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Orto e cucina da Giò: cibo della Basilicata da filiera cortissima

in Storie di Frutta

Basilicata in Podcast, la cucina colorata e salutare di Giò: frutta e ortaggi da filiere cortissime regionali

Utilizzate materie prime provenienti da una filiera cortissima di piccoli produttori lucani. Sapori e colori esaltati dalla cottura a bassa temperatura

 Ristorante, gastronomia o take away? “Orto e cucina da Giò” è tutto questo e anche di più. Nel particolare locale di Potenza, infatti, è possibile degustare i piatti in loco, portarli via o farseli consegnare a domicilio. Ma una cosa non è possibile fare: accontentarsi di cibi di bassa qualità.

Perché la parola d’ordine per Carmela e Giovanna Cavallo, titolari del locale, è la qualità delle materie prime.

Orto e cucina da Giò nasce dal sogno di due sorelle che nella vita si occupavano di altro e altrove. Ma proprio l’esperienza di Carmela lontano dalla Basilicata l’ha convinta della bontà dei prodotti ortofrutticoli lucani. La passione per la cucina e la voglia di stare insieme hanno fatto il resto e così le sorelle hanno dato vita alla loro attività in un locale accogliente e innovativo e con uno staff tutto al femminile.

In ogni piatto, coloratissimo e salutare, vengono utilizzati frutta e verdura provenienti da una filiera cortissima di piccoli produttori lucani e la qualità dei cibi viene preservata dalle particolari tipologie utilizzate per la preparazione come la cucina molecolare e la vasocottura. Tecniche di cottura a bassa temperatura che preservano le caratteristiche organolettiche delle materie prime. La lenta cottura sottovuoto consente ai cibi di mantenere intatta la qualità, i sapori ed i colori. Una volta a casa sarà sufficiente immergere in acqua calda i cibi contenuti in speciali sacchetti di plastica per assaporare tutto il gusto del ricco e variegato menù.

Carmela Cavallo ci racconta come nasce l’idea di questo locale e quali sono le sue particolarità.

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Slow Food: nel sussidiario “mangiarbene” 22 osterie. Due sono del Metapontino

in Storie di Frutta

Slow Food: nel sussidiario “mangiarbene” 22 osterie della Basilicata. Due sono del Metapontino e hanno sede a Rotondella, “La Mangiatoia” e “Locanda Pane e Lavoro”. I numeri della guida al livello nazionale: 1730 osterie, agriturismi, enoteche con cucina e ristoranti segnalati

22 osterie in guida di cui 6 novità e 3 chiocciole: questi i numeri della Basilicata nella nuova edizione di Osterie d’Italia. Torna lo storico sussidiario del mangiarbere all’italiana: disponibile in tutte le librerie e sullo store online di Slow Food Editore, la trentatreesima edizione di Osterie d’Italia racconta la ristorazione italiana più autentica e di qualità attraverso le visite e le recensioni di più di 240 collaboratori sparsi in tutta Italia, in una rete fitta e capillare. La nuova edizione raccoglie 1730 indirizzi di osterie, agriturismi, enoteche con cucina e ristoranti segnalati per la cucina territoriale, la rigorosa selezione degli ingredienti e il prezzo giusto, e introduce tre nuovi simboli per raccontare in modo più ampio e dettagliato l’offerta dei locali recensiti: il simbolo del pane, assegnato alle osterie con un eccellente cestino del pane e di prodotti da forno, autoprodotti o reperiti da fornai di qualità; il simbolo dell’olio, ai locali che valorizzano l’olio extravergine d’oliva sia a tavola che in cucina, secondo una selezione oculata di prodotti d’eccellenza e rappresentativi del territorio; il riconoscimento del Bere Bene, assegnato a quelle osterie che offrono, accanto o in sostituzione a una valida proposta di vini, una selezione di bevande alcoliche e non – birre artigianali, distillati, cocktail ma anche succhi, estratti e infusi – scelti con attenzione e personalità.

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Basilicata: la panoramica 2023

In una regione sempre più protagonista dei flussi turistici italiani e stranieri, in cui alle “spensierate invasioni” estive iniziano ad affiancarsi le visite dei viaggiatori fuori stagione, la proposta enogastronomica lucana vive un momento di definizione identitaria che – come tutte le adolescenze – procede per slanci e titubanze.

Nelle mete più conosciute come Matera, le coste, l’area del Parco Nazionale del Pollino, i locali storici che portano avanti tradizioni, piatti e stili ben radicati convivono accanto a locali che hanno voglia di interpretare la cucina lucana con curiosità e brio.

La tentazione di cedere alla richiesta di piatti tradizionali decontestualizzati o fuori stagione è dietro l’angolo, ma sono tante le realtà che si impegnano a re-interpretare la cucina locale con rispetto, intelligenza e attenzione alle materie prime e alle tecniche di produzione. L’entroterra resta più isolato e silente, ma siamo sicuri che nei prossimi anni scopriremo posti per i quali varrà la pena percorrere strade non sempre comode grazie a donne e uomini che hanno eletto la Basilicata luogo del gusto.

 

Le chiocciole della Basilicata

Gagliardi – Avigliano (PZ)
Al Becco della Civetta – Castelmezzano (PZ) – nuova chiocciola
Da Peppe – Rotonda (PZ)

 

LE VENTIDUE OSTERIE DELLA BASILICATA

ACCETTURA (MT): “PEZZOLLA”; AVIGLIANO (PZ): “GAGLIARDI”; ATELLA (PZ) VILLA DELLA ROSE; AVIGLIANO (PZ) – Lagopesole
“LA TAVERNA”; AVIGLIANO (PZ) – Frusci Monte Carmine “PIETRA DEL SALE”; FRANCAVILLA IN SINNI (PZ) “IL CREPUSCOLO”; CASTELMEZZANO (PZ) “AL BECCO DELLA CIVETTA”;
IRSINA (MT) “NUGENT”; LAGONEGRO (PZ) – Monte Sirino VALSIRINO; MARATEA (PZ) “I SAPORI DI MARIANNA”; LAVELLO (PZ) “FORENTUM”; MATERA “DA NICO”; MATERA
“LALATTERIA RIZZI – LATTE E VINO”; POTENZA “C’ERA UNA VOLTA”; MATERA “STANO”; POTENZA “TAVERNA CENTOMANI”; RIONERO IN VULTURE (PZ) – Monticchio Bagni
“IL RICCIO”; ROTONDELLA (MT) “LA MANGIATOIA”; ROTONDA (PZ) “DA PEPPE”; ROTONDELLA (MT)”LOCANDA PANE E LAVORO”; TERRANOVA DI POLLINO (PZ) “GIARDINI DEGLI DEI”; “TRECCHINA (PZ) LANTERNA VERDE”, TERRANOVA DI POLLINO (PZ) “LUNA ROSSA”;

 

I numeri della guida

1730 osterie, agriturismi, enoteche con cucina e ristoranti segnalati
più di 240 collaboratori sparsi su tutto il territorio italiano
139 novità
270 locali premiati con la Chiocciola per l’eccellente proposta e per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza in sintonia con Slow Food
126 locali premiati con il Bere Bene, un nuovo riconoscimento per la curata selezione di bevande: birre artigianali, succhi, infusi, cocktail e distillati
450 locali premiati con la Bottiglia per la curata selezione di vini
Osterie d’Italia 2023
a cura di Francesca Mastrovito ed Eugenio Signoroni
Pagine: 940
Collana: Guide Slow
Prezzo al pubblico: 24,00 euro
In libreria dal 26 ottobre 2022

Slow Food “Osterie d’Italia”: una nuova chiocciola in Basilicata

in Storie di Frutta

Basilicata | 1 nuova chiocciola: Al becco della civetta – Castelmezzano (PZ). Il libro, alla sua trentatreesima edizione, sarà in libreria dal 26 ottobre 2022

 

Osterie d’Italia 2023: il libro delle meraviglie che valorizza ostesse e osti che nei territori costruiscono la sovranità alimentare
in libreria dal 26 ottobre, la trentatreesima edizione della guida introduce un nuovo riconoscimento e due simboli per raccontare
in modo più ampio e dettagliato l’offerta dei locali recensiti

Le tante novità segnalate confermano la solidità del modello osteria, scelto da giovani cuochi e imprenditori per le loro nuove aperture

Torna lo storico sussidiario del mangiarbere all’italiana: presentata come ormai di consueto al Piccolo Teatro Strehler di Milano il 24 ottobre e disponibile in tutte le librerie e sullo store online di Slow Food Editore dal 26 ottobre, la trentatreesima edizione di Osterie d’Italia racconta la ristorazione italiana più autentica e di qualità attraverso le visite e le recensioni di più di 240 collaboratori sparsi in tutta Italia, in una rete fitta e capillare. La nuova edizione raccoglie 1730 indirizzi di osterie, agriturismi, enoteche con cucina e ristoranti segnalati per la cucina territoriale, la rigorosa selezione degli ingredienti e il prezzo giusto.
Le novità dell’edizione 2023
Un ottimo segnale dello stato di salute di questo specifico segmento di ristorazione è dato dall’alto numero di nuovi ingressi – ben 139 novità rispetto alla scorsa edizione, «molti dei quali aperti di recente e, soprattutto, da giovani cuochi e cuoche, imprenditori e imprenditrici che, tra i tanti modelli offerti dalla ristorazione contemporanea, hanno scelto di calzare proprio quello dell’osteria», commentano nell’introduzione i curatori Francesca Mastrovito ed Eugenio Signoroni. È il caso di giovani professionisti che, dopo svariate esperienze all’estero, in segmenti totalmente diversi, come quello del fine-dining e in ristoranti di ben altro stampo e calibro, scelgono di assumere una forma ben precisa, che nella sua naturale identità permette di rispondere anche a questioni contemporanee sulla sostenibilità ambientale e umana attraverso

un racconto autentico, genuino e accogliente della grande ricchezza di biodiversità, cultura e tradizione enogastronomica territoriale.

Fenomeno, questo, che si attesta nelle grandi città che attingono alle ricette, gli ingredienti e le idee della cucina di mercato, così come in provincia, anche in zone remote e non facilmente accessibili che valgono ben il viaggio grazie alle osterie che si fanno a tutti gli effetti meta d’interesse.
Accanto allo storico riconoscimento della Chiocciola, assegnato a quelle osterie che si distinguono per l’eccellente proposta e per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza in sintonia con i valori del buono, pulito e giusto di Slow Food, e al riconoscimento della Bottiglia, che segnala una proposta di vini articolata, rappresentativa del territorio e con prezzi onesti, in Osterie d’Italia 2023 compare un nuovo riconoscimento: il Bere Bene, assegnato a quelle osterie che offrono, accanto o in sostituzione a una valida proposta di vini, una selezione di bevande alcoliche e non – birre artigianali, distillati, cocktail ma anche succhi, estratti e infusi – scelti con attenzione e personalità. A ricevere la Chiocciola nella trentatreesima edizione della guida sono 270 osterie, mentre ad aggiudicarsi la Bottiglia e il Bere Bene sono rispettivamente in 450 e 126 locali.

La regione con il maggior numero di Chiocciole è la Toscana (27), seguita dal Piemonte (26) e dalla Campania (25).

Ai simboli che guidano il lettore nel racconto della proposta di ogni osteria – come l’orto di proprietà, una selezione di formaggi di qualità e identitaria, una buona offerta vegetariana, di vini al calice e tanti altri – si uniscono due novità che mettono in luce i punti di forza, le eccellenze e gli elementi rappresentativi del territorio proposti da ogni osteria: il simbolo del pane, assegnato alle osterie con un eccellente cestino del pane e di prodotti da forno, autoprodotti o reperiti da fornai di qualità̀, e il simbolo dell’olio, ai locali che valorizzano l’olio extravergine d’oliva sia a tavola che in cucina, secondo una selezione oculata di prodotti d’eccellenza e rappresentativi del territorio.
A completare uno spaccato così dettagliato sono ancora gli inserti regionali, ovvero sezioni dedicate a realtà con specifiche peculiari di ogni regione, e solo lì ritrovabili: ne sono esempio le pizzerie in Campania, i fornelli in Puglia e le piadinerie in Emilia Romagna, e ancora i trippai toscani, i farinotti liguri e i mangiari di strada siciliani.

I numeri della guida
– 1730 osterie, agriturismi, enoteche con cucina e ristoranti segnalati
– più di 240 collaboratori sparsi su tutto il territorio italiano
– 139 novità
– 270 locali premiati con la Chiocciola per l’eccellente proposta e per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza in sintonia con Slow Food
– 126 locali premiati con il Bere Bene, un nuovo riconoscimento per la curata selezione di bevande: birre artigianali, succhi, infusi, cocktail e distillati
– 450 locali premiati con la Bottiglia per la curata selezione di vini

Maggiori informazioni
Osterie d’Italia 2023
a cura di Francesca Mastrovito ed Eugenio Signoroni
Pagine: 940
Collana: Guide Slow
Prezzo al pubblico: 24,00 euro
In libreria dal 26 ottobre 2022

La guida Osterie d’Italia 2023 è sostenuta da:

Export alimentare lucano in crescita verso Romania e Paesi Balcanici

in Economia

Nel risultato più che soddisfacente (più 35,6% in un anno) di export dell’alimentare lucano – che complessivamente, al primo semestre 2019, ammonta a 28 milioni di euro – ci sono anche i mercati della Romania e dei Paesi Balcanici. E’ stato questo il tema centrale dell’Assemblea annuale della delegazione della Fic Romania-Moldavia, presieduta dalla chef lucana Enza Barbaro, che si è tenuta a Palazzo Italia di Bucarest. La Romania – è stato detto – è di nuovo la terra promessa per gli italiani. Ogni giorno nelle camere di commercio romene vengono registrate quattro nuove imprese a capitale italiano. Di qui la presentazione del progetto marketing italian food in fase di completamento, l’incubatore voluto da Palazzo Ttalia, allo scopo di generare uno strumento aperto ad imprenditori, operatori del settore agroalimentare italiano, che intendono approcciarsi al mercato balcanico, offrendo ogni sostegno logistico ,grazie alle proprie struttura ma anche al sostegno della FIC delegazione Romania, nonche’ aziende che si interessano al progetto. La Fic , e dunque la presidente Barbaro, porta avanti l’attivita’ basilare della valorizzazione del gusto, originalita’ dei prodotti e della formazione.
All’assemblea hanno partecipato 40 associati, provenienti da tutta la Romania e Moldava. Ospiti autorita’ tra cui il presidente della camera di commercio di Ploiesti, Gogulescu, il colonnello Tiveron dell’Ambasciata d’Italia, Luigi Zaccagnini dell’accademia della cucina Italia, la responsabile dell’ICE di Bucarest, il presidente dell’associazione nazionale cuochi Rumeni chef Stefan Bercea, il presidente dell’associazione Someilier Marian Timofti, chef italiani gia’ attivi in Romania da anni. Il Cappellano Don Pierluigi Vignola, nella sua liturgia, ha parlato del protettore degli operatori della ristorazione San Francesco Caracciolo invitando ad applicare nella vita di cuochi, la massima dedizione all’altro bisognoso, donare quello che non e’ superfluo e fare della professione un momento di missione per rendere l’altro felice, invitandoci a rispettare sempre un codice deontologico. La presidente Enza Barbaro ha condiviso con il responsabile di sezione Moldova, Francesco Sanna, nonche’ con i coordinatori Salvo locastro, Pietro Benedetto, Luca Berardo il programma 2020,che si basa sulla formazione continua in cucina e nascita della cucina Euromediterranea per una globalizzazione della conoscenza della ” cucina mediterranea. Grazie alla disponibilita’ di Palazzo Italia che ha allestito un’area Formativa per cuochi,chef, pizzaioli, pasticcieri, somelier, degustatori, nonche’ al sostegno di Marketing Italian food, si garantira’ una formazione continua.
E’ stato quindi presentato il primo ricettario edito da Enza Barbaro, sulle ricette della cucina tradizionale Italiana, elemento importante per il rispetto di ingredienti e fasi di cottura , al fine di evitare che tra i cuochi tesserati ci siano differenze del gusto.
Giovanni Baldantoni, presidente Palazzo Italia ed uno dei “pionieri” dell’imprenditoria italiana in Romania, ha sottolineato il grande potenziale dei mercati dei Paesi Balcani e dell’Est Europa per le piccole e medie imprese lucane e meridionali. Secondo l’Ice l’export agroalimentare italiano in Romania è in crescita tra il 10 e il 20% nel giro di un anno. Solo la Basilicata ha un giro di export di 1,2-1,4 milioni di euro l’anno.

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