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Approfondimento

Studenti in campo per la vendemmia all’Itas di Matera

in Cultura

Il Collegio dei Periti Agrari ha programmato alcune iniziative da svolgere con l’Istituto

E’ proseguita nel vigneto dell’azienda scolastica dell’Istituto Tecnico Agrario “G. Briganti” di Matera (annesso all’IIS Turi), la vendemmia che rientra nell’attività tecnico-pratica del corso di viticoltura ed enologia. Tale indirizzo forma una figura tecnica che acquisisce le competenze e le conoscenze dell’enologo. Le classi protagoniste dell’attività sono la quinta e la quarta classe del corso di specializzazione enologico, coordinate dai docenti referenti Claudio Taccardi e Domenico Ferrara, impegnate in particolar modo nelle operazioni tecniche di vendemmia, mentre la quinta e la terza del corso di Produzioni e trasformazioni agroalimentari partecipano come osservatori, seguendo le diverse fasi. L’attività pratica di vendemmia è stata anticipata nei giorni scorsi dalle lezioni teoriche in classe relative alle industrie agrarie e rivolte ad approfondire le conoscenze tecniche del comparto. Frattanto nell’occasione il dirigente scolastico Carmela Gallipoli e la vicaria Marianna Loponte hanno incontrato una delegazione del Collegio provinciale dei Periti Agrari di Matera composta dal presidente Mimmo Genchi, dal vicepresidente Filippo Radogna e dal segretario Carlo Grieco per programmare una serie di attività da svolgere tra la scuola e l’Ordine professionale.

Al museo numismatico di Rotondella la consegna del foulard “il cerchio del sole” della stilista Damiana Spoto Le4uadre

in Cultura

 

Un’opera in edizione limitata dedicata alla 500 Lire bimetallica per celebrare il genio di Nicola Ielpo e la sua città, a cura della stilista Damiana Spoto (brand Le4uadre).

ROTONDELLA – Si terrà sabato 3 ottobre alle ore 18:00, presso il Museo Numismatico “Nicola Ielpo” di Rotondella, l’evento ufficiale di consegna del foulard “IL CERCHIO DEL SOLE – ROTONDELLA”.

È un progetto esclusivo concepito per la terza edizione del Festival della Moneta, nel maggio scorso, che arricchirà in maniera permanente il patrimonio del Museo Numismatico.

Il foulard, ideato e realizzato dalla stilista Damiana Spoto,f ondatrice del brand Le4uadre – Teban Poetry è un vero e proprio racconto tessile che intreccia arte, identità e memoria numismatica.

Al centro dell’opera c’é la celebre 500 Lire bimetallica (1982-2001),la moneta brevettata a nome del rotondellese Nicola Ielpo, al tempo direttore della Zecca di Stato.

L’opera, denominata “Il Cerchio del Sole”, è ricca di simbolismi legati a Rotondella:

– IL SOLE DORATO, COLOR ALBICOCCA :Simbolo di energia, vita e rinascita, la luce che illumina il territorio e fonte di ispirazione.

– LA CARTINA TOPOCENTRICA DI ROTONDELLA:Le linee morbide del territorio che raccontano le colline, i percorsi, la storia e l’identità custodita dal tempo.

– LA 500 LIRE BIMETALLICA:L’ingegno e l’innovazione del Direttore che ha realizzato un’icona.

– LE ONDE DEL MARE:Il Mar Ionio, con le sue onde, simbolo di movimento, trasformazione e connessione con l’infinito.

– LA NOTTE E IL SUO BLU:Il cielo stellato, profondo e misterioso come il bordo della moneta, un dialogo tra passato e futuro.

Il foulard riporta inoltre le coordinate geografiche di Rotondella (40°24’N 16°28’E – ALT. 876 M) e la dicitura “Repubblica Italiana – 500 Lire Bimetallica 1982-2001”.

Interverranno all’evento per i saluti istituzionali:

Gianluca Palazzo,Sindaco di Rotondella, e Brunella Gargiulo, Direttrice del Museo Numismatico “Nicola Ielpo”.

A seguire l’intervento della stilista Damiana Spoto, che illustrerà la genesi e il significato del progetto.

“Con questa iniziativa – dichiara Eleonora Divincenzo, assessore comunale con delega al Museo Numismatico Nicola Ielpo– vogliamo continuare a valorizzare una delle eccellenze della nostra comunità. Il Museo Numismatico Nicoal Ielpo non è solo un luogo di conservazione, ma un laboratorio di idee che dialoga con l’arte contemporanea. Questo foulard è un ponte tra la storia e il futuro, un oggetto di alta artigianalità che promuove Rotondella in Italia e nel mondo”.

A Tursi la presentazione del libro “Il sogno americano e il cinema dei fratelli Buba” di Salvatore Verde

in Cultura

A Tursi la presentazione del libro “Il sogno americano e il cinema dei fratelli Buba” di Salvatore Verde: venerdì 18 settembre

Venerdì 18 settembre, alle ore 19.00, nella Sala consiliare del Comune di Tursi, si terrà la presentazione ufficiale del libro “Il sogno americano e il cinema dei fratelli Buba” di Salvatore Verde, un’opera dedicata alla storia, alle esperienze e alla produzione cinematografica dei fratelli Tony e Pat Buba.

L’incontro sarà un’occasione per approfondire il percorso umano e artistico dei fratelli Buba e il legame con la comunità tursitana, attraverso il racconto dell’autore e la partecipazione di importanti protagonisti del mondo culturale e istituzionale.

Ad aprire l’appuntamento saranno i saluti di Nuccio Mormando, presidente dell’associazione culturale “Non solo 58”, e di Maria Anglona Adduci, sindaco di Tursi.

Salvatore Verde, autore del libro, dialogherà con il giornalista Pierantonio Lutrelli.

Nel corso della serata interverranno Antonella Santarcangelo, casa editrice Edigrafema, Angelo Zizzamia, presidente del GAL Start2020, Francesco Mancini, presidente della Provincia di Matera, Piero Marrese, consigliere regionale, e Cosimo Latronico, assessore regionale.

Particolarmente significativa sarà la presenza di Tony Buba, regista italoamericano e cittadino onorario di Tursi, che rappresenta una delle figure centrali dell’incontro e del libro. Sarà inoltre presente Darin DiNapoli, regista, montatore e graphics artist americano vincitore di un Emmy Award.

La serata sarà arricchita dagli intermezzi musicali della giovane Cristiana Bruno, mentre Dorian Di Noia si occuperà delle traduzioni.

L’iniziativa nasce dalla volontà di valorizzare una storia di emigrazione, identità e cultura che unisce Tursi agli Stati Uniti e che trova nel cinema dei fratelli Buba una particolare testimonianza del rapporto tra memoria, territorio e appartenenza. Tony è un regista americano, documentarista, noto principalmente per i suoi documentari sulla sua città natale, Braddock, in Pennsylvania, e sulla vicina Pittsburgh. Pat (Pasquale) è stato un montatore cinematografico che ha collaborato con George A Romero, Al Pacino e Michale Mann.

La presentazione è promossa con la collaborazione dell’associazione culturale “Non solo 58”, dell’Amministrazione comunale di Tursi, del periodico online Tursitani.it e della casa editrice Edigrafema. L’appuntamento è aperto al pubblico.

Vi allego alcune brevi informazioni sui Tony e Pat Buba e su Darin DiNapoli.

Tony Buba

Anthony “Tony” Buba (20 ottobre 1943) è un regista, documentarista e produttore indipendente, noto principalmente per i suoi documentari su Braddock, la città che gli ha dato i natali e dove è cresciuto, e sulla vicina Pittsburgh, in Pennsylvania. Adotta una forma stilistica ibrida, che mescola documentario, racconto romanzato e tecniche sperimentali, in sintonia con l’intreccio dei rimandi autobiografici, l’analisi socio-antropologica, l’incursione visionaria e la consapevolezza delle potenzialità del cinema, il tutto condito con ispirata ironia. Una ricerca personalissima attraverso i film documentari non tradizionali. Un autentico “Poeta di Braddock”.

Pat Buba

Pasquale “Pat” Buba (1946-2018). E’ stato un montatore cinematografico e della TV americana. Professionista dotato è stato sensibile tecnico di cineasti valorosi e anche di fama mondiale, per film di genere o innovativi, oltre che per taluni capolavori ormai consegnati alla storia del cinema. Ha collaborato abitualmente con George A. Romero e Al Pacino e altri autori come Michael Mann e Martin Scorsese, Johnny Depp, Dusty Nelson, Rowdy Herrington e con il fratello Tony Buba.

Darin DiNapoli

Darin DiNapoli è un regista/montatore/produttore/artista di grafica motion vincitore di un Emmy Award con 18 anni di esperienza professionale nel settore pubblicitario/cinema e video. Altri risultati degni di nota includono l’essere nominato artista emergente 2022 al Three Rivers Arts Festival, vincere come miglior film al Pittsburgh 48 Hour Horror Film Festival 2014, produrre nove film di 48 ore nel corso di 3 anni (uno a Los Angeles che è arrivato tra le prime 10 su 300 squadre e proiettato al Chinese Theater su Hollywood Boulevard) e vincere due premi Adfed, ovvero un premio Gold Addy. Oltre ai tradizionali progetti di narrazione, Darin è stato anche coinvolto nella produzione di opere innovative tra cui video documentari a 360 gradi e media interattivi (giochi e cortometraggi). Darin possiede e gestisce la propria società di produzione, DNAPPS Productions, specializzata nello sviluppo e nella produzione di contenuti video.

Tromba d’aria a Policoro e petrolio: il paradosso della crisi climatica

in Approfondimento

Tromba d’aria a Policoro e petrolio: il paradosso della crisi climatica

Policoro, tre giorni che sembrano raccontare una contraddizione

Prima la tromba d’aria che il 2 settembre ha colpito Policoro, provocando danni ingenti a strutture, attività agricole e balneari e abbattendo centinaia di alberi, anche secolari. Poi, il 4 settembre, a Bari, Giorgia Meloni annuncia l’intenzione del Governo di aumentare l’estrazione di petrolio nei mari italiani, citando esplicitamente la Basilicata. Infine, il 5 settembre, la presidente del Consiglio arriva a Policoro per incontrare la comunità colpita.

Una sequenza temporale casuale, certamente. Ma difficile da non leggere come la fotografia di una contraddizione più ampia: da una parte territori chiamati a fare i conti con eventi meteorologici estremi, dall’altra una politica energetica che continua a considerare le fonti fossili una componente del futuro.

Cambiamento climatico: cosa dice davvero la scienza

È importante non commettere l’errore di stabilire un rapporto diretto tra la tromba d’aria (Downburst) di Policoro e il cambiamento climatico: per attribuire scientificamente un singolo evento alle variazioni del clima servono analisi specifiche.

Ma questo non significa che i due fenomeni siano estranei. L’IPCC, il principale organismo scientifico internazionale sul cambiamento climatico, afferma che il riscaldamento globale è inequivocabilmente causato dalle attività umane e che il cambiamento climatico sta già modificando molti eventi meteorologici estremi.

Il punto, dunque, non è sostenere che “la tromba d’aria è stata causata dal clima che cambia”, ma riconoscere che eventi estremi, territori vulnerabili e aumento dei rischi fanno parte dello stesso scenario climatico.

È proprio su questo terreno che diventa difficile separare emergenza, prevenzione e politica energetica.

Dal petrolio della Basilicata alla crisi climatica: il corto circuito

Le parole pronunciate da Meloni a Bari hanno riacceso il confronto. La presidente del Consiglio ha dichiarato che il Governo intende aumentare la quota di petrolio estraibile nei mari italiani, sostenendo che non avrebbe senso acquistarlo all’estero se può essere prodotto, per esempio, in Basilicata. La ricostruzione di RaiNews riporta le sue parole.

Il Governo sostiene quindi la necessità di aumentare la produzione nazionale di idrocarburi per ridurre la dipendenza energetica dall’estero. Una posizione che entra però in tensione con l’obiettivo, riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale, di ridurre rapidamente le emissioni e accelerare la transizione verso sistemi energetici a basse emissioni.

Non è soltanto una critica di Greenpeace, che da anni chiede di abbandonare progressivamente i combustibili fossili e accelerare sulle rinnovabili. Anche Pagella Politica, analizzando l’azione del Governo, ha evidenziato risultati ancora incompleti su diverse promesse climatiche e ambientali.

La domanda allora non riguarda soltanto il petrolio estratto in Basilicata. Riguarda il modello di sviluppo che i Paesi industrializzati intendono perseguire: come si può rafforzare la capacità dei territori di affrontare un clima più instabile mentre si continua a investire nelle fonti fossili?

Policoro, gli alberi caduti e un ambientalismo pragmatico

C’è poi un elemento che riguarda direttamente Policoro. Il territorio che oggi conosciamo era storicamente caratterizzato da una presenza forestale importante, ancora leggibile nelle aree rimaste meno urbanizzate. La tromba d’aria ha abbattuto anche alberi molto vecchi e di grandi dimensioni. Uno di questi, nei pressi dei portici, è caduto fortunatamente dalla parte opposta rispetto a Piazza Eraclea, evitando conseguenze ben più gravi. Le cronache locali raccontano la devastazione provocata dal fenomeno.

La sicurezza, però, impone talvolta di abbattere alberi malati o pericolosi. Non è questo il punto della discussione. Il problema nasce quando ogni abbattimento non è inserito in una visione complessiva del patrimonio verde urbano: censimento, sostituzione con specie adeguate, manutenzione, nuove piantumazioni e progettazione degli spazi devono procedere insieme.

Anche questo dovrebbe essere un ambientalismo pragmatico: non conservare tutto a prescindere, ma nemmeno rinunciare al verde per paura dei rischi. Significa progettare una città più resiliente, capace di proteggere le persone e contemporaneamente conservare e rafforzare il proprio patrimonio naturale.

Meloni, Lollobrigida e il dopo-emergenza

La presenza a Policoro della presidente del Consiglio e del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida è un segnale istituzionale importante. Il ministro aveva già espresso il 2 settembre la vicinanza del Governo agli agricoltori colpiti, assicurando che non sarebbero stati abbandonati, come riportato da ANSA.

Anche il presidente della Regione Vito Bardi ha assicurato il sostegno della Regione e l’avvio delle procedure per lo stato di emergenza. Dai consiglieri regionali sono invece arrivate richieste precise su risorse, tempi e criteri dei ristori, perché alla solidarietà seguano interventi concreti.

È difficile non essere d’accordo. La solidarietà istituzionale è necessaria, ma non può essere il punto d’arrivo. Dopo la solidarietà devono arrivare i fatti: risarcimenti, prevenzione, adattamento climatico, tutela dell’agricoltura, protezione delle coste e una nuova pianificazione del verde urbano.

Ed è qui che la visita di Meloni assume un significato che va oltre la cronaca. Il giorno prima, parlando di energia a Bari, la presidente del Consiglio aveva indicato anche la Basilicata tra i territori da valorizzare per l’estrazione del petrolio. Il giorno dopo era a Policoro, una città appena ferita da un fenomeno meteorologico eccezionale.

Una coincidenza temporale. Ma anche un’immagine potente della sfida che abbiamo davanti: continuare a riparare i danni di un clima che cambia o cominciare davvero a cambiare il modello che abbiamo costruito?

 

Petrolio in Basilicata 2026: tra calo delle estrazioni e carburante fra i più cari d’Italia

 

[Nella foto d’apertura, il sindaco di Policoro Enrico Bianco con Giorgia Meloni sulla spiaggia di Policoro, 5 Settembre 2026]

A Pisticci conclusa l’undicesima stagione del teatro dei Calanchi: Pandora sempre sold out

in Cultura

PANDORA, QUANDO IL PAESAGGIO ENTRA NELLA DRAMMATURGIA Si è conclusa l’XI stagione del Teatro dei Calanchi. Le sette rappresentazioni di PANDORA hanno registrato il tutto esaurito, segnando la più alta partecipazione nella storia del progetto. Un’edizione interamente dedicata al teatro e a una sola nuova produzione, costruita nei Calanchi di Pisticci facendo di luce naturale, distanze, argilla, corpi e presenza del pubblico elementi della scrittura scenica. Si è conclusa a Pisticci, in Basilicata, l’XI stagione del Teatro dei Calanchi. Le sette rappresentazioni di PANDORA, nuova creazione di Daniele Onorati nata dalla residenza artistica 2026, hanno registrato il tutto esaurito, con spettatori arrivati da tutta Italia e una presenza più contenuta anche dall’estero. È il dato di partecipazione più alto dalla nascita del progetto, raggiunto in una stagione che ha scelto di concentrare l’intero programma su un’unica opera teatrale. Una scelta che acquista significato anche nei numeri. Di fronte a una domanda superiore alla disponibilità, il Teatro dei Calanchi ha mantenuto deliberatamente contenuta la capienza.

Qui la crescita del pubblico non coincide automaticamente con l’aumento delle presenze possibili: esiste una soglia oltre la quale la relazione tra spettacolo, spettatore e ambiente cambierebbe natura. Intorno a Pisticci, nel Materano, l’argilla apre il territorio in una successione di creste, vuoti e profondità, quasi priva di riferimenti costruiti. È in questo spazio che da undici anni il Teatro dei Calanchi sviluppa la propria ricerca, introducendo temporaneamente il dispositivo teatrale senza trasformare il luogo in un’infrastruttura permanente. La questione è artistica prima ancora che ambientale. Non tutto ciò che accade in un paesaggio entra realmente in relazione con quel paesaggio. È possibile utilizzare la natura come fondale spettacolare, appropriarsi della sua forza visiva, concentrarvi grandi quantità di persone e lasciare che il luogo svolga semplicemente la funzione di scenografia. Il Teatro dei Calanchi parte da un principio diverso: il luogo non deve servire l’evento; è l’opera che deve trovare la propria misura rispetto al luogo. Questo comporta ridurre l’affollamento e gli interventi al necessario, riconoscere la fragilità dell’ambiente e considerare la presenza umana come qualcosa che produce sempre una conseguenza. Il rispetto della natura smette così di essere un tema dichiarato e diventa un criterio concreto di produzione. È dentro questa disciplina che è nata PANDORA.

L’opera non è stata concepita in uno spazio neutro e successivamente trasferita nei Calanchi. È cresciuta direttamente nel confronto con essi. Una distanza di cinquanta metri poteva diventare una decisione drammaturgica; il tempo necessario a percorrerla modificare il ritmo di una scena; pochi metri di differenza nella posizione di un corpo cambiare completamente un’immagine. Il tramonto, soprattutto, non era un effetto luminoso da regolare. Procedeva secondo il proprio tempo, accompagnando la rappresentazione dal giorno alla notte. Per lo spettatore tutto poteva apparire naturale. Quella naturalezza era il risultato di un lavoro attoriale e registico estremamente preciso, sviluppato affinché gesto, spazio, tempo e presenza trovassero una necessità comune.È qui che il Teatro dei Calanchi si separa dall’idea di semplice ambientazione. In un edificio teatrale molte coordinate sono disponibili prima ancora che cominci il lavoro: un punto di vista, la distanza fra scena e platea, una luce controllabile, proporzioni e accessi già definiti. Nei Calanchi queste convenzioni devono essere ripensate dall’origine. Il luogo pone domande prima di offrire soluzioni. Dietro le poche ore vissute dal pubblico c’è quindi un processo iniziato mesi prima: scrittura, residenza artistica, ricerca sui corpi e sulle voci, costruzione delle azioni direttamente nello spazio, composizione delle distanze e una regia costantemente chiamata a confrontarsi con ciò che non può essere interamente addomesticato. Il valore di questa complessità sta proprio nella capacità di non esibirsi come tale. Il lavoro raggiunge il proprio esito quando il meccanismo scompare e rimane l’opera. Su questa stessa logica si innesta la riscrittura del mito. Onorati riprende uno dei racconti fondativi della cultura occidentale sottraendolo alla ricostruzione archeologica e lavorando sulle contraddizioni che continua a consegnare al presente: la colpa attribuita a una donna, il desiderio di conoscere trasformato in condanna, la necessità di individuare un responsabile quando le conseguenze diventano più grandi di chi ha compiuto il gesto. La riscrittura prende corpo attraverso cinque figure che conservano il nome del mito ma ne spostano continuamente il significato. Francesca Vignali è Pandora, al centro di una vicenda che progressivamente si sottrae alla colpa che la tradizione le ha assegnato; Marco De Letteriis, Prometeo nella precedente edizione, interpreta Epimeteo, chiamato a misurarsi con le conseguenze di ciò che ha accolto senza comprenderlo fino in fondo. Chiara Ritelli, già Nemesis in Prometeo, torna al Teatro dei Calanchi nel ruolo di Caos, presenza inquieta e generatrice. Marta Ferrarini è Thanatos, restituita attraverso una presenza scenica rigorosa e concreta, capace di far entrare la morte nella trama senza ridurla a figura illustrativa. Matteo Magatti interpreta Eros, imprimendo al personaggio un’energia fisica che attraversa la composizione e ne modifica gli equilibri. Cinque presenze differenti, chiamate a rimettere in movimento il mito attraverso il corpo prima ancora che attraverso la sua spiegazione. Nei Calanchi questa scelta ha conseguenze concrete. Gli interpreti si misurano realmente con pendenze, distanze, materia e perdita progressiva della luce. La terra che si frattura, l’orizzonte che altera la percezione delle dimensioni e il passaggio dal giorno alla notte esistono prima come fatti e solo successivamente possono diventare segni. Le sette rappresentazioni hanno così condiviso una drammaturgia e una composizione definite senza poter coincidere perfettamente. Il mutare della luce e dell’aria, la presenza degli spettatori, la diversa percezione delle distanze intervenivano sull’accadere scenico senza alterarne l’architettura. Proprio il pubblico ha restituito uno dei segnali più interessanti della stagione. Dopo i saluti finali, sera dopo sera, gli spettatori hanno letteralmente invaso con gentilezza lo spazio scenico per incontrare gli attori e il regista. Lo spettacolo continuava così, informalmente, nelle conversazioni, nelle domande, nei confronti nati a pochi minuti dalla conclusione. In quei dialoghi è emersa anche l’attenzione verso la drammaturgia. Nella penna di Onorati, il percorso mitografico assume l’archetipo non come reperto da rendere contemporaneo a forza, ma come strumento ancora disponibile per affrontare il presente. Il mito viene attraversato, contraddetto e rimesso in funzione: Pandora, Epimeteo, Eros, Thanatos e Caos cessano di appartenere soltanto a un racconto antico e tornano a interrogare responsabilità, conoscenza, desiderio, limite e colpa. Il fatto che molti spettatori abbiano sentito il bisogno di discutere il lavoro oltre il tempo della rappresentazione è stato uno degli indicatori più concreti della sua ricezione.Anche il risultato di pubblico va letto dentro questo quadro. La stagione con la più alta partecipazione degli undici anni del Teatro dei Calanchi è stata, contemporaneamente, quella che ha scelto di non espandere indiscriminatamente la propria capacità di accoglienza. Il tutto esaurito non diventa quindi il presupposto per occupare ancora di più il territorio, ma la dimostrazione che è possibile costruire una forte partecipazione mantenendo un limite. È una posizione distante da una concezione dell’evento che misura il proprio valore soprattutto sulla quantità di persone che riesce a concentrare in un luogo. Per il Teatro dei Calanchi il limite appartiene invece al linguaggio del progetto: esattamente come una distanza scenica, un corpo o il tempo reale del tramonto. PANDORA consegna così una domanda che supera la singola produzione e riguarda una parte della ricerca scenica contemporanea: quanto profondamente un luogo può entrare nella struttura di un’opera senza essere consumato come scenografia? Il 29 agosto PANDORA ha avuto la sua ultima forma del 2026. Si è chiusa la stagione più partecipata nella storia del progetto, ma resta aperta la questione che l’ha attraversata: come produrre un’opera capace di incidere profondamente nell’esperienza di chi la incontra e, nello stesso tempo, lasciare sul luogo che l’ha resa possibile una traccia minima. È dentro questo rapporto tra intensità dell’esperienza e misura della presenza che il Teatro dei Calanchi continua la propria ricerca. PANDORA — Teatro dei Calanchi, XI stagione Drammaturgia e regia: Daniele Onorati Con Francesca Vignali, Marco De Letteriis, Chiara Ritelli, Marta Ferrarini, Matteo Magatti Costumi: Lina Torzella MUA: Paola Oliveto Hair: Anna De Nittis Pisticci (MT), Basilicata teatrodeicalanchi

Cinema e accessibilità: forum a Matera, Napoli e Pisticci

in Cultura

Cinema e accessibilità: forum a Matera, Napoli e Pisticci. “Lumina” è un’iniziativa finanziata dal Ministero della Cultura

Dal 7 al 9 settembre 2026 tre giornate dedicate all’accessibilità audiovisiva, alla cultura inclusiva e alle nuove forme di fruizione cinematografica. Protagonisti esperti, istituzioni e operatori provenienti dall’Italia e dai Paesi del Mediterraneo.
Rendere il cinema un linguaggio realmente universale, capace di essere condiviso e accessibile a tutti. È questo l’obiettivo del progetto ideato per promuovere una cultura audiovisiva autenticamente inclusiva, che da novembre 2025 si sviluppa tra Matera e Napoli attraverso un percorso integrato di riflessione, formazione, analisi normativa, sperimentazione artistica e innovazione tecnologica.

LUMINA è un’iniziativa, cofinanziata dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e “Progetto Speciali “ e orngaizzata dall’Associazione Culturale Allelammie culminerà dal 7 al 9 settembre 2026 con tre giornate di incontri, panel e momenti di confronto tra Matera e Pisticci.

Il progetto intende valorizzare le più significative esperienze italiane e del mediterraneo nel campo dell’accessibilità audiovisiva, mettendo in relazione istituzioni, associazioni, professionisti, ricercatori e operatori culturali impegnati nella costruzione di nuovi modelli di partecipazione alla vita culturale.

MATERA E TÉTOUAN: DUE CITTÀ A CONFRONTO
La prima giornata, lunedì 7 settembre a Matera, presso la sede dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di via E. De Martino 25, sarà dedicata al confronto tra Matera e Tétouan sul tema dell’accessibilità culturale. La giornata affronterà lo stato dell’arte dell’accessibilità culturale e audiovisiva nelle due realtà, con l’obiettivo di individuare esperienze positive, criticità e possibili percorsi comuni.

Interverranno, tra gli altri, Antonio Nicoletti, Sindaco di Matera, e Rita Orlando, Direttore della Fondazione Matera-Basilicata 2019, insieme a Pino Lanzillo, Presidente UICI Basilicata, e Giovanni Cancellieri, Presidente UICI Matera.

Dal Marocco sarà presente Elghazi Abdelatif, Presidente dell’Association Louis Braille pour les personnes aveugles di Tétouan, che porterà l’esperienza della città marocchina sull’accesso alla cultura, al cinema e all’audiovisivo.

La mattinata si concluderà con la Carta Mediterranea per il Cinema e la Cultura, una tavola rotonda dedicata all’accessibilità degli spazi e degli eventi culturali, all’audiodescrizione, alla formazione e alla partecipazione delle persone cieche e ipovedenti.

L’obiettivo è ambizioso: costruire una rete permanente di collaborazione tra realtà italiane e mediterranee impegnate nella promozione del cinema accessibile.

IL MEDITERRANEO: DALLA FRUIZIONE DEL FILM ALL’ESPERIENZA CINEMATOGRAFICA

Martedì 8 settembre, negli spazi del Museo d’Impresa Essenza Lucano di Pisticci Scalo, sarà protagonista il panel internazionale “Il Mediterraneo – Dalla fruizione del film all’esperienza cinematografica”.

Un confronto che allargherà lo sguardo oltre i confini nazionali, coinvolgendo professionisti provenienti da Egitto, Turchia, Marocco, Algeria, Tunisia e Italia.

Tra i partecipanti Aysha Selim (Egitto, Dubbing TV), Ayşe Şirin Okyayuz (Turchia, Hacettepe University), Elghazi Abdelatif (Marocco, Tetouan Braille), Ahmed Bedjaoui (Algeria), Younes Ben Hajria (Tunisia, Cinemakma) e Mariachiara Andriello (Italia, RAI Pubblica Utilità), Carlo Cafarella (Moviereading),

Il panel affronterà il rapporto tra accessibilità, traduzione audiovisiva, audiodescrizione, doppiaggio e nuove modalità di esperienza cinematografica.

TECNOLOGIA, AUDIODESCRIZIONE E MULTISENSORIALITÀ
La terza giornata, mercoledì 9 settembre, sempre al Museo d’Impresa Essenza Lucano di Pisticci Scalo, sarà dedicata alle esperienze concrete e agli strumenti che possono contribuire a rendere più accessibile il patrimonio audiovisivo e culturale.

La giornata si aprirà con una visita guidata al Museo, pensata come esperienza visiva e olfattiva della storia e del patrimonio di Amaro Lucano, introducendo così anche una dimensione multisensoriale della fruizione culturale.

Dopo i saluti istituzionali del Ministero della Cultura – Direzione Cinema, i lavori saranno aperti da Rocco Calandriello, Direttore Artistico di Lumina, insieme a Giovanna Ruggeri, Presidente IAPB Basilicata, e Pino Lanzillo, Presidente UICI Basilicata.

Seguiranno gli interventi di Giuliano Frittelli (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), sull’accessibilità audiovisiva, i bisogni e i diritti delle persone cieche e ipovedenti; Vera Arma (Audecon), sull’audiodescrizione per cinema e contenuti audiovisivi; Angelo Troiano (Kido Music); Carlo Cafarella (MovieReading), sull’innovazione digitale al servizio dello spettatore; e Rocco Rolli (Tactile Vision), dedicato al passaggio dall’accessibilità fisica all’accessibilità dell’esperienza, attraverso tecnologie tattili e multisensorialità.

A concludere la sessione sarà Cosimo Latronico, Assessore alla Sanità della Regione Basilicata, con un intervento dedicato alle politiche regionali per una cultura inclusiva.

UN CINEMA CHE NON SI LIMITA A ESSERE VISTO
Il percorso nasce da una domanda fondamentale: come può il cinema superare i limiti del solo sguardo e diventare un’esperienza accessibile attraverso l’immaginazione, la memoria, il suono, il tatto, l’olfatto e le altre forme della percezione?

L’accessibilità audiovisiva non viene quindi considerata soltanto come un insieme di strumenti tecnici, ma come una possibilità di ripensare il rapporto tra opera, spettatore e linguaggio cinematografico.

Dall’audiodescrizione alle tecnologie digitali, dalla traduzione audiovisiva alle esperienze multisensoriali, il progetto vuole mettere in dialogo competenze e sensibilità diverse per costruire nuovi percorsi di accesso al cinema e alla cultura.

Le tre giornate di Matera e Pisticci rappresentano così un momento di sintesi e, allo stesso tempo, un punto di partenza per rafforzare una collaborazione mediterranea permanente sul tema dell’accessibilità.

Perché rendere il cinema accessibile non significa semplicemente tradurre un’immagine, ma trovare nuovi modi per raggiungerla.

Caravaggio. Narciso: il mito di un capolavoro. La mostra a Potenza.

in Cultura

Ingresso gratuito con prenotazione online obbligatoria per l’esposizione che dal 10 settembre al 30 novembre porterà per la prima volta in Basilicata il capolavoro di Caravaggio.

Sul sito basilicataturistica.it è attivo il form di prenotazione per visitare la mostra “Caravaggio. Narciso, il mito di un capolavoro”, in programma dal 10 settembre al 30 novembre 2026 presso il Museo Archeologico Provinciale di Potenza.

L’accesso alla mostra è gratuito ma con prenotazione online obbligatoria per consentire la migliore gestione dei flussi.

Per prenotare basta accedere al sito di Basilicata Turistica, cliccare sul pulsante “Prenota”, registrarsi e confermare l’iscrizione tramite l’e-mail ricevuta. È possibile scegliere giorno e fascia oraria desiderati: il biglietto viene recapitato via e-mail e resta comunque consultabile nell’area riservata dell’utente. È possibile inoltre prenotare un massimo di sei biglietti per transazione; per le scolaresche è previsto un form dedicato, “Prenotazione scuole”. Per informazioni è attivo il numero +39 379 3083026, predisposto per chiarimenti, non per prenotazioni telefoniche.

L’allestimento resterà visitabile tutti i giorni, domenica inclusa, dalle 9:30 alle 13:30, con ultimo ingresso alle 12:30, e dalle 15:30 alle 19:30, con ultimo ingresso alle 18:30.

La mostra è realizzata da APT Basilicata e Regione Basilicata, nell’ambito di un accordo di collaborazione istituzionale con la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, le Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma e con il patrocinio del Comune e della Provincia di Potenza.

Fact checking e disinformazione: le sfide del giornalismo moderno

in Approfondimento

Verificare prima di pubblicare, in un ambiente che corre sempre più veloce

Il fact checking è diventato una delle responsabilità centrali del giornalismo contemporaneo. Non perché le notizie false siano nate con internet, ma perché oggi possono raggiungere milioni di persone nel giro di pochi minuti, spesso prima che una redazione abbia il tempo di verificarle. È qui che si misura una parte importante della qualità dell’informazione: non nella velocità con cui una notizia viene pubblicata, ma nella capacità di distinguere un fatto da un’ipotesi, una fonte da una voce, una ricostruzione attendibile da un contenuto costruito per generare attenzione.

Il problema riguarda ormai anche il rapporto di fiducia tra pubblico e media. Secondo il Digital News Report 2025 del Reuters Institute, il 58% degli intervistati nei 48 mercati analizzati dichiara di essere preoccupato dalla difficoltà di capire cosa sia vero e cosa sia falso nelle notizie online.

La disinformazione non corre soltanto sui social

Quando si parla di disinformazione, il pensiero va quasi automaticamente ai social network. È comprensibile, ma la questione è più ampia. Una notizia falsa può nascere da un post, da un video manipolato, da una fotografia utilizzata fuori contesto oppure da una dichiarazione riportata in modo parziale.

La velocità della comunicazione digitale ha modificato anche il lavoro delle redazioni. Un tempo la verifica precedeva quasi sempre la pubblicazione. Oggi il giornalista può trovarsi nella condizione opposta: una notizia circola già e il compito diventa stabilire rapidamente se sia attendibile.

Non è una differenza da poco. Correggere una notizia falsa dopo che ha raggiunto un vasto pubblico non significa riportare automaticamente la situazione al punto di partenza. La prima versione, soprattutto quando è emotiva o sorprendente, può rimanere nella memoria del lettore anche dopo la smentita.

Il ruolo del giornalista cambia, ma non diminuisce

In questo scenario il fact checking non dovrebbe essere considerato un’attività separata dal giornalismo. È parte del lavoro quotidiano: controllare una fonte, confrontare documenti, verificare una dichiarazione, risalire all’origine di un’immagine e distinguere un dato ufficiale da una semplice interpretazione.

Il Reuters Institute rileva che, quando le persone incontrano un’informazione che ritengono falsa o dubbia, le fonti di informazione considerate più affidabili restano soprattutto le testate giornalistiche di fiducia e le fonti ufficiali. I siti specializzati nella verifica dei fatti mantengono comunque un ruolo significativo.

Questo dato suggerisce una cosa semplice: in un ecosistema informativo sempre più affollato, la credibilità non può essere data per scontata. Deve essere costruita articolo dopo articolo.

L’intelligenza artificiale aggiunge una nuova difficoltà

La diffusione dell’intelligenza artificiale ha reso ancora più complicato il lavoro di verifica. Testi, immagini, audio e video possono essere prodotti o modificati con strumenti sempre più accessibili. Non tutto ciò che appare realistico è necessariamente autentico.

Per una redazione significa prestare maggiore attenzione alla provenienza dei contenuti e non fermarsi alla loro apparente credibilità. Un’immagine convincente non è una prova. Un video molto condiviso non è una conferma. E una frase attribuita a una persona non diventa vera soltanto perché compare su decine di profili.

Il fact checking diventa quindi anche una forma di alfabetizzazione digitale. Il giornalista verifica per il lettore, ma allo stesso tempo gli mostra, attraverso il metodo, come riconoscere un’informazione fragile.

Tra velocità e accuratezza

La pressione sulla velocità è forse una delle sfide più difficili. Essere i primi a pubblicare può portare traffico e attenzione, ma una verifica insufficiente può compromettere la reputazione costruita nel tempo.

Il Digital News Report 2025 segnala proprio una fase delicata per l’informazione tradizionale: il pubblico si sposta sempre più verso social network, video e figure individuali, mentre fiducia e coinvolgimento nei confronti dei media rimangono problematici.

La risposta non può essere soltanto pubblicare più rapidamente. In alcuni casi, la scelta giornalisticamente più corretta è aspettare. Dire “non abbiamo ancora elementi sufficienti per confermarlo” può sembrare meno efficace di un titolo immediato, ma spesso è la scelta che protegge maggiormente il lettore e la testata.

Le regole europee e la responsabilità delle piattaforme

La questione non riguarda soltanto i giornalisti. L’Unione europea ha rafforzato il proprio quadro contro la disinformazione: nel febbraio 2025 il Codice di buone pratiche sulla disinformazione è stato integrato nel quadro del Digital Services Act come Codice di condotta sulla disinformazione. Tra gli obiettivi figurano maggiore trasparenza e una gestione più efficace dei rischi legati alla diffusione di contenuti ingannevoli.

Resta però un equilibrio delicato. Combattere la disinformazione non può significare trasformare la verifica dei contenuti in una forma automatica di censura. Il giornalismo deve continuare a distinguere tra un fatto falso, un’opinione discutibile e una posizione semplicemente sgradita.

È probabilmente questa la sfida più importante. In un ambiente dove tutti possono pubblicare, il valore di una redazione non consiste soltanto nell’avere accesso a una notizia, ma nel sapere quando quella notizia merita davvero di essere raccontata.

E mentre la tecnologia continuerà a rendere più semplice produrre contenuti credibili ma falsi, il principio resterà sorprendentemente tradizionale: prima di pubblicare, controllare. Una regola poco spettacolare, forse, ma ancora oggi una delle poche che distinguono un’informazione da una semplice voce che ha trovato un pubblico.

Blues in Town 2026: a Policoro chiuso il sipario sull’edizione “green”

in Cultura

POLICORO – Chiuso il sipario sul Blues in Town 2026.

Il Festival raccoglie anche quest’anno il meritato successo e scrive una nuova, indimenticabile pagina della sua storia. Nuova per gli spazi che ha abitato in cinque giornate piene di eventi, nuova per la linfa giovane che è stata capace di attrarre a sé. Numerosissimi, infatti, i ragazzi che hanno animato il “villaggio blues” allestito nei Giardini murati di Policoro e contribuito, ciascuno con compiti e responsabilità precise, a far funzionare perfettamente la macchina organizzativa dell’evento.

E’ una veste “green” quella scelta dall’edizione 2026 del festival blues.

Green come il verde del parco che ha ospitato e incorniciato, tra angoli e collinette, i tanti eventi in programma; green per la scelta di ridurre al massimo, per la promozione dell’evento, l’utilizzo di mezzi cartacei, virando su una comunicazione essenzialmente digitale (canali social in primis); ma soprattutto green come la giovane generazione (su 60 collaboratori la metà ha una età al di sotto dei trenta anni), vitale e fattiva, che ha coordinato gran parte delle attività e degli eventi.

Numeri importanti per partecipazione e coinvolgimento di pubblico e grande apprezzamento anche da parte dell’amministrazione comunale di Policoro che ha riconosciuto all’associazione La Mela di Odessa un ruolo importante nella crescita culturale della città e nella creazione della propria identità.

La vivacità e la capacità di aggregazione dell’associazione culturale “La Mela di Odessa”, madre dell’intero festival, ha dimostrato, anche dopo la breve pausa degli scorsi anni, di saper mettere in piedi un evento che è esaltazione di un genere e di una memoria musicale intramontabile e catalizzatore di nuovi target che guardano al digitale, al podcast, alla comunicazione e alla condivisione social.

Le esibizioni, prima della BiT Academy e poi dei partecipanti ai seminari musicali (35 gli iscritti di quest’anno) – evento nell’evento del Festival e non più appuntamento collaterale – come le affollatissime jam session (70 i musicisti che hanno transitato sul palco) tracciano un solco di continuità e futuro che apre alle nuove generazioni e a loro guarda con fiducia e ottimismo.

“Chiudiamo cinque giornate di Festival con il cuore pieno di emozioni. E’ stata un’edizione diversa da tutte le altre, ricca e bellissima – ha commentato il Direttore del festival, Cristian Miccoli – con un cartellone ricco di eventi davvero disegnato per tutti, sperimentale per le tante novità introdotte, ma soprattutto viva e coinvolgente grazie alla grande famiglia che è La Mela di Odessa, vero cuore e motore di questo evento. C’è grande soddisfazione per una edizione attesa e desiderata, non solo da noi organizzatori ma anche dalla comunità policorese. La prospettiva – ha concluso Miccoli – è quella di continuare a crescere e migliorarci consapevoli di aver contribuito, con il nostro lavoro, alla riconoscibilità di questo territorio e alla sua identità”.

Entra nel vivo la seconda parte del fitto calendario estivo a Rotondella

in Cultura

L’Estate a Rotondella continua all’insegna della tradizione gastronomica, la musica e la cultura.

ROTONDELLA. Dopo la partecipazione registrata nelle iniziative del mese di luglio e alle prime date di agosto che hanno riscosso grande successo, il calendario degli eventi di agosto a Rotondella entra nel vivo con appuntamenti che occuperanno date anche a Settembre.

«Il lavoro svolto in sinergia ha prodotto i suoi risultati e le presenze avute fanno dire che la direzione è quella giusta», dichiara Eleonora Divincenzo, assessora al turismo per il comune di Rotondella. «Rotondella, “il balcone dello Jonio”, grazie a cultura, gastronomia, e le connessioni fra agricoltura e turismo, e qualità dell’offerta si propone come meta consolidata nel comprensorio metapontino».

Mercoledì 5 agosto si svolgerà la prima data della Sagra U’ Pastizz R’tunnar in Piazza della Repubblica che racchiude i seguenti eventi: dalle 19:00 i laboratori gastronomici “mani in pasta”, alle 20 apertura degli stand; alle ore 22:00 il concerto dei Sud Sound System.

Il 6 agosto, in piazza Unità d’Italia, è in programma la presentazione del libro “Il posto vacante. Un anno di “Manlio Capitolo” di Francesco Desantis, edito da Edigrafema, iniziativa culturale con il patrocinio comunale. Dal 7 al 9 agosto spazio ad “Abball!“, festival di musica popolare organizzato dall’Associazione Intorno e patrocinato dal comune.

Il 10 agosto si terrà “Riflessi sullo Jonio” alle 22.00 Luciana Di Gregorio presenta il nuovo album “Forma”. Dalle 23.00 spazio alla comicità de “La Ricotta“. Poi i fuochi pirotecnici e a seguire il “Disco Paradise on the Beach”.

Dall’11 al 14 agosto seguiranno: l’11 agosto alle 18.00 i laboratori per piccoli esploratori “Onde e Monete”, alla Marina di Rotondella; il 12 Agosto, con il patrocinio comunale, la commedia in vernacolo “Citt citt cà malritt è pren” dell’associazione “Lo Scordabolario”.

Il 13 Agosto la serata “L’artigiano musicista”, con l’arte dell’artigianato, del ricamo e dei vestiti che canta tra le note musicali, a cura della Pro Loco.

Il 15 e 16 agosto avranno luogo i festeggiamenti per la Madonna Assunta e San Rocco.

Il 17 Agosto Voci e Suoni del Mediteranneo a cura di Attivamente Giovani e patrocinata dal comune, con il concerto in piazza della Repubblica dei Modena City Ramblers alle 22.00.

La programmazione del 18, 20 e 21 Agosto si chiude con il festival “Rockondella” organizzato dal Circolo Arci “La Tarantola” e patrocinato dal comune.

Il secondo appuntamento con la Sagra u Pastizz R’tunnar è fissato per mercoledì 19 agosto in Piazza Risorgimento per “Vivi Rotondella dal Tramonto all’Alba”, alle ore 19.00, come di consueto, i laboratori “mani in pasta”, poi dalle 20.00 il concerto di Pietro Cirillo e Officine Popolari Lucane. Dalle 00.00 i tour guidati notturni nei vicoli dei paesi notturni fino all’alba.

La “Mototendata Patiperros” a Bosco Finocchio, patrocinata dal comune, e organizzata dal Moto Club “Add Rock Ra Shell Hermanos del Cileno”, in programma il 20 e il 21 agosto.

L’iniziativa “E!state Liberi!” dipingi la Resistenza, promossa da Arci “La Tarantola” e patrocinata dal comune di Rotondella in programma dal 24 al 30 agosto.

L’evento del Gal La Cittadella del Sapere “Il villaggio del mare, le sentinelle del mare” a Marina di Rotondella, il 29 agosto, patrocinato dall’Amministrazione cittadina.

Il cartellone estivo proseguirà anche a settembre: il 4 con l’incontro letterario “A letto con Dante” in Piazza Unità d’Italia con il prof. Trifone Gargano, a cura dell’A.P.S. Le Vorie e con il patrocinio comunale, e il 20 settembre con lo “Sport City Day”, giornata dedicata allo sport e al benessere organizzata dall’Amministrazione comunale.

Per informazioni e prenotazioni sulle visite guidate gratuite è possibile scrivere a ufficioinforotondella@gmail.com o chiamare il numero 379 267 6067.

Rotondella, un’estate di grandi eventi

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