Dalla pelle al cuore rock del Molise. Che come la Basilicata esiste, è doveroso puntualizzarlo.
Ci sono storie che forse non t’aspetti ma vengono da luoghi in cui il tempo è così lento che sembra essersi fermato. Luoghi in cui lo spopolamento è un dato numerico inquietante, da quelle parti infatti si sono registrati 3000 abitanti in meno negli ultimi 100 anni: emigrazione e terremoto le cause principali.
I fratelli Massimo e Carlo Fiorucci trasformano la pelle più pregiata, come quella toscana, in accessori e lo fanno in un laboratorio di Limosano, un posto del Molise con poco più di 700 anime, noto perché lí Checco Zalone ha girato la famosa scena:
– scusi, se un papà porta qui un figlio in vacanza…?
– é un coglione.
Ma cinema a parte, la storia dei due artigiani è un pentagramma composito in cui ritmo e passione per l’artigianato s’intrecciano magicamente per dare forma e sostanza ad
accessori in pelle destinati ad aziende come Armani, Trenitalia, Dolce&Gabbana, Ita Airways, Pfizer, Poste Italiane. E l’elenco delle grandi aziende italiane e estere che hanno bisogno di loro è ancora molto lungo.
Già, perché quando ci sai fare, hai capito come fare e hai dentro quella voglia viscerale di ribaltare i luoghi comuni che stanno svuotando, insieme con altri fattori, i borghi delle “piccole” regioni italiane, probabilmente fai capire che una speranza c’è.
E l’artigianato è uno degli strumenti per accrescere la fiducia: saper fare qualcosa significa poter realizzare un progetto professionale e di vita, anche dopo la necessaria esperienza fuori. Saper fare qualcosa consolida e rigenera le radici con la propria terra: proprio come è accaduto per loro.
Li abbiamo visti all’opera: nel corso della chiacchierata hanno confezionato gadget che ci hanno donato.
Mentre lavoravano a mano e con l’ausilio di apparecchiature, nell’aria si propagavano le note degli artisti che amano. Un legame forte, il loro, con la musica, infatti sono anche musicisti.
Massimo e Carlo Fiorucci, dal 1985 hanno il loro laboratorio, hanno sostenuto investimenti costanti in attrezzature e competenze. Adolescenza trascorsa al nord fra Seveso e Comodo. Poi il ritorno a Limosano, a 18 anni diventano soci del laboratorio che li ha assunti.
A Roma nel 1993 per 11 anni. Poi l’azienda è tornata a Limosano.
“Il nostro è un artigianato ormai introvabile perché chi si occupava di pelle ora è in pensione ed è difficile trovare qualcuno che voglia iniziare”.
I due hanno raccontato inoltre che si occupano del disegno, del modello e della trasformazione delle pelle.
Poi hanno spiegato come ancora oggi “i corteggiamenti” non manchino così come le proposte di tornare a Roma in qualità di consulenti.
Perché questa voglia di restare a Limosano?
“Nel Molise hai più tempo per fare le cose.
La vita è più lenta. In città è frenetico.
Di tornare in città dunque non se ne parla?
“Non ci pensiamo proprio. Siamo stati a Pomezia, nella zona industriale, ed è bastato”.
“L’artigianato potrebbe salvare i piccoli borghi e i piccoli borghi possono salvare l’artigianato”.
Oltre che artigiani, Massimo e Carlo sono apprezzati musicisti.
Il primo fa il batterista, ama la musica anni 70 jazz e rock, adora i Led Zeppelin, Yes, Miles Davis.
Il secondo suona il basso elettrico, e adora le note di bassisti come Jaco Pastorius e Victor Wootten.
Comprano dischi da quando sono bambini.
Gli stessi che ancora ascoltano nel loro laboratorio a Limosano fra un taglio e una cucitura. Fra un ritmo lento, per pensare, e uno slancio rock, per creare.