L’attenzione sollevata nelle ultime settimane dalla stampa nazionale, dai reportage locali e dalle costanti segnalazioni sui social sembra aver finalmente prodotto risultati tangibili. Il dibattito sullo stato degli invasi lucani e sulle pesanti criticità della rete distributiva — che vede gran parte della risorsa disperdersi prima di arrivare a destinazione — ha spinto le istituzioni a uscire da una fase di attesa. L’evidenza dei dati ha impresso un’accelerazione ai tavoli tecnici, portando a una collaborazione più stretta tra le due regioni.
Lo sversamento di acqua in mare è stato giustificato dalla “necessità di valorizzare i volumi idrici derivanti dalle operazioni di alleggerimento della diga di San Giuliano” in Basilicata, provincia di Matera.
Le forti piogge delle ultime settimane, dopo periodo di “crisi”, hanno fatto sì he l’invaso si riempisse, quindi per evitare cedimenti strutturali della diga di San Giuliano, e preservare la sicurezza delle aree in pianura (a valle), è stato necessario lasciare andare l’acqua “per rientrare nei livelli di guardia consentiti”.
A tal proposito la Cia (Agricoltori Italiani) ha denunciato che: “nonostante il periodo di crisi idrica vissuto nei mesi precedenti, le regole attuali (collaudo e vincoli di sicurezza) impediscono di superare una certa quota di invaso, anche se la struttura potrebbe tecnicamente contenere più acqua”.
Nelle ultime ore, per evitare la dispersione in mare di preziosa risorsa idrica, le Regioni Puglia e Basilicata hanno pensato di portare l’acqua nella vasca di approvvigionamento situata in località Girifalco e da qui verso l’area di Ginosa (Puglia) e l’intero comparto agricolo jonico.
Accordo tra regioni: una strategia per l’uso consapevole dell’acqua
L’ultimo aggiornamento istituzionale vede come protagonista l’assessore alle Risorse Idriche della Regione Puglia, Donato Pentassuglia, che ha confermato l’avvio di un’azione coordinata con la Regione Basilicata per contrastare l’emergenza. Al centro del tavolo tecnico, che si avvale del supporto di figure come Nicola De Collanze (coordinatore della struttura tecnica di supporto regionale della Puglia), c’è la necessità di aggiornare la gestione dei prelievi e degli schemi idrici interregionali.
L’intesa punta a una razionalizzazione dei bacini, cercando di mitigare l’impatto di una rete che soffre perdite strutturali vicine al 60%. L’obiettivo dichiarato da Pentassuglia è garantire che la ricchezza stoccata negli invasi lucani venga tutelata e distribuita con regolarità, salvaguardando tanto il fabbisogno civile quanto il comparto agricolo, duramente provato dai recenti deficit idrici nel Metapontino e nel foggiano.
Lo sversamento in mare dell’acqua in eccesso della diga lucana di San Giuliano, a pochi chilometri da Matera, aveva fatto insorgere gli agricoltori tarantini. Ora le risorse idriche saranno convogliate nella vasca di Girifalco e da qui verso l’area di Ginosa e l’intero comparto agricolo jonico. “Un’azione concreta di razionalizzazione ed efficientamento del sistema idrico che consente di recuperare risorse preziose, evitando sprechi e garantendo l’approvvigionamento di una vasta porzione di territorio agricolo”, spiegano dalla Regione.
Innovazione e tecnologia: monitoraggio satellitare con Acque del Sud e ASI
Per contrastare il fenomeno delle perdite occulte, la gestione si affida oggi a protocolli tecnologici d’avanguardia. La fonte principale di questi interventi è Acque del Sud SpA (ente in cui è confluito l’ex EIPLI), che opera in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e partner tecnologici come Planetek Italia.
Nello specifico, attraverso progetti come “Smarter”, vengono utilizzati i dati dei satelliti Sentinel-1 (programma europeo Copernicus) e i radar COSMO-SkyMed. Questa tecnologia permette di rilevare deformazioni millimetriche del terreno e variazioni di umidità che indicano perdite idriche o cedimenti strutturali alle grandi condotte adduttrici, spesso non visibili in superficie. L’integrazione di questi dati con i fondi del PNRR consente di superare la logica dell’intervento d’urgenza a favore di una manutenzione predittiva sui tratti più ammalorati del sistema idrico.
I numeri della risorsa lucana: i dati ufficiali sui trasferimenti
Il ruolo della Basilicata come “serbatoio del Mezzogiorno” è certificato dai report dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale. Analizzando l’ultimo quadriennio (2023-2026), il trasferimento idrico verso la Puglia ha mantenuto una media costante, oscillando tra i 350 e i 400 milioni di metri cubi all’anno.
Questi quantitativi provengono principalmente dallo schema idrico del Sinni e dal Pertusillo. Nel dettaglio, l’invaso di Monte Cotugno, che secondo i dati tecnici di Acque del Sud SpA ha una capacità lorda di circa 494 milioni di metri cubi (con un volume autorizzato che è stato progressivamente innalzato negli ultimi anni grazie a lavori di manutenzione), rappresenta il fulcro di questa collaborazione. Nonostante le criticità stagionali, la Basilicata ha continuato a garantire flussi vitali per l’irrigazione del Tavoliere e per il fabbisogno civile pugliese, una interdipendenza che oggi richiede infrastrutture moderne per non vanificare questo enorme patrimonio naturale.
Crisi idrica in Basilicata 2026: invasi pieni ma acqua sprecata, perdite fino al 60%