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Deposito Nazionale rifiuti radioattivi: verso la consultazione pubblica

in Cronaca

Deposito Nazionale rifiuti radioattivi: verso la consultazione pubblica. Il Seminario Nazionale si concluderà il 15 dicembre, poi si aprirà così la seconda fase della consultazione pubblica, durante la quale potranno essere inviate eventuali altre osservazioni e proposte

Roma, 24 novembre 2021. Si è svolta questa mattina la sessione plenaria di chiusura del Seminario nazionale, iniziato il 7 settembre scorso, con la quale è terminato il primo momento di confronto pubblico sul progetto del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco tecnologico, dopo la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), avvenuta il 5 gennaio scorso.L’incontro di oggi è stato aperto dagli interventi di Vannia Gava, Sottosegretario al Ministero della Transizione Ecologica, Ivan Scalfarotto, Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Gilberto Pichetto Fratin, Vice Ministro dello Sviluppo Economico, ed Emanuele Fontani, Amministratore Delegato di Sogin. Hanno partecipato ai lavori: Maurizio Pernice, Direttore di ISIN, Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione; Simon Morgan, Responsabile del Gruppo di Lavoro sul decommissioning e la gestione dei rifiuti radioattivi di WENRA, Western European Nuclear Regulator’s Association; Bengt Hedberg, Curatore del Report “SRLs for the disposal of radioactive waste” di WENRA; Rebecca Tadesse, Direttrice della Divisione decommissioning e gestione dei rifiuti radioattivi di NEA, Nuclear Energy Agency; Gilberto Dialuce, Presidente di Enea, Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile; Stefania Ravazzi, Docente di Analisi delle politiche pubbliche presso l’Università di Torino, Dipartimento di culture, politica e società; Simona Fabiani in rappresentanza della CGIL; Angelo Emilio Colombini in rappresentanza della CISL; Antonio Cozzolino, in rappresentanza della UIL; Fabio Chiaravalli, Direttore della Funzione Deposito Nazionale e Parco Tecnologico di Sogin e Luigi Perri, Presidente di Sogin che ha chiuso i lavori.

Il Seminario nazionale, tappa fondamentale della prima fase della localizzazione del Deposito Nazionale, è stato un momento significativo di corretto confronto democratico con tutti gli attori interessati alla realizzazione dell’opera – ha affermato Vannia Gava, Sottosegretario di Stato al Ministero della Transizione Ecologica. I lavori si sono svolti nella massima trasparenza e hanno permesso di spiegare le ragioni per cui l’Italia, come avviene nel resto d’Europa, debba farsi carico di una gestione in sicurezza dei propri rifiuti radioattivi. Le esperienze all’estero – ha concluso – testimoniano che infrastrutture analoghe a quella che dobbiamo realizzare nel nostro paese rappresentano un’occasione unica per lo sviluppo sociale ed economico del territorio che deciderà di ospitarla”.

Il Seminario Nazionale – ha commentato Emanuele Fontani, Amministratore Delegato di Soginè stato un momento di confronto significativo con i territori di riferimento. L’ampia partecipazione dei cittadini e dei principali stakeholder ci ha consentito di rispondere ai diversi interrogativi che ruotano attorno alla realizzazione del Deposito e di sottolineare, una volta di più, la necessità di tale infrastruttura per il Paese al fine di chiudere il ciclo del nucleare italiano e gestire in maniera più sostenibile e sicura i rifiuti radioattivi, inclusi quelli prodotti dalla medicina nucleare, dall’industria e dalla ricerca scientifica”.

Ringrazio i partecipanti al Seminario Nazionale per gli eccellenti contenuti posti a fattor comune in queste settimane passate insieme – ha dichiarato Fabio Chiaravalli, Direttore della Funzione Deposito Nazionale e Parco Tecnologico di Sogin. Ritengo che lo scopo preposto sia stato raggiunto al meglio. È stata acquisita dai territori una ragguardevole mole di documenti tecnici di dettaglio, anche dal punto di vista della cultura e delle tradizioni dei luoghi, – ha aggiunto – che costituirà un efficace contributo nell’ambito delle attività per la stesura della prossima Carta Nazionale delle Aree Idonee”.

I lavori del Seminario si sono articolati in nove incontri, trasmessi in diretta streaming sul sito  e presenti su Youtube, sul sito Sogin Channel. Oltre alle sedute plenarie di apertura e chiusura si sono svolte sette sessioni di lavoro, una nazionale e sei territoriali, che hanno interessato le regioni coinvolte dalla CNAPI: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia e Basilicata, Sicilia, Sardegna.

Oltre 160 i partecipanti al Seminario Nazionale, che ha visto gli interventi dei rappresentanti di Enti locali, associazioni, comitati, organizzazioni datoriali e sindacali dei territori, di singoli cittadini, e di relatori tecnico-istituzionali.

Nel corso della prima fase della consultazione pubblica e del Seminario sono state formulate circa 200 domande, che hanno ricevuto tutte una risposta, o per iscritto o in forma orale durante la diretta. Sono stati approfonditi diversi temi tra cui la rispondenza delle aree individuate nella CNAPI ai requisiti internazionali stabiliti dalla IAEA (International Atomic Energy Agency) e a quelli nazionali individuati dall’ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione). Inoltre, sono stati illustrati gli aspetti relativi alla sicurezza dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente e i benefici economici e di sviluppo territoriale collegati alla realizzazione dell’opera e alle misure compensative previste.

Il Seminario Nazionale si concluderà il 15 dicembre con la pubblicazione del resoconto complessivo dei lavori. Si aprirà così la seconda fase della consultazione pubblica, della durata di trenta giorni, durante la quale potranno essere inviate eventuali altre osservazioni e proposte tecniche finalizzate alla predisposizione della proposta di Carta Nazionale Aree Idonee (CNAI), che terrà conto dei contributi emersi nelle diverse fasi della Consultazione Pubblica. Al termine di questa fase, con la pubblicazione della CNAI, le Regioni e gli Enti locali potranno esprimere le proprie manifestazioni d’interesse, non vincolanti, ad approfondire ulteriormente l’argomento.

Scorie nucleari: la Basilicata rinnova il no

Scorie nucleari: la Basilicata rinnova il no

in Cronaca

Scorie nucleari: la Basilicata rinnova il no. “Unanime contrarietà”. La Basilicata ha già dato per quanto riguarda le estrazioni petrolifere

Relazione dell’assessore all’Ambiente ed Energia Gianni Rosa nella procedura di consultazione sulla localizzazione del Deposito unico dei rifiuti radioattivi in collegamento con la SOGIN.

La Basilicata esprime la totale, unanime, contrarietà alla proposta di localizzazione, costruzione ed esercizio del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico ex D.lgs. n. 31/2010, redatta da So.G.I.N. S.p.A. nei 17 siti individuati e ricadenti nel territorio regionale. Possiamo permetterci di affermare che questa posizione è unanime perché le Province, i Comuni interessati, l’Anci, in rappresentanza di tutti i Comuni della Regione, la comunità scientifica regionale (UNIBAS, CNR, CGIAM, ARPAB), i corpi sociali e professionali e le Associazioni di settore hanno partecipato, a vario titolo, alla redazione del “Documento delle Osservazioni Tecnico-Scientifiche” (DOTS), approvato dalla Giunta Regionale nella seduta dello scorso 2 marzo e trasmesso a So.G.I.N. S.p.A. il 4 marzo.

Con altrettanta visione di unità, la Regione ha coinvolto nelle sue valutazioni anche la vicina Regione Puglia direttamente cointeressata in due dei 17 siti individuati in Basilicata.

Questo importante documento è frutto di un lavoro di condivisione e di partecipazione che costituisce l’espressione di tutti i cittadini lucani; è frutto del difficile lavoro di coordinamento svolto dalla Direzione Generale del Dipartimento Ambiente e Energia, con il prezioso supporto di FARBAS; è frutto dello sforzo congiunto di tutti i funzionari e collaboratori del Dipartimento Ambiente. E permettetemi di esprimere il mio apprezzamento ed un sentito ringraziamento perché è grazie a tutti se la piccola Basilicata è riuscita a produrre un documento tecnico tanto corposo nei tempi e nelle modalità previste dalla procedura, senza tenere conto della proroga assegnata negli ultimi giorni.

Il DOTS trasmesso, quindi, rappresenta il risultato del coordinamento delle istanze e condivisione di intenti dei cittadini lucani ma è soprattutto un documento tecnico-scientifico che analizza in maniera obbiettiva le criticità della proposta So.G.I.N. S.p.A., che emergono sin da una prima lettura del lavoro condotto negli anni dalla So.G.I.N. e da Ispra, il quale lavoro, con riguardo alla idoneità delle aree identificate in Basilicata, non prende in considerazione, ad esempio, gli strumenti di pianificazione e di programmazione adottati dalla Regione Basilicata negli ultimi anni, è basato su dati risalenti ed è, per questo, poco credibile.

Il procedimento di formazione del DOTS assicura, invece, una base tecnico-scientifica solida che non rappresenta un diniego immotivato ed egoistico nei confronti delle esigenze del Paese, né una sterile contrapposizione istituzionale tra Stato e Regione, ma la sintesi di accurate riflessioni, valutazioni e determinazioni tecnico-scientifiche. Il procedimento adottato dalla Regione Basilicata è una garanzia della scientificità del documento. Il modello organizzativo, coordinato dal Dipartimento Ambiente ed Energia, ha previsto l’analisi della proposta attraverso dei Tavoli Tematici, dando giusto spazio e rilievo sia alla più ampia partecipazione sia ai contenuti di carattere tecnico e scientifico, che consentissero un puntuale inquadramento delle criticità riscontrate e degli elementi oggettivi e quantificabili, declinati secondo i proposti criteri di approfondimento individuati dalla documentazione resa disponibile, e secondo le modalità di cui alla citata procedura di consultazione pubblica indetta dalla Sogin.

Entrando rapidamente nel merito, i lavori condotti dai Tavoli Tematici (Tavolo Tematico 1 – Struttura idro-geo-morfologica; Tavolo Tematico 2 – Struttura naturalistica; Tavolo Tematico 3 – Struttura antropica; Tavolo Tematico 4 –Strutture strategiche di relazione; Tavolo della Ricerca) sono stati principalmente indirizzati a colmare le carenze del quadro conoscitivo adottato a supporto della definizione della CNAPI da parte sia della Sogin sia di ISPRA.

Come già accennato, è utile evidenziare come l’insieme delle informazioni riportate nella documentazione resa disponibile ai fini della consultazione pubblica di cui all’art. 27 del D.Lgs 31/2010, risulti non aggiornata rispetto agli strumenti di pianificazione, di programmazione, agli atti e determinazioni approvate ed adottate dalla Regione Basilicata negli ambiti specifici del paesaggio, infrastrutture, rete ecologica, sviluppo rurale, agricoltura, energia, gestione delle risorse naturali, delle infrastrutture strategiche e dei servizi etc. in una visione di “soggettualità territoriale” e pianificazione strategica integrata.

Il quadro conoscitivo emerso, riportato in dettaglio negli allegati al DOTS, ha previsto un’analisi specifica per ognuno dei 17 siti individuati, che ha evidenziato elementi di criticità e di incompatibilità con la previsione di idoneità emersa nella fase di individuazione delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il Deposito Nazionale ed il Parco Tecnologico.

Allo stesso tempo, sempre in una azione propositiva di collaborazione e trasparenza del processo di consultazione e di partecipazione attiva, è stato costruito una Sistema Informativo Territoriale, corredato di un corposo volume di tematismi, a supporto delle istanze rappresentate ed estremamente utile ad un inquadramento sufficientemente dettagliato degli elementi e fattori di vulnerabilità e criticità esistenti. Il SIT ha censito, organizzato, razionalizzato e rappresentato l’insieme dei dati esistenti, integrando i tematismi relativi ad ambiti e competenze differenti, al fine di consentire una lettura multidisciplinare delle informazioni presenti presso i dipartimenti e uffici regionali. In tale strutturazione del database, sono stati altresì acquisiti e catalogati dati, misure, rilievi, valutazioni e determinazioni rappresentati in studi, indagini ed analisi condotte sui siti direttamente interessati dalla localizzazione, ovvero in aree marginali di prossimità e/o di area vasta, al fine di poter estrarre/estrapolare le informazioni utili alla valutazione degli scenari conoscitivi e delle possibili interferenze.

Dal contesto informativo emerso, ribadendo l’invito ad una analisi dettagliata dei contenuti emersi dai singoli tavoli per ogni sito analizzato, si ritiene utile richiamare alcuni elementi salienti di criticità che impongono una riclassificazione della potenziale idoneità dei siti ricadenti in toto od in parte nel territorio della regione Basilicata. In particolare:

  1. criterio di esclusione CE2 – aree contrassegnate da sismicità elevata

Il criterio di esclusione CE2 ha messo in evidenza una trattazione piuttosto sommaria della problematica. Sono infatti emersi alcuni aspetti di criticità, sia nella formulazione che nell’applicazione di tali criteri. Va anche fatto rilevare che il criterio CE2, unitamente al criterio CE3, non trova alcuna corrispondenza nei criteri di approfondimento, quasi a significare che un ulteriore approfondimento di queste tematiche non sia stato ritenuto necessario. Mentre, invece, è essenziale.

  1. criterio di esclusione CE3 – aree interessate da fenomeni di fagliazione

Nella relazione d’area per tutti i 17 siti considerati è riportato lo stesso risultato: “La ricognizione complessiva del quadro conoscitivo esistente, unitamente agli elementi raccolti mediante i rilievi in campo, non ha fornito nette evidenze di fagliazione nell’area in esame”. L’analisi della SOGIN non prende in esame alcuna fonte di dati, ad esclusione delle due citate nella relazione (ITHACA e DISS). Anche in questo caso, è fortemente carente.

  1. criterio di esclusione CE4 – aree caratterizzate da rischio e/o pericolosità geomorfologica e/o idraulica di qualsiasi grado e le fasce fluviali

Per tutte le aree, la verifica del criterio di esclusione e, in particolare, l’individuazione delle aree a rischio frana, è stata effettuata utilizzando le informazioni riportate nei Piani di Assetto Idrogeologico e nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI). Questi strumenti hanno evidenziato che tutte le aree comprese nel cluster Potenza sono caratterizzate dalla presenza di zone a rischio frana di grado variabile. Alcune di queste (PZ-8, PZ-13) mostrano zone a rischio R1 e R2 direttamente nell’area individuata.

  1. criterio di esclusione CE10 – aree caratterizzate da livelli piezometrici affioranti o che, comunque, possano interferire con le strutture di fondazione del deposito

Il criterio esclude le formazioni caratterizzate da livelli piezometrici affioranti o che, comunque, possano interferire con le strutture di fondazione del deposito. Nella Relazione di Sogin, la formazione viene descritta come un complesso argilloso-marnoso considerabile come un substrato pressoché impermeabile. I dati sperimentali, ottenuti mediante analisi in sito e in laboratorio dai ricercatori del Laboratorio di Geotecnica di Università della Basilicata su campioni rappresentativi del complesso delle Argille Subappennine lucane, mostrano, al contrario, che la permeabilità del sottosuolo può essere elevata, che il sottosuolo è saturo di acqua, e che i livelli piezometrici interferirebbero con le opere.

  1. criterio di esclusione CA9 – parametri chimici del terreno e delle acque di falda

Sulla base dei dati geologico-stratigrafici, idrogeologici, tessiturali e mineralogici attualmente a disposizione per i sedimenti che ricadono nelle aree-cluster individuate in Basilicata, il rischio di una vasta mobilità geochimica, con eventuale interessamento della falda acquifera, in diversi casi non profonda, risulta non trascurabile.

  1. criterio di esclusione CA11 – produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, luoghi di interesse archeologico e storico

Non è riportata l’attività in corso di redazione del Piano Paesaggistico Regionale ai sensi dell’Intesa sottoscritta con MIBACT e MATTM che nel Documento Programmatico approvato con DGR 1372/2018 ed integrato con DGR 332/2019 pone al centro di interesse il territorio rurale inteso complessivamente come bene pubblico. Il quadro conoscitivo elaborato nel Piano completo in relazione alle Tutele è stato validato dal Comitato tecnico Paritetico Regione, MIC, MITE ed è il riferimento per il repertorio dei vincoli e relative perimetrazioni. I siti del Deposito Nazionale si collocano all’interno delle aree agricole più importanti della Basilicata. I paesaggi rurali interessati, così come definiti dal Piano Paesaggistico in corso di avanzata formazione, sono quelli dei Terrazzi e della Pianura costiera; i terrazzi del Bradano; l’altopiano della Murgia materana.

  1. criterio di esclusione CA13 – presenza di infrastrutture critiche rilevanti o strategiche

Tra le infrastrutture strategiche, esistenti o già individuate negli strumenti di pianificazione, che determinano insediamenti futuri di attività antropiche che possono risultare inficiate e/o compromesse dalla costruzione del deposito e, allo stesso tempo, compromettere l’isolamento del deposito stesso, sono da annoverare sicuramente quelle idriche, energetiche (gas, petrolio o di tipo geotermico) e minerarie. Questo si evince dall’analisi del criterio CA13: Presenza di infrastrutture critiche rilevanti o strategiche, non possono essere escluse tutte quelle opere e grandi infrastrutture strategiche di rilevanza nazionali, già riconosciute e programmate dallo Stato nei piani di sviluppo di vaste aree regionali con la legge Obiettivo 443/2001 e con le successive delibere CIPE 121/2001, 146/2006 e 3/2008. Tra queste vanno annoverate le infrastrutture idriche, sia ad uso idropotabile sia irriguo sia industriale, di accumulo, trasferimento e distribuzione realizzate e da realizzarsi quali dighe, traverse, adduttori, vasche di compenso e condotte di distribuzione a servizio di distretti irrigui (in particolare lo schema idrico Basento-Bradano e il grande adduttore del Sinni), che non sono state affatto considerate dalla proposta Sogin. Questi sono solo alcuni dei rilievi tecnici contenuti nel DOTS che da soli giustificano la posizione di diniego della Regione Basilicata. Tuttavia, proprio per quanto detto all’inizio, la stessa posizione è rafforzata anche dall’unanime no delle Istituzioni locali che rappresentano il comune sentire dei cittadini e della società lucana, e che, per prossimità e vocazione, sono deputati ad un’attenta valutazione e composizione dei differenti interessi coinvolti.

La Basilicata ha già dato e continua a dare alla Nazione. Contribuisce, da anni, al livello di approvvigionamento di petrolio, con il più grande giacimento on shore d’Europa, e oggi ancor di più con un secondo Centro Olio. Nell’epoca del nucleare, ha messo a disposizione il proprio territorio con l’impianto ITREC di Rotondella. Ancora oggi ne paghiamo le conseguenze con uno smantellamento che va avanti da 20 anni e che non è esente da danni ambientali.

La Basilicata è ricca di risorse naturali: stiamo parlando dell’oro blu di cui siamo i maggiori esportatori verso altre regioni con oltre il 70% di produzione idrica. Ospita il Parco nazionale più grande d’Italia, nonché custodisce parte del patrimonio mondiale UNESCO con Matera.

Il rovescio della medaglia è che siamo ancora fortemente penalizzati nell’accessibilità infrastrutturale: siamo la regione con minori chilometri di autostrada in Italia (0,29 Km per 100 Kmq di area) e con una rete ferroviaria marginale ed inadeguata.

In conclusione, ribandendo la totale contrarietà alla proposta di localizzazione, costruzione ed esercizio del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico ex D.lgs. n. 31/2010 redatta da So.G.I.N. S.p.A. per i 17 siti individuati e ricadenti nel territorio regionale, auspico fortemente che gli elaborati e la documentazione scientifica, tecnica ed amministrativa prodotta sia seriamente valutata nelle prossime fasi di questo complesso procedimento e che si possa giungere alla definitiva dichiarazione di non idoneità di questi territori tale da giustificare la loro esclusione dalla CNAPI.

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Scorie nucleari in Basilicata, la CEI ne discute in video-conferenza

in Appuntamenti

Mercoledì 27 gennaio 2021 alle ore 19 la questione dello stoccaggio delle scorie radioattive che interessa anche la Basilicata sarà discussa in videoconferenza con i delegati del laicato cattolico associato ed alcuni rappresentanti istituzionali.

L’incontro sarà presieduto dall’arcivescovo di Matera-Irsina Monsignor Pino Caiazzo in qualità di Delegato della Pastorale Sociale e del Lavoro della CEB di Basilicata.

Si potranno seguire i lavori attraverso la diretta streaming sul sito di Logos https://www.logosmatera.it/ oppure sulla pagina Facebook di Logos-Matera https://www.facebook.com/logosleragionidellaverita o sul canale Youtube Logos-Matera
https://www.youtube.com/channel/UC6KIkdJ5BFlUa-MGeAoqHvQ

Le Chiese di Basilicata non sono estranee alle vicende che coinvolgono il territorio e alla notizia che in Basilicata sono stati individuati 17 potenziali siti, a fronte dei 67 in tutta Italia per lo stoccaggio delle scorie, si interrogano offrendo una riflessione e un confronto tra diversi attori del discernimento, per una maggiore comprensione del problema e per un eventuale contributo che possono dare quale risposta al documento stesso.
Insieme, il Laicato cattolico associato e la delegazione regionale di Pastorale sociale e del lavoro della Conferenza Episcopale di Basilicata hanno organizzato un dibattito, che si terrà mercoledì 27 gennaio alle ore 19,00 in diretta streaming, per riflettere sul tema.
L’evento è strutturato sull’intervento dei vari rappresentanti da più luoghi di riunione collegati tutti tra di loro da una connessione in videoconferenza che il team del giornale diocesano di Matera-Irsina Logos-Le ragioni della verità ha organizzato.
L’idea generale è quella di far sentire la voce della Chiesa: Vescovi, Uffici Ecclesiali, Movimenti, Associazioni…Laici. Come uomini e come cristiani è necessario interrogarsi sull’impatto che le scorie hanno su un qualunque territorio, a partire – ovviamente – da quello lucano.

In forza dei suggerimenti che Papa Francesco suggerisce nell’Enciclica Laudato sii, i cristiani devono sentirsi protagonisti di una “conversione ecologica” che produca una “cultura ecologica” in grado di proteggere e valorizzare la casa comune.

Pertanto, risulta doveroso, come Chiesa, proprio alla luce del documento della Sogin, approfondire il tema dell’eventuale stoccaggio delle scorie comprendendone “pro e contro”, al fine di poter fornire un eventuale contributo per la redazione di un documento che il territorio lucano potrà dare.

Da Matera, presso il Salone degli Stemmi si ritroveranno per gli interventi:

• Il delegato della Pastorale Sociale e del Lavoro della CEB di Basilicata mons. Antonio Giuseppe Caiazzo;
• Il presidente della Provincia di Matera e sindaco di Montalbano Jonico Piero Marrese;
• Il sindaco di Matera Domenico Bennardi;
• Il direttore Delegazione Regionale Pastorale Sociale del Lavoro mons. Filippo Lombardi;
• Il moderatore del dibattito Lindo Monaco, Presidente della CRAL (Consulta Regionale Aggregazioni Laicali).
Dalla Regione Basilicata ci sarà l’Assessore all’Ambiente ed Energia Gianni Rosa;
Dalla Provincia di Potenza ci sarà il Presidente Rocco Guarino, sindaco di Albano di Lucania.

Inoltre, dalle rispettive sedi i presidenti delle CDAL (Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali):
• Giancarlo Grano presidente CDAL dell’Arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo;
• Annamaria Bianchi presidente CDAL della Diocesi di Tursi;
• Erminia Pantaleo presidente CDAL della Diocesi di Melfi;
• Massimiliano Burgi presidente CDAL dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina.
Inoltre, interverranno:
• il presidente FISM Edmondo Soave del Direttivo CRAL Basilicata;
• il ricercatore Franco Vespe della PSL (Delegazione regionale Pastorale Sociale del Lavoro).

Svolgeranno le relazioni:
• Fausto Santangelo, Ingegnere ambientale, Amministratore CRAL;
• Salvatore Arpaia, Ricercatore, esperto in impatto ambientale.
Intervento conclusivo: Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo di Matera-Irsina e Vescovo Delegato CEB Pastorale Sociale del Lavoro.

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