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Gianluca Pizzolla

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Completamento arteria Craco – Pisticci, dalla Provincia più di 1 milione di euro per il completamento

in Politica

Interventi immediati per ripristinare la viabilità e mettere in sicurezza la strada provinciale n. 5 Pisticci-Craco. È quanto chiede la Provincia di Matera, che ha elaborato il progetto definitivo relativo alla ricostruzione dei due ponti ubicati ai km 2.150 e 2.500 in agro di Pisticci. L’ente di via Ridola, a seguito dell’interessamento del sindaco facente funzioni di Craco Domenico Montemurro, ha reperito economie pari a un milione e 40 mila euro volte alla riprogrammazione, rivolgendosi immediatamente alla Regione Basilicata per chiedere l’autorizzazione ad utilizzare i fondi reperiti, e chiedendo altresì al Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione il conseguente rilascio dell’autorizzazione paesaggistica ai sensi del D. Lgs 42/2004, considerato che l’intervento rientra all’interno del piano paesaggistico del metapontino.

“La priorità per cui si batte la Provincia è di migliorare la sicurezza sulle arterie provinciali – spiega il presidente Piero Marrese -, e ormai da anni sollecita un intervento definitivo  per il completamento dell’arteria Craco-Pisticci e la ricostruzione dei due ponti interessati da restrizioni di carreggiata e limitazioni al transito. Grazie all’impulso dato dal sindaco facente funzioni di Craco Montemurro, con il quale abbiamo avviato un dialogo con la Regione e l’assessore Merra, che si è impegnata ad ottenere il rilascio dell’autorizzazione della Regione per utilizzare le risorse volte a completare un’opera strategica per il collegamento tra la Val d’Agri e la Basentana, al fine di evitare l’isolamento di comuni come Craco e Stigliano e fornire risposte ai cittadini, agli studenti e agli utenti. In questo modo, abbiamo sbloccato in via definitiva una situazione che dopo anni finalmente appare in dirittura d’arrivo”.

Soddisfazione ha espresso anche il sindaco facente funzioni di Craco Montemurro, che ha auspicato l’avvicinarsi dell’epilogo di una questione ormai decennale e che rischiava di far estinguere una comunità, come quella di Craco, ormai dal dicembre del 2018 piombata nell’isolamento e nell’abbandono a causa delle restrizioni della carreggiata e del mancato passaggio degli autobus di linea e turistici, che ha comportato una perdita a livello turistico.

 

LA VIDEO-INTERVISTA. “Ginuino”, è nato il primo gin della Basilicata

in Storie di Frutta

POLICORO. La Basilicata ha il suo gin: parola di Ginuino. Ben dodici essenze, di cui 6 rese note e una bottiglia dal design originale e caratterizzante, appena introdotta. “Ha il sapore della Basilicata, dai monti al mare. L’idea è nata passeggiando per le vie e i sentieri della nostra amata regione”, hanno spiegato Leonardo Lufrano, Rocco Rizzello, Alessando Renò , Giovanni Manolio.

“Quando abbiamo assaggiato per la prima volta il nostro gin ci siamo detti: strano come una terra che ha mai prodotto gin, abbia tutte le erbe per crearne uno così buono”.

Un progetto genuino come l’amicizia che lega i quattro ragazzi di Policoro uniti dalla passione per il “bere di qualità” e “la voglia di sperimentare”.

“Abbiamo iniziato ad accostare vari ingredienti, raccogliendoli di persona. Abbiamo passeggiato, esplorato lungo le costa jonica e quella tirrenica, staccando bacche di ginepro dondolate dalla brezza del mare o quelle sulle creste del Pollino, inebriati dal profumo dei fiori e delle erbe selvatiche, con un cestino sotto il braccio”, hanno raccontato i quattro.

Che hanno poi spiegato il progetto imprenditoriale nella sua globalità: “GinUino è la costola distillata di un progetto più grande: Genuino. “Genuino” porta sulle tavole di tutta Italia prodotti tipici lucani preparati così come vuole la tradizione, con lo stesso spirito nasce GinUino, ricetta classica, come riportato sugli antichi ricettari inglesi, materie prime selvatiche non trattate e produzione artigianale”.

Ma quali sono le essenze “note”?

Camomilla, peperone crusco, ginepro, origano, foglie di ulivo e liquirizia”.

“Le altre sono  segrete o meglio: bisogna assaporare e cercare di scoprirle”.

Garanteasy: progetto di successo raccontato dall’Ad Carmela Magno, originaria di Policoro

in Economia

Negli ultimi anni ho visto molti più lucani trovare il coraggio di mettersi in proprio e innovare piuttosto che “limitarsi” a cercare lavoro. Questa è l’unica via d’uscita che vedo percorribile altrimenti non resta che emigrare o fare concorsi su concorsi  per il famoso posto fisso e cercare di vincerne uno

 

E’ laureata in Economia e Marketing all’università di Bologna, dal 2010 ha seguito lo sviluppo di progetti imprenditoriali in ambito digital che si occupavano di e-travel. Coordinatrice di attività di prototipazione e sviluppo tecnologico di Scontrinando fino alla sua attuale evoluzione in Garanteasy di cui è socia ed Amministratore Delegato. E’ Carmela Magno, originaria di Policoro che ha raccontato la sua idea.

Garanteasy: ci racconti il progetto in parole semplici?

Garanteasy è una piattaforma tecnologica che si occupa della digitalizzazione delle garanzie, da quelle legali dei venditori a quelle commerciali dei produttori (ancora in gran parte cartacee e nelle confezioni dei prodotti) a quelle assicurative. Per spiegarlo in parole davvero semplici,

Garanteasy è l’alternativa allo scatolone delle garanzie che un po’ tutti noi conserviamo in casa. Ogni volta che si presenta un difetto ad un prodotto, nel 90% dei casi non ricordiamo se è ancora in garanzia, non troviamo lo scontrino o, quest’ultimo è scolorito. Garanteasy è il cassetto digitale delle garanzie dove vi sono tutti i propri acquisti con le rispettive garanzie, le scadenze, i manuali di istruzioni, le fotografie.

Per poter richiedere un intervento in garanzia basterà accedere alla propria area riservata, cercare il prodotto difettoso e cliccare un bottone per chiedere assistenza. Il servizio si può usare in maniera manuale quindi scattando una foto della prova d’acquisto e mandandola ad archivio@garanteasy.com per poi completare la procedura caricando tutte le informazioni necessarie oppure, acquistando il servizio automatico presso i negozi ed e-commerce nostri partener. Ovviamente la seconda modalità è quella che il 70% dei consumatori Italiani desidera, ovverò non fare assolutamente nulla ma acquistare il servizio in cassa in modo che sia il negoziante ad archiviare tutte le informazioni verso la nostra piattaforma attraverso i canali digitali.

Socia e amministratore delegato, insomma un traguardo bellissimo. Una persona ambiziosa e lungimirante, i prossimi obiettivi?

Portare Garanteasy al successo insieme a tutta la nostra squadra. 2 di loro sono lucane e donne, proprio come me 😊. Per Garanteasy successo significa diventare leader mondiali ovvero diventare la piattaforma di riferimento di quella che viene chiamata e-warranty. Siamo già stati in Australia, Israele, Londra e Malta per capire come fare l’espansione internazionale.

Sappiamo che sei della Basilicata, esattamente di Policoro: che rapporto hai con la tua terra di origine?

Un rapporto bellissimo, infatti appena posso scappo da qui tornare in Basilicata per qualche giorno. Quest’anno, dopo 18 anni a Bologna, per motivi personali ho dovuto cambiare la mia residenza spostandola qui…è stato quasi un trauma…non mi sembrava possibile non essere più residente a Policoro. Per un po’, è stato come se mi fossi privata degli abiti, ma alla fine era giusto cosi. Insomma, sono fiera di essere lucana. Con il tempo ho compreso che i luoghi da dove veniamo, i luoghi e le circostanze in cui siamo cresciuti ci modificano ed influiscono su di noi fino al nostro essere più profondo contribuendo a renderci quelli che siamo diventati fino a completare la nostra identità.

Quando torno in Basilicata succede una cosa strana che per molti è noia o banalità: tutto ha sempre lo stesso aspetto, lo stesso odore e le sensazioni sono quelle di sempre…insomma, è casa.

 

Tornado un attimo ai prossimi obiettivi di cui sopra, sei una persona creativa: ecco hai mai pensato di progettare qualcosa per la Basilicata? Come sai qui c’è sempre necessità di nuove opportunità lavorative…

Non mi considero una persona creativa, più che altro sono una persona determinata ma, a parte questa precisazione, posso dire di averci provato ma senza riuscirci. Tra il 2013 ed il 2015 lanciammo weekendagogo che si occupava di vacanze brevi di vario tipo e cercammo pure di farla finanziare da sviluppo Basilicata. Non ci riuscimmo e alla fine dovemmo chiuderla e ci dedicammo a Garanteasy che ora riesce a dare lavoro a persone sparse in tutta Italia ed anche in Basilicata. Siamo senza uffici e tutti lavoriamo in smartworking da dove vogliamo.

Difficile scollegarsi dall’attualità: se ti chiedessero la ricetta giusta per affrontare questo momento storico, la fase tre di un’emergenza sanitaria inedita, i tanti problemi economici legati alla stessa e il futuro di tante persone, soprattutto i più giovani, che ora guardano ai prossimi mesi con qualche patema in più. Ecco, quale potrebbe essere una via d’uscita dal punto di vista imprenditoriale e economico?

Mio padre e molti miei amici lavorano nei settori più colpiti dagli effetti della pandemia: ristorazione e alberghiero che, a mio parere, restano un’opportunità di sviluppo imprenditoriale ed economico per la Basilicata, insieme all’agricoltura ed al suo indotto di trasformazione. Negli ultimi anni ho visto molti più lucani trovare il coraggio di mettersi in proprio e innovare piuttosto che “limitarsi” a cercare lavoro. Questa è l’unica via d’uscita che vedo percorribile altrimenti non resta che emigrare o fare concorsi su concorsi  per il famoso posto fisso e cercare di vincerne uno.

A tutti gli imprenditori che ora si trovano in difficoltà dico di farsi coraggio, resistere e aiutarsi a vicenda.

Tutte le storie di successo sono fate di sacrifici, difficoltà superate e tanta, tanta tanta resilienza, ma ciò che ci ha insegnato questa pandemia è che ci vuole anche tanta solidarietà.

 

L’INTERVISTA. “Una canzone per sempre”, l’idea raccontata da Valter Sacripanti

in Cultura

Un progetto originale che ha a che fare con la musica e non soltanto. Ne abbiamo parlato con Valter Sacripanti che ha raccontato, nel corso della chiacchierata, l’idea della “canzone su misura”, come riportato nel sito web.

Valter ha poi spiegato: “Una canzone per sempre è un sogno…

è una canzone scritta appositamente e in maniera esclusiva per una nuova vita in arrivo, per il proprio figlio o per una persona cara a cui vogliamo lasciare un dono senza tempo…”

 “Una canzone per sempre”, il nome dell’iniziativa suggerisce tanto: ma di preciso il progetto in cosa consiste?

Una  canzone per sempre  è  un sogno che si realizza,  un’ iniziativa che crea musica originale,  unica in ogni suo fattore, melodia  testo, arrangiamento, e sarà per sempre  dedicata a una persona sola… E’ una canzone scritta appositamente e in maniera esclusiva per una nuova vita in arrivo, per il proprio figlio o per una persona cara a cui vogliamo lasciare un dono senza tempo…

 Parlaci un po’ di te…

Ho dedicato la mia vita alla musica con passione e professionalità e continuo a farlo. Ho iniziato da ragazzino a suonare la batteria e con il tempo le soddisfazioni sono arrivate. Ho calcato i palchi più importanti di Italia, Nord Europa, e Sud America con Nek (dal 1995 al 2002 ho suonato in tutti i successi mondiali sia in studio che live). Ho suonato con il mitico Ivan GrazianiLoredana Bertè, Frankie HNR, Simone Cristicchi, Giulio Wilson, Giuseppe Anastasi, Maurizio Fabrizio, Massimo Varini, Sergio Rubini. Con il tempo mi sono dedicato anche alla didattica pubblicando due metodi di batteria che hanno riscontrato un buon successo. Da 2001, inoltre, mi dedico alla produzione artistica.

 “Pensare e scrivere una canzone”: ecco, cosa significa esattamente? Come avviene la produzione della musica e del testo? Mi spiego meglio: intervistate la persona interessata, gli fate compilare un questionario per comprendere il suo profilo emotivo, quelle che sono le caratteristiche della stessa che poi andrete a tradurre in musica e parole?

Esattamente, per poter arrivare a comporre con profonda ispirazione la musica e il testo- qualora fosse richiesto- dobbiamo avere più informazioni possibili, le più disparate, anche personali, confidenziali direi, per conoscere più dettagli possibili che ci aiutino a scrivere veramente su misura…

Avete delle pagine social e un sito web, quali sono stati i primi feedeback? Qualcuno vi ha già contattati?

Certo abbiamo il nostro sito ufficiale, la pagina facebook ed il nostro profilo instagram, insomma cerchiamo di essere vicini alle persone in ogni modo, anche se credo che la forza del nostro rapporto sia proprio il dialogo diretto, lo scambio umano.

Vogliamo presentare – fammi passare il termine – i ghostwriters? Da quello che vedo si tratta di autori di tutto rispetto…

Tanto Ghostwiters direi di no, ho coinvolto tantissimi colleghi molto bravi, autori importanti ed affermati ma anche alcuni bravissimi emergenti, che hanno una grande sensibilità, molta esperienza ed un cuore veramente capace.

Una canzone “su misura”. Ma c’è qualcosa che vi ha ispirato nel realizzare il progetto? Per esempio come tradurreste in musica il vostro progetto, avete una sigla, una canzone, che caratterizzano la vostra idea?

Si sono collegati davanti ai miei occhi tanti fattori simultaneamente,  dalle usanze tribali africane, alla teoria dell’ethos propria della Grecia antica in cui già si sperimentava in maniera per così dire anche “pratica” il potere della musica, l’influenza  sul carattere , sullo stato emotivo delle persone e ancor più dei bambini; da questi input mi è balenato in mente il progetto di una canzone per sempre. Una sigla non precisamente, abbiamo alcune composizioni create appositamente e che fungono da esempi ascoltabili sul nostro sito.

432 hz, ci spieghi in maniera semplicissima cosa significa in modo che possa capirlo anche chi di musica non sa nulla dal punto di vista tecnico?

Quello degli hz è un concetto proprio del campo di studi della fisica, ed in particolar modo della fisica acustica; sono il modo che abbiamo per misurare le oscillazioni dell’onda sonora al secondo. Queste vibrazioni, queste onde sonore che attraversano l’aria, raggiungono il nostro corpo e con esso tutti i nostri “recettori”, che non sono solo le orecchie ma molte altre componenti con le quali riusciamo a percepire enormi quantità di suoni, spesso anche inudibili alle orecchie… ad esempio alcune frequenze sono notoriamente utilizzate per produrre allontanamento da un determinato luogo (si pensi a frequenze particolarmente gravi che disturbano fisicamente a tal punto le persone o gli animali da rendere insostenibile la permanenza in un posto).

Bene, i 432 hz sono stati in alcuni casi definiti come la frequenza della natura, c’è da dire che era un’accordatura abitualmente utilizzata in epoca antica e poi fino al periodo barocco

ed anche successivamente (con alcune variazioni in base all’epoca e agli aspetti fisici degli strumenti utilizzati), poi si è arrivati- per esigenze di temperamento dei suoni- ad individuare come riferimento il LA centrale a 440hz e questa è anche la nostra accordatura attuale da occidentali. I 432 hz sembrano essere, da alcune ricerche anche di natura puramente empirica, suoni più vicini alla nostra frequenza naturale come esseri umani, è per così dire più affine alle onde che emette il nostro corpo (che pure possono essere ovviamente, entro certi limiti, variabili in base al singolo individuo). Questo è il motivo per cui si dice sia la frequenza del cuore, essenzialmente perché ci può mettere in uno stato di maggiore rilassatezza.

Un regalo ancor più particolare quindi. Dai riferimenti delle vostre pagine social, dal sito ecc sembra chiaro che il vostro intento sia quello di dedicare una canzone ai bambini, di creare un regalo speciale che le famiglie possano fare ai bambini, o un regalo particolare di amici e parenti per una nascita o un battesimo… quindi è solo per piccoli?

Bella domanda, grazie! In realtà nel senso che ovviamente

non è solo ed unicamente per bambini ma per chiunque voglia dedicare un regalo unico, speciale, una canzone personalizzata a qualcuno che ama e al quale voglia lasciare un ricordo eterno,

poi ovviamente il concetto che una canzone accompagni l’intera vita di una persona perché è la sua canzone, diciamo che è l’idea essenziale da cui siamo partiti ed è quella che ci ha entusiasmato e fatto mettere all’opera ma comunque è, e rimane, un regalo universale.

 

Buona fortuna ragazzi!

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LA VIDEO-INTERVISTA. “Fino a quel momento soffrirai come un cane”, il nuovo libro di Giuliano Petrigliano

in Cultura

Un racconto onesto, dissacrante, scanzonato in poesia. E poi prendersi in giro, anche quando si soffre: non dare troppa importanza quando si sta male dentro; o quanto meno non dargliela vinta – alla sofferenza – alimentandola con la lagna continua o riversando “guerre interne” in versi o prosa. E poi un cauto, e forse distratto,  elogio alla felicità, distribuita nei 4 secondi e mezzo teorizzati dall’autore.

Nella chiacchierata con Giuliano Petrigliano – di Policoro ma che vive e lavora a Roma – non solo letteratura e poesia, ma anche politica, attualità e “scorrettezze” varie.

La trasmissione è stata girata prima dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19, quindi prima di tutti i decreti che hanno contrassegnato il periodo.

Buona visione.

Per tutti coloro che hanno voglia di raccontare una bella storia, un progetto, un’idea artistica, imprenditoriale, scriveteci a:  redazione@ilmetapontino.it.

 

 

Bicibicitalia, alla scoperta della bellezza nascosta: il format già passato dalla Basilicata è su Amazon Prime Video

in Cultura

Esplorare la bellezza in bicicletta: in maniera lenta, introspettiva e vivendo appieno l’esperienza. Così, il regista romano Stefano Gabriele, titolare di Framexs Multimedia, azienda che da anni svolge attività di produzioni cinematografiche e televisive, ha ideato il format Bicibiciitalia, distribuito da Zenit Distribution, che adesso è trasmesso da Amazon Prime. “L’idea di Bicibicitalia nasce dalla passione per il nostro territorio, per la natura e per la bici, un connubio ideale. Questa idea è stata poi intercettata dal produttore Mauro Venditti di Format srl che ha creduto nel progetto con uno sforzo produttivo immenso per uomini e mezzi impiegati.  La presenza dei due simpatici conduttori, Federico Perrotta e Valentina Olla ha fatto il resto”, ha spiegato Stefano nel corso della chiacchierata virtuale. Non molto tempo fa, Bicibicitalia è stata anche in Basilicata, un’esperienza che Stefano ricorda, anzi si augura di poter tornare:

“Ci stiamo muovendo per organizzare la ripartenza e molti sono i progetti sia di carattere televisivo che cinematografico, alcuni dei quali potrebbero coinvolgere di nuovo la Basilicata soprattutto in virtù della partnership con Amazon Prime Video”.

Bicibicitalia racconta “senza fretta” la bellezza presente in Italia e a volte “nascosta”: ecco quanto ci sarebbe ancora da esplorare?

Ci sarebbe moltissimo. In due anni di riprese in ogni regione italiana abbiamo scelto luoghi e situazioni meravigliose ma ci accorgevamo di tralasciarne altre di uguale bellezza ed interesse. Noi abbiamo coniato il concetto di slow-tv perché riteniamo che anche il linguaggio televisivo debba accompagnare la bellezza dei luoghi in modo lento, vivendo il territorio, le persone, la cultura, le tradizioni proprio senza fretta per poterle fruire al meglio. L’Italia è una miniera inesauribile di tutto ciò.

Il progetto, oggi, è arrivato su Prime, soddisfatti?

Ebbene sì. Devo dire che ci ha sorpreso molto la miopia di molte emittenti generaliste a cui il progetto è stato proposto in passato. Non hanno la capacità di guardare oltre i soliti orizzonti e vivono di schemi e gruppi di lavoro consolidati ma anche stantii e ripetitivi senza dare spazio ad altre realtà. Diverso è il caso di Prime Video e di altre piattaforme digitali che invece avendo fame di contenuti di qualità non hanno esitato un istante a inserire nel palinsesto un format completo e ben curato come Bicibicitalia. Ora si tratta di mettere a conoscenza l’utenza della disponibilità di tutti gli episodi della serie.

Facciamo qualche passo indietro nel tempo, fra le tappe c’è stata anche la Basilicata: i “calanchi” di Montalbano, Pisticci, poi le spiagge a Scanzano Jonico. Tornerete a farci visita? Ci racconti come è nata l’idea di venire in Basilicata. Sappiamo che un amico in comune, per giunta originario del Molise, ma che lavora in Basilicata nel settore turistico, Giulio Sansone, ve l’ha segnalata. Come vi è sembrata, che ricordo avete dei “lucani” e della Basilicata?

La Basilicata ha rappresentato una sorpresa non indifferente per noi. Sapevamo fosse bella ma davvero ci ha stupiti per la sua natura, per i suoi scorci e per l’accoglienza davvero senza compromessi. Giulio Sansone, direttore responsabile di Mondotondo Villaggi&Vacanze, persona lungimirante, ha sposato e appoggiato il progetto BBI sin dalle sue fasi embrionali e quindi è stato naturale per noi raggiungerlo a Scanzano Jonico nella meravigliosa struttura dell Hotel PortoGreco e villaggio Torre del Faro. Oltre alle facilities per la troupe ci siamo resi conto che quel territorio era proprio ciò che cercavamo per le puntate lucane per via delle caratteristiche naturali, ambientali e turistiche. Policoro, le oasi naturali gestite dal wwf, il villaggio neolitico, i calanchi e Pisticci hanno fatto il resto.

Ma se proprio devo porre l’accento su qualcosa senza tema di smentita è l’accoglienza e la cordialità dei lucani che ha fatto la differenza, sono loro molto grato.

Quali le prossime iniziative che avete in programma, ci sono date da appuntare: ci si rivede su Prime?

Di sicuro l’emergenza sanitaria e il conseguente lockdown ha penalizzato tutti ma in modo particolare il settori del turismo e dell’intrattenimento in senso generale. Tuttavia ci stiamo muovendo per organizzare la ripartenza e molti sono i progetti sia di carattere televisivo che cinematografico, alcuni dei quali potrebbero coinvolgere di nuovo la Basilicata soprattutto in virtù della partnership con Amazon Prime Video, sempre alla ricerca di contenuti di spessore e livello molto alto.

Infine, e in breve: dalla tua esperienza diretta quanto è pronta oggi l’Italia ad accogliere turisti-ciclisti? Mi spiego meglio: ci sono infrastrutture idonee, percorsi, ricoveri per accogliere chi sceglie questa formula slow?

Gli italiani sono un popolo sensibile alle tematiche ecologiche e ambientali e storicamente sono legati alla bicicletta come mezzo di trasporto green, salutare e soprattutto divertente. Fino a non molto tempo fa non tutte le istituzioni sono state sensibili al punto giusto per favorire ed incentivare l’uso della bici ma ultimamente le cose stanno cambiando. Ci si rende conto che un nuovo approccio alla mobilità urbana è possibile e passa attraverso la realizzazione di piste ciclabili fatte a regola d’arte, servizi dedicati ed incentivi economici per chi sceglie questo approccio. Noi di Bicibicitalia ce lo auguriamo di cuore.

 

L’intera gallery fotografica della tappa in Basilicata

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foto dal sito bicibicitalia

 

 

 

 

L’INTERVISTA. L’ex sindaco Ripoli su “Città della Pace”

in Politica

Alla luce degli ultimi accadimenti, la “Città della Pace” voluta dalla compianta Betty Williams come risposta alla scellerata idea di fare a Terzo Cavone (Scanzano Jonico) il deposito unico delle scorie nucleari, muterà la sua originaria destinazione pur restando le nuove finalità meritevoli di considerazioni di valore. Tuttavia, la nuova prospettiva, cioè destinare l’immobile ai lavoratori vittime del caporalato e dello sfruttamento, non sembra convincere la politica e più in generale il civismo cittadino. In epoca di lockdown, a voler  consultare il “termometro” dei social network i pareri sono contrastanti, e tantissimi utenti, cittadini di Scanzano, hanno espresso perplessità e allo stesso tempo invocato maggiore coinvolgimento nelle decisioni. Non sono mancate anche le posizioni di ex amministratori. La strada del silenzio “social” è stata quella scelta dall’ex sindaco Raffaello Ripoli che è stato ascoltato telefonicamente sulla vicenda.

E’ opportuno dire che l’attuale situazione di “vacanza” amministrativa dovuta allo scioglimento del Consiglio comunale ha fatto sì che la delibera che dà il nuovo corso al progetto Città della Pace ha colto la città di sorpresa compresi gli stessi rappresentanti istituzionali a livello regionale che sono apparsi, dalle prime dichiarazioni apparse sui social, quasi estranei alla decisione della Regione.

E l’ex sindaco?

 Avvocato Ripoli, cosa ne pensa della delibera adottata dai commissari relativamente alla destinazione della città della pace?

“Preliminarmente intendo evidenziare, senza mezzi termini, che tale decisione, comportando inevitabilmente delle conseguenze sul territorio comunale, positive o negative che siano, va inquadrata in un’ottica squisitamente politica e strategica per il territorio stesso e, come tale, non poteva certamente essere adottata da commissari bensì da organi politici democraticamente eletti dal popolo e che con il popolo avrebbero preventivamente dovuto confrontarsi al fine di condividerla o meno. Ora non ci si meravigli per la reazione del popolo che vive tale decisione e tale scelta strategica come un’imposizione dall’alto”.

Avvocato, andiamo nel merito della questione?

Prima di entrare nel merito della questione e senza dietrologia politica ed ideologica, al solo fine di ricostruire i fatti e lasciando ad ognuno la libertà di giudizio sull’accaduto, è opportuno ripercorrere le tappe che hanno portato alla odierna situazione. La struttura di Terzo Cavone è legata ad un progetto di accoglienza di bambini promosso dalla compianta Betty Williams che risale all’epoca Iacobellis,  per resistere ed avversare il noto progetto di allocazione del deposito unico di scorie nucleari risalente all’epoca Altieri. Detto in altri termini, ciò che creò i presupposti e diede la “stura” alla Città della Pace ed alla realizzazione (parziale) della struttura fu proprio la necessità di avversare l’idea del sito unico. La realizzazione della struttura fu finanziata in parte con fondi regionali (che poi, in corso d’opera, andarono in parte anche a Santarcangelo, sottraendo risorse utili al completamento della struttura stessa) e per altra parte (urbanizzazione etc) fu legata ad una lottizzazione privata che prevedeva la costruzione di circa settecento alloggi. La crisi del mercato immobiliare fece desistere i lottizzanti privati, aggravando la situazione di incompletezza dell’opera che, per anni, è rimasta “cattedrale nel deserto”, riprendendo a “camminare” poco tempo addietro e soltanto in parte, non essendo sufficienti fondi per completarla tutta, con l’utilizzo dei ribassi.

In questi giorni, cosa è accaduto e cosa è cambiato?

E’ accaduto che in data 24.04.2020 i Commissari del Comune di Scanzano, con i poteri del consiglio comunale (organo di indirizzo politico), hanno adottato una delibera con la quale, sostanzialmente, si aderisce alla proposta di partenariato della Regione Basilicata relativo alla elaborazione e candidatura del progetto di completamento della “Città della Pace per i bambini in Basilicata”, al fine di destinarlo a centro di accoglienza dei migranti (cambiando, di fatto, la destinazione d’uso della struttura che, sebbene vincolata all’accoglienza, era però destinata ai bambini), e mettendo nella disponibilità della Regione Basilicata la struttura con comodato d’uso gratuito per dodici anni. Tale delibera segue una delibera di Giunta Regionale adottata addirittura il 09.04.2020 – e mi è bastato, immediatamente dopo aver appreso della delibera del Comune, andare sul sito della Regione per appurarlo – con la quale la stessa Regione, decideva di partecipare, mediante presentazione di un progetto, ad un avviso pubblico per la prevenzione ed il contrasto del lavoro irregolare e dello sfruttamento nel settore agricolo, ossia del fenomeno caporalato, finanziato con fondi del Piano Operativo Nazionale, autorizzando il Dirigente del Dipartimento Presidenza alla sottoscrizione ed al compimento di tutti gli atti necessari, fra cui la indispensabile e necessaria acquisizione di una partnership istituzionale e della disponibilità di un immobile sul quale realizzare i lavori per destinarlo ad accoglienza, entrambe (partnership ed immobile), come già detto, concesse dal Comune di Scanzano con la ridetta delibera del 24.04.2020. Questi i fatti.

Proviamo a fornire un’interpretazione su ciò che accadrà:  una volta ottenuto il finanziamento e completata l’opera in questione saranno accolti 150 migranti?

Francamente, leggendo in questi due ultimi giorni le carte, non ho trovato traccia di numeri. Non vorrei che si sia fatta un po’ di confusione con altro bando che riguarda il finanziamento a privati che vogliano ospitare migranti da impiegare in agricoltura in strutture private, bando utile a risolvere nell’immediato la carenza di strutture per l’ospitalità stagionale. Quel bando, che è diverso da quello cui ha partecipato od intende partecipare la Regione e che riguarda il comune di Scanzano, prevede sì un numero oscillante tra i 150 ed i 200 migranti.

In questi giorni molti cittadini, tra cui anche ex amministratori, hanno avanzato delle proposte per un utilizzo diverso della struttura a Terzo Cavone. Lei cosa ne pensa?

Penso che sia un esercizio di fantasia assolutamente inutile ipotizzare qualsivoglia destinazione diversa di quell’immobile. Ho letto varie idee di impiego della struttura a fini diversi dall’accoglienza, tutte, per carità, idee rispettabilissime e valide sotto il profilo contenutistico, ma irrealizzabili e destinate al libro dei sogni.

Addirittura?

Semplicemente perché quell’immobile ha un vincolo di destinazione. Mi spiego meglio. La Regione Basilicata finanziò in origine il progetto per la realizzazione della Città della Pace finalizzata all’accoglienza e non ad altro, quindi c’è un vincolo di destinazione. I soldi furono dati per quello. A titolo esemplificativo è come se un Comune (Scanzano od altro poco conta) presentasse un progetto alla Regione per realizzare un campo sportivo ed una volta ottenuto il finanziamento realizzasse invece una grande piazza od altra opera, esponendosi a conseguenze disastrose. Quindi tutto ciò che viene ipotizzato è irrealizzabile e questo, se possono non saperlo i semplici cittadini, non può non saperlo uno che ha amministrato. Oltre a questo aspetto, mi consenta di dire che mi ha fatto sorridere leggere la proposta di un ex amministratore in particolare, ma non per il contenuto della proposta stessa, lodevole e rivolta agli anziani, ma perché proveniente proprio da quel soggetto che sponsorizzando il deposito di scorie creò i presupposti e diede la stura al progetto della Città della Pace nato per resistere a quell’ipotesi. Della serie prima ha fatto il danno e poi, suonando il suo piffero magico, cerca di abbindolare ancora i cittadini in buona fede, facendo proposte da applausi che, però, sa essere irrealizzabili ed il cui vero fine è il populismo ed il consenso elettorale. Se proprio avessi dovuto viaggiare di fantasia a me sarebbe tanto piaciuto utilizzare quella struttura, vista la posizione strategica, a fini di ricettività turistica od a servizio di un macro attrattore turistico, riservando ad altri luoghi strutture per la realizzazione di RSA; che avevamo, peraltro, già individuato nel plesso della vecchia scuola chiusa, da abbattere e ricostruire mediante progetto di finanza, per il quale l’istruttoria era in itinere, e che sarebbe stata destinata in parte all’ospitalità di anziani e per altra parte ai diversamente abili, in pieno centro del paese e non in un ghetto periferico che nulla apporterebbe, peraltro, in termini economici al paese giacché a differenza di una struttura in paese che consentirebbe il contatto sociale ed anche un ritorno economico per le varie attività presso le quali si sarebbero potuti recare sia gli ospiti che i familiari che andavano a far loro visita”.

Mi faccia capire, al netto delle considerazioni: lei condivide o meno il progetto di accoglienza avviato dal Comune e dalla Regione?

“Faccio una premessa di carattere generale. Io personalmente, con riferimento alla questione immigrazione, ho sempre pensato che fosse più utile andare ad aiutare a casa loro i popoli vittime della fame e della guerra, sicché queste persone non abbiano bisogno di salire sui barconi e di recarsi in altri paesi. Credo che tutti, rifugiati politici vittime delle guerre ed immigrati economici vittime della fame, debbano avere la possibilità di vivere dignitosamente e di lavorare per guadagnarsi il pane a casa loro. D’altronde, lo stesso discorso vale per i nostri giovani lucani, troppo spesso costretti a lasciare con sofferenza la loro terra natia per cercare lavoro e fortuna altrove. Ritengo che tutti vorrebbero vivere dove sono nati se le condizioni sociali ed economiche lo permettessero. Ritengo, altresì, che costerebbe molto meno, oltre che in termini di vite per loro, anche  in termini economici per noi. Ma siccome il fenomeno immigrazione esiste, con riferimento ad esso mi sono sempre espresso in questi termini: “accoglienza si, ma con misura e con dignità”, ripudiando ogni forma di concentramento delle persone in grandi numeri, spesso in condizioni disumane e prive di dignità sia per i territori ospitanti che per gli stessi migranti. Detto ciò, pur non volendo eludere la risposta alla sua domanda, devo precisare che non conoscendo bene i contenuti del progetto relativo a Scanzano che vede la Regione Basilicata capofila, non posso esprimermi compiutamente”.

 

Va bene le considerazioni, ma andiamo sul pratico. Quando avete amministrato voi cosa avete fatto in concreto?

“Posso soltanto, proprio per non eludere la domanda, fare delle ipotesi che, peraltro, sono frutto di tutti quei contenuti emersi e delle discussioni fatte durante i vari incontri ed i vari tavoli tenutisi in Regione e nelle due Prefetture di Potenza e Matera, dove eravamo stati convocati assieme agli altri comuni per discutere dell’emergenza accoglienza. In dette occasioni abbiamo sempre fermamente avversato ipotesi e proposte (pure avanzate da organi ed enti sovraordinati e che sembravano quasi imposizioni) che vedevano il nostro comune, ed in particolare la incompiuta struttura di Terzo Cavone, oggetto di attenzioni per la realizzazione di CARA, HUB, trasferimento dei migranti della Felandina etc. etc., ossia proprio di quelle odiose strutture di concentramento ove ricoverare, al pari delle pecore, i migranti, mentre abbiamo mostrato apertura, relativamente a strutture complesse, centri polifunzionali, ove più che di accoglienza si parlava di ospitalità, per contrastare il fenomeno del caporalato. L’idea di fondo, da affinare, era la seguente: Ospitare migranti regolari, cioè in possesso di regolare permesso di soggiorno, che pagassero un fitto per vitto ed alloggio, ed una tariffa per il trasporto nei campi. Ma ovviamente ciò non bastava a sconfiggere il fenomeno dell’intermediazione di lavoro illecita (caporalato), per cui queste strutture, oltre a fornire ospitalità ai migranti dovevano contenere luoghi fisici (stanze, uffici) ove allocare tutte le sigle sindacali agricole che avrebbero dovuto offrire supporto a migranti perché non si facessero sfruttare e fossero edotti dei loro diritti (in particolare paghe a tariffa sindacale), senza intermediari; a ciò andava aggiunto uno sportello del centro per l’impiego (o un organismo equipollente) ove offerta di lavoro (non solo di migranti ma anche di cittadini italiani) e richiesta di manodopera da parte degli imprenditori agricoli trovassero un punto di incontro. A tanto aggiungere in queste strutture, che dovevano fungere da contenitore, anche dei luoghi ove svolgere corsi di formazione per il lavoro in agricoltura nonché seminari di interscambio culturale e colturale, con la supervisione della Università (UNIBAS), per apprendere e scambiarsi tecniche di coltivazione di prodotti agricoli tra varie nazioni del mondo. Non è un mistero, infatti, che a causa dei cambiamenti climatici, oggi, il nostro clima, favorisca colture in loco che prima erano inimmaginabile (ad esempio frutti esotici quali il mango, il frutto della passione etc. etc.). Senza nascondere che la presenza dell’UNIBAS avrebbe aperto, magari, la strada o sarebbe comunque stata una opportunità per avere una sede universitaria della facoltà di agraria, e/o laboratori della stessa, sul territorio. Altro innegabile vantaggio per il territorio ci sarebbe stato in termini economici, data la necessità di forza lavoro e fornitura di servizi e di merci e materiali, così come un vantaggio sarebbe stato per tutti quegli italiani che soffrono una sorta di concorrenza sleale degli immigrati che si prestano a lavorare sottopagati. Eh si, perché non è vero che gli italiani non vogliono andare nei campi, è piuttosto vero che non vogliono andarci sottopagati. Far conoscere i propri diritti ai migranti regolari e sottrarli alle grinfie dei loro aguzzini caporali, facendogli capire che devono essere pagati secondo tariffa, consentirebbe agli italiani di non subire una concorrenza sleale che certamente li penalizza. Non so se sono stato chiaro. Orbene, ribadendo che non conosco compiutamente, al momento, il progetto che riguarda scanzano, posso concludere soltanto dicendo che se rientra nell’ipotesi del concentramento mi trova fermamente contrario, mentre se si verte nell’ipotesi di una struttura complessa e polifunzionale come appena descritta, troverebbe da parte del sottoscritto, abituato da sempre ad essere coerente, una apertura. Rinvio questo giudizio al momento in cui se ne saprà di più e si conosceranno i contenuti ed i contorni di questo progetto”.

 

Scanzano, alla Città della Pace il “Centro di accoglienza per i migranti vittime di caporalato”

in Cronaca

Obiettivo dell’accordo è la costituzione del partenariato di progetto per la presentazione della proposta progettuale e la successiva realizzazione del “Centro di accoglienza per i migranti vittime del caporalato presso la Città della Pace sita in Scanzano Jonico”.

A siglare l’accordo – “data atto 23 Aprile 2020” –   di “partenariato” con la Regione Basilicata sono state le commissarie prefettizie Rosalia Ermelinda Camerini, Rosa Maria Simone e Maria Luisa Ruocco.

Nel progetto, la Regione assume il ruolo di capofila, il comune di Scanzano Jonico è invece partner  e “conferisce al capofila”. La Regione Basilicata, inoltre, in qualità di capofila anticiperà tutte le somme necessarie all’esecuzione delle linee operative  poste sotto la responsabilità dell’altro partner, fino al completo raggiungimento degli obiettivi di cui all’intervento finanziato.

Nella documentazione, disponibile sul sito web istituzionale del comune di Scanzano Jonico, è inoltre riportato:  “E’ intenzione della Regione Basilicata dare attuazione al “Protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura. La Regione ha interesse a promuovere sul proprio territorio la legalità e la sicurezza nel settore agricolo ed a tal fine ritiene di dover intervenire anche attraverso la realizzazione di un modello esemplare di “edilizia dell’accoglienza” che sia in grado di insediarsi positivamente nel tessuto della comunità della fascia jonica favorendo condizioni di reale integrazione”.

Dunque, una decisione storica quella assunta dalla Regione e che dà nuovo impulso, e per certi versi nuovi contorni, al progetto Città della Pace, originariamente pensato per accogliere i bambini e le famiglie in fuga dalle guerre e più in generale dalle inibizioni all’esercizio dei diritti umani, universalmente riconosciuti.

Come di ricorderà “madrina” del progetto fu la compianta Betty Williams, premio Nobel per la Pace.

 

Per dare corso al progetto attuale, che pone la questione della gestione dello sfruttamento dei lavoratori stranieri,  altrettanto importante, delicata e strategica per il territorio Metapontino, sono disponibili 2 milioni di euro rinvenienti dal “Programma operativo nazionale legalità 2014-2020 (per il contrasto al fenomeno del caporalato, del ministero dell’Interno).

La decisione della Regione, benché modifichi un po’ le originarie intenzioni, si fonda su valori importanti e di triste attualità anche per il comprensorio Metapontino. Come si ricorderà infatti, nell’agosto 2019 una lavoratrice morì in seguito a un incendio che si sviluppò negli stabilimenti de la “Felandina” a Bernalda, dove soggiornavano in condizioni a dir poco precarie – e irregolari –  decine di braccianti.

Certo, restano legittime le domande di tutti coloro che vogliono sapere di più sugli sviluppi del progetto, sugli impieghi effettivi dei 150 lavoratori e sul futuro degli stessi una volta che il loro lavoro sarà terminato.

Scanzano, “scioglimento infiltrazioni mafiose”, il Tar del Lazio ordina il deposito degli atti

in Cronaca

Ripoli: “È il provvedimento che speravamo di ottenere in questa fase del giudizio”

Sulla vicenda che ha portato allo scioglimento del comune di Scanzano per infiltrazioni mafiose si pronuncerà nel prossimo mese di Dicembre il Tar del Lazio competente in materia. A darne notizia in queste ore con una nota diffusa alla stampa, Raffaello Ripoli, sindaco di Scanzano Jonico fino al decreto di scioglimento.

Ripoli nella nota ha spiegato: “Il Tar vuole vederci chiaro. Sul ricorso avverso lo scioglimento del consiglio comunale di Scanzano Jonico per infiltrazioni mafiose, proposto dall’ex sindaco Raffaello Ripoli e da altri consiglieri comunali, accogliendo la richiesta formulata dai predetti a mezzo dell’Avv. Gianni Di Pierri, ha ordinato al Ministro dell’Interno ed alla Prefettura di Matera di depositare entro 90 giorni agli atti di causa le relazioni su cui è stato fondato il citato decreto di scioglimento, nella loro forma integrale cioè senza gli innumerevoli  “omissis” che le caratterizzano”.

E, ancora: “Questo sia perché la produzione in forma integrale è “propedeutica” alla decisione, sia per garantire ai ricorrenti il pieno esercizio del diritto di difesa, altrimenti chiaramente compromesso.  “È il provvedimento che speravamo di ottenere in questa fase del giudizio” ha commentato Ripoli, che ha espresso piena fiducia nell’operato della magistratura alla quale, ha continuato “bisogna offrire il quadro completo, reale e documentato dei fatti che sono stati riportati nelle relazioni prefettizie, solo così l’autorità giudiziaria potrà rendersi conto della inesistenza dei grotteschi addebiti contestati e della piena, totale ed assoluta lontananza ed estraneità dell’amministrazione da me rappresentata rispetto ad ogni possibile ambito delinquenziale che, come già provato al TAR, abbiamo sempre combattuto coraggiosamente con tutte le forze. Mi dispiace soltanto che occorre attendere i tempi tecnici della Giustizia per ridare alla città di Scanzano la dignità che merita”.

Sono 14 i nuovi positivi. Pisticci, deceduto un paziente. A Policoro altri tamponi negativi all’ospedale

in Emergenza Covid-19

Emergenza Covid-19, aggiornamento del 5 aprile (dati 4 aprile)

La task force regionale comunica che in tutta la giornata di ieri, 4 aprile, sono stati effettuati 166 test per l’infezione da Covid – 19.

Di questi: 152 sono risultati negativi e 14 positivi.

I casi positivi riguardano:

2 il comune di Bernalda;

8 il comune di Matera;

1 il comune di Montescaglioso;

2 il comune di Potenza;

1 il comune di Rotonda.

Con questo aggiornamento i casi di contagio confermati in tutta la regione sono 255 su un totale di 2931 tamponi analizzati. Ieri erano 245, ai quali vanno aggiunti i 14 positivi di oggi e sottratti i due guariti e le 2 persone decedute ieri. Ai 255 positivi vanno aggiunte 13 persone decedute (4 di Potenza, 2 di Paterno, 1 di Spinoso, 1 di Moliterno, 1 di Villa d’Agri, 1 di Rapolla, 1 di Irsina, 1 Montemurro, 1 Pisticci), 11 persone guarite, 1 paziente di Gravina di Puglia riscontrato dall’Asm, 1 paziente di Gioia del Colle e 8 pazienti diagnosticati in altre regioni, residenti in Basilicata dove attualmente si trovano in isolamento domiciliare.

Viviana Verri, sindaco di Pisticci, rispetto al decesso del paziente di Pisticci ha così commentato: “Registriamo purtroppo il decesso di un nostro concittadino, ricoverato presso la struttura riabilitativa di Tricarico, dove era risultato positivo al tampone per il COVID-19 negli scorsi giorni. Stringendoci alla sua famiglia per questo lutto, invito tutti voi ancora una volta a rispettare le misure di prevenzione dei contagi: evitate il più possibile di uscire e se dovete farlo indossate la mascherina e i guanti, tenendovi a distanza di almeno un metro da chi vi sta intorno. Registriamo anche qualche dato più confortante: ad oggi non ci sono nuovi casi di contagio sul territorio e sono risultati negativi i tamponi effettuati su alcuni nostri concittadini e su un operatore sanitario del territorio. Stabili le condizioni degli altri nostri concittadini risultati positivi al Covid-19, uno dei quali è stato dimesso dall’ospedale e tornerà a casa”.

A Policoro invece il sindaco Enrico Mascia, oggi 5 Aprile 2020, ha fatto sapere che sono pervenuti i risultati di altri 11 tamponi eseguiti fra il personale e i pazienti ricoverati nel reparto di ortopedia: tutti negativi.

Attualmente in Basilicata i pazienti ricoverati presso le strutture ospedaliere di Potenza e Matera sono 64 così suddivisi:

Azienda ospedaliera San Carlo (Potenza): malattie infettive 19, terapia intensiva 11, pneumologia 9; Ospedale Madonna delle Grazie (Matera): malattie infettive 18 e terapia intensiva 7.

Tutti i test positivi verranno inviati all’Istituto superiore di sanità per la conferma di seconda istanza. I Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno attivato tutte le procedure per l’acquisizione delle notizie anamnestiche ed epidemiologiche, finalizzate a rintracciare i contatti avuti dalle persone risultate positive. Il prossimo aggiornamento domani, 6 aprile, alle ore 12,00. In allegato il bollettino quotidiano con tutti i dati riassuntivi.

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