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Lucus a Lucendo a Matera e Aliano

in Cultura

A proposito di Carlo Levi un film di Alessandra Lancellotti, Enrico Masi

 

 

 

Un viaggio per luoghi, immagini, e tracce dell’eredità di un grande pittore, un grande scrittore, un grande uomo del nostro Novecento. Del nostro presente.

 

Viene presentato in prima mondiale al 37. Torino Film Festival Lucus a Lucendo. A proposito di Carlo Levi, il film documentario di Alessandra Lancellotti ed Enrico Masi dedicato a una figura unica del panorama artistico e intellettuale del Novecento.

Il film è una produzione Caucaso con Istituto Luce Cinecittà, e in collaborazione con Domus Films. È stato realizzato con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund, con il fondo etico BCC Basilicata, il supporto della Fondazione Carlo Levi, del Comune di Tursi, del Comune di Aliano e con il Patrocinio della Città di Torino, Città di Matera e Lucana Film Commission.

Tra il genere biografico e creativo, il documentario è l’incontro delle diverse traiettorie di vita, di tempo e di espressione artistica di Carlo Levi, personalità angolare del Novecento italiano ed europeo. Un uomo che ha che contributo alla complessa storia d’Italia tra il fascismo e il dopoguerra.

L’autore mondialmente noto per il suo capolavoro, il romanzo sul confino politico Cristo si è fermato a Eboli (da cui anche la trasposizione filmica di Francesco Rosi del 1979), e di altri importanti testi narrativi e saggistici. Il creatore di un’opera pittorica intensa e riconosciuta. Il propulsore di un lascito etico e politico lucido, ispirante, sorprendentemente attuale. Scrittore, pittore, medico, uomo politico per passione condannato al confino per antifascismo, antropologo e poeta per vocazione. Il film interroga queste diverse tensioni, e un florilegio di temi leviani per niente superati, e urgenti: il significato della libertà, l’idolatria del potere, le retoriche della propaganda. E la stupenda scoperta dell’altro, la sua antropologia nel Mezzogiorno dei poveri, dei contadini, delle classi subalterne. Che significò per lui e per la nostra cultura una straordinaria scoperta di sé. Un fuoco di pensiero critico e di umanità. Non un documentario biografico, ma un viaggio alla scoperta delle realtà attuali descritte da Levi nel suo percorso, con una voce chiaroveggente e resistente al tempo. Una figura tanto unica da poter incorporare due anime che oggi pare inconcepibile accostare: l’uomo politico, e il poeta. Protagonista del film è Stefano Levi Della Torre, pittore e nipote dell’intellettuale torinese, che a distanza di due generazioni intraprende un viaggio nei luoghi del confino e della vita pubblica di Carlo, tra il Piemonte, Parigi, la Lucania, Roma, con l’obiettivo di creare un’opera pittorica che possa racchiudere i simboli dell’impegno politico e artistico di Levi. Ad accompagnarlo uno dei più importanti studiosi e intellettuali italiani, Carlo Ginzburg, e Alessandra Lancellotti, regista e personaggio in campo, che incarna un nuovo discepolo, ruolo che Stefano aveva ricoperto con lo zio. Il loro dialogo si intreccia con le immagini di alcuni dei più importanti archivi visivi d’Italia; con i grandi avvenimenti della storia collettiva e con la dimensione intima, familiare e artistica di Carlo Levi.

E corrono le immagini di ieri e di oggi della Lucania, rivelata nel Cristo. Quel territorio di cui Carlo Levi ricordava il passato boschivo con l’espressione lucus a non lucendo (bosco della non luce). Quel paesaggio oscuro conosciuto durante il suo confino, oggi, ospita Matera, Capitale Europea della Cultura. film segna l’esordio alla regia di Alessandra Lancellotti, architetto lucano e assegnista di ricerca a Torino. Ed è la nuova regia di Enrico Masi, che col precedente Shelter ha rappresentato il caso nel 2019 di un documentario italiano presentato in numerosi, importanti festival europei. Lucus a Lucendo. A proposito di Carlo Levi sarà presentato in competizione al TFF in Italiana.doc, il 24 Novembre al Cinema Massimo. Dopo Torino, il film raggiungerà Matera il 27 Novembre come evento di chiusura di un importante convegno dedicato all’artista, “Carlo Levi e la Crisi della Civiltà”, nella programmazione ufficiale di Matera 2019.

E il 28 novembre il Comune di Aliano, luogo dove Carlo visse il suo confino e dove fu sepolto, ospiterà una nuova presentazione del film, nel giorno che precede il suo compleanno.

Si prevede la distribuzione in sala del documentario nella primavera del 2020.

“Arbëria”, il film di Francesca Olivieri arriva nella regione che ha contribuito a realizzarlo

in Cultura

Il film di Francesca Olivieri, sul ritorno alle radici arbëreshë, sarà  proiettato a Potenza, Matera e Melfi

Il film “Arbëria”, opera prima della regista Francesca Olivieri, arriva nella regione che ha contribuito a realizzarlo: la Basilicata.

Dopo la distribuzione in 12 sale della Calabria; il successo alla Casa del Cinema di Roma, dove in occasione delle “Giornate del Cinema Albanese“ (dal 31 maggio al 2 giugno scorsi) è stato necessario allestire una doppia proiezione – non programmata – per consentire l’ingresso a tutto al pubblico in fila; e dopo il Premio del Pubblico al Dea Open Air International Film Fetivale di Tirana, Arbëria continua la sua diffusione.

Il film prodotto dalla Open Fields Production sarà infatti in proiezione il 13 giugno al Cine Teatro “Ruggiero” di Melfi, alle 18.30 e alle 20.30; il 17 giugno al Cine Teatro “Don Bosco” di Potenza, alle 20.30; e il 17, il 18 e il 19 giugno al Cinema “il Piccolo” di Matera, alle 19.30.

Alla proiezione presso il Don Bosco di Potenza, e alla seconda giornata di Matera (il 18), saranno presenti Francesca Olivieri e il direttore della Lucana Film Commission, Paride Leporace; i produttori della Open Fields e il distributore, Lago Film.
Alla proiezione del 13 giugno, a Melfi ci saranno invece Donato Michele Mazzeo, presidente dell’associazione “Basilicata Arbëreshë” e Giampiero Francese regista del film “Luci su Tirana” e gestore del Cine Teatro Ruggiero.

Il film – che racconta il ritorno alla origini da parte di Aida, una giovane donna arbereshe, intraprendente e autronoma, che deve fare i conti con la propria identità sociale e culturale – è un film molto lucano, non solo per la presenza, in Basilicata, di diverse comunità arbëreshe, ma anche per il sostegno che ha ottenuto della Lucana Film Commission attraverso il Bando Lu.Ca. (finanziemanto condiviso delle Regioni Basilicata e Calabria) e, soprattutto per il cast artistico e tecnico che lo ha realizzato: Antonio Andrisani (nel ruolo di “Giordano”, compagno della protagonista, interpretata da Caterina Misasi); Fabio Pappacena (ruolo “Vincenzo”, ex amante della protagonista); Giuseppe Ricciardi (costumista); Cristian Auricchio (assistente costumista e arredatore); Davide Laguardia (reparto fotografia); Robert Lani (coreografo); Marica Montemurro (storyboard).

Inoltre, alcune scene in esterna sono state girate ad Aliano, sui Calanchi e nelle zone della Basentana. Mentrre a Melfi sono stati effettuati i casting ai quali hanno partecipato circa 200 persone.

 

“Arbëria” (80 min; Italia, 2019) è il docufilm opera prima della regista calabrese Francesca Olivieri, che indaga i legami forti e l’eredità culturale delle comunità arbëreshë che ancora sopravvivono in alcuni piccoli borghi di Calabria e Basilicata.

Attraverso gli occhi della protagonista Aida, la regista – la cui famiglia ha origini nel piccolo borgo arbëreshë di Santa Caterina Albanese – vuole affrontare il tema della riscoperta delle proprie origini e, soprattutto della ricucitura degli strappi con essa e i suoi stringenti vincoli. Il film non racconta solo le vicissitudini della protagonista, ma si fa carico anche del ricordo di un’intera comunità, quella degli arbëreshë, che ha dato origini al territorio dell’Arbëria – un enclave di Albania in Italia – per sfuggire dalle persecuzioni subite tra il XV ed il XVIII secolo, e la cui cultura oggi rischia di scomparire sotto il peso di una omologante cultura globale.

È un conflitto tra tradizione e modernità quello attraversato dalla protagonista del film all’interno di questa aerea geografica e sentimentale, l’Arbëria, che di fatto non esiste. La donna vive una vera nostalgia dell’appartenenza, un sentimento comune dei tempi moderni che paralizza il presente e sterilizza il futuro di molti, sempre alla costante ricerca di se stessi e della propria identità.

Il film è prodotto dalla Open Fields Productions, in collaborazione con Lucana Film Commission e Calabria Film Commission, con il sostegno di MiBAC e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina”, con il supporto di BCC Mediocrati e Echoes. Arbëria è distribuito dalla LAGO Film, nuova realtà cinematografica calabrese.

FRANCESCA OLIVIERI

Francesca Olivieri si è formata a Bologna, dove si è laureata in Discipline Semiotiche e ha iniziato a lavorare sui set come aiuto regista. Ha continuato la sua formazione professionale in Francia, dove ha affiancato documentaristi e registi televisivi. Si è avvicinata alla scrittura e alla regia frequentando la scuola di Marco Bellocchio.

Arbëria è la sua opera prima.

NOTE DI REGIA

“La storia di Arbëria è ispirata alle vicende di alcune donne della mia fagrafici con la modalità narrativa dell’auto-fiction, cercando di ricreare una grazia nell’ invenzione del reale. Il soggetto in questione è evidentemente personale, sono a mia volta una giovane donna migrata, e spero che questa storia di generosità umana possa interessare un pubblico disperso culturalmente. La dispersione del sangue, la doppia cultura, l’appartenenza etnica rifiutata, oppure nascosta, questi sono i temi che mi hanno ispirato.

Filmare questa storia in una comunità arbëreshë è anche un atto politico: ho capito che la storia e l’attualità di questo popolo sono un paradigma di tutte le minoranze etniche che subiscono un decadimento. Ho voluto raccontare la storia di un individuo sradicato che vive

una vera nostalgia dell’ appartenenza. Ho quindi deciso di parlare del rapporto di una donna con le sue origini, soprattutto per rendere omaggio alle donne arbëreshë che sono state capaci di elaborare vecchio e nuovo, mantenendo la loro lingua e i costumi in equilibrio tra senso della memoria e desiderio di emancipazione”.

CAST ARTISTICO

A interpretare il difficle ruolo di Aida è Caterina Misasi, attrice romana di origini calabresi nota al grande pubblico per le sue partecipazioni sul piccolo schermo in “Un Medico in Famiglia”, “Centovetrine”, “Vivere”. Ha lavorato con registi come il premio Oscar Enzo Monteleone, Paolo Genovese, Riccardo Donna, Tiziana Aristarco, e al fianco di Alessio Boni, Giulio Scarpati, Nino Frassica, Alessandro Gassman, Enrico Brignano, Terence Hill, Elena Sofia Ricci, Alessandra Mastronardi, Francesco Pannofino.

Sul set di Arbëria, a Caterina si sono affiancati la giovane co-protagonista Brixhilda Shqalsi, attrice di origini albanesi, Carmelo Giordano, Anna Stratigò, Mario Scerbo, Alessandro Castriota Scanderbeg, Fabio Pappacena, Antonio Andrisani. Grande entusiasmo ha prodotto anche la presenza della giovanissima e talentuosa interprete Denise Sapia.

CAST TECNICO

Fotografia: Mario Parruccini; montaggio Fabio Nunziata; musiche: Luigi Porto; scenografia: Federica Bologna; costumi: Giuseppe Ricciardi; trucco: Marinella Giorni; produttori esecutivi: Fabrizio Nucci, Nicola Rovito, Andrea Solano.

SOSTEGNO ECONOMICO

Il film è stato realizzato anche grazie al patrocinio di molti comuni che hanno sposato questa operazione di racconto del territorio, come Vaccarizzo Albanese, Oriolo, Acquaformosa, Spezzano Albanese, Plataci, Santa Caterina Albanese, Mongrassano, Caraffa di Catanzaro, Mormanno, San Cosmo Albanese, Cerzeto, San Giorgio Albanese e San Demetrio Corone. Diversi partner privati hanno, infine, collaborato nella realizzazione: Madeo, Amarelli, Patata della Sila, Minisci, La Molazza, Majorana Group, Juvat, IAS, Life, Davida Sposa, Teatro in Note, Francesco Paldino.

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