
Titolo: Castelli di rabbia
Autore: Alessandro Baricco
Genere: letteratura contemporanea
Casa editrice: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 2013
Formato: cartaceo
Pagine: 224

I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro a un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi la si paga. e solo questo è davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare.
Quando si legge Baricco si ha l’ impressione di fare quattro chiacchiere al bar con un amico di vecchia data ed un bicchiere in mano: tra storie diventate leggende metropolitane e racconti piccanti le pagine scivolano lisce come olio. Ma questo non deve fuorviare il lettore: anche se possiamo definirlo un ” anti- classico” per la quasi invisibile trama logica delle storie, la mancanza quasi di descrizioni e i tanti dialoghi e digressioni, la stoffa nelle storie di Castelli di rabbia non è di bassa qualità, ricamata con banali luoghi comuni. Con una capacità tutta sua di unire più arti insieme, Baricco mette in scena i drammi dei suoi personaggi sui generis, con una maestria tale che sembra di stare al cinema. La parola diventa immagine, e la sua magia viene sfruttata all’ennesima potenza, tanto che si può parlare di una ” poesia in prosa”, per il valore simbolico che essa manifesta. Sembra, infatti, che l’ opera di Baricco vada a lavorare dal di “dentro ” la mente e il cuore del lettore come un neuro-stimolatore o un pacemaker, che va a stimolare la ricerca di senso.

Per dirla come i giapponesi, tutti i personaggi di “Castelli di rabbia”, si muovono sulle tracce del proprio Ikigai, la missione individuale sulla terra: c’è il signor Rail con la sua locomotiva Elizabeth e i suoi viaggi senza meta , il bizzarro inventore Pekish con l’ orecchio assoluto, la mai sposata vedova Albegg, l’ orfano Pehnt con la giacca fuori misura, l’ architetto Hector Horeau e il Crystal Palace, la bella, misteriosa e incestuosa Jun, l’ autistico Mormy.
Tanti sono i personaggi , una moltitudine di vicende intrecciate che possono stordire il lettore per il loro carattere surreale, ma tutte legate da un filo rosso: lo sforzo di essere dei sognatori in grande, dei ” veggenti” , in grado di vedere prima degli altri, come il signor Rail con Elizabeth e Horeau con il palazzo di vetro.
C’è, infatti un dietro le quinte delle grandi invenzioni che hanno rivoluzionato il mondo; c’è il dramma dei pionieri, schiacciati dal peso delle novità che volevano apportare al mondo, vittime del crollo del ” castello di sabbia ” che stavano costruendo, franato per capriccio del destino e per questo arrabbiati con esso; tanto che alcuni decidono di mettere in muto la vita per sempre.
Questo è “Castelli di rabbia” di Alessandro Baricco, libro d’esordio nel 1991 dell’autore. Un libro per chi, alla ricerca di se stesso, non ha paura di fare grandi sogni ( o incubi). Buona lettura!

Alessandro Baricco, nato a Torino il 25 gennaio 1958, è uno scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e autore televisivo italiano. È noto per i suoi romanzi di successo, tra cui “Oceano Mare”, “Seta” e “Novecento”, quest’ultimo diventato anche un famoso film diretto da Giuseppe Tornatore. Baricco è anche fondatore della Scuola Holden, una scuola di storytelling e arti performative a Torino.