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Matera e la Basilicata sul podio mondiale dell’accoglienza

in Economia

Matera e la Basilicata sul podio mondiale dell’accoglienza. Il governatore lucano Vito Bardi: Un plauso agli operatori. Nicoletti: fatti passi da gigante.

 

Nicoletti (Apt): Un sistema che negli ultimi 5 anni ha fatto passi da gigante

“Il podio più in alto guadagnato da Matera e dalla Basilicata rappresenta il giusto riconoscimento all’impegno quotidiano degli operatori turistici lucani che, nonostante la pandemia, non hanno mai rinunciato ad accogliere gli ospiti nel modo migliore possibile. A nome del Governo regionale e di tutti i lucani li ringrazio uno ad uno per aver nuovamente portato in alto il sistema dell’accoglienza di Matera e della Basilicata. Noi continueremo a essere al loro fianco soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà come quelli che tutto il mondo sta attraversando per la pandemia”.
Con queste parole il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, commenta il prestigioso risultato guadagnato da Matera e dalla Basilicata che hanno vinto, secondo quanto reso noto dalla piattaforma di prenotazioni online Booking.com, la medaglia d’oro nella classifica dei Traveller Review Awards 2022 per quel che riguarda l’accoglienza dei turisti.
Infatti, Matera risulta la città più accogliente al mondo davanti a Bred (Slovenia) e Taitung (Taiwan) e ad altre 7 città. Questa la motivazione: “Comprendendo tanto celebri meraviglie architettoniche quanto bellezze naturali incontaminate, le destinazioni più accoglienti nel 2022 offrono esperienze di viaggio memorabili in ogni angolo del globo. Ha fatto da sfondo a film di successo, e le sue abitazioni scavate nella roccia ne hanno fatto un sito Patrimonio Mondiale dell’UNESCO: Matera, questa meraviglia dell’Italia meridionale, è in cima alla lista delle città più accoglienti del mondo nel 2022”.
Sempre nella classifica relativa all’accoglienza guadagna il primo posto anche la Basilicata. Le regioni più accoglienti del 2022 si estendono su sei continenti e includono la contea di Taitung (Taiwan), la Tasmania (Australia) e la Nuova Scozia (Canada) per il secondo anno consecutivo. Secondo gli italiani, invece, la Basilicata è la regione più accogliente al mondo superando regioni come Trentino Alto Adige (secondo posto) e Valle d’Aosta (terzo posto).
Le classifiche sono state redatte attingendo a oltre 232 milioni di recensioni verificate di viaggiatori reali, su Booking.com, la principale piattaforma di viaggi digitali.
Soddisfazione per questo risultato viene espressa anche dal direttore generale dell’Agenzia di promozione territoriale della Basilicata, Antonio Nicoletti. “Il sistema dell’accoglienza in Basilicata, negli ultimi cinque anni, ha fatto passi da gigante grazie non solo alla qualità delle strutture, ma anche e soprattutto alla competenza degli operatori che ormai ha raggiunto livelli straordinari, come ci confermano anche le due classifiche. Questi risultati ci aiutano a rafforzare la promozione che stiamo costruendo a livello nazionale ed internazionale sapendo che, a prescindere da questi risultati straordinari, c’è ancora tanto da fare. Noi ce la stiamo mettendo tutta aprendoci giorno per giorno al dialogo con gli operatori ed ai loro suggerimenti. A loro deve andare il plauso per questo importante risultato guadagnato”.

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Accademia della ruralità: sostenere l’ospitalità rurale per salvare le aree interne

in Economia

Le aree interne della Basilicata rischiano di svuotarsi completamente nei prossimi mesi a causa del protrarsi delle restrizioni dovute all’emergenza Covid‐19. I fatti che stanno avvenendo in questi giorni segnalano una grave situazione di allarme di cui l’opinione pubblica non è consapevole. Nei comuni della Basilicata interna, gli operatori agrituristici e i ristoratori, che animano specificamente un turismo attivo ed esperienziale, raccontando il cibo e la storia delle comunità e dei luoghi, hanno rinunciato ad avviare le attività, nonostante il via libera del Governo e della Regione.

Questi operatori, infatti, soddisfano da sempre una domanda extraregionale ed estera di turismo alternativo a quello balneare e delle città. Una domanda che non potrà di nuovo formarsi fintanto che rimarranno le restrizioni alla circolazione interregionale ed a quella tra i diversi Paesi. Una domanda che non può essere sostituita spontaneamente da un’altra di dimensione regionale senza un’accurata e ben mirata promozione, anche mediante forme di incentivo da destinare alle famiglie. Aprire con la certezza che non ci saranno clienti significa per questi operatori sobbarcarsi ad un onere eccessivo e insopportabile.

Non basta aver autorizzato la circolazione nell’ambito della Regione per creare un’opportunità di lavoro alle tante trattorie e agli agriturismi dei piccoli comuni dell’alta collina e della montagna. In questi paesini il turismo non è di passaggio come nelle città. Coloro che li visitano ci vanno appositamente e per più giorni. E il motivo è molto semplice: essi non vanno in tali luoghi per mangiare frettolosamente un pasto e poi andarsene a fare altro; vanno invece a compiere un’esperienza esistenziale, che richiede il tempo necessario per l’ascolto, l’apprendimento e l’assimilazione. L’agriturismo o la trattoria è solamente il fulcro centrale della mappa di un percorso culturale, con una molteplicità di tappe nella spettacolarità della natura e della storia di queste comunità‐territori.

Purtroppo, i provvedimenti nazionali e regionali per l’emergenza e il rilancio dell’economia non tengono affatto conto di questa realtà. L’attenzione è rivolta esclusivamente alla ristorazione e al turismo culturale delle città. Viene invece del tutto ignorata l’ospitalità offerta dalle aree rurali e trascurato il suo indotto, costituito dalle attività agricole e alimentari, dall’agricoltura sociale, dall’artigianato artistico, dalle attività creative e di conservazione della memoria, dall’associazionismo dedicato al turismo attivo (trekking, bici, kayak), dai piccoli tour operator e dalle tante guide individuali. Un terziario civile fatto di ruralitudine innovativa che sta gradualmente diventando l’anima delle zone interne contemporanee.

Vi è, dunque, il fondato rischio che alcuni operatori si vedano costretti a trasferire le proprie attività nelle aree urbane e che altri le chiudano definitivamente dopo il lungo lockdown. Ma un esito siffatto significherebbe il totale svuotamento delle aree interne che vivono proprio di questo gracile e, tuttavia, irrinunciabile tessuto economico.

Come si può scongiurare che lo spettro dell’abbandono si aggiri e aggredisca i paesaggi agrari storici della nostra Basilicata e li condanni alla desertificazione e al degrado? Per evitare tale drammatica prospettiva, proponiamo alla Giunta regionale di adottare urgentemente due misure:

  1. a) un contributo straordinario agli operatori agrituristici e ai ristoratori che svolgono le loro attività nei piccoli comuni interni, a copertura delle spese di gestione;
    b) l’erogazione di voucher alle famiglie da spendere negli agriturismi e nei ristoranti dei piccoli comuni interni.

Questi due interventi vanno accompagnati da un’azione promozionale per far conoscere il patrimonio paesaggistico della Basilicata. I nostri paesaggi rurali che tutti ci invidiano sono, infatti, depositi di fatiche; di cultura materiale e immateriale; di valori e stili di vita continuamente rielaborati; di motivazioni e percorsi tecnologici per produrre, scambiare e consumare beni, organizzare servizi e attività di cura per le persone, le comunità e l’ambiente, conseguire obiettivi di sviluppo sostenibile.

Infine, è necessario organizzare nei piccoli comuni interni percorsi partecipativi dal basso che coinvolgano le amministrazioni comunali e la società civile (organizzazioni imprenditoriali e sindacali, soggetti del Terzo settore, ecc.), per elaborare e realizzare progetti di educazione alla cittadinanza. Tali progetti dovranno promuovere un’autonoma capacità tecnica, politica e giuridica dei cittadini a concorrere alla determinazione delle politiche di sviluppo sostenibile. Cardine dei progetti dovrà essere la trasmissione, da una generazione all’altra, della cultura del “saper fare” per promuovere nuove occasioni di lavoro. Solo se si creeranno istanze dinamiche di confronto e collaborazione, le differenze tra generazioni diverse potranno riconoscersi e interagire per generare e vivificare lo spirito dello sviluppo. Il documento è stato condiviso da:
Accademia Della Ruralità, Comunanza del Cibo Pollino, Consulta Regionale Piccoli Comuni della Basilicata, Turismo Verde Basilicata, AGIA Basilicata, Confesercenti Basilicata e inviato al Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, al VicePresidente Francesco Fanelli, all’Assessore Francesco Cupparo, alla Direzione dell’APT Basilicata.

 

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