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Cgil Cisl e Uil su emergenza migranti e coronavirus:

in Emergenza Covid-19

Cgil – Cisl – Uil della provincia di Matera – a distanza di circa un mese dalla segnalazione della situazione critica della situazione dei migranti e consapevoli della difficile situazione che l’intero Paese stava e sta affrontando per l’emergenza Covid-19, che impone misure imponenti per contenere il rischio di contagio a garanzia della salute pubblica –

continuano a rilevare l’assenza di un programma e di misure di intervento igienico-sanitario nei confronti della complessa situazione dei migranti presenti sul territorio della provincia di Matera ed in tutta la Basilicata.

Si tratta di una grave sottovalutazione che, di fronte all’emergenza Covid–19 in atto, potrebbe avere un alto prezzo individuale e collettivo in considerazione anche della notevole presenza di migranti nel nostro territorio, caratterizzata da migranti “regolari” ospitati all’interno dei CAS e nelle altre strutture di accoglienza gestite dalle associazioni umanitarie, ma anche e soprattutto dagli “invisibili”, che, a seguito dello sgombero de “La Felandina”, si sono organizzati in gruppi informali e sono dislocati sull’intero territorio del Metapontino.
L’inerzia e la sottovalutazione – da parte della Regione Basilicata – di questa pericolosissima situazione, conferma la scarsa sensibilità politica in materia di accoglienza dei migranti, dimostrata anche dal mancato recepimento di quanto ripetutamente evidenziato dalle OO.SS. ai tavoli provinciali e regionali per combattere il caporalato. In quelle sedi le OO.SS. hanno sostenuto la necessità di attivare interventi per la creazione di posti letto, per strutturare servizi di trasporto, per attivare uno sportello dedicato del Centro dell’Impiego, per realizzare un presidio sanitario dedicato dell’Asm nell’area metapontina. Il tutto anche al fine di dare supporto e sostegno all’azione delle cooperative e degli enti morali e religiosi che, nonostante le difficoltà oggettive, meritoriamente hanno garantito il servizio di accoglienza dei migranti
L’inerzia della Regione Basilicata non è comprensibile, anche perché:

•l’Ente Regione ha la disponibilità di risorse finanziarie per gli interventi rientranti nell’ambito del Progetto SUPREME-PIU, già presentato al ministero del lavoro dalla Regione Basilicata e concordato negli appositi Tavoli presso le Prefetture di Matera e Potenza;
•la situazione complessiva si è aggravata con l’entrato in vigore del Decreto Sicurezza del 18 ottobre 2018, che ha ridotto in modo sostanziale la quota destinata alla spesa per l’accoglienza con una forte sforbiciata ai costi dell’integrazione per i richiedenti asilo e la creazione di criticità per il mantenimento di standard adeguati alle necessità richieste.
Eppure, il lavoro svolto dai migranti è un lavoro importante per la Basilicata.

I lavoratori migranti sono impegnati nel settore zootecnico e nei servizi, ma in modo particolare nell’agricoltura intensiva del Metapontino che stanno sostenendo in questo momento emergenziale, garantendo la manodopera stagionale per la raccolta delle primizie primaverili

in un settore dove si riscontrano ripercussioni negative, per effetto delle disdette degli ordinativi operate dalla grande distribuzione e dalla chiusura dei mercati di quartiere.
Silenzio assoluto anche rispetto alle sollecitazioni avanzate alla Regione Basilicata in relazione all’opportunità di intraprendere azioni nelle sedi istituzionali di confronto con il Governo che vadano verso la regolarizzazione degli immigrati irregolari presenti sul territorio nazionale e regionale; tale regolarizzazione avrebbe un’importante valenza per la riduzione del rischio di esposizione al contagio, per il contrasto al lavoro nero e per garantire l’accesso al sistema delle tutele e degli ammortizzatori sociali a migliaia di lavoratrici e lavoratori che si trovano attualmente in condizioni di estrema difficoltà.
Pertanto, le OO.SS. ribadiscono che, alla situazione di precarietà ordinaria, oggi, si aggiunge quella straordinaria legata alle necessità emergenziale di mettere in condizione di sicurezza igienico-sanitarie tutto il complesso mondo dei migranti, formale ed informale, organizzando e programmando interventi e misure specifiche igienico–sanitarie mirate, impegnando le strutture della sanità pubblica e coinvolgendo le organizzazioni non governative impegnate nel campo sanitario internazionale in applicazione delle disposizioni normative, legislative e dei protocolli riguardanti la sicurezza generale e la sicurezza del mondo del lavoro.
Infine, le sottofirmatarie sigle sindacali, ritengono che il perpetuarsi dell’assenza delle misure e programmi per mettere in sicurezza igienico – sanitaria – COVID -19 – i migranti che si trovano sul territorio materano e regionale potrebbe ravvisarsi come una violazione alle precipue responsabilità di competenza della istituzione regionale.

Cgil Cisl Uil
Eustachio Nicoletti
Giuseppe Amatulli
Bruno Di Cuia

Scanzano, alla Città della Pace il “Centro di accoglienza per i migranti vittime di caporalato”

in Cronaca

Obiettivo dell’accordo è la costituzione del partenariato di progetto per la presentazione della proposta progettuale e la successiva realizzazione del “Centro di accoglienza per i migranti vittime del caporalato presso la Città della Pace sita in Scanzano Jonico”.

A siglare l’accordo – “data atto 23 Aprile 2020” –   di “partenariato” con la Regione Basilicata sono state le commissarie prefettizie Rosalia Ermelinda Camerini, Rosa Maria Simone e Maria Luisa Ruocco.

Nel progetto, la Regione assume il ruolo di capofila, il comune di Scanzano Jonico è invece partner  e “conferisce al capofila”. La Regione Basilicata, inoltre, in qualità di capofila anticiperà tutte le somme necessarie all’esecuzione delle linee operative  poste sotto la responsabilità dell’altro partner, fino al completo raggiungimento degli obiettivi di cui all’intervento finanziato.

Nella documentazione, disponibile sul sito web istituzionale del comune di Scanzano Jonico, è inoltre riportato:  “E’ intenzione della Regione Basilicata dare attuazione al “Protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura. La Regione ha interesse a promuovere sul proprio territorio la legalità e la sicurezza nel settore agricolo ed a tal fine ritiene di dover intervenire anche attraverso la realizzazione di un modello esemplare di “edilizia dell’accoglienza” che sia in grado di insediarsi positivamente nel tessuto della comunità della fascia jonica favorendo condizioni di reale integrazione”.

Dunque, una decisione storica quella assunta dalla Regione e che dà nuovo impulso, e per certi versi nuovi contorni, al progetto Città della Pace, originariamente pensato per accogliere i bambini e le famiglie in fuga dalle guerre e più in generale dalle inibizioni all’esercizio dei diritti umani, universalmente riconosciuti.

Come di ricorderà “madrina” del progetto fu la compianta Betty Williams, premio Nobel per la Pace.

 

Per dare corso al progetto attuale, che pone la questione della gestione dello sfruttamento dei lavoratori stranieri,  altrettanto importante, delicata e strategica per il territorio Metapontino, sono disponibili 2 milioni di euro rinvenienti dal “Programma operativo nazionale legalità 2014-2020 (per il contrasto al fenomeno del caporalato, del ministero dell’Interno).

La decisione della Regione, benché modifichi un po’ le originarie intenzioni, si fonda su valori importanti e di triste attualità anche per il comprensorio Metapontino. Come si ricorderà infatti, nell’agosto 2019 una lavoratrice morì in seguito a un incendio che si sviluppò negli stabilimenti de la “Felandina” a Bernalda, dove soggiornavano in condizioni a dir poco precarie – e irregolari –  decine di braccianti.

Certo, restano legittime le domande di tutti coloro che vogliono sapere di più sugli sviluppi del progetto, sugli impieghi effettivi dei 150 lavoratori e sul futuro degli stessi una volta che il loro lavoro sarà terminato.

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