Basilicata, l’addio ai borghi: cronaca di una regione che scivola verso il vuoto
La Basilicata sta svanendo, un comune alla volta.
Non è un’iperbole retorica, ma la fredda sintesi degli ultimi dati Istat la regione perde tra le 3.000 e le 4.000 persone ogni anno.
Per visualizzare l’entità del disastro, è come se ogni dodici mesi sparisse dalle mappe l’intera popolazione di centri come Irsina, Bella o Satriano di Lucania.
Se nel 2011 i residenti erano oltre 578.000, oggi la soglia è crollata sotto i 535.000.
È un’emorragia silenziosa che colpisce il “cuore” dell’Appennino, lasciando dietro di sé case sbarrate e un silenzio spettrale nei vicoli. Il saldo naturale è drammatico: le morti doppiano le nascite (circa 6.500 decessi contro 3.200 nati), creando un “inverno demografico” che sembra irreversibile.
Il destino dei poli urbani: Potenza e Matera
Nemmeno le città guida sono immuni, pur reagendo con diverse velocità: Potenza, il capoluogo regionale soffre l’invecchiamento e la fuga dei giovani verso gli atenei del Nord. Sotto i 65.000 abitanti, la città fatica a mantenere il suo ruolo di magnete occupazionale. Matera: la “Città dei Sassi” gode del riflesso di Matera 2019, mantenendo una relativa stabilità (circa 60.000 residenti), ma deve affrontare il paradosso di un centro storico turistico che si svuota di abitanti reali a favore di una periferia anonima.
La desertificazione scolastica: il divario tra monti e mare
Il sintomo più triste dello spopolamento è il ridimensionamento scolastico: la difficoltà ” a fare le classi” nell’entroterra e in alcuni casi anche nelle aree più popolate. La scuola è il primo presidio dello Stato: quando sparisce un po’ alla volta, con essa il borgo muore. L’entroterra al collasso. Nei comuni montani e nella collina materana, il calo degli iscritti viaggia con punte del -15% su base quinquennale. Qui la “scuola di prossimità” è un ricordo: si moltiplicano le pluriclassi e gli accorpamenti forzati, costringendo, talvolta, gli studenti, a viaggi estenuanti su strade comunali e provinciali dissestate.
Il Metapontino che resiste
In totale controtendenza appare il litorale jonico. Comuni come Policoro, Scanzano Jonico e Bernalda rappresentano l’unica vera area di resistenza. Policoro, sfiorando i 18.000 abitanti, è uno dei pochi centri in crescita. Qui le scuole sono piene perché l’economia agricola e turistica funge da “scialuppa di salvataggio”, attirando giovani coppie in fuga dal deserto dell’entroterra.
Le radici del male: isolamento strutturale e limiti politici
Perché la Basilicata non riesce a trattenere i suoi figli? Gli studi di SVIMEZ e Banca d’Italia evidenziano limiti oggettivi e colpe soggettive.
L’isolamento come condanna: La Basilicata è l’unica regione senza un aeroporto e con una rete ferroviaria con molte criticità. Questo gap infrastrutturale rallenta la competitività delle imprese, sebbene nel Metapontino, l’ortofrutta riesce ad essere competitiva, in particolare la fragolicoltura; in questo comparto c’è da segnalare il successo della Fragola della Basilicata che ha ottenuto la certificazione IGP.
L’economia “enclave”: Il petrolio della Val d’Agri e l’industria automobilistica di Melfi (Stellantis) operano come isole. Quando questi giganti rallentano, il territorio crolla perché non è stato creato un indotto locale solido.
L’incapacità della classe dirigente
Come spesso denunciato da Il Sole 24 Ore e dalla Gazzetta del Mezzogiorno, la politica regionale, indipendentemente dalla casacche, è stata spesso accusata di una gestione assistenziale e frammentata dei fondi europei. Invece di grandi progetti strategici, le risorse (FESR e PNRR) sono state spesso polverizzate in micro-interventi utili al consenso elettorale ma sterili per lo sviluppo. La parte virtuosa resta quella legata all’ortofrutta, che con un uso ragionevole delle risorse europee, e con la valorizzazione dei circuiti aggregati e di filiera, ha ottimizzato i fondi e restituito in molti casi un sistema agricolo competitivo e di valore.
Conclusioni: una regione che si spezza
La Basilicata si sta spaccando in due: una sottile striscia costiera e urbana che prova a resistere e un vasto entroterra che rischia di diventare un meraviglioso, ma deserto, parco naturale. Senza una visione che metta al centro i servizi essenziali — istruzione, sanità e trasporti — il destino dei borghi lucani sembra segnato da un inesorabile addio.