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Ospedale Madonna delle Grazie, la lettera di Monsignor Caiazzo

in Cronaca

E’ inverosimile pensare che alcuni presidi sanitari, di fondamentale importanza, possano essere ridimensionati o trasferiti altrove

In questi giorni, sto seguendo con grande apprensione le vicende concernenti l’Ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera. Sento di esprimere e condividere, in questo momento di forte emergenza sanitaria, la preoccupazione che tutti gli abitanti della città e provincia stanno manifestando di fronte alla fragilità e ai ritardi del sistema sanitario. Si avverte il bisogno di avere una sanità capace di contrastare con efficacia l’avanzare della diffusione del Covid 19 e preoccupa soprattutto il futuro. E’ inverosimile pensare che alcuni presidi sanitari, di fondamentale importanza, possano essere ridimensionati o trasferiti altrove. Ritengo che questo sia il tempo in cui le istituzioni tutte, incominciando da quelle nazionali, ognuna per quello che compete loro, si ritrovino a mostrare il volto della responsabilità, mettendo da parte ogni forma di divisione che non giova a nessuno. Non sta a me giudicare quali siano le inadempienze o i ritardi. Anch’io mi sento confuso e vorrei, per il bene della nostra gente, che venissero garantite prossimità e attenzione a tutte le fasce sociali, soprattutto le più deboli. Questa è l’eredità imperitura che ci lascia l’esperienza di Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Cultura è soprattutto capacità di porsi a servizio delle membra più fragili della comunità così come espresso da un servizio sanitario in crescita, efficace e prossimo agli ammalati. Il territorio della nostra arcidiocesi di Matera-Irsina rischia di diventare vittima di grossi tagli al servizio sanitario. Non possiamo accettare un’eventuale scelta che vada in questa direzione: continuare a penalizzare il nostro territorio.

Come pastore, a nome della Chiesa che mi è stata affidata, invito il mondo della politica a proporre, a chi ha il potere decisionale, di fissare nuovi parametri e priorità nel fare le scelte.

Penso che non sia più il momento di studiare strategie sanitarie ma di attuarle per il bene della nostra gente. Tutto sarà possibile se, a mio umile parere, si ritornerà a riesaminare il piano della rete ospedaliera “Madonna delle Grazie” di Matera, senza dimenticare un inevitabile rilancio di tutti i servizi socio-sanitari e nello stesso tempo avere una gestione più efficace di tutti i processi di integrazione ospedale-medicina territoriale. Di fronte alle necessità sanitarie, che devono avere a cuore la salute di tutti, il criterio che guida le scelte non può essere economico: c’è un principio etico che lo sorpassa, cioè il bisogno di essere curati in loco, non emigrando. Incoraggio le istituzioni regionali, provinciali e comunali affinché si agisca compatti nel salvare ciò che è un diritto per tutti: curare e salvaguardare la salute. Nello stesso tempo ringrazio di cuore, ancora una volta, medici, farmacisti, operatori sanitari, infermieri che, nonostante i tanti problemi, stanno lavorando da veri professionisti con amore, dedizione, supplendo anche alla mancanza di personale sanitario. Fiducioso in una soluzione che salvaguardi gli interessi di tutti, all’inizio dell’Avvento, in preparazione al S. Natale di Gesù, invoco su tutti, per intercessione della Madonna delle Grazie, la benedizione dal cielo.

 

Don Pino

Matera, 29 novembre 2020, Prima Domenica di Avvento

Il decreto su “sacramenti e feste” dell’arcidiocesi di Matera-Irsina

in Emergenza Covid-19

L’emergenza sanitaria in atto “sta costringendo molte coppie di sposi a spostare la data delle nozze, i parroci la pastorale sacramentaria, così come le feste patronali”, ha spiegato in una lettera diffusa in queste ore, monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina.
“Come CEB (Conferenza Episcopale della Basilicata) abbiamo maturato alcune cose che vi comunico”.
Matrimoni
Si conferma quanto già in atto nelle nostre Chiese di Basilicata prima della pandemia, fatta salva la facoltà di ogni vescovo di derogare a tale norma qualora ci fosse un motivo grave.
Onde evitare, però, più differimenti di date, per via dell’incertezza circa la fine delle restrizioni, si consiglia di rinviare la celebrazione all’anno prossimo, come altre coppie hanno già deciso di fare, escluso il giorno festivo.
Per l’Arcidiocesi di Matera–Irsina, dopo che il Vicario Generale ha consultato i confratelli sacerdoti, si stabilisce quanto segue:
A coloro che sono costretti a rinviare la celebrazione del Sacramento del Matrimonio, a causa del tempo di pandemia, viene data la possibilità di spostare la data del matrimonio in altro giorno della settimana. Eccezionalmente, se tutti i giorni feriali fossero occupati (chiesa, ristorante, fotografo), si dà la possibilità di celebrare anche in giorni festivi. Questa deroga è concessa fino al 31 dicembre 2020 e non vale per quanti non risultano prenotati o stanno decidendo solo ora di sposarsi. Ogni parroco o Rettore di Santuari sa quali sono le coppie già prenotate e che si vedono costrette a spostare la data. Tuttavia il matrimonio si
celebri in orario diverso da quello dell’assemblea, ricordando che la liturgia della Parola rimane quella festiva.
Prime Confessioni, Prime Comunioni e Cresime
È parere comune che i suddetti Sacramenti vengano differiti all’inizio del nuovo anno pastorale (da settembre-ottobre in poi). Infatti, anche se le restrizioni dovessero rientrare, non ci sarebbe il tempo reale e psicologico necessario per una più immediata preparazione.
I parroci hanno la facoltà di valutare sin d’ora, specie per le parrocchie più piccole, l’opportunità di rinviare la celebrazione al prossimo anno.
Attività estive e di oratorio
La situazione attuale e le considerazioni circa l’evoluzione dell’epidemia, sembrano sconsigliare fin da ora tutte queste attività, che – stanti le disposizioni delle competenti autorità civili – possono comportare per gli organizzatori, parrocchie e diocesi, responsabilità, anche gravi, specie nei confronti dei minori. Pertanto, tutte le iniziative diocesane e delle associazioni diocesane, già programmate, anche qualora le disposizioni civili di salute pubblica dovessero allentarsi, sono da annullare.
Feste Patronali
Le feste patronali sarebbero da sospendere. Tuttavia, qualora se ne creasse la possibilità, perché cessata l’emergenza sanitaria, è bene limitarsi solo alla festa religiosa.
Le parole pronunciate da Papa Francesco sabato 28 marzo u.s. fotografano una situazione che interessa anche l’Italia: “Si incomincia a vedere gente che ha fame, perché non può lavorare, non aveva un lavoro fisso, e per tante circostanze. Incominciamo già a vedere il “dopo”, che verrà più tardi ma incomincia adesso”.
I Vescovi di Basilicata non ritengono sia giusto spendere cifre ingenti per una festa civile quando avremo tante famiglie che non disporranno del necessario per sopravvivere o si troveranno a piangere la morte di un proprio caro. Questa è l’occasione per l’inizio di un nuovo cammino, di un nuovo modo di celebrare le nostre feste e di esprimere il volto bello della Chiesa che si fa solidale con la condizione di tanti fratelli e sorelle.

Nell’augurarvi ancora una volta la S. Pasqua, vi benedico tutti.

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