Agricoltura. l’Intervista all’europarlamentare Camilla Laureti

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L’europarlamentare Camilla Laureti, responsabile Agricoltura del Partito Democratico, in visita nel Metapontino.

“Un bellissimo giro, tanta frutta e fragole. Mi ha fatto piacere aver visto aziende giovani e innovative, dotate di tecnologie avanzate e personale specializzato e qualificato. Ho visto che si fa molta attenzione al risparmio idrico, quindi si attua la sostenibilità”. Ad accompagnarla il segretario provinciale del Partito Democratico, Claudio Scarnato, che ha così commentato: “Abbiamo voluto far vedere all’europarlamentare i livelli di specializzazione raggiunti dalle aziende agricole attente alla qualità e alla sostenibilità che praticano concretamente ogni giorno. Con Laureti abbiamo affrontato temi legati alle criticità del territorio, fra tutti l’erosione, e parlato di questioni di stretta attualità legati alle fragilità infrastrutturali come la rete idrica”.

Presenti, fra gli altri, al tavolo che poi si è svolto nel pomeriggio nel Palazzo baronale cittadino, il consigliere regionale Piero Marrese, il presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, il segretario regionale del Pd, Giovanni Lettieri. A coordinare i lavori Donato Distefano. Il PD cittadino è stato rappresentato dalla segretaria, Giusy Rocco. Presenti in salta le associazioni di categoria e rappresentanti di aziende e organizzazioni.

Siccità un dramma che riguarda l’Italia e non risparmia di certo il Sud. Quali azioni ci sono in agenda e con quali risorse finanziarle?

“La siccità, un dramma per il Sud Italia, ma che riguarda tutti i Paesi del Mediterraneo, abbiamo visto cosa è accaduto in Spagna di recente. In Italia non si sta andando nella giusta direzione, nonostante il PNRR. Ci sono problemi sulle reti, e nei periodi in cui abbiamo tanta acqua non riusciamo a immagazzinarla. Occorre da una parte fare investimenti per l’infrastruttura rete, dall’altra proseguire con la realizzazione di opere come invasi, grandi e piccoli per avere riserve d’acqua quando sono necessarie.

I fondi PNRR provengono da Next Generation, parliamo di fondi europei. La buona notizia l’ha fornita la Commissione nel senso che per i progetti non ultimati entro il 2026, come in precedenza stabilito, potranno proseguire utilizzando le misure delle politiche di coesione. Il Governo nazionale si concentri su questo e metta la questione acqua al centro. Al Parlamento europeo è allo studio la strategia sull’acqua come tema non solo italiano ovviamente ma europeo”.

A suo avviso il Governo italiano sul fronte è “distratto”?

“L’Esecutivo ha nominato un commissario che oltre a chiamarsi Dell’Acqua non sembra che di acqua si sia occupato nel senso che risultati finora non ne abbiamo visti”.

I dazi, dall’annuncio alla firma di queste ore. Quali conseguenze economiche si avranno?

“I dazi di Trump sono una mazzata per le imprese italiane e per i lavoratori. Si rischiano migliaia di posti di lavoro e miliardi euro. I dati vanno dallo 0.3 allo 0.5% di Pil in meno.

Appaiono come dazi verso l’Europa ma in realtà sono rivolti all’Italia che ha intensi rapporti commerciali, in termini di export, con gli USA, parliamo di 39 miliardi di euro. Meglio dell’Italia fa solo la Germania.

Chiedo al governo italiano di affrontare questo problema. Giorgia Meloni ha detto che non è una catastrofe. Sentiamo la Lega dire che bisogna parlare con Trump con il quale ci sono stati dialoghi ma non ha avuto occhi di riguardo per l’Italia, anzi. Dobbiamo certo ragionare come europei e come tali affrontare la questione.

Non bisogna alimentare guerre commerciali, perché queste portano poi ad altre guerre.

Rispondere con altri dazi non mi sembra la soluzione giusta. Occorre negoziare seriamente. Noi sabbiamo che i dazi al 20% partiranno dal 9 Aprile, poi bisogna provare a risedersi al tavolo e parlare con Trump.

Inoltre, guardando all’attualità sappiamo che Sanchez in Spagna ha risposto ai dazi di Trump con un piano di 14,1 miliardi di euro. Consideriamo che i dazi potrebbero stimolare la delocalizzazione con aziende che dall’Italia andranno a produrre direttamente negli Usa per non pagare i dazi.

Principi attivi e agricoltura. Sembra che in Europa anziché aver raggiunto regole uguali per gli Stati in realtà regni un certo disordine. Si ha notizia di molecole consentite in alcuni Paesi europei e vietati in altri. Una situazione che potrebbe sfalsare anche i principi di libera concorrenza. Un tema che meriterebbe di essere affrontato in maniera organica. Cosa riferisce a proposito?

“Ciò dimostra che serve più Europa. Serve armonizzare le regole. Consideriamo che l’Europa ancora non è fatta. Se ci pensiamo l’unica cosa che accomuna (quasi) tutti i Paesi europei è l’euro, la moneta. Per il resto le differenze sono tantissimi, per questo serve più Europa e regole uguali.

Non dimentichiamo il Programma della Politica Agricola Comune e consideriamo che poi i piani di attuazione sono nazionali. Ogni Paese poi modula a suo modo.

La grande novità sulla sostenibilità riguarda gli eco-schemi. Occorre ovviamente semplificare, snellire e armonizzare. L’Europa deve essere un solo stato e parlare con una sola voce, ma non tutti la pensano così”.

Altra faccia del problema è che spesso sulle tavole italiane ed europee arrivino prodotti trattati con principi attivi in realtà vietati in Europa..

Abbiamo la direttiva sulle pratiche commerciali sleali che vorrebbe che da altri Paesi arrivassero prodotti che rispettano le regole europee, poi però c’è la parte dei controlli. La direttiva c’è ma non basta perché troppe volte i controlli non sono sufficienti, pertanto in questo senso le frontiere europee vanno ‘unite’, e le misure di rafforzamento adeguatamente finanziate. Le pratiche commerciali sleali danneggiano pesantemente i nostri agricoltori. Le regole ci sono, intensifichiamo anche i controlli”.