L’INTERVISTA. Pino Bianco presidente dei lucani in Germania: “La Basilicata è la mia vita sociale”

in Quattro Chiacchiere

Ha lasciato il piccolo paese dopo aver vissuto anche esperienze amministrative in qualità di consigliere comunale e assessore alla Cultura e alla Pubblica istruzione. Il primo luglio del 1991 ha aperto la trattoria La Muntagnola nel cuore di Berlino, città in cui vive stabilmente anche se spesso è nella sua Scanzano Jonico.

Pino Bianco è “presidente dei lucani in Germania” e in questa nuova veste ha risposto alle domande che gli sono state rivolte. Ha attraversato gli argomenti della sua vita, molto spesso legati a vicende politiche e sociali. Anzi, ha tenuto a precisare che, nonostante i 1918 km che separano Berlino da Scanzano Jonico, “la Basilicata è la sua vita sociale”.

Ha ripercorso i momenti belli e le sue battaglie a favore della legalità,

come quando disse no alle organizzazioni criminali italiane che chiedevano il pizzo ai ristoratori a Berlino.

Fondò, con altri suoi colleghi, “Mafia? Nein Danke”, associazione antimafia molto concreta contro la criminalità organizzata e attiva nel contrastare il pensiero mafioso.

Pino Bianco ha parlato dell’attuale momento di forte crisi economica che vive la Germania, “la locomotiva dell’economia” europea e mondiale che è in stato di recessione.

Infine, il suo commento sull’attualità e le ultime vicende che vedono Scanzano al centro di indagini da parte dell’antimafia.

E fra gli indagati c’è il primo cittadino, Pasquale Cariello, per un presunto “inchino” durante la processione al mare del 15 Agosto 2024.

Ciao Pino, come ci si sente ad essere presidente dei lucani in Germania?

All’inizio un po’ di emozione. Mi aspettavo il classico “chi te l’ha fatta fare” ma come ha detto mia madre in realtà continuerò a fare quello che ho fatto finora: dal 1991 sono stato il portabandiera della Basilicata, quando questa regione non era conosciuta né a Berlino né in Italia. Di questo ne vado orgoglioso.

Essere diventato presidente è la continuazione di quello che ho fatto finora, la Basilicata è al primo posto nella mia vita sociale.

In cosa consiste esattamente il tuo ruolo di presidente?

“Fare il coordinatore fra le rappresentanze di lucani di Germania, sono tante le comunità lucane presenti a Berlino, Francoforte e altre importanti città tedesche. Si tratta di presenze importanti, attive nella diffusione della cultura lucana. Io dovrò coordinare”.

Come sono i lucani che stanno in Germania? Noti delle differenze fra l’essere lucani in Basilicata e l’essere lucani altrove, nel tuo caso in Germania?

“Questo tema l’abbiamo affrontato qualche sera fa con Dino Paradiso (attore e comico, ndr) nel corso di un’iniziativa a Milano con il Corriere della Sera. È sempre più difficile trovare all’estero un italiano che fa il lavapiatti.

Trovi lucani a dirigere aziende, proprietari di ristoranti, in molti casi parliamo di persone che occupano posti di comando importanti. Ci sono direttori di banca, professori universitari.

Perché accade questo è difficile da spiegare, forse la “cappa” in Basilicata non dà possibilità a chi ha voglia di esplodere il proprio talento. Poi si va fuori e quasi tutti i lucani arrivano a conquistare posizioni autorevoli. Mi è capitato di vederlo a New York, a Francoforte e a Berlino mi capita di assistere a queste piacevoli scoperte ogni giorno. Ci sono ragazzi lucani che qui a Berlino sono un patrimonio”.

Il tuo impegno civico anche a Berlino è sempre stato intenso, ricordiamo che sei fra quelli che hanno detto no al pizzo e che con coraggio hanno fatto sì che certe personaggi fossero consegnati alla giustizia. La mafia purtroppo non conosce confini e soprattutto esiste ancora, come si combatte?

“In Germania noi l’abbiamo combattuta facendo rete. Non ci siamo chiusi nella paura. Dopo la strage mafiosa di Duisburg la considerazione dei tedeschi verso gli italiani calò fortemente. Per intenderci tornammo ai tempi delle copertine sui giornali con spaghetti e pistola. Oppure ricordo le prime pagine di riviste che ritraevano la pizza divisa in spicchi e la domanda in tedesco: ogni volta che mangi la pizza quanto paghi alla criminalità? Fu tremendo, andare indietro di trent’anni così decidemmo di dar vita a Mafia? Nein danke, un’associazione che oggi è diventata molto importante e che ha contribuito fortemente a far capire ai tedeschi che la mafia non è solo una questione di pizzo ma che è entrata nel capitale e ha un potere enorme in Italia e fuori. Basta considerare che le organizzazioni criminali dopo la caduta del muro di Berlino hanno acquistato tutto ciò che potevano perché avevano liquidità che proveniva da traffici illeciti. Avevano già all’epoca soldi a palate. Forse in quel tempo faceva comodo anche ai tedeschi ma poi si sono accorti dell’oppressione e della violenza di cui sono capaci le organizzazioni criminali”.

Da quanto leggiamo e ascoltiamo dai mezzi di informazione, la Germania pare stia vivendo un momento di recessione economica: tu che ci vivi cosa sai dirci di più?

“In Germania siamo in una fase di recessione. La popolazione è sfiduciata e non crede nel futuro. C’è un pessimo governo, purtroppo devo ammetterlo da sostenitore. C’è da aggiungere che la Germania ha subito più di tutti le conseguenze della guerra in Ucraina. Sotto sotto questa guerra è stata fatta contro la Germania che aveva un rapporto privilegiato con la Russia in virtù del quale il gas costava meno, come tutte le materie prime in generale. Come si ricorderà il rapporto che la Merkel instaurò con Putin era ottimo. Oggi non è più così e la sfiducia c’è. La politica attuata dai Verdi è deleteria, questa società è in profonda crisi. Tutti aspettano che questo governo vada a casa. Viene da chiedersi quale potrebbe essere l’alternativa e preoccupa la possibilità che come sta accadendo in altri Paesi europei la destra vada al comando. La gente non ce la fa più ma vero è che ormai in Germania si guadagna di più stando a casa anziché andare a lavorare”.

Ti riferisci al troppo assistenzialismo?

“Sì, troppo assistenzialismo. Difficilissimo trovare un operaio disponibile a lavorare, perché tutti i lavoratori vogliono il minijob. Si tratta molto spesso delle stesse persone alle quali lo Stato ha garantito una casa, le spese di prima necessità e 500 euro per sopravvivere. A tutto ciò si aggiunge la possibilità di fare un minijob, quindi una forma atipica di lavoro con una mini retribuzione e tempi di lavoro contenuti. Scegliere di fare un lavoro completo invece farebbe decadere i privilegi, quindi si preferisce rimanere con i minijob.

Faccio questa triste considerazione da uomo di sinistra”.

In risposta al tuo pensiero è frequente in Italia contrapporre l’argomento che i lavoratori sono stanchi di essere sfruttati e quindi preferiscono forme di sostegno e assistenzialismo. Anche in Germania è così?

“In Germania abbiamo il reddito minimo di 13 euro all’ora, che tuttavia per i lavoratori è pochissimo. Poi qui a Berlino, come in tutta la Germania, l’inflazione è altissima. Fino a poco tempo fa un giovane che decideva di stare a Berlino aveva la sua stanza a 300 euro, ora ce ne vogliono almeno 600 al mese. Per una famiglia andare a fare la spesa è un problema”.

Il tuo settore, la ristorazione, come se la passa a Berlino?

“La gastronomia sta morendo, l’Iva è al 19%. Per un periodo è stata al 7 perché c’è stata di mezzo la pandemia, ora i costi sono aumentati, quindi abbiamo alzato i prezzi dei menù altrimenti sarebbe stato impossibile andare avanti. Ovviamente per le famiglie è diventato impossibile andare a mangiare al ristorante, i locali chiudono”.

Torni spesso a Scanzano, la tua città, la prossima volta cosa vorresti trovare di nuovo?

“A me Scanzano turisticamente piace così com’è, ancora molto selvaggia per certi aspetti naturalistici. Mi piacerebbe allo stesso tempo trovare un territorio più evoluto. Ho letto le cronache di questi giorni che riguardano Scanzano, ho appreso di un’inchiesta che coinvolge il sindaco di Scanzano in carica, Pasquale Cariello, per uno pseudo inchino fatto nei confronti della famiglia Scarcia.

Trovo la vicenda ridicola e lo dico da cittadino che non ha votato per Pasquale Cariello. Penso che debba avere la possibilità di lavorare e portare avanti nella legalità il progetto politico che ha proposto alla città con gli altri componenti della maggioranza.

Pasquale Cariello può avere altre pecche ma per quanto lo conosco io, questa no.

Sono preoccupato perché in questi casi i cittadini possono perdere la fiducia verso le istituzioni”.

Altri progetti, Pino?

“Da decenni sono convinto e penso di aver dimostrato che i ristoranti lucani all’estero sono il bigliettino da visita della Basilicata nel mondo.

Sono come delle ambasciate, chi va nei ristoranti lucani, e mangia lucano, poi ha voglia di andare in Basilicata.

Ho in programma di mettere insieme tutti i ristoranti lucani presenti in Germania per fare rete. Inoltre, voglio fare una ricognizione di tutte le giovani menti lucane che sono qui in Germania. Fare un censimento di queste persone, che in molti casi sono ingegneri, donne e uomini con menti geniali e creative, che sono il futuro della Basilicata anche se vivono fuori. Sono convinto che l’amore che hanno verso la loro regione è sempre forte, anzi è ancora più forte quando si è fuori, pertanto hanno tanto da dare.

Lascio i miei contatti e mi metto a disposizione dei ristoratori e dei ragazzi geniali e delle loro famiglie: ristoratorilucani@gmail.com

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