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Ortofrutta lucana in vetrina al Macfrut di Rimini

in Storie di Frutta

Ortofrutta lucana in vetrina al Macfrut di Rimini. Fanelli: “Importante il ruolo svolto dalle Organizzazioni di Produttori”

 La Basilicata sarà protagonista con un suo stand alla 38° edizione del Macfrut 2021, fiera internazionale dell’ortofrutta in programma al Rimini Expo Center da domani a giovedì 9 settembre. Le produzioni lucane di eccellenza e di pregio saranno raccontate ai visitatori nel Padiglione D5 – Stand 78, dove ad accoglierli ci saranno, da un lato, i rappresentanti delle Organizzazioni di Produttori ortofrutticoli (A.O.P. Arcadia, O.P. Primo Sole e O.P. Terre della Luce), dall’altro l’istituzione regionale promotrice di alcuni importanti appuntamenti.

In particolare, il vicepresidente e assessore alle Politiche agricole e Forestali Francesco Fanelli (foto apertura)  parteciperà domani mattina all’evento inaugurale del Macfrut 2021 e Fieravicola, nella Hall centrale di Rimini Fiera, alla presenza del ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli.

Nel pomeriggio, a partire dalle 15, sarà aperto lo stand della Basilicata con una tavola rotonda dal titolo “Ortofrutta di Basilicata al Macfrut 2021”, nel corso della quale verranno presentate le principali colture lucane: pomodori, finocchi e cavolfiori tra le ortive e agrumi, uva da tavola, drupacee e fragole tra le fruttifere. Sempre lo stand lucano ospiterà mercoledì 8 settembre, alle 10,30, la conferenza di presentazione del Team Bocuse d’Or Italy Academy che prenderà parte alla più importante competizione culinaria al mondo – il Bocuse d’Or – nell’ambito del Salone della gastronomia “Sirha 2021”, previsto a Lione nei giorni 26 e 27 settembre 2021.

“L’ortofrutta rappresenta un settore chiave del Made in Italy, incidendo per il 20% sull’agroalimentare, con 1,2 milioni di ettari coltivati a frutta e verdura per 300 mila aziende coinvolte. Un comparto diventato, nel corso degli anni, sempre più ambizioso – spiega il vicepresidente Fanelli – che necessita di una forte aggregazione per affrontare le nuove sfide poste dai mercati. Partendo da questo presupposto la Regione Basilicata ha promosso e riconosciuto nove Organizzazioni di Produttori ortofrutticoli e una Associazione di Organizzazioni di Produttori ortofrutticoli, che presentano un livello di aggregazione prossimo al 40%, il livello più alto dell’intero Mezzogiorno. Soprattutto nell’area del Metapontino si distingue un distretto di produzione veramente importante, che ha permesso al comparto ortofrutticolo di aprirsi a mercati sempre più vasti, proprio grazie al ruolo delle OP, le quali hanno messo insieme aziende e piccoli imprenditori al fine di garantire una migliore organizzazione dell’offerta e un maggior peso contrattuale”.

Nella categoria dedicata “Storie di Frutta”  le notizie sulle iniziative e l’economia virtuosa che riguarda il settore agricolo e il food regionale e non solo.

Gianni Fabbris: “torniamo a Genova per annunciare il futuro”

in Economia

Gianni Fabbris: “torniamo a Genova per annunciare il futuro”.  Sarà presentata la Marcia 2021 per la Nuova Riforma Agraria ed Agro-ecologica.

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“Torniamo a Genova venti anni dopo, non per celebrare il passato ma, forti delle nostre ragioni, per annunciare il futuro” così Gianni Fabbris (portavoce dell’Alleanza Sociale per la Sovranità Alimentare e presidente onorario di Altragricoltura) annuncia da Genova la tre giorni di iniziative in cui l’Alleanza sarà impegnata in occasione del ventennale della mobilitazione di Genova 2001.  Giornate di partecipazione ai diversi eventi in programma (a cominciare dall’Assemblea generale del pomeriggio di lunedi 19 luglio e dalla manifestazione a Piazza Alimonda in cui fu ucciso Carlo Giuliani) e che vedranno mercoledi pomeriggio 21 luglio presentare presso il circolo ARCI Barabini di Trasta a Genova la Marcia 2021 per la Nuova Riforma Agraria ed Agroecologica che il movimento nato a Genova venti anni sta sviluppando e che prenderà forma fra i pesi di ottobre e dicembre.

“Quando, dopo tanti anni di lavoro, arrivammo a Genova per denunciare con forza la crisi che stava investendo le nostre aree rurali e minando il diritto al cibo ed al territorio di tutti i cittadini, chiamando alla mobilitazione per costruire un’altrenativa al modello neoliberista della globalizzazione che ne era responsabile, fummo tacciati da provocatori e visionari” ricorda Fabbris “la storia, purtroppo ci ha dato ragione. Milioni di aziende chiuse e di posti di lavoro persi, le campagne che si svuotano di attività umane per riempirsi di ferraglia, cemento e discariche, una crisi climatica che ogni giorni ci ricorda che non abbiamo più tempo. Ora è arrivato il momento di cambiare e di assumere scelte coerenti con l’obiettivo di restituire al mondo ed ai suoi cittadini un pianeta in equilibrio e di edificare una società giusta, un Paese che si è trasformato da millenario luogo della produzione del cibo e di lavoro della terra e nel mare in una grande piattaforma commerciale speculativa.”

“In questi venti anni abbiamo resisistito mettendo in campo un grande cammino di iniziative provando a difenedere le comunità rurali e tutti i cittadini nel loro diritto al cibo dalla aggressione sempre più colpevole contro gli interessi comuni. Ora è il tempo di mettere in campo la proposta per il cambiamento fondandola sulla Sovranità Alimentare fondata sui diritti e non sulla speculazione finanziaria e su scelte agroecologiche che restituiscano al cibo ed ai suoi cicli il valore pieno nel promuovere benessere e qualità della vita. Un lungo percorso quello fatto da Altragricoltura dalle giornate di Genova nel 2001 e dal lavoro di preparazione di “Piazza Rossetti” la piazza dei contadini dentro la mobilitazione contro il G8

Nel Febbraio del 2001 l’Associazione Michele Mancino (attiva nel sud Italia nelle battaglie contro il caporalato e costituita a Metaponto), la Rivista Carta dei Cantieri Sociali e il Comitato Italiano d’Appoggio al MST, produssero un appello a partecipare alle mobilitazioni in Italia per il 17 aprile, in occasione della Giornata Mondiale di Lotta Contadina indetta da Via Campesina. L’appello (firmato da Gianni Fabbris, Serena Romagnoli e Marco Calabria) si intitolava “LA TERRA SENZA RECINTI”. Decine di iniziative si tennero in quei giorni; ne nacque un dibattito che avrebbe portato alla proposta di organizzare la presenza dei contadini italiani e dei loro alleati durante la mobilitazione contro il G8 a Genova. Fu così che a Piazza Rossetti nelle giornate fra il 19 e il 22 luglio 2021 si ritrovarono gli agricoltori italiani che sceglievano di resistere alla crisi imposta dal modello agroalimentare neoliberista dominante.

Basta rileggere l’appello che chiamava a ritrovarsi a Genova per valutare tutta la forza delle ragioni che portarono tanti a ritrovarsi in quei giorni (e che avrebbero coinvolte nel tempo tanta parte delle campagne italiane con innumerevoli iniziative). Si legge nel documento: “E’ interesse di tutti i cittadini avere un sistema agricolo che produca cibo sicuro, valorizzi il territorio, riproduca le risorse naturali e sia diversificato, vitale e pieno di donne ed uomini al lavoro. Per questo è indispensabile un’alternativa al modello agricolo che si cerca di imporre a livello planetario, basato sulla furia produttivista e che ci consegna insicurezza alimentare, fame nel mondo, desertificazione o impoverimento di interi territori. Il cibo non è una merce, il lavoro della terra ha una funzione sociale che non può essere regolata dalla semplice competitività d’impresa che vorrebbe un’agricoltura dove il lavoro e la terra non vengono valorizzati …..Noi vogliamo un‘agricoltura contadina, perché questa ha una dimensione sociale basata sul lavoro, sulla solidarietà tra produttori e consumatori ma anche tra regioni e contadini del mondo, altrimenti le regioni più ricche e gli agricoltori più forti lederanno il diritto alla vita degli altri, e questa logica non ha futuro. Per nessuno.. Ogni giorno in Europa chiudono seicento aziende agricole, entro quattro anni 750.000 lavoratori agricoli italiani corrono il rischio di scomparire piegati dalle scelte di chi predica la liberalizzazione economica e cerca di imporre un’agricoltura che esaurisce le risorse naturali, che trasforma il cibo in un pericolo per chi lo può comprare ed in un incubo per chi non vi può accedere restando nella fame, un’agricoltura basata sui monopoli, sul terrore della repressione nei Paesi più poveri e sulla illusione dell’efficacia di scelte antidemocratiche e antisociali dai costi pesantissimi per la salute, l’ambiente e il lavoro. …”

Oggi, dopo la messa in campo dell’Alleanza Sociale per la Sovranità Alimentare che i contadini di Altragricoltura hanno fortemente voluto e che sempre di più sta diventando lo spazio di un laboratorio di innovazione sociale, politica, culturrale, il Movimento torna a Genova non per celebrare il passato ma per annunciare il Futuro e, in particolare, per presentare la Marcia 2021 per la Nuova Riforma Agraria ed Agroecologica.

“Abbiamo bisogno di ricostruire uno spazio pubblico comune in cui lavorare fra diversi per riaprire le ragioni della partecipazione. Oggi fra il potere e la società c’è un deserto lasciato dal fallimento della politica e dalla sua totale subalternità al mercato.

Per uscire dalla crisi serve puntare ad un progetto di società che va fondato sulla rottura con i modelli imposti dal neoliberismo. Se cosi le istanze di giustizia ambientale, economica e sociale non potranno essere soddisfatte ma, al contrario, i poteri speculativi che sono responsabili della crisi si rafforzeranno magari cambiando pelle. Il movimento per la Sovranità Alimentare è in campo per dare il suo contributo e la Marcia 2021 ne sarà l’occasione. Chiamiamo, ancora una volta e come facemmo a Genova nel 2001, gli agricoltori a uscire dalle loro aziende anche solo per un giorno, i braccianti a partecipare con gli scioperi alla rovescia, i pescatori a scendere dalle loro motobarche, i cittadini a includersi … faremo sentire con forza di nuovo le nostre ragioni ma, soprattutto, useremo il nostro tempo per organizzarci. Perché il tempo del cambiamento è ora!”.

La Marcia 2021, in realtà, è la Quarta Marcia messa in campo dal Movimento della Sovranità Alimentare dopo Genova (la prima fu la Marcia Sud nel 2005, la seconda quella CONTRO LA CRISI del 2009, la terza quella DEL RISCATTO del 20015) , quando sarà terminata avrà comportato un grande impegno di 8 mesi di lavoro (dal 17 aprile di quest’anno) e nei sue ultime settimane di sviluppo materiale (di marcia fisica) fra la metà di ottobre e il 5 dicembre in cui terminerà avrà sviluppato 6000 km di percorso attraversando tutte e venti le regioni italiane con circa cento iniziative diverse concordate con i territori.

La Marcia 2021 sarà presentata a Genova nel Circolo ARCI Barabini mercoledi fra le ore 18.30 e le 21 e, oltre agli interventi in presenza di Fabbris, di Roberto Pisani, di Antonio Desimone ed altri prevede il collegamento da diverse realtà che si stanno preparando alla Marcia oltre che a una diretta da Napoli in cui nello stesso giorno l’Alleanza Sociale per la Sovranità Alimentare è impegnata nella mobilitazione contro il G20 dei Ministri dell’Ambiente.

 

Nella categoria dedicata le Storie di Frutta, le eccellenze e la sostenibilità applicata al cibo e non solo.

Agricoltura: Angela Cuccaro in pensione

in Storie di Frutta

Agricoltura: Angela Cuccaro in pensione. L’azienda Scarnato ringrazia per la collaborazione: “ormai, una componente della nostra famiglia”

Angela, dopo trenta lunghi anni di lavoro e collaborazione con l’azienda agricola Scarnato, va in pensione. “Nella giornata di oggi, presso la nostra azienda, si è tenuto un momento di festa con tutti i dipendenti per il pensionamento di una nostra dipendente: Angela Cuccaro”, è riportato in una nota diffusa alla stampa dall’azienda.
E, ancora: “Angela ha iniziato a lavorare nella nostra azienda 30 anni fa, quindi trenta lunghi anni di collaborazione. Ha vissuto tutta la nostra storia. Ad Angela abbiamo consegnato una targa-ricordo considerandola, ormai, un membro della nostra famiglia.Tutta l’azienda si congratula con lei per il prossimo pensionamento e ringrazia per i lunghi anni di lavoro prestato con dedizione e professionalità”.

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AZIENDA SCARNATO, BREVE STORIA 

L’azienda agricola Scarnato, che oggi è una importante realtà produttiva con sede a Scanzano Jonico, nel cuore del Metapontino, è stata fondata agli inizi degli anni 80. Furono Nunzio Scarnato e sua moglie, Anna Maria Zito, a “mettere insieme” i piccoli appezzamenti di terreno che furono donati dal padre di Nunzio, il sig. Leonardo. Fu così avviato il processo di ampliamento che ha portato alle attuali dimensioni specializzandosi tra le altre cose, nella coltivazione di fragole pregiate, kiwi, drupacee e agrumi.  Nel 1980 fu creato il marchio “Scarnato Nunzio” che ha contrassegnato l’intera evoluzione aziendale ispirata ai valori dell’innovazione colturale, il rispetto dell’ambiente, la razionalizzazione delle risorse produttive e l’etica del lavoro. La crescita delle produzioni (sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo), l’incremento delle superfici coltivate, e la nascita del primo magazzino, hanno fatto sì che si ampliassero anche i mercati, infatti i prodotti a marchio Scarnato oltre ad essere commercializzati nel Mezzogiorno d’Italia hanno cominciato ad affermarsi anche al Nord, era l’anno 1989.
Sei anni dopo la svolta tecnologica, era il 1995 quando l’azienda Scarnato si è dotata di macchinari innovativi (pesatrice, etichettatrice, calibratrice) nuove celle frigorifere che hanno offerto la possibilità di perfezionare gli aspetti logistici e presentare ai mercati prodotti competitivi e apprezzati. Nel 1998 entrano a far parte dell’azienda la moglie di Nunzio, Anna Maria Zito, il primogenito Leonardo, Claudio e Vincenzo. Nel 2000 nasce il nuovo marchio Azienda Agricola Leonardo Scarnato.

Le storie che riguardano il cibo e i suoi protagonisti,

l’economia virtuosa e le curiosità, le notizie nella sezione dedicata

Eventi calamitosi e gelate, richiesti interventi urgenti e ristori immediatamente fruibili

in Economia

Ristori diretti e immediatamente fruibili e una strategia nazionale per gli agricoltori del territorio. Sono le richieste avanzate dai sindaci dei comuni di Montalbano, Nova Siri, Pisticci, Rotondella, Policoro, Tursi, Craco e Valsinni, e dai commissari di Scanzano e Bernalda.
Questa mattina, nel palazzo del Comune di Policoro, si è tenuta una riunione per fare il punto della situazione sugli eventi calamitosi dovuti alle gelate dell’8 e del 9 aprile scorsi, che hanno causato ingenti danni alle produzioni agricole. A promuovere l’iniziativa è stato il presidente della provincia di Matera Piero Marrese, che ha coinvolto i comuni interessati al fine di trovare una soluzione agli atavici problemi dell’intero settore agricolo. “Ormai da diversi anni il comparto agricolo del nostro territorio vive una grossa crisi ed è costretto a fronteggiare una serie di emergenza dovute a tanti fattori, tra cui le ripetute calamità naturali – spiega il presidente Marrese -. A ciò si aggiunge anche la pandemia da Covid 19, che ha ulteriormente aggravato la già fragile situazione del settore, facendo precipitare nella disperazione e in situazioni ai limiti della povertà decine di imprese e centinaia di lavoratori. Per questo oggi più che mai diventa fondamentale attivare gli indennizzi diretti e immediati per i danni del 2021 con un provvedimento speciale per ristorare i produttori per la perdita delle produzioni in atto al momento dell’evento meteorico eccezionale dell’8 e del 9 aprile per le colture in fase di fioritura e le colture erbacee in produzione del Metapontino”.
I sindaci e i commissari hanno elaborato un documento nel quale si chiede di destinare lo scostamento di bilancio dei 40 milioni di euro ottenuto dal Governo all’agricoltura e al settore ortofrutticolo, nonché avviare un tavolo nazionale per la modifica della Legge 102/2004 in una forma più aggiornata e consona all’evoluzione che le imprese agricole (sopravvissute) hanno avuto negli ultimi anni. “Per scongiurare l’imminente tracollo del settore agricolo territoriale, occorre attivare provvedimenti straordinari e urgenti che sostengano gli agricoltori e risollevino il comparto. Chiediamo quindi – conclude Marrese – un incontro urgente con il Ministro e con l’assessore Regionale all’Agricoltura al fine di coordinare interventi finalizzati a dare un sostegno all’intero settore agricolo, messo in ginocchio dai recenti eventi calamitosi. Oggi è quantomai importante fare quadrato e collaborare a livello istituzionale tutti insieme, per far sì che Comuni, Regione e Governo procedano nella stessa direzione al fianco delle imprese agricole”.

Agricoltura, verifiche per “gelate” nel Metapontino, Val d’Agri e Alto Bradano

in Economia

“Sto monitorando personalmente, con gli Uffici competenti e con la preziosa collaborazione delle organizzazioni professionali agricole la grave situazione che si è determinata a seguito delle gelate dei giorni scorsi. In particolare, mi vengono segnalati ingenti danni al comparto frutticolo del Metapontino, della Val d’Agri e dell’Alto Bradano. I tecnici del Dipartimento già sono stati allertati per iniziare subito le verifiche, dando seguito sia alle segnalazioni già pervenute che a quelle che perverranno, al fine di mettere in campo tutte le azioni possibili, anche straordinarie, in raccordo con le altre Regioni, considerato che l’eccezionale fenomeno calamitoso ha interessato diverse aree del paese”. E’ quanto dichiara l’assessore regionale alle Politiche agricole, Francesco Fanelli

Sviluppo rurale, ok a 5 nuovi avvisi. Attivo nuovo bando anche per il biologico

in Economia

Psr, la Giunta regionale approva 5 avvisi pubblici

 

Sono stati approvati dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle Politiche agricole e forestali Francesco Fanelli, cinque schemi di avvisi pubblici relativi alle Misure 10, 11, 12 e 13 del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020 della Regione Basilicata. A tal fine va sottolineato che si tratta della prima delle due annualità di transizione che condurranno all’avvio della nuova programmazione a partire dal 2023, per le quali si prevede la disponibilità di nuove risorse rivenienti dal Feasr e, in modo straordinario, dal Next Generation EU.

Confermando la particolare attenzione all’agricoltura biologica è stato attivato un nuovo bando per l’introduzione al bio e il mantenimento di tale pratica per le numerose aziende che già operano in tale logica, fra cui le circa 2.300 che, nel quinquennio appena trascorso, hanno avuto accesso al premio previsto dal PSR Basilicata. Le risorse finanziarie programmate con tale avviso ammontano a 60 milioni di euro di spesa pubblica, per il triennio riferito agli anni 2021-2023; la durata del periodo di impegno per entrambe le Sottomisure 11.1 e 11.2, nel rispetto di quanto previsto dal Regolamento comunitario per il periodo di transizione 2021-2022, è fissato in 3 anni, a decorrere dalla data del 15 maggio 2021. “È opportuno e strategico garantire la continuità del sostegno pubblico a favore delle aziende biologiche – ha spiegato Fanelli – per perseguire gli obiettivi di natura ambientale definiti dalla strategia regionale e per assicurare il mantenimento di un’adeguata base produttiva del comparto delle produzioni biologiche regionali”. Approvato lo schema di avviso pubblico di proroga degli impegni della Misura 10 – Pagamenti agro-climatico-ambientali – Sottomisura 10.1.3 “Biodiversità – Allevatori custodi”, estendendo da 5 a 7 anni il periodo d’impegno. “L’adesione al biennio 2021/2022 è su base volontaria, poiché il periodo quinquennale obbligatorio si è chiuso con le domande presentate nell’annualità 2020; dunque, i beneficiari che non intendano aderire alla suddetta estensione – ha precisato l’assessore Fanelli – non incorreranno in sanzioni”.

È stato approvato, per l’annualità 2021 lo schema di avviso pubblico per la presentazione delle domande di sostegno relative alla Misura 13 “Indennità a favore delle zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici”, Sottomisura 13.1 “Indennità compensativa per gli agricoltori delle aree svantaggiate di montagna”, con una dotazione complessiva di 5.600.000 euro. “L’esigenza di tutelare e sostenere la permanenza dei presidi territoriali richiede interventi di contrasto alle dinamiche dell’abbandono delle superfici agricole e forestali. L’indennità erogata a favore delle aree montane – ha aggiunto Fanelli – punta a compensare i costi aggiuntivi ed i mancati redditi generati dalle difficoltà presenti in loco e gravanti sulle aziende agricole, attraverso un premio annuale per ettaro di superficie agricola”.

La Giunta regionale, infine, ha approvato, per l’annualità 2021 gli schemi di avviso pubblico per la presentazione delle domande di sostegno relative alla Misura 12 – “Indennità Natura 2000 e Indennità connesse alla Direttiva acque”, Sottomisura 12.1 – “Salvaguardia prati da sfalcio e turnazione e riduzione del carico di bestiame” e Sottomisura 12.2 – “Indennità evoluzione naturale cedui/avviamento alto fusto”, per un importo complessivo di due milioni di euro (un milione di euro per ciascuna sottomisura). In particolare, la Sottomisura 12.1 è stata programmata per compensare i mancati ricavi e i costi aggiuntivi sostenuti dagli agricoltori per gli obblighi connessi alla conservazione degli habitat prativi localizzati nei siti Natura 2000 della Regione Basilicata. La Sottomisura 12.2 prevede, invece, la concessione di un sostegno annuale per ettaro di superficie per la perdita di reddito causata dall’impossibilità di effettuare il taglio a fine turno del bosco governato a ceduo per obblighi collegati alla regolamentazione forestale delle aree Rete Natura 2000 e delle aree naturali protette in Basilicata, che contribuiscono all’attuazione dell’art. 10 della Direttiva 92/43/CEE. Gli interessati ai suddetti avvisi pubblici potranno presentare domanda esclusivamente in forma telematica, utilizzando le funzionalità on-line messe a disposizione dall’Organismo pagatore Agea sul portale Sian, per il tramite di un Centro di Assistenza Agricola mandatario, entro il 17 maggio 2021. “È opportuno precisare che l’erogazione degli aiuti spettanti di cui ai suddetti avvisi pubblici – ha concluso l’assessore – resta subordinata all’approvazione, da parte della Commissione Europea, del Piano finanziario del P.S.R. 2014/2020 relativo al periodo di estensione 2021/2022”.

Tutti i bandi sono pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata e sui siti http://europa.basilicata.it/feasr e www.basilicatanet.it.

PSR Basilicata, il “biologico” al centro della misura

in Economia

Le risorse messe a disposizione per l’intero quinquennio sono state pari a circa 86 milioni di euro, interessando circa 2300 aziende ed una superficie “a premio” investita a biologico di circa 71.500 ettari per anno (sulla media dei 5 anni), di cui oltre il 50% destinata a cereali e leguminose

 “Il biologico in Basilicata ha registrato, in linea con la situazione nazionale, una fase di assestamento del settore caratterizzata, negli ultimi anni, da una sostanziale stazionarietà del numero di aziende certificate e della superficie dedicata, una leggera crescita dei trasformatori e una stabilizzazione dei produttori”. È quanto dichiarato da Francesco Fanelli, assessore alle Politiche agricole e forestali, in occasione della conferenza on line “Riforma della politica agricola e prospettive per l’agricoltura biologica”, organizzata dall’Aiab – Associazione Italiana per l’agricoltura biologica. “Al contempo – ha aggiunto l’assessore – l’agricoltura biologica ha rivestito un’importanza notevole rappresentando una delle priorità strategiche del PSR Basilicata 2014-2020 e determinando, tra l’altro, una netta riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e l’adozione di tecniche agricole sostenibili con conseguente riduzione del rischio ambientale”. Nel quinquennio 2016-2020, il PSR Basilicata ha utilizzato le risorse della Misura 11 per sostenere da un lato la conversione all’agricoltura biologica (Sottomisura 11.1 “Pagamenti per la conversione in pratiche e metodi di agricoltura biologica”), dall’altro il mantenimento delle pratiche di agricoltura biologica attraverso un premio corrisposto sulla base degli ettari oggetto di impegno quinquennale (Sottomisura 11.2 “Pagamenti per il mantenimento di pratiche e metodi di agricoltura biologica”). Le risorse messe a disposizione per l’intero quinquennio sono state pari a circa 86 milioni di euro, interessando circa 2300 aziende ed una superficie “a premio” investita a biologico di circa 71.500 ettari per anno (sulla media dei 5 anni), di cui oltre il 50% destinata a cereali e leguminose. La misura 11 ha senza dubbio contribuito, per un verso alla conservazione della biodiversità e per altro ha favorito la diversificazione degli ordinamenti produttivi attraverso l’utilizzo di varietà/ecotipi locali caratterizzati da una maggiore resistenza alle avversità biotiche e climatiche. “La produzione biologica lucana è senza dubbio fortemente condizionata dagli aiuti comunitari – ha detto l’assessore – ma è altrettanto vero che il sostegno offerto a parziale copertura dei maggiori costi sostenuti non è sufficiente a garantire il corso delle produzioni biologiche che a livello regionale continuano a registrare l’assenza di adeguati canali di commercializzazione in grado di remunerarne la produzione stessa.  In questo contesto normativo si inserisce la programmazione del nuovo bando per l’agricoltura biologica che, partendo dalle regole della scheda di misura del PSR 2014-2020, ed in coerenza con le prescrizioni dell’art. 7 del Regolamento di transizione, prevede l’attivazione di nuovi impegni per il triennio 2021-2023. Si è ritenuto infatti di avviare un nuovo bando e di non prolungare gli impegni già assunti per consentire a nuove aziende di accedere al premio per la conversione all’agricoltura biologica. Da regolamento la conversione all’agricoltura biologica può essere finanziata per un periodo massimo di tre anni per poi essere sostenuta come mantenimento. Tuttavia, considerando le risorse disponibili che sono ancora in corso di definizione – ha concluso Fanelli – il nuovo bando assicurerà i pagamenti per il mantenimento dell’agricoltura biologica e selezionerà le aziende in conversione, finanziando, a parità di condizione, quelle con una superficie maggiore.  In tal modo i nuovi impegni, riferiti al triennio 2021-2023, garantiranno la continuità dei pagamenti alle aziende biologiche fino alla nuova programmazione”.

Foto archivio, non si riferisce al fatto descritto nell’articolo

Agricoltura e pesca, 450 mln oltre ai ristori

in Economia

condizione che l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del 2020 sia inferiore almeno al 30% rispetto al 2019

Per sostenere le imprese del comparto agricolo e della pesca, il ministro Stefano Patuanelli nel Dl Sostegno punta su politiche di filieradecontribuzione e ristori sulle perdite di fatturato. Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri, infatti, prevede per il comparto primario il riconoscimento di un contributo a fondo perduto a condizione che l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del 2020 sia inferiore almeno al 30% rispetto al 2019. A ciò si somma l’esonero contributivo previdenziale e assistenziale per il mese di gennaio 2021, per cui è previsto uno stanziamento pari a 301 milioni di euro. Infine, il Fondo Filiere istituito nell’ultima Legge di Bilancio viene portato a 300 milioni di euro, con un incremento di ulteriori 150 milioni di euro.

Non possiamo che esprimere la nostra massima soddisfazione per l’attenzione rivolta a tutte le filiere del comparto agricolo, della pesca e acquacoltura, della silvicoltura e florovivaismo – dichiara il deputato Giuseppe L’Abbate, componente M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Se da un lato si interviene con misure orizzontali a beneficio di tutti come la decontribuzione e i ristori sul fatturato, dall’altro si pongono le basi per il rilancio economico futuro. Il Parlamento è pronto a fare la sua parte per meglio indirizzare la spesa dei 300 milioni di euro del Fondo Filiere, a cui vanno sommati i 10 milioni per le filiere minori. Interventi – prosegue l’ex Sottosegretario al Mipaaf – che come MoVimento 5 Stelle abbiamo fortemente voluto, sin dal Governo Conte-bis, per pianificare la ripresa dei comparti agricoli e della pesca puntando sull’innovazione tecnologica, la sostenibilità, l’aggregazione, la promozione: direttrici chiave nella creazione di valore aggiunto per le nostre imprese e per la crescita della produttività e dei posti di lavoro. Queste risorse – conclude Giuseppe L’Abbate (M5S) – aggiunte al PNRR e al Piano Strategico della nuova PAC, possono permetterci di far fare alle nostre agricoltura e pesca il salto di qualità tanto atteso da tempo. Confidiamo nel lavoro del ministro Patuanelli, a cui non faremo mancare il nostro apporto e la nostra collaborazione”.

Per quanto concerne i ristori, saranno ricalcolati sul 60% della differenza tra i fatturati e corrispettivi medio mensili 2019/2020 per i soggetti con ricavi o compensi sino a 100mila euro, per poi scendere sino al 20% per chi raggiungeva i 10 milioni di euro.

In ogni caso, il contributo non potrà essere superiore a 150mila euro e sarà comunque riconosciuto un minimo di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 per gli altri soggetti. L’esonero contributivo, invece, segue ciò già previsto dal Dl Ristori del Governo Conte-bis ed è dedicato alle imprese di “coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi; silvicoltura e utilizzo di aree forestali; pesca e acquacoltura; produzione di vini, vini speciali e birra; commercio all’ingrosso di sementi e alimenti per il bestiame (mangimi), piante officinali, semi oleosi, patate da semina; commercio all’ingrosso, al dettaglio e ambulante di fiori, piante, bulbi, semi e fertilizzanti; attività di alloggio e ristorazione connesse alle aziende agricole; cura e manutenzione del paesaggio inclusi parchi, giardini e aiuole; servizi di gestione di pubblici mercati e pese pubbliche”. A definire la destinazione dei 300 milioni di euro del Fondo Filiere, infine, saranno uno o più decreti del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Agricoltura, Psr 2014-2020, si è riunito il tavolo di partenariato

in Economia

“Guardare al futuro dell’agricoltura con ottimismo”

Si è tenuto oggi, in streaming, il secondo incontro del tavolo di Partenariato (PSR 2014-2020) con l’obiettivo di definire le strategie e le attività della programmazione comunitaria relativa al periodo di transizione Feasr 2021-2022, e di condividerne le linee con gli attori istituzionali e sociali del sistema agricolo. Ad aprire il tavolo il Dirigente Generale del Dipartimento politiche agricole e forestali Donato Del Corso che salutando i presenti e introducendo i temi della discussione, ha sottolineato come la fase transitoria di due anni “obblighi la regione a effettuare una programmazione più limitata rispetto alla prospettiva di sette anni”. “Tuttavia – ha continuato l’assessore Francesco Fanelli –

alla luce dei recenti dati sull’export che vedono il settore dell’agroalimentare lucano tenere le quote di mercato con incremento, occorre guardare al futuro con positività,

grazie anche alle risorse integrative derivanti dal Next Generation, fortemente voluto dall’Ue per far fronte alla difficile fase pandemica che stiamo attraversando. Risorse aggiuntive che – ha sottolineato Fanelli – vanno utilizzate in modo mirato e puntuale e pertanto con l’assunzione di scelte condivise, esigenza che rende ancora più importante il ruolo del tavolo di partenariato”.

L’assessore ha quindi riportato quanto in discussione a livello nazionale in merito alle modalità e ai criteri della ripartizione delle risorse aggiuntive. “Alcune regioni – ha sottolineato Fanelli – vorrebbero modificare i criteri penalizzando fortemente alcune aree del Paese, in particolare quelle del Sud. Nella conferenza Stato Regioni svoltasi ieri la Basilicata, insieme alle regioni Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Umbria, ha invece sottolineato la necessità di mantenere gli stessi criteri di ripartizione della precedente programmazione”.

L’autorità di gestione del Psr 2014-2020, Vittorio Restaino, ha quindi presentato le diverse proposte avanzate nelle ultime settimane dagli attori del tavolo con i relativi esiti, ricordando le quattro priorità strategiche del Psr Basilicata 2014-2020: Innovazione, Sostenibilità ambientale, Competitività e filiera, Governance territoriale.

“Il Feasr, negli anni 2021-2022, avrà una dotazione complessiva di circa 154 milioni di euro, di cui 118 milioni derivanti dal Feasr ordinario e circa 36 milioni derivanti dal Feasr Next Generation Ue.

Con gli attori del partenariato economico e sociale oggi, dopo aver condiviso una strategia, definiamo le attività e le azioni specifiche con cui la stessa strategia prenderà corpo. Le risorse aggiuntive derivanti dal Next Generation Ue andranno ad allocarsi su linee particolari come l’agroambiente, il sostegno alle filiere corte, ai mercati locali, agli investimenti per favorire l’accesso delle nuove generazioni al sistema agricolo.

Un processo che tiene conto di risorse nuove, ma da utilizzare alla luce delle regole della vigente programmazione”.

Le conclusioni sono state affidate all’assessore Fanelli: “Abbiamo obiettivi che vogliamo raggiungere in termini di innovazione, di sostenibilità ambientale, di competitività di filiere. Obiettivi che vogliamo e dobbiamo perseguire attraverso un percorso di condivisione che ci deve vedere tutti impegnati. Oggi, nel ringraziare tutti i partecipanti per la straordinaria qualità delle proposte pervenute vorrei lanciare un messaggio, quello di guardare con ottimismo al futuro. Proprio stamani sono arrivati i dati relativi all’export della Basilicata. Tutta la filiera agricola e alimentare sta crescendo con numeri molto incoraggianti. Dal canto nostro stiamo mettendo in campo misure idonee a supporto del sistema agricolo e che gli imprenditori dovranno saper cogliere per dare ancora più valore a questo comparto strategico del sistema produttivo lucano”.

Agricoltura biologica: verso il futuro

in Storie di Frutta

L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione che ha come obiettivo il rispetto dell’ambiente, degli equilibri naturali e della biodiversità, della salute dell’operatore e del consumatore.

Il termine biologico deriva dal greco “bios”, che significa “vita” e si distingue dall’agricoltura definita “convenzionale” per la scelta consapevole di non utilizzare prodotti quali fertilizzanti, insetticidi, diserbanti e pesticidi di origine chimica, ritenuti pericolosi per la salute delle persone e dell’ambiente. Le modalità agricole devono rispettare i cicli biologici degli ecosistemi naturali e evitare lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali.

Tutte le aziende che vogliono operare in regime biologico devono attenersi ad alcuni parametri come: scelta di specie resistenti alle caratteristiche climatiche locali con preferenza per quelle autoctone.

Rotazione delle colture, che consiste nel non coltivare la stessa specie sullo stesso terreno per più stagioni, al fine di prevenire l’insorgenza di parassiti e malattie e per evitare che vengano esauriti i principi nutritivi del terreno in quanto, le coltivazioni, consumano e apportano sostanze ed elementi differenti di volta in volta.

Consociazione, consiste nel coltivare piante diverse affiancate l’una all’altra secondo combinazioni di specie favorevoli ad entrambe.

Uso di siepi e alberi per creare passaggi e delimitazioni di confini in grado di ospitare predatori dei vari parassiti delle piante.

Lotta biologica, ovvero l’introduzione di insetti utili a contrastare i vari parassiti dannosi.

Gli organismi geneticamente modificati (OGM) son vietati.

Si pratica la pacciamatura che consiste nel coprire il terreno con fieno o erba fresca per proteggerlo dagli sbalzi termici e ostacolare la crescita delle erbe infestanti.

Si utilizza il sovescio, ovvero la semina di alcune piante come il trifoglio, la veccia ed altre, che una volta fiorite vengono interrate per fertilizzare il terreno e proteggerlo dall’erosione.

Si utilizzano come fertilizzanti letame e concimi organici come il compost.

Negli ultimi dieci anni i consumi di prodotti biologici sono cresciuti a due cifre, è quindi chiaro che il biologico non è un fenomeno destinato ad esaurirsi ma una vera e propria trasformazione nel modo di produrre e consumare cibo. Il tutto determinato dalle scelte consapevoli dei cittadini verso prodotti che offrano maggiori garanzie per la salute e per il rispetto dell’ambiente.

L’Italia rientra tra i dieci maggiori paesi produttori di cibo biologico con i suoi quasi 80mila operatori e con circa 2milioni di ettari che rappresentano oltre il 15% della superficie agricola del nostro paese con Sicilia, Calabria e Puglia che concentrano oltre il 45% delle aziende biologiche italiane.

Il tema dell’agricoltura biologica ha spaccato il mondo agricolo, politico e della ricerca:

favorire un’agricoltura che non usa prodotti chimici vuol dire limitarne la presenza nell’aria, nelle falde acquifere e nel mare, consente il rispetto della fertilità del suolo e della biodiversità senza trascurare che gli alimenti biologici sono ricchi di antiossidanti, sostanze che neutralizzano i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare e non solo.Anche la fase di trasformazione degli alimenti biologici è uniformata a questo approccio ecologico e pertanto i prodotti derivati, come pasta, yogurt, formaggi, vino, birra ecc., beneficiano di una forte riduzione di additivi, coadiuvanti di lavorazione e sostanze sintetizzate chimicamente.

Leggi europee e nazionali regolamentano l’agricoltura biologica per assicurare che tutti gli operatori della filiera rispettino le normative.Inoltre, sull’etichetta del prodotto certificato, deve comparire il nome dell’organo controllore oltre al logo biologico dell’Unione Europea.

L’altro lato della medaglia è che la resa dell’agricoltura biologica in quintali per ettaro è decisamente più bassa e questo significa che se si convertisse l’intera agricoltura mondiale al biologico occorrerebbe trovare altre superfici coltivabili che oggi non esistono e per crearle bisognerebbe devastare ancor più foreste e praterie naturali e questa minor resa determina anche che il prezzo finale dei prodotti sia più elevato di circa il 30/50%.

I cibi biologici sono oggi presenti sugli scaffali di tutti i supermercati e sulle tavole di molti italiani, un mercato che cresce del 10/15% all’anno, li ritengono più sani, più buoni, più sostenibili e rispettosi dell’ambiente.

Lavorare la terra con il metodo biologico significa prendersi cura del pianeta che ci ospita, nel rispetto dell’ecosistema e della biodiversità-

Ma, come abbiamo già detto, con il tallone d’Achille della poca produzione: e se si parlasse un po’ di più dello spreco alimentare?

 

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Matteo Lai

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