rappresenta un’importante risultato per la nostra Amministrazione che, a cavallo tra il 2017 e il 2018, chiese con forza alla Regione Basilicata di non escludere Pisticci dalla costituenda ZES che, originariamente, prevedeva solo le aree industriali di Ferrandina e Galdo di Lauria.

Tra gli incentivi previsti nelle aree industriali interessate dalla ZES appulo-lucana, oltre a detassazioni e semplificazioni amministrative, è prevista anche l’istituzione di un fondo di 300 milioni di euro per le imprese, la sospensione dell’IVA e importanti facilitazioni delle procedure burocratiche per tutte le aziende che vorranno insediarsi nella Zona Economica Speciale pisticcese.
La durata della ZES Jonica è di sette anni, prorogabili di ulteriori sette su eventuale richiesta delle Regioni.

Ora l’auspicio è che la ZES Jonica possa costituire l’occasione di concreto rilancio per l’area industriale di Pisticci Scalo e attragga aziende e imprese virtuose che permettano di lasciarci alle spalle un passato industriale legato al chimico e al petrolchimico.

Srl, in Basilicata aumentano gli addetti ma decresce il fatturato: la performace peggiore in Italia

in Economia

I Dati emersi dall’ “Osservatorio sui bilanci delle SRL” del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Dottori Commercialisti che analizza il trend 2015-2017

 

Dall’analisi geografica emerge un aumento degli addetti in Molise (+8,4%), mentre per quanto riguarda il fatturato i migliori risultati in Friuli Venezia Giulia (+9,1%), Emilia Romagna (+9%) e Trentino Alto Adige (+8,6%)

Le SRL italiane sono in salute: crescono gli addetti (+4,3%), il fatturato (+6,9%) e il valore aggiunto (+6,5%). In Basilicata gli addetti aumentano del +2,5%, ma il fatturato diminuisce del -7,5% (peggior performance nazionale)

I dati emergono dall’ “Osservatorio sui bilanci delle SRL” per il Triennio 2015-2017 realizzato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. Lo studio, che ha riguardato 620.155 Srl, propone un’elaborazione dei principali indicatori economici per provincia, ed ha confermato il trend emerso nell’autunno scorso (erano 413 mila le srl monitorate a fine ottobre 2018). Tra i settori, ottime performance dei trasporti (+8,3%) e del commercio (+8,1% per il 2017), seguiti dal comparto dei servizi professionali, finanziari e assicurativi (+6,7%).

Nel dettaglio, la quota di Srl che chiudono il bilancio in utile passa dal 69,1% del 2016 al 70,3% del 2017 (+1,2 punti percentuali), un po’ meno rispetto a quanto rilevato ad ottobre 2018 (+72,8%).Il ROE (Return on Equity), ovvero l’indice di redditività del capitale proprio, sale dall’8,5% del 2016 al 10,1% del 2017 (+1,6 punti percentuali), in linea con quanto rilevato ad ottobre 2018, mentre il ROI (Return on Investment), ovvero l’indice di redditività del capitale investito, passa dal 9,1% del 2016 al 12,0% del 2017 (+2,9 punti percentuali), manifestando una tendenza migliore rispetto a quella rilevata in autunno.

Soprattutto in relazione al valore aggiunto, sono le medie e grandi imprese a trainare la crescita (+5,9% e +9,9% rispettivamente l’incremento nel 2017), mentre le piccole crescono di meno (+3,1%) e le micro sono in calo (-0,9%). Una dinamica simile si riscontra per ciò che concerne le variazioni di fatturato, valore della produzione e numero di addetti. Dall’analisi geografica emerge una crescita particolarmente sostenuta degli addetti in Molise (+8,4%) ed Emilia-Romagna (+6,3%), con particolare attenzione alla provincia di Modena (+10,8%) Per quanto riguarda il fatturato, invece, è il Nord-Est a far registrare i migliori risultati: in particolare, il Friuli Venezia Giulia (+9,1%), l’Emilia Romagna (+9%) e il Trentino Alto Adige (+8,6%) presentano tassi di crescita più significativi. Infine, in termini di valore aggiunto, le dinamiche più elevate si registrano in Trentino (+9,4%) Emilia Romagna (8,4%), Lazio (8,4%), Umbria (+8,4%), Veneto (+7,2%) e Lombardia (+7%). Al sud le regioni più dinamiche sono l’Abruzzo (+6,4%)e la Campania (+6,1%).

L’Osservatorio completo è disponibile online sul sito della Fondazione Nazionale dei Commercialisti.

Commercialisti, professione in lieve crescita in Basilicata

in Economia

Basilicata: i commercialisti crescono dello 0,5% (raggiungendo le 922 unità) nell’ultimo anno ma calano dell’1,2% nell’ultimo decennio (erano 933 nel 2008). Il dato emerge dal Rapporto 2019 sull’Albo dei Dottori Commercialisti e degli esperti Contabili pubblicato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. Dal rapporto risulta come a livello anagrafico le quote rosa rappresentino il 36,1% del totale, in aumento dal 2008 dove erano il 32%. I neo iscritti nell’ultimo anno sono 13, mentre gli under 40 coprono il 17% del totale. Il reddito medio è di 32.845euro in aumento del 2,6% ed inferiore al dato italiano pari a 59.429euro.

A livello nazionale l’anno scorso, gli iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili sono aumentati di 306 unità pari ad una crescita percentuale dello 0,3% sul 2017, il più basso tasso di crescita dal 2008. In undici anni, gli iscritti all’Albo sono aumentati di 11.140 unità, +10,4% sul 2008. Nello stesso periodo, la popolazione italiana è aumentata dello 0,6%, mentre l’occupazione è diminuita dello 0,1% e le imprese attive sono diminuite del 3,2%. Ciò ha determinato un calo significativo del rapporto tra la popolazione e gli iscritti, passato in undici anni da 555 a 510 e del rapporto tra le imprese attive e gli iscritti che nello stesso periodo è passato da 50 a 43.

Prosegue il calo degli iscritti negli Ordini territoriali del Sud Italia che dopo il -0,2% del 2017, nel 2018 fanno registrare un -0,3%. Per la prima volta, il calo interessa anche la Campania (-0,1%) dopo che già la Calabria e la Puglia erano entrate in negativo nel 2017 e nel 2018 registrano un calo dello 0,5%.

La presenza di donne negli Ordini territoriali dei Commercialisti è piuttosto variabile e tende ad essere più elevata negli Ordini del Nord. In particolare, nel Nord-est raggiunge il 36,1% con una punta del 41% in Emilia-Romagna. Nel Sud la quota di donne scende al 30,2% con il valore più basso in Campania (26,3%). Analogamente per i giovani, nel Nord si registrano livelli più elevati (20,5%) rispetto al Sud (16,8%). Nel 2018, il trend dei praticanti, contrariamente al 2017, è positivo al Nord (+2,4%) e negativo al Sud (-2,7%) ed è molto positivo al Centro (+5,3%).

Il rapporto integrale e la scheda di sintesi sono disponibili online sul sito della Fondazione Nazionale dei Commercialisti

(www.fondazionenazionalecommercialisti.it).

ASSOCOND-CONAFI SU ATTACCO ALLE NORME DI TUTELA VITTIME FALLIMENTI IMMOBILIARI

in Economia

Il tentativo, introdotto nell’ambito del tutto estraneo del Decreto Crescita, è mirato a sospendere l’applicazione della normativa di tutela degli acquirenti
di immobili in costruzione, confidando nella possibilità di allungare i tempi ministeriali della predisposizione dei modelli standard di fideiussione e
polizza assicurativa

 

Apprendiamo che durante l’iter parlamentare di conversione in legge del cd Decreto Crescita sono stati presentati due emendamenti di identico e pericoloso contenuto.
In particolare:
Emendamento 30.029 Sara Moretto, Gianluca Benamati, Paola De Micheli (PD).Emendamento 30.06 Andrea Mandelli, Stefania Prestigiacomo, Paolo Russo, Felioce Maurizio D’Ettore, Roberto Occhiuto, Mauro D’Attis, Francesco Cannizzaro, Guido Della Frera, Sestino Giacomoni, Antonio Martino, Raffaele Baratto, Galeazzo Bignami, Stefano Benigni (FI). Emendamenti entrambi mirati alla soppressione del comma 3 dell’art. 389 del D. Lgs. 12.01.2019 n. 14 denominato “Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza”. Si tratta della norma che impone l’applicazione immediata del sistema di tutela previsto per gli acquirenti di immobili in costruzione mediante l’obbligatorietà di garanzie fideiussorie e assicurative. Il tentativo, introdotto nell’ambito del tutto estraneo del Decreto Crescita, è mirato a sospendere l’applicazione della normativa di tutela degli acquirenti di immobili in costruzione, confidando nella possibilità di allungare i tempi ministeriali della predisposizione dei modelli standard di fideiussione e polizza assicurativa. Denunciamo questo tentativo, che tende ad affossare l’effettività della tutela dei cittadini, piegandola all’interesse delle lobby. È un segnale politico preciso volto a costituire nel prosieguo dell’attività legislativa un diverso orientamento del Parlamento in caso di mutamento sostanziale del quadro di governo.

fonte: ASSOCOND-CONAFI (Coordinamento nazionale vittime fallimenti immobiliari.

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