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Ilenia Filareti

Ilenia Filareti ha pubblicato 33 articoli

Ilenia Filareti

I want you! Grafiche Salluce cerca piccoli autori per raccontare il mondo dei nonni

in Cultura
Francesco Salluce, titolare di Grafiche Salluce e "I nonni raccontano"

In questi giorni in cui tutto si è congelato, bloccato dalla paura del rischio del contagio Covid-19, non si  ferma la voglia di continuare a sognare e a far sognare di Francesco Salluce, titolare dell’azienda tipografica  Grafiche Salluce, con sede a Bernalda,  il quale  ha lanciato  una bellissima iniziativa artistica, tesa a coinvolgere i più piccoli ed i loro nonni. Un meraviglioso esempio di combattività  in questo particolare momento storico e di amore verso la saggezza popolare e la famiglia. Curiosando nella sua libreria, accogliendo così la nostra iniziativa instagram di far uscire i libri dalle loro mensole mentre noi restiamo a casa  #iorestoacasamaescoilibri, Francesco si è trovato tra le mani un volume di “I nonni raccontano“, la prima opera stampata dal fondatore dell’azienda grafica Salluce, il maestro tipografo Giovanni:  ecco accendersi la lampadina nella mente del giovane imprenditore! Ispirandosi a quell’opera, Francesco ci invita ad ” aprire” i forzieri di esperienza di vita e di valori, quali sono i nonni e gli adulti in genere,  usando come chiave la penna e la matita dei loro nipotini, così da unire in uno slancio di affetto e di forza il passato e il futuro, per vivere un presente , nonostante tutto, creativo e positivo. Favole, leggende,aneddoti di vita vissuta, storie folcloristiche , sono ben accette per contrastare il buio e la noia di questi giorni e far rivivere attraverso la fantasia dei bambini le storie del passato appartenuto ai loro nonni.

La devozione al nonno di Albert Anker

Gli elaborati ( eventualmente riportati anche nella versione dialettale degli autori) e i disegni realizzati dai bambini  in relazione alla storia raccontata  verranno poi raccolti in un volume edito dalla Grafiche Salluce.

Quindi, se siete un genitore disperato con a casa un bambino/a annoiato/a che non sa cosa fare con penna e matita, e avete a casa anche un nonno/nonna che passa le giornate del tutto inosservato/a, cosa state  aspettando per  rinchiuderli in una stanza a chiave e  liberarli solo a storia e disegno completato?  Questi sono gli ingredienti perfetti per plasmare i  protagonisti del futuro. E se le norme di sicurezza attuali vietano il contatto fisico  e i vostri  “ingredienti” si trovano in credenze (case) separate, sfruttate webcam e cellulari, per non farvi perdere questa splendida e divertente occasione di far  diventare dei piccoli artisti i vostri bambini e vedere il loro nome stampato su un libro in qualità di autori.

Non facciamo morire inascoltato l’invito di questo giovane tipografo di “mettere in pratica tutta la vostra fantasia e il vostro saper fare”, piccoli amici. Grazie a quanti parteciperanno. Riportiamo i recapiti  per gli interessati.

Pagina Facebook: Grafiche Salluce

email: grafichesalluce@virgilio.it

cell. 3383629575

 

#iorestoacasamaescoilibri. Parte la nostra iniziativa instagram che mette alla porta i libri

in Cultura/Storie d'Inchiostro

I libri, loro non ti abbandonano mai. Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale.
Amos Oz

Con questa citazione dell’autore israeliano Amos Oz, scomparso due anni fa, vogliamo spiegare l’iniziativa social partita su instagram da poche ore e della quale puoi essere protagonista anche tu. Sono giorni di profondo abbandono e sconforto per tutti noi; di isolamento forzato per il bene individuale e collettivo; di lutto e di lacrime. Rallentati i ritmi frenetici, ridotti i rapporti sociali e le attività lavorative al minimo, abbiamo più tempo da dedicare ad attività più introspettive, meditative, come leggere.

La lettrice di Fernando Botero, 2002

Perché se è vero che noi abbiamo l’obbligo di restare a casa, questo non vale per i nostri libri, che possono uscire dalle loro dimore, dai loro scaffali, dalle librerie impolverate, dove ci aspettano con trepidazione per esser letti. “I libri mi hanno salvato dalla disperazione” diceva Simone de Beauvoir, e cosa stiamo aspettando per farci salvare  da essi dalla disperazione di questi giorni?

Ed allora vi chiediamo semplicemente di condividere con una foto nelle vostre storie di instagram la vostra lettura attuale, la storia al cui fascino avete finalmente ceduto, commentandola con una parola, un pensiero, taggando il Met e mettendo in circolo l’hashtag #iorestoacasamaescoilibri.

‌Vincent van Gogh, La lettrice di romanzi, 1888

Scommetto che il selfie con il vostro autore preferito non l’avete mai fatto: insomma cosa state aspettando? Restiamo a casa ma restiamo anche uniti attraverso i libri che sono ponti ostinati, uniscono, creano legami (G. Avigliano).

Buone letture, e siate fotogenici con i vostri libri!

Scrittori in gonnella: nom de plume maschili per donne

in Cultura/Storie d'Inchiostro

 

Le tre sorelle Anne, Emily e Charlotte Brontë ritratte dal fratello Patrick Branwell

Oggi  8 marzo la nostra rubrica vuole festeggiare le donne raccontando il piccolo dramma di grandi scrittrici di ieri e di oggi, che per dar alla  luce i propri libri, rilegati nell’oscurità del cassetto, hanno scelto pseudomini maschili. Considerate figlie minori del dio Apollo, incapaci di trattare temi importanti e sociali al di fuori  della “letteratura rosa” per donna, molte personalità geniali in gonnella hanno dovuto indossare “pantaloni letterari” per esser prese in considerazione dal grande pubblico e per poter trattare temi ritenuti inadatti per il gentil sesso. “Avverse alla pubblicità personale, abbiamo velato i nostri propri nomi sotto quelli di Currer, Ellis e Acton Bell; la scelta ambigua è dettata da una sorta di scrupolo di coscienza, assumendo nomi di battesimo positivamente maschili, noi non ci dichiariamo donne, anche perché ciò che scriviamo non vogliamo che venga fatto rientrare sotto un’etichetta. Vogliamo evitare il pregiudizio”, queste sono le parole di Charlotte, la sorella maggiore delle tre Brönte, chiarificanti circa la situazioni delle scrittrici dell’ 800.

George Eliot all’anagrafe Mary Anna Evans

Anche la scrittrice Mary Shelley ( all’anagrafe Mary Wollstonecraft Godwin ), nota per il suo Frankestein, vittima del pregiudizio di esser donna e di trattare temi non convenienti  per il suo genere, pubblicò le sue opere in anonimato o prendendo in  prestito il nome del marito Percey Shelley.  Curioso è l’episodio della rivelazione  della vera identità da parte delle già citate Brönte al loro editore Smith, Elder & Co. (che si era convinto che tutti i romanzi fossero stati scritti dall’inesistente Ellis Bell). L’editore restò sorpreso, ma preferì continuare a pubblicare i libri con nomi maschili per non scioccare il pubblico. Fu Charlotte, l’ultima superstite, a riabilitare il cognome Brönte per tutte le sorelle.

Alcune scrittrici sono passate alla storia con un nom de plume maschile, gettando nell’oscurità la propria vera identità, come  la scrittrice dell’ epoca  vittoriana  Mary Anna

George Sand,all’anagrafe Aurore Dupin de Francueil ,che fuma in abiti maschili

Evans, meglio conosciuta come George Eliot, autrice di Middlemarch, Il mulino sulla Floss, e l’ anticonformista Aurore Dupin de Francueil (1804-1876), che non solo su carta ma nella vita reale dei salotti francesi indossava gli  abiti maschili di George Sand. Una vera e proprio cross dresser sia nelle sembianze che nella vita privata, ricca di numerose relazioni sentimentali con i più svariati artisti (Chopin, Merimée e De Musset).  Più recente è il caso di  Katharine Burdekin che nel 1937 pubblicò  “La notte della svastica”, romanzo premonitore degli orrori nazisti con il nome di Murray Costantine.  Significativa ai  giorni nostri  è l’esperienza  dell’autrice di Harry Potter che ha scelto di firmare la sua opera come J. K Rowling , rinnegando il suo nome di battesimo  Joanne per ragioni commerciali,  spiegando che i ragazzi avrebbero perso interesse pensando che il suo libro fosse stato scritto da una donna.

J. K. Rowling, autrice di Harry Potter

Donne dalla mente vivace e creativa, con tanto da dire all’umanità  e che per divulgare le proprie idee intelligentemente  hanno aggirato l’ostacolo del pregiudizio sociale di un mondo maschilista e patriarcale con un piccolo sacrificio sul proprio ego. A loro va il merito di aver dimostrato che il mondo della lettere e della poesia appartiene a tutti , indipendentemente dalla composizione dei propri cromosomi sessuali. Buona festa delle donne!

 

Sulla strada di Jack Kerouac. Viaggio nel delirio della vita

in Cultura/Storie d'Inchiostro
La strada entra nella casa- U.Boccioni- 1911

Febbre, frenesia, gioventù bruciata, droga, alcol, promiscuità sessuale, follia, vagabondaggio, queste sono solo alcune delle cose che potrete trovare Sulla strada di Jack Kerouac, uno dei libri più rappresentativi della beat generation. La storia del giovane scrittore Sal Paradiso, che povero in canna decide di viaggiare per il vasto territorio americano da Est a Ovest, da Nord a Sud, in autostop o noleggiando auto con altre anime disperate, è la storia del giovane che abita in ognuno di noi, che si affaccia alla vita a tutta birra (è proprio il caso di dirlo) con un salto nel vuoto,  un viaggio senza mezzi sicuri o programmi ,alla scoperta del suo posto nel mondo. Il viaggio come metafora della nostra vita: come nella nostra esistenza durante il viaggio si fanno incontri, si dicono addii, ci si ritrova, si cerca di dare un senso. Cruciale è la conoscenza per il nostro Sal di Dean Moriarty, un avanzo di riformatorio, con un padre vagabondo ed alcolizzato, cinque anni più giovane, ma che diventa leader del gruppo, il “capo”. Folle come pochi, tre volte sposato e due volte divorziato, con tre figli con due donne diverse, Dean è uno spericolato guidatore ( Dean era di nuovo felice. Tutto quello che gli ci voleva era un volante tra le mani e quattro ruote su strada), ladro di auto, sperimentatore di droghe, in cerca del suo vecchio vagabondo per tutta l’America. Un’anima in pena, irrequieta, egoista che troverà solo in Sal l’amico fedele nonostante lo scorrere del tempo, con il quale condividere il viaggio verso l’estremo sud, in Messico, verso una realtà così diversa sia climaticamente che umanamente, “la vena essenziale della primitivita’ fondamentale”. Pagine forse troppo trasgressive per i moralisti e i conservatori degli anni 50’ e di oggi, ma che sono il campione dei tessuti più giovani colpiti dall’infezione sociale di non avere un punto di riferimento stabile ( sia Dean che Sal sono senza padre). La lettura è scorrevole, fluida, una prosa spontanea come Kerouac ama definirla, anche se a tratti un po’ ripetitiva nei soggetti, negli ambienti, nel delirio febbricitante di queste giovani anime, sempre a caccia di sesso, droga, be-bop, mambo e sax. Esperienze di vita raccontate con un tocco di poesia, sugli sfondi cangianti della vasta America, gettate ai bordi della strada, come rifiuti sporchi, dimenticati da un  Dio un pò distratto, ma che vi invito a raccogliere, perché dietro nascondono una storia, uno slancio di vita estremo e coraggioso, come quello di un fiore che cresce nell’asfalto.

Non abbiate quindi paura di far salire sull’auto delle vostre letture Sal e i suoi amici vagabondi. Allieteranno il vostro viaggio e arricchiranno, anche se poverissimi, il vostro bagaglio culturale! Buona lettura!

Jack Kerouac, mito evergreen della cultura giovanile, è stato il padre della Beat Generation, che fu una rivoluzione culturale, oltre che linguistica e letteraria.Nato nel 1922  a Lowell, nel Massachusetts, da una famiglia franco-canadese cattolica, intraprese presto una vita da vagabondo, entrando in contatto con culture e personaggi diversi. Tra questi il poeta Allen Ginsberg con cui diede vita a un nuovo movimento culturale, la “Beat Generation”, che influenzò i movimenti studenteschi degli anni Sessanta e artisti simbolo dei giovani, come Bob Dylan.I viaggi in automobile, attraverso gli USA, in compagnia dell’amico Neal Cassady ispirarono il romanzo Sulla strada (“On the road”, 1957), vero manifesto della generazione “beat” e di uno stile di vita che incarna i sogni di libertà dei giovani di ogni tempo. Autore di una ventina di romanzi, tra cui “I sotterranei”, “Dottor Sax” e “Big Sur” del 1962, Kerouac morì a St. Petersburg nell’ottobre del 1969, distrutto dall’alcolismo.

Il male oscuro di Giuseppe Berto. Istruzioni per “cardare” la mente

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Edvard Munch-Melancolia-1894-1896

Conoscete il significato del verbo “cardare”? Il dizionario ci viene in aiuto: “districare fibre tessili, rendendole parallele ed eliminandone al tempo stesso le impurità”. Questo verbo, che ci porta alla mente ricordi di un passato non troppo remoto quando le nostre nonne lavavano i materassi e la lana in essi contenuta, ha uno stretto nesso con il libro Il male oscuro. Ora vi spiego il perché.  Per approcciarvi alla sua lettura dovrete immaginare al posto di una delle nostre nonnine un pò curve un trentottenne forte e robusto, reduce dalla guerra in Africa del Nord e in Abissinia, intento a questa operazione domestica per tutte le pagine di questo libro, non con la lana, ma con la sua mente. Sulla stregua di  Svevo e di Gadda,  lo scrittore e sceneggiatore veneto  Giuseppe Berto, infatti, districa i fili della sua mente tra Es, io e Super Io, grazie all’aiuto dello psichiatra freudiano il vecchietto, e li stende al sole, li rende pubblici così che gli “acari” in essi contenuti, i traumi che hanno contaminato la sua anima possano scomparire. Affetto da un disagio psichico definito scientificamente nevrosi d’angoscia, ma conosciuto in modo profano dall’autore come ” male oscuro”, termine coniato da Gadda nel suo “La cognizione del dolore”, Berto appare come un giunco piegato da una sofferenza senza causa apparente, senza nome, esplosa dopo la morte paterna. Un male oscuro che parte come calore dalle cinque vertebre lombari e si propaga al cervelletto, e  fa percepire il pavimento mobile, il  dolore al colon, gli impedisce di lavorare e lo colma di  paure. Percorrendo il corso di un fiume di parole non interrotte dalla punteggiatura, attraverso l’ uso del linguaggio parlato e in esclamazioni colorite, in flussi di coscienza nei quali non è l’inconscio ad urlare, ma la mente più fredda possibile, intenta ad analizzare  le origini del suo blocco emotivo e creativo, Berto fa luce sulla sua primissima infanzia, sul rapporto conflittuale con il padre autoritario, con la madre e le sorelle, sulla sua sessualità. Al suo fianco sempre la moglie, la ragazzetta, che nonostante i litigi, lo sostiene fino al termine della cura, fornendoci un bellissimo esempio di chi ama e soffre in silenzio per il disagio psichico del proprio caro. Per Berto scrivere è un modo per fare igiene nella mente, per descrivere il percorso psicanalitico intrapreso e non sempre condiviso, parlare con se stesso, senza omettere niente. Capolavoro non solo per gli addetti del mestiere psicoterapeutico, Il male oscuro è un’ opera dalla grande valenza umana.

A fine lettura vi sembrerà di dire addio ad un amico ironico e un pò logorroico che vi ha parlato del suo difficile mestiere di vivere; il suo commiato vi getterà tra le braccia del triste senso di impotenza di non poter/saper lenire la sua solitudine, da lui stesso ricercata  in un paesino in cima allo sperone calabrese, Capo Vaticano, ove Berto trovò riparo da tutti e da tutto per scrivere indisturbato al e del  suo male oscuro. Buona lettura e buone pulizie di primavera letterarie e mentali!

PS: Se siete allergici alla polvere o agli acari e al disagio psichico si prega di desistere dalla lettura.

Giuseppe Berto (1914-1978) nacque a Mogliano Veneto e visse tra Roma e Capo Vaticano.Ha partecipato alla seconda guerra mondiale sul fronte africano , il cui diario-testimonianza è Guerra in camicia nera (1955) ed è poi stato prigioniero di guerra in un campo statunitense maturando un distacco dal fascismo. Laureato in Lettere, lasciò l’insegnamento per dedicarsi alla scrittura. Le sue opere sono state tradotte in numerosi Paesi, dalla Cina alla Russia, dal Brasile alla Svezia. Tra queste ricordiamo il romanzo d’esordio Il cielo è rosso (1947), il grande successo Il male oscuro (1964) e la raccolta Tutti i racconti.

 

Sillabario N. 2 di Goffredo Parise. A scuola di emozioni

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Maestro con allievo – Giovanni Costantini (1872-194)

Come coriandoli colorati a Carnevale, questi racconti di Goffredo Parise vi cadranno addosso con leggerezza, vivacità, quasi senza accorgervene. Vi sentirete accarezzare il volto da queste emozioni, messe in ordine alfabetico dalla lettera” f “alla “s”( Sillabario N.1 raccoglie i racconti dalla “a” alla “f”), e che l’autore cerca di catturare con la sua rete d’inchiostro, come se fossero farfalle di straordinaria bellezza, da catalogare, conservare, condividere con i lettori. Esperimento letterario ben riuscito, Premio strega 1982 e Premio Selezione Campiello, Sillabario n.2 cerca di colmare le nostre lacune sentimentali, di porre fine al nostro analfabetismo emotivo: attraverso storie di personaggi semplici, comuni, per lo più borghesi o con l’esperienza del fascismo sulle spalle, sullo sfondo soprattutto di città come Roma e Venezia, Parise ci regala schegge di vita vissuta, piccoli frantumi di esperienza umana semplice, autentica, quadri d’autore , non falsi. Sillabario N.2  apre un piccolo spiraglio di luce nella stanza buia dell’esistenza umana, e  cerca di spiegarci attraverso il vivere dei suoi personaggi emozioni universalmente provate, come la paura, la solitudine, il fascino, la genitorialità, la guerra. Con tutta la pragmaticita’ di un uomo del dopoguerra italiano, l’autore converte la poesia in prosa per renderla masticabile ai più, per farla scendere dal suo piedistallo di alloro e mescolarla alla vita di tutti i giorni, magari in una campagna fitta di nebbia all’alba del Nord Italia ( ricordo della sua infanzia vicentina). E nel suo esser maestro dell’intangibile sentimento, con umiltà riconosce l’impossibilità di comandare, governare, creare ex novo le emozioni, regalandoci un altro grande insegnamento di vita.

“La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un po’ come la vita, soprattutto come l’amore”, dirà nelle sue avvertenze al lettore. Buona lettura, e buona lezione di emozioni!

Goffredo Parise è stato uno scrittore e giornalista italiano. Comincia a scrivere collaborando con giornali come L’Alto Adige, L’Arena, il Corriere della Sera. Nel 1950 appare il suo primo romanzo, Il ragazzo morto e le comete, pubblicato dall’amico Neri Pozza ma stroncato dalla critica. Nel 1953 è la volta de La grande vacanza accompagnato questa volta da una lusinghiera recensione di Eugenio Montale sul Corriere della Sera.È Leo Longanesi ad incoraggiarlo a continuare a scrivere: arriveranno Il prete bello (1954); Il Fidanzamento (1956); Amore e Fervore (1959). La bravura del Parise giornalista emerge da alcuni reportage di viaggio, come Cara Cina (1966), Due o tre cose sul Vietnam (1967) e il libro dedicato al Giappone L’eleganza è frigida (1982). Tra gli altri scritti, tra romanzi, saggi, racconti e poesie, ricordiamo, postumi, L’odore del sangue e I Movimenti remoti, opera sperimentale del ‘48 in versi e prosa andata misteriosamente persa per 50 anni e pubblicata per i tipi di Fandango nel 2007.
L’intera opera di Parise è raccolta nei Meridiani, prestigiosa collana Mondadori.

La ballata di Adam Henry di Ian McEwan. La vita dietro la scrivania di un giudice

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Vincent van Gogh, La resurrezione di Lazzaro (da Rembrandt), 1889, Van Gogh Museum, Amsterdam

Da piccoli abbiamo sognato tutti di avere superpoteri, magari di essere un Dio, dai cui capricci dipendono le sorti del mondo. Essere un dio, o un suo sacerdote/essa ha anche i suoi contro. Può significare portare un peso atroce, avere il peso della felicità delle vite degli altri dipendente dalle proprie scelte. Ne sa qualcosa il giudice dell’Alta Corte d’Appello Fiona Maye, una cinquantanovenne, che per amore della giustizia e della legge ha sacrificato ( ” fiera con la toga indosso, Fiona seppe che apparteneva alla legge come certe donne del passato si erano votate spose di Cristo..”cit.)  la sua maternità ed anche la sua sessualità durante il matrimonio con Jack, elemento che mette in grave crisi la loro relazione. Donna in carriera, proprio come un Dio, il giudice dovrà gettare la moneta per fare testa- croce su questioni di vita o di morte, come la separazione di due gemelli siamesi, ed in piena crisi matrimoniale  s’ imbatterà in un ragazzo dal destino crudele, anche lui con la sua personale crisi,  quella adolescenziale. Adam Henry è un ragazzo prossimo alla maggiore età, intelligente, poeta, bello e purtroppo malato di leucemia. Adam ha bisogno di trasfusioni di sangue, ma, la sua religione di Testimone di Geova, ne vieta l’uso. Il giudice dovrà fare la scelta giusta per salvargli la vita e magari salvare anche se stessa ed il suo matrimonio. Riuscirà a gettare la sua corazza da vestale, ad uscire da schemi, regole, leggi, comandamenti e a vivere in modo autentico e spontaneo la propria vita, i propri sentimenti? Ian McEwan stende un velo drammatico in queste pagine e sembra volerci dire che anche Dio, o chi ne fa le sue veci manifestando il suo potere di giudicante, ha i suoi problemi, le sue contraddizioni e l’autore fa suo il noto motto del”calzolaio che va in giro con le scarpe rotte”: questa donna senza una famiglia, con una vita privata che va a rotoli, s’imbatte in altre situazioni critiche che deve giudicare e delle quali deve cambiarne il corso.Il giudice Maye non riesce a mettere in pratica l’amore e il buon senso che tanto professa nelle sue sentenze, dimostrando come questi sentimenti siano di pertinenza al mondo delle idee, ad un mondo superiore, non terreno. Con una prosa fluida, avvincente, ricca di riferimenti legali McEwan racconta una dramma, che lascia in bocca un po’ di amaro, ma non troppo. Come in un tribunale espone i fatti, ed i fatti, con il loro contorno di sentimenti, autoanalisi, parlano da soli. A voi lettori tocca giudicare. Buona lettura.

The Children Act- Il verdetto è un film del 2017 diretto da Richard Eyre e basato su questo romanzo.

Ian McEwan è nato a Aldershott nel 1948. Suo padre era militare di carriera, la famiglia si sposta seguendo gli spostamenti del padre. Vive a Singapore e poi a Tripoli. Dopo il collegio, nel Suffolk, passa un anno a Londra facendo lo spazzino. Studia letteratura inglese e francese alla Sussex University. Dal 1982 vive a Oxford, con 4 figli e la moglie. Ama condurre una vita tranquilla e metodica.Esordisce nel 1974 con un libro di racconti Primo amore, ultimi riti. Scrive poi: Fra le lenzuola ed altri racconti (1978), Il giardino di cemento (1978) suo primo romanzo che impose McEwan all’attenzione della cultura europea, Cortesie per gli ospiti (1981), Bambini nel tempo (1987), Cani neri (1993), L’inventore di sogni (1994), L’innocente (The innocent, 1989; esce in Italia con il titolo “Lettera a Berlin”) da cui è stato tratto un film diretto da John Schlesinger. Quest’ultimo romanzo appartiene al genere spionistico, un giallo d’azione con relativa storia d’amore.Sono seguiti: L’amore fatale (1997), Amsterdam (1998), Espiazione (2001).

Il carteggio Aspern di Henry James. Quando l’amore era una cosa seria

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Jan Vermeer, Donna in azzurro che legge una lettera

Il carteggio Aspern, un racconto breve del 1888, ispirato ad un aneddoto riferito al poeta inglese Shelley e ad un suo adepto, sopravvive alle intemperie dei secoli  per raggiungerci e rimproverarci della mancanza di privacy, oggi dilagante, e della spettacolarizzazione delle relazioni d’amore ( vedi programmi tipo “Uomini e donne…).Ma entriamo ora più nel dettaglio.

Mettete il caso che potreste incontrare in carne ed ossa la Beatrice di Dante, o la Silvia di Leopardi, o ancora la Laura di Petrarca: non vi fiondereste sulle sue tracce, non sareste disposti a tutto pur di conoscerla? E se potreste magari leggere le lettere d’ amore che il vostro sommo poeta si è scambiato con la sua musa ispiratrice, non sareste forse capaci di travestimenti, di investire tutti i vostri capitali, di diventare anche ladri per impadronirvene? Ecco cosa succede al protagonista di questo racconto, firmato nella prosa misteriosa, intrigante di Henry James, ed  ambientato in un gioco di luci ed ombre nella decadente Venezia: critico di un poeta precocemente scomparso di oltreoceano, tale Jeffrey Aspern, si trasferisce nella città delle gondole per riuscire a conoscere  la ormai centenaria amata dal poeta, Juliana Bourdereau , della quale si sa quasi nulla, tranne che è una schiva ed astuta, procacciatrice di denaro, e che possiede il prezioso carteggio. Poesia e amore vanno da sempre a braccetto, e conoscere da un punto di vista letterario il vissuto privato del poeta è per il critico una questione di vita e di morte. Riuscirà nel suo intento? Lo scoprirete solo leggendo.

Il carteggio Aspern è uno specchio della nostra società attuale, sempre a caccia di svelare l’intimità emotiva dei suoi membri. Non importa se il fine è fuggire dalla propria vita noiosa, sognare attraverso le storie d’amore degli altri la propria, o il gesto più nobile , come il caso del nostro protagonista, di divulgare cultura: oggi ,come nel lontano 1888, ci piace scavare nella vita amorosa degli altri, inutile negarlo. E gli occhi della veneranda Juliana, coperti da una velletta verde, la sua ritrosia, la protezione con le unghie e con i denti che nutre verso i suoi ricordi d’amore , ci invitano ad un’analisi di coscienza sociale e sono di monito al nostro essere un pò voyeur .Buona lettura.

Henry James (1843-1916) nasce a New York in una famiglia benestante. Studia giurisprudenza presso la Harvard University, ma abbandona la carriera forense per assecondare la sua passione per la letteratura. Viaggia in Europa durante l’adolescenza, per poi tornarvi nel 1870, quando visitò per la prima volta l’Italia, dove ritornerà spesso in futuro, fino al 1874.Dopo una breve parentesi newyorkese nel 1875, capisce che la sua vita è nel Vecchio Continente. Morirà infatti a Londra il 28 febbraio 1916 .Henry James non si sposò mai e non assunse cariche nella vita pubblica o politica. Si dedicò quasi completamente alla sua arte, pubblicando una ventina di romanzi, oltre a racconti e saggi. Nelle sue opere affronta la condizione dell’artista, la rappresentazione della realtà, il confronto tra Europa e America, la psicologia dei personaggi e il loro rapporto con la società che ne condiziona le scelte. Traendo spunto dalla sua esperienza personale, i protagonisti delle sue opere sono spesso personaggi di origine americana che si stabiliscono e vivono in Europa. Tra le sue opere principali si ricordano: Ritratto di signora (1881), Il giro di vite (1897), Le ali della colomba (1902) e La coppa d’oro (1905).

La misura del mondo di Daniel Kehlmann. Non solo formule matematiche e dati cartografici

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Carl Friderich Gauss

Ecco un libro con il quale è un piacere misurarsi (lo dice il titolo stesso) e che ci concede di  conoscere persone dal quoziente intellettivo piuttosto alto come il fisico  Carl Friederich  Gauss e  il geografo esploratore  Alexander von Humboldt. Fuori dai tanti odiati libri di scuola e svincolati da asettiche formule fisiche e dati sulle altezze dei monti,  i due scienziati sono alle prese con la missione di conoscere le leggi della natura e con la loro vita “disagiata” di bambino prodigio in un mondo che “va troppo lento”, come fu per Gauss,  o di martire per la scienza , come per  Humboldt, capace di calarsi nel cuore dei vulcani e  di legarsi durante una tempesta all’albero maestro per calcolare l’altezza delle onde (per tutti un pazzo o l’incarnazione del diavolo).

Alexander von Humnboldt

Due modi diversi di fare la conoscenza scientifica del mondo, una comodamente  a tavolino nel proprio studio  e l’altra per le  aree sperdute del mondo . Il loro giovane compatriota  Daniel Kehlmann, nato a Monaco nel 1975,  fa animare con la storia del loro incontro, avvenuto a Berlino nel 1828, le pagine del suo libro. Un ‘opera profumata di avventura e ilarità, e impregnata dallo spirito di uomini fuori dal “comune” che si interrogano su ciò che è comune e scontato della natura per il resto del mondo. Se vi siete qualche volta chiesti cosa si cela dietro ad una scoperta scientifica o dietro le quinte della vita di uomini straordinari , e se volete anche prendervi la vostra rivincita personale su Gauss e le sue formule, scoprendo dettagli scabrosi sulla sua vita familiare, La misura del mondo è la via ironica da battere. Buona lettura.

 

Daniel Kehlmann (Monaco 1975) scrittore di lingua tedesca. Trasferitosi con la famiglia a Vienna, ha esordito nel 1997 con Lo spettacolo di Beerholm (Beerholms Vorstellung, nt). Spesso i protagonisti di K. sono uomini che cercano la celebrità, come l’insignificakehlmannnte biografo protagonista di Io e Kaminski (Ich und Kaminski, 2003) o i personaggi reali di La misura del mondo (Die Vermessung der Welt, 2005), romanzo che ha ottenuto grande successo, o il padre e i tre figli al centro de I fratelli Friedland (2014), «conte philosophique» sulla vita inautentica. È uscito nel 2019 Tyll – Il re, il cuoco e il buffone (Feltrinelli).

La natura esposta di Erri De Luca. A suon di scalpello si fa il dialogo con Dio

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Vento dal mare di A. Wyeth, 1947

Un umile tra gli umili, che ha rifiutato gli onori dei media e di diventare un valente artigiano, si trova a contatto diretto con il capo degli Umili, un Cristo crocifisso, che ritrae nel suo sacrificio il corpo di tanti commilitoni giovani morti in guerra, e di tanti uomini clandestini morti in mare. Così realistico da non nascondere nulla, nemmeno il suo membro, coperto in passato da un velo di marmo. L’incontro con la statua diventa una sfida non solo artistica ma anche emotiva per quest’uomo e per il lettore che seguendo i pensieri e le difficoltà affrontate si troverà quasi inconsciamente a lavorare al rapporto personale con Dio. Che si sia credenti, agnostici o atei, non ha importanza: il libro di Erri de Luca offre a tutti un punto di vista diverso, offre l’immagine di un Dio umano, munito di un membro come tutti, impuro come tutti gli uomini, che soffre fisicamente e moralmente. Quest’universalità si rispecchia anche nella collaborazione che lo scultore trova da parte di rappresentanti di diverse religioni nel tentativo di interpretare i messaggi che la statua porta con sé, nascosti e rivelati solo a chi tocca con mano il marmo e la sofferenza in esso custoditi. Il nostro artigiano chiede aiuto a un Rabbino, a un operaio musulmano, al prete: le grandi religioni insieme cooperano e s’inchinano al mistero rappresentato in una statua.

Oltre al fattore fede, Erri De Luca non ci fa mancare niente in questo libro che è condito con un pizzico di giallo e di tradimento, incarnato nella figura di una seduttrice. L’omaggio alla sua Napoli, descritta attraverso gli occhi dell’artigiano settentrionale, è immancabile.  La nudità esposta è un libro pieno di considerazioni per chi ha necessità di ritirarsi e parlare un po’ con se stesso, con le proprie debolezze, e proiettarsi in un dialogo con l’intangibile.

Erri De Luca ( 20 maggio 1950) è uno dei più importanti scrittori italiani viventi. Diciottenne, vive in prima persona la stagione del ’68 ed entra nel gruppo extraparlamentare Lotta Continua. Poi sceglie di esercitare diversi mestieri manuali in Africa, Francia, Italia: camionista, operaio, muratore. Studia da autodidatta l’ebraico e traduce alcuni libri della Bibbia. È opinionista de «il Manifesto».Tra i suoi libri, ricordiamo Non ora, non qui (1989), Montedidio (1999), Tu, mio (2002), Il contrario di uno (2003), I pesci chiudono gli occhi (2011) Storia di Irene (2013), tutti editi da Feltrinelli e Morso di luna nuova (Mondadori, 2006).
Tra gli ultimi libri pubblicati con Feltrinelli: La faccia delle nuvole (2016), La natura esposta (2016), Il giro dell’oca (2018) e Impossibile (2019).

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