Archivio categoria

Economia - page 3

Asia Fruit Logistica 2019, positiva l’esperienza di Asso Fruit Italia

in Economia

Necessario un forte impegno politico per la commercializzazione verso la Cina

Hong Kong – “Positiva l’esperienza fatta a Hong Kong, numerosi gli incontri con delegazioni di buyer provenienti dalla Cina e da Hong Kong”, ha spiegato Andrea Badursi, direttore generale di Asso Fruit Italia.

Che ha aggiunto: “L’interesse degli operatori economici italiani verso il mercato cinese è molto alto e lo testimonia la folta presenza di rappresentanze italiane, tuttavia resta il nodo da sciogliere che riguarda i protocolli e i dossier che diano il via libera alla commercializzazione in Cina di arance bionde e uva da tavola. Dunque, un’azione politica incisiva in questa direzione, diversamente gli effetti di tale inibizione saranno negativi per l’export delle nostre aziende. Ovviamente,  tutto ciò più in generale va a  discapito del Made in Italy e della tenuta commerciale di molte aziende italiane”, ha aggiunto Badursi.

Federico Nicodemo, presente a Hong Kong in rappresentanza della Frutthera Growers  in qualità di responsabile export, ha aggiunto: “I mercati che si potrebbero aprire in Cina consentirebbero un netto miglioramento dei volumi di export realizzabili, in parte lo abbiamo constatato con i kiwi per esempio che hanno avuto il via libera, infatti per il capodanno cinese abbiamo già spedito importanti quantitativi. Ora però è necessario spingere affinché abbiano il benestare anche le arance bionde come già accaduto per le rosse. L’auspicio poi è che qualcosa cominci a muoversi anche per l’uva da tavola, su questo fronte purtroppo nulla è stato ancora fatto. Attendiamo che dossier e protocolli siano approntati dalle competenti autorità. A tal proposito è opportuno ricordare che la Spagna ha ottenuto il disco verde per commercializzare l’uva da tavola in Cina. E’ una situazione che vista dall’Italia – dove la produzione di uva da tavola è molto forte e di ottima qualità – presenta forti tratti di incongruenza. Arrivare tardi sui mercati significa pregiudicare le aziende italiane a tutto vantaggio dei competitor che in questo caso sono proprio gli spagnoli”, ha concluso Nicodemo.

Infine, Badursi ha aggiunto: “La partecipazione a questo importantissimo evento è stata possibile grazie a Italia Ortofrutta con la quale abbiamo condiviso l’esperienza. Il valore dell’aggregazione si esprime anche in queste circostanze, se non ci fossero realtà come quella rappresentata da Italia Ortofrutta sarebbe impensabile per i singoli produttori trovare forme di visibilità in contesti così prestigiosi”.

Crisi delle costruzioni. In Basilicata il settore registra un segno negativo anche nel primo semestre 2019

in Economia

Crisi delle costruzioni. In Basilicata il settore registra un segno negativo anche nel primo semestre 2019

 

Infatti, dichiara Carmine Lombardi della Feneal Uil Basilicata, i dati delle Casse edili lucane descrivono un quadro preoccupante per uno dei comparti più importanti dell’economia lucana. Numeri impietosi che vedono perdere circa il 9% di massa salari nella nostra regione.

 

Se per il 2019 si spera in un lieve recupero nel secondo semestre, i dati consolidati del 2018 ci raccontano un contesto di crisi strutturale del settore in Basilicata e in controtendenza rispetto a quanto accade al Nord e al Centro del Paese.

 

Nel 2018 infatti, aggiunge Lombardi, annoveriamo una ripresa del comparto edile con una crescita di 11 mila addetti nella nostra  penisola, con una ripresa del 5% al centro e nel settentrione ma un arretramento del mondo delle costruzioni in tutto il Sud d’Italia.

 

Dai dati di CNCE (Commissione nazionale paritetica per le Casse Edili), prosegue il segretario della Feneal Uil, la Basilicata continua a perdere massa salari nel settore delle costruzioni, meno 8 %, e di conseguenza vede diminuire addetti e imprese nel comparto. Infatti nel 2018 (dato consolidato) annotiamo 9791 unità nella nostra regione rispetto ai 10568 addetti del 2016 (-777).

 

Continua quindi, dichiara Lombardi, la lunga crisi che si protrae dal 2008 e da cui il Sud non riesce a riprendersi per via dei pochi investimenti infrastrutturali e di un mercato residenziale bloccato dalla stagnazione economica in cui versa il meridione e la nostra regione.

 

Occorre immettere nuove risorse nel settore, conclude Carmine Lombardi, attraverso investimenti in opere pubbliche, anche attraverso l’impiego delle Royalties petrolifere come annunciato dal governo regionale e attraverso una politica sugli immobili che favorisca l’edilizia residenziale soprattutto attraverso la riqualificazione del patrimonio abitativo già esistente.

Solo in questo modo anche al Sud ed in Basilicata riusciremo ad invertire il segno negativo che sta caratterizzando il comparto nell’ultimo decennio.

I tre migliori libri Forex per principianti da leggere assolutamente

in Economia

Ecco una lista dei migliori libri di finanza, o meglio, di trading Forex. Ho letto qualcosa sull’argomento per un po’ di tempo. Spero che la lettura di questi libri possa essere per te un valore aggiunto. Se sei pronto a tuffarti nel mondo del trading sui cambi, sai che fare le tue ricerche è uno dei primi e più importanti passi da compiere.  A volte, però, è difficile sapere da dove iniziare.  Fortunatamente, parte di quel lavoro è già stato fatto per te sotto forma di manuali.

Qui ci sono i tre migliori libri Forex per un principiante

  1. Forex per principianti, di Anna Coulling

Questo è per il vero principiante, poiché il libro parla di tutto, dai fondamenti di base a concetti più ampi sull’investimento in generale.  Questo è un ottimo libro di base per un principiante.  Non solo imparerai i pro e i contro del trading su Forex, ma è scritto in un linguaggio molto semplice.

Dove alcuni libri di aiuto finanziario possono sopraffare con concetti, La Coulling sa come raggiungere il suo pubblico.  Aveva già scritto altri due libri in precedenza, ma considera questo libro il suo vero primo lavoro.  Una donna che si è fatta da sola, la Coulling ha l’esperienza per dirlo, come se un principiante avesse bisogno di sentirlo – dopo tutto, è un autodidatta.

  1. Trenta giorni di Trading Forex, Raghee Horner

Questo libro presuppone che tu abbia una discreta conoscenza di come funziona il mercato Forex come concetto.  Ciò che lo rende ottimo per i principianti è il modo in cui accompagna un investitore principiante attraverso l’intero processo non solo con le istruzioni ma anche con la rivista di trading inclusa.

Il formato del libro è un vero e proprio manuale, con un capitolo al giorno in cui fare anche pratica con le attività di trading, in modo da poter seguire letteralmente per trenta giorni e tracciare i propri risultati!  Raghee è una frequente collaboratrice di articoli Forex e di alcuni dei siti leader del settore, e la sua opinione è molto rispettata.

  1. Il sistema di profitto “Set & Forget” Forex, Mark Boardman

Ciò che è significativo di questo libro è che Boardman opera nel mercato Forex come la stragrande maggioranza delle persone  – come un trader part time con conoscenze autodidatta.

La sua metodologia è ben controllata e funziona, ma presume che il lettore abbia qualche conoscenza preliminare di come funziona il mercato e una certa familiarità con il monitoraggio dei propri progressi.  Per coloro che non hanno questa esperienza, il libro offre strumenti e tecniche di analisi per sviluppare questa conoscenza.

 

Dei tre libri elencati, se parti proprio da zero, dovresti iniziare con il libro di Coulling e poi proseguire con i libri di Horner e Boardman.  Questo trio fornisce tutto ciò che un principiante potrebbe sperare di assorbire sui pro e i contro del Forex trading!

Agricoltura bio: +8% nel 2018, al Sud il 50% della produzione

in Economia

L’agricoltura biologica sta registrando dati sempre più incoraggianti in tutto il mondo, Italia compresa. Si tratta di una tendenza che sta raccogliendo consensi in ogni dove, per via del modello di agricoltura nettamente più sostenibile rispetto a quello tradizionale e per le conseguenze positive che ha sulla qualità del cibo (e, di conseguenza, sulla salute umana). Approfondiamo quindi i dati a nostra disposizione dalle aziende e associazioni di settore.

 

La situazione del biologico in Italia

Secondo quanto riportato dai dati presentati da CCPB (ente di certificazione specializzato nell’agricoltura bio e sostenibile) al Biofach, l’Italia risulta essere uno dei paesi ai vertici della produzione biologica, con i suoi 92 milioni di fatturato, 2,9 milioni di produttori e oltre 69 milioni di ettari di terreno coltivato seguendo questo tipo di agricoltura. Secondo i dati trasmessi da SINAB (Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica), inoltre, le superfici coltivate seguendo il metodo biologico sono in continuo aumento e nell’ultimo anno hanno fatto registrare una crescita del 20,4% rispetto al 2017.

Le regioni più green

Sebbene tutte le regioni italiane dimostrino di essere al passo con la tendenza bio, a fare da traino al settore dell’agricoltura biologica sono soprattutto quelle del Sud. Sicilia, Calabria e Puglia coprono infatti il 50% della produzione e le province di Bari, Cosenza, Reggio Calabria e Foggia presentano il maggior numero di aziende bio certificate. In questo contesto la Basilicata si posiziona al 14esimo posto in classifica, con la provincia di Matera che riporta la presenza di 1.128 imprese bio e una crescita del 12% della superficie agricola destinata a questo tipo di agricoltura. In Basilicata e in Molise, inoltre, è il commercio online a influire maggiormente sulla crescita del bio, per via dell’aumento della disponibilità di prodotti biologici online su e-store come EasyCoop, ad esempio, che ne semplificano l’acquisto. Infine, se il Sud spicca per l’aspetto della produzione, il Nord fa registrare più acquisti: è nelle regioni settentrionali, infatti, che si concentra la maggior parte degli acquisti, arrivando a coprire ben due terzi del totale nazionale.

I motivi che spingono i consumatori a preferire il bio

La tendenza bio, dunque, non è una semplice moda passeggera, come si ipotizzava fino a qualche anno fa, e i motivi che spingono i consumatori all’acquisto di prodotti di questo tipo sono legati soprattutto con l’aspetto salutare (52% dei casi). Anche la tematica della sostenibilità ambientale dimostra di scuotere le coscienze di molti: nel 26% dei casi, chi decide di mettere nel carrello un prodotto bio lo fa proprio per l’aspetto legato al rispetto dell’ambiente.

 

 

 

Spread al minimo: fattore congiunturale o inversione di tendenza?

in Economia

 La burrasca del debito pubblico sembra, in Italia, non poter conoscere tregua, ma appaiono all’orizzonte motivi per cui sorridere. È ormai dalla crisi del debito, scoppiata nel 2011, che il nostro paese perdura nella condizione di oggetto dello sguardo severo di mercati e istituzioni. In alcuni momenti sembrava si potesse trarre qualche sospiro di sollievo, salvo poi ripiombare nell’occhio del ciclone. Le scelte, ma soprattutto la direzione che il governo ha impresso al paese non hanno fatto altro che peggiorare la situazione del nostro debito, il quale è tornato a toccare livelli preoccupanti (almeno da un certo punto di vista). I motivi per dormire sonni tranquilli, come sottolinea in un’intervista Andrea Rocchetti di Moneyfarm, non mancano. A partire, giustappunto, dallo spread, che sorprendentemente si mantiene a quote accettabili. Il mistero si infittisce.

Anomalie del mercato

 Parlare di mistero è tutt’altro che fuori luogo. Come osservato da più parti, vi sarebbero le condizioni per far sì che lo spread schizzi alle stelle come ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi. Innanzitutto, il tasso del Bund tedesco a 10 anni è uno dei più bassi di sempre (-0,26%), un elemento che gioca molto a sfavore per quel che riguarda lo spread, considerando che i Btp oscillano paurosamente appena sotto la quota del 2%. Inoltre, lo abbiamo anticipato poco sopra, il governo italiano non gode sicuramente della fiducia dei mercati. Soprattutto non in questo periodo, poco dopo l’approvazione alla camera del controverso strumento dei Mini-Bot, che per alcuni rappresentano un primo passo verso l’uscita dall’Euro (che sia una prospettiva veritiera o meno, ai mercati non interessa). Fattori reali che, in altre fasi dell’economia, avrebbero costituito dei sommovimenti paurosi. Oggi, invece, sembra regnare una calma apparente. Si tratta di una congiuntura favorevole temporanea, o di una svolta significativa destinata a produrre conseguenze di rilievo?

Tra Europa e America

 Dalla crisi del 2008 abbiamo scoperto (o riscoperto, per chi se ne fosse dimenticato) che i mercati sono volatili e molto, molto suscettibili. Alla FED, coinvolta in una delle tante polemiche con il presidente Trump, è bastato paventare la possibilità di operare dei tagli al costo del denaro per ridare fiato ai titoli di mezzo mondo, compresi i titoli di Stato; i buoni del tesoro nostrani non hanno fatto eccezione. Oltre a questo aspetto, il focus va inevitabilmente a toccare un dato che, da ora in avanti, segnerà pervicacemente l’economia globale: l’inflazione scende. Secondo le stime, nei prossimi 10 anni l’inflazione in Europa potrebbe scendere poco al di sopra dell’1%, intorno al 2% negli USA. Questo naturalmente, qualora le valute mantenessero gli attuali rapporti (il che presuppone la loro esistenza, non così scontata nel caso dell’Euro). Con un’inflazione del genere, i tassi di interesse sui titoli di Stato scendono che è una bellezza. Una boccata d’ossigeno insperata. Da non sottovalutare, comunque, il fatto che altrove le cose vadano meglio che in Italia. In Spagna, ad esempio, i tassi si aggirano intorno allo 0,50%; ciò ha spinto parecchi fondi comuni a puntare sui Btp, più redditizi, sottraendoli al ricatto degli avvoltoi della finanza. La domanda tuttavia rimane la medesima: quanto durerà? Le scelte del governo italiano influiranno così pesantemente da rompere questi fragili equilibri? Il patto tra Salvini e Trump ridisegnerà gli scenari economici, quantomeno per quel che concerne l’Eurozona? Oltre la nebbia, poco altro.

Come arrivare da Roma Termini all’aeroporto di Fiumicino FCO

in Economia

Le stazioni dei treni nelle città italiane sono quasi sempre molto comode: vicino al centro, fanno da capolinea per diverse linee dei trasporti cittadini. Si riscontrano però dei problemi quando dalla stazione devi arrivare ad un aeroporto; salvo rari casi, come ad esempio Milano Linate, tutti gli altri aeroporti sono distanti da qualsiasi centro cittadino, motivo per cui conviene quasi sempre raggiungerli in automobile. Se anche tu stai viaggiando da Termini al più vicino scalo internazionale parcheggia senza stress presso l’aeroporto di Roma Fiumicino.

Dov’è Termini, dov’è Fiumicino
Forse non tutti lo sanno, ma la stazione di Roma Termini si trova molto vicino al cuore della città, al centro storico e ad alcune delle principali mete della capitale. Santa Maria Maggiore si trova a breve distanza, così come la Chiesa di Santa Maria della Vittoria. La stazione è posizionata nella zona nord est del centro. Fiumicino, al contrario, è un aeroporto ben distante dal centro di Roma, anche perché come si può ben capire in una città così grande non è stato facile trovare lo spazio disponibile per creare le piste di atterraggio. Per arrivare dalla stazione all’aeroporto si devono percorrere ben 32 chilometri, viaggiando verso ovest, sud-ovest; in pratica si deve raggiungere l’altro capo del centro cittadino e poi continuare verso il mare.

Viaggiare con bus e navette
Arrivare con i bus cittadini da Termini a Fiumicino non è cosa facile, anche perché non esiste una linea diretta. Si possono trovare invece dei reni speciali, che viaggiano direttamente da Termini a Fiumicino, ovviamente però con tutti i disagi e i ritardi dovuti al treno, un mezzo di trasporto che non da tutti è considerato pratico. Esistono anche delle navette, che percorrono il tragitto in quasi un’ora; anche in questo caso i problemi ci sono, visto che le navette, per loro stessa concezione, viaggiano ad orari prestabiliti. Può capitare di dovere attendere una per parecchi minuti, o di partire molto prima dell’orario prestabilito.

In macchina a Fiumicino
Per tutte le motivazioni sopra scritte la gran parte dei viaggiatori preferiscono percorrere il tragitto da Roma Termini a Fiumicino con l’automobile. Si tratta del resto del mezzo meno complesso da utilizzare, comodo anche se si hanno bambini o molti bagagli, che parte all’ora desiderata e ci lascia proprio dove dobbiamo arrivare. Ma dopo essere arrivati in aeroporto, dove si lascia la macchina? Volendo si può prendere un taxi, che è comunque un mezzo pratico e comodo, che può venire a prenderci anche sotto casa. Si tratta però anche del mezzo di trasporto più caro in assoluto, soprattutto nel caso in cui si trovi traffico o qualche ingorgo, che non tutti i taxisti sono disponibili ad evitare praticando vie traverse. Meglio quindi l’auto propria, da lasciare poi in uno dei tanti parcheggi disponibili presso lo scalo internazionale. Per evitare sorprese dell’ultimo secondo è importante però prenotare con anticipo; lo si può fare direttamente online, scegliendo il terminal presso cui parcheggiare. In questo modo sono disponibili interessanti sconti e promozioni.

Al mare in Puglia…

in Economia

Le coste italiane offrono al turista numerose opportunità di divertimento. La Puglia è tra le Regioni che presentano una costa più pronunciata; in particolare poi negli ultimi anni proprio questa Regione sta riscuotendo un grande successo tra i turisti provenienti da tutto il mondo. Sono tante nel Salento le cose da vedere, così come nel Gargano o nelle altre zone della Puglia. Ogni tratto di costa propone splendide spiagge, ognuna delle quali è più o meno apprezzata a seconda delle opinioni del singolo viaggiatore.

Le Maldive italiane
La fortuna di chi va al mare in Puglia è quella di potersi spostare ogni giorno, alla ricerca di una nuova località dove raggiungere la costa. Tra le spiagge più rinomate della Regione una ha ottenuto il soprannome di Maldive del Salento, si tratta della spiaggia di Pescoluse, una località tra Gallipoli e Santa Maria di Leuca. La sabia fine e candida, il mare cristallino, i fondali bassi consentono di godere appieno di questabellissima spiaggia. Non che le altre spiagge della Puglia siano da meno; da Vieste a Otranto, da Porto Selvaggio a Punta della Suina, si ha solo l’imbarazzo della scelta. Alcune delle spiagge sono simili a quella di Pescoluse, quindi con fondali bassi e sabia fine; in altre zone invecesono gli scogli a farla da padrone. Prima di perdere del tempo per raggiungere una spiaggia perché considerata molto rinomata, meglio verificare il fondale, per capire se effettivamente ci piacerà come e quanto ci è stato raccontato.

In Puglia in treno o in aereo
La Puglia è una Regione perfettamente collegata al resto d’Italia e d’Europa. Sono presenti nella Regione infatti alcuni importanti aeroporti, così come numerose stazioni dei treni. Per una vacanza perfetta è però necessario avere a disposizione un mezzo proprio, per potersi allontanare quotidianamente dal luogo in cui si soggiorna, soprattutto nel caso in cui la vacanza abbia una durata superiore al semplice fine settimana. In questi casi conviene quindi noleggiare un’auto, in modo da potersi spostare in autonomia e senza grossi problemi. L’idea di visitare alcune tra le più belle spiagge del Salento o i piccoli borghi dell’entroterra sfruttando i mezzi pubblici è infatti poco praticabile, soprattutto nel periodo estivo. Non sarà necessario noleggiare una vettura per l’intera vacanza, ma almeno alcuni giorni in cui sarà possibile spostarsi a piacimento sono praticamente obbligatori per meglio comprendere lo spirito della Regione.

Le città della Puglia
Oltre alle spiagge, ai piccoli Paesi tra gli altipiani, oltre ai Parchi naturali e alle ciclabili che attraversano l’intera Regione, la Puglia ospita anche alcune tra le più belle città d’Italia. Molti turisti forse non le conoscono, ma questo non significa che non nascondano palazzi, chiese e centri storici di rara bellezza. Stiamo parlando di Foggia, Bari, Lecce, Taranto, Brindisi, la provincia di Barletta-Andria- Trani. Ognuna di queste città merita una visita, di almeno una giornata se non di due; sono quindi mete perfette per la classica giornata piovosa o anche per quando non si ha voglia di andare in spiaggia.

Grow! A Matera si è parlato di Infrastrutture con il ministro Centinaio: “Chi se ne frega della Tav”

in Economia

“Se con i soldi che Toninelli risparmia per la Tav decide di investire sulle infrastrutture nel Mezzogiorno e mi permette di arrivare così al Sud più velocemente:  chi se ne frega della Tav”,

così il ministro Gian Marco Centinaio nel suo intervento conclusivo, questa mattina a Matera,  al Grow, l’action tank di Agrinsieme”, non ha fatto mancare,  in sintonia con il clima di governo nazionale, la stilettata quotidiana ai colleghi di governo del Movimento Cinque Stelle.

Le carenze infrastrutturali e le difficoltà legate all’Export sono stati i temi al centro del confronto di questa mattina le cui conclusioni sono state affidate al ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.

Lo studio del Nomisma ha svelato le dimensioni dell’insufficienza infrastrutturale che coinvolge in particolare il Mezzogiorno: se la media nazionale di autostrade su cui le aziende possono contare è di 23 km ogni 1000 kmq, in Basilicata il dato è di 3 km/ 1000kmq, 8 invece il dato del Molise.

Anche la dotazione di reti ferroviarie, al Sud risulta molto ridotta rispetto al Nord e anche in questo caso i numeri sono impietosi.

Sul fronte delle infrastrutture immateriali, i dati sulla digitalizzazione sono leggermente più incoraggianti sebbene il Sud sia sempre dietro al Nord: accede ad internet il 78% delle famiglie nel Meridione contro l’84% di quelle del Nord.

Il rapporto riguardante la diffusione delle innovazioni tecnologiche nelle imprese vede il Sud al 26% e il Nord al 40%.

Il settore agroalimentare ne risente fortemente, ancor di più il Mezzogiorno in cui l’agroalimentare vale all’incirca 30 miliardi, di cui 7 di export.  La Spagna, stando all’export, consolida il suo primato rispetto all’Italia come leader di mercato per quanto riguarda l’olio di oliva (2,3 mld contro 1,2 mld dell’Italia. Non va meglio per gli agrumi, il divario è molto ampio: 3 mld di export per la Spagna contro i 239 milioni dell’Italia.

Le “lentezze” riguardanti l’export sono state poi segnalate dai produttori, infatti Andrea Badursi, direttore generale di Asso Fruit Italia, ha rappresentato le contraddizioni nella definizione dei dossier necessari per consentire ai prodotti italiani di approdare in mercati come la Cina. Badursi ha citato i recenti fatti di cronaca e il “No” dalla Cina alle arance bionde prodotte in tutto il Mezzogiorno, e il via libera invece, sempre da Pechino, a quelle rosse prodotte solo in Sicilia. Inoltre, la questione uva da tavola che vede l’Italia primo produttore in Europa ma la Spagna primo esportatore, una situazione paradossale determinata proprio dalla mancanza di dossier che riguardino l’uva da tavola italiana. Il ministro ha risposto alle sollecitazioni, assumendo l’impegno di portare nelle opportuni sedi le anomalie al fine di risolvere il problema. Centinaio ha inoltre fornito forti rassicurazioni sui rapporti stabiliti proprio con la Cina con il suo ministero di competenza.

Sono inoltre intervenuti Francesco Fanelli, assessore all’Agricoltura per la regione Basilicata, Ivano Vacondio, presidente Federalimentare, Ugo Patroni Griffi, presidente autorità Sistema portuale Mare Adriatico Meridionale, Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura, Dino Scanavino, presidente Cia – Agricoltori italiani, Giorgio Mercuri, presidente Alleanza Cooperative Agroalimentari, Franco Verrascina, coordinatore nazionale Agrinsieme e presidente Copagri, Francesco Battifarano, presiente Confragricoltura Basilicata e produttore di vino.

Infine, richieste di potenziamento del Porto di Taranto sono giunte dal mondo produttivo. Così come in numerosi interventi si è sottolineata l’importanza dello sviluppo della piattaforma logistica di Ferrandina a ridosso del porto di Taranto.

Il ministro Gian Marco Centinaio a Matera per Grow, l’action tank di Agrinsieme #staymet #gianlucapizzolla

Geplaatst door ilMetapontino.it op Donderdag 13 juni 2019

Da Bologna, Italia Ortofrutta – Unione  Nazionale: “Impossibile competere con i costi del lavoro dei principali players”.

in Economia

Dallo stesso tavolo, l’Unione candida proposte: “Quadro normativo ad hoc, formazione professionale, valorizzazione del prodotto ortofrutticolo”.

 

BOLOGNA. “Il fattore lavoro come elemento di competitività del settore” è stato il tema sviluppato venerdì scorso a Bologna da Italia Ortofrutta – Unione Nazionale che nella stessa occasione ha ricordato i cinquant’anni  di attività.

L’incontro – che è stata l’occasione per un’approfondita riflessione sul focus  collegato: “prezzo equo per l’agricoltore, valore etico per il consumatore” – ha visto la folta partecipazione dei rappresentanti delle Organizzazioni di produttori (OP) associate all’Unione, per la Basilicata c’erano Asso Fruit Italia e Terra della Luce.

Ai saluti del presidente di Italia Ortofrutta, Gennaro Velardo, ha fatto seguito l’ampia e dettagliata relazione introduttiva basata sui dati Italia Ortofrutta e Nomisma del direttore di Italia Ortofrutta, Vincenzo Falconi.

Falconi ha evidenziato come “il settore ortofrutticolo in Italia rappresenti il 26% dell’agricoltura nazionale, per un fatturato complessivo di 13,5 miliardi, mentre sono 900mila gli ettari di cui 350mila ortaggi e 550mila frutteti, il tutto per 23 milioni di tonnellate di ortofrutta”.

Falconi ha poi fatto uno zoom sulla domanda di lavoro, quantificando il fenomeno: “Il settore ortofrutticolo si caratterizza per una domanda di lavoro superiore rispetto ad altre produzioni, nel solo 2017 sono stati 1.97.007 gli occupati nel settore di cui il 57% al Sud, il 31 al Nord e il 12% al Centro”. E, ancora: “Se al costo del lavoro della fase agricola si somma quello delle operazioni di lavorazione e condizionamento in magazzino, si nota che il 40% del ricavo delle vendite di una OP sia destinato a remunerare il lavoro che è un costo incomprimibile”.

Il dato fornito di Falconi è stato poi interpretato in maniera sistematica con i numeri relativi al costo del lavoro nei paesi “competitor”:

“In Spagna il costo orario del lavoro è di 6,8 euro a fronte di 44 ore settimanali medie complessive, in Marocco addirittura di 1,0 euro all’ora per 48 ore di lavoro settimanali, in Italia invece 11, 1 euro di salario agricolo medio orario per 39 euro settimanali”.  Sul punto, Falconi ha così commentato: “la mancanza di redditività del settore ostacola gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, pilastri della competitività futura”, ha spiegato.

Le soluzioni proposte dal direttore  “Quadro normativo ad hoc per le grandi campagne di raccolta e per gestire i picchi di lavoro, programmazione nell’utilizzo dei flussi di lavoro, incentivi per le aziende che assumono con continuità e un approccio bonus/malus per la contribuzione Inail, oltre a interventi sul prezzo di vendita al fine di valorizzare il prodotto ortofrutticolo, rendere consapevole il consumatore e respingere con forza le politiche di vendita basate sul sottocosto”.

Ersilia Di Tullio, senior project Manager di Nomisma, ha sottolineato come: “l’ortofrutta, pur essendo uno dei settori di maggiore rilievo dell’agricoltura italiana sconti ancora un’eccessiva frammentazione produttiva che incide sulla competitività del comparto”.

Nel suo intervento, il presidente di Italia Ortofrutta, Gennaro Velardo, ha chiesto alle Istituzioni di prendere coscienza del fenomeno, alla luce del fatto che per i numeri forniti c’è un’oggettiva carenza di manodopera generale, anche extracomunitaria,  a cui si aggiunge la grave insufficienza della scarsa reperibilità di quella specializzata”. Inoltre, ha aggiunto Velardo: “Alle Istituzioni chiediamo di lavorare a norme che consentano di dare visibilità alla produzione, uno dei suggerimenti potrebbe essere quello di far apparire nei punti vendita il nome dei produttori o delle organizzazioni di produttori. Diversamente si è invisibili, pertanto è impossibile fare un discorso di valorizzazione”.

Alessandra Pesce, sottosegretario alle Politiche Agricole, ha annunciato che:  “Il Ministero metterà a punto un piano triennale per incentivare il maggior numero di aziende a recuperare un rapporto corretto con i lavoratori, anche attraversola semplificazione delle procedure burocratiche. Il tavolo ministeriale sul caporalato si riunirà il prossimo 5 giugno. Il sottosegretario, infine, nel riprendere uno degli spunti offerti da Italia Ortofrutta ha sottolineato:  “l’importanza della formazione della manodopera, premessa indispensabile per un settore più competitivo”.

Dopo gli interventi si è aperta la tavola rotonda con rappresentanze del mondo agricolo associato, grande distribuzione e le conclusioni dell’assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia Romagna,  Simona Caselli.

Zona economica speciale, firmato il decreto

in Economia

Il Ministro per il Sud Barbara Lezzi ha firmato oggi il Decreto che istituisce la Zona Economica Speciale interregionale Puglia-Basilicata, con snodo fondamentale il Porto di Taranto. A darne notizia con una nota ufficiale, il sindaco di Pisticci, Viviana Verri.
Si tratta di una notizia che attendevamo da alcune settimane, vista l’importanza di un provvedimento del genere per il rilancio della Valbasento: la costituzione della ZES, infatti, permetterà di rendere maggiormente appetibile la nostra area industriale per aziende e investitori impegnati nei settori industriali dell’agroalimentare, della chimica verde, della meccanica, oltre che costituire un importante incentivo per le piccole e medie imprese che già sono attive nella nostra zona industriale.

L’inserimento di circa duecento ettari dell’area industriale di Pisticci rappresenta un’importante risultato per la nostra Amministrazione che, a cavallo tra il 2017 e il 2018, chiese con forza alla Regione Basilicata di non escludere Pisticci dalla costituenda ZES che, originariamente, prevedeva solo le aree industriali di Ferrandina e Galdo di Lauria.

Tra gli incentivi previsti nelle aree industriali interessate dalla ZES appulo-lucana, oltre a detassazioni e semplificazioni amministrative, è prevista anche l’istituzione di un fondo di 300 milioni di euro per le imprese, la sospensione dell’IVA e importanti facilitazioni delle procedure burocratiche per tutte le aziende che vorranno insediarsi nella Zona Economica Speciale pisticcese.
La durata della ZES Jonica è di sette anni, prorogabili di ulteriori sette su eventuale richiesta delle Regioni.

Ora l’auspicio è che la ZES Jonica possa costituire l’occasione di concreto rilancio per l’area industriale di Pisticci Scalo e attragga aziende e imprese virtuose che permettano di lasciarci alle spalle un passato industriale legato al chimico e al petrolchimico.

Torna su