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Scanzano Jonico, Covid-19: negativi gli 805 test rapidi eseguiti l’8 e il 9 Gennaio

in Emergenza Covid-19

La Commissione Straordinaria rende noto che nelle giornate di venerdì 8 Gennaio e sabato 9 Gennaio è stato effettuato lo screening per Sars-CoV-2 alla popolazione scolastica residente a Scanzano Jonico, per un totale di nn. 805 test rapidi somministrati, risultati tutti negativi.
La Commissione Straordinaria ringrazia l’Azienda Sanitaria, il personale Medico volontario, gli Operatori sanitari, il “Gruppo Lucano Protezione civile” di Scanzano Jonico, il Dirigente scolastico dell’I.C. “Fabrizio De Andrè”, le Forze dell’Ordine e tutti coloro che hanno collaborato con l’amministrazione comunale.

Montalbano Jonico, test rapidi in modalità drive in per chi si prenota

in Emergenza Covid-19

Una campagna di screening anti-Covid per trascorrere un Natale in sicurezza. A disporlo è stata l’amministrazione comunale di Montalbano Jonico, in collaborazione con la Protezione Civile, i medici di base e i pediatri, nell’ambito di una serie di iniziative promosse per arginare il più possibile la diffusione del contagio da Coronavirus in occasione della mobilità di persone in prossimità delle festività natalizie. L’invito, rivolto a tutti coloro che rientreranno a Montalbano nei prossimi giorni, è quello di sottoporsi, in modalità drive-in, al test rapido, il mezzo più veloce e sicuro per la prevenzione e la sicurezza dei cittadini.

Per effettuare il test sarà necessario contattare il medico di base di Montalbano, per fissare data e modalità di somministrazione, presso il Palazzetto dello Sport “Malvasi” in zona Montesano. Il test può essere anche prenotato inviando una e-mail all’indirizzo protcivilemontalbano@libero.it.

“Dopo aver predisposto i tamponi per centinaia di alunni delle scuole di Montalbano – spiega il sindaco Piero Marrese –, proseguiamo la nostra attività di screening anche su coloro che rientreranno per il Natale al fine di poter trascorrere queste festività in famiglia in modo sereno e sicuro. La salute dei nostri concittadini viene prima di tutto, e ora più che mai abbiamo tutti il dovere di comportarci in modo responsabile per evitare di vanificare l’impegno e il lavoro svolto nelle ultime settimane. Lavoro che sta dando risultati incoraggianti. Grazie ai volontari della Protezione Civile, ai medici pediatri e medici di base della nostra città, che quotidianamente si impegnano con sacrificio e professionalità, sarà possibile vincere questa sfida contro il virus”.

LA LETTERA. Medici di famiglia: “Siamo sempre esistiti anche prima dei tamponi rapidi”

in Emergenza Covid-19

I medici di famiglia, sbrigativamente detti “di base” talora con una punta di disprezzo iniziano a raccontare il loro lavoro dopo il diluvio di critiche che, dall’inizio della pandemia, è piovuta sulla medicina territoriale, accusata di essere assente se non inesistente, incapace di farsi carico dei bisogni assistenziali, fatta di liberi professionisti con soli diritti e nessun dovere.  In questa lettera di due colleghi e amici della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) il racconto appassionato di quello che accade nella vita reale di cittadini e medici che si spendono nel silenzio rischiando la vita quanto i loro colleghi ospedalieri.

 

I Medici di medicina generale non ci stanno a far passare il concetto che la loro discesa in campo coincida con l’esecuzione da parte loro dei tamponi rapidi.

E’ dall’inizio della diffusione di SARS-CoV-2 sul nostro territorio che i Medici di Famiglia sono stati coinvolti nella battaglia contro questa epidemia, come dimostrato dall’alto tasso di contagi all’interno della categoria. Tuttavia è stata impossibile una conversione del loro lavoro totalmente orientata al COVID perché le necessità degli assistiti non si limitava a questo nonostante l’arrivo dell’epidemia.

Occorre evidenziare che durante la prima fase dell’epidemia molti reparti sono stati riconvertiti e molti specialisti assegnati ad altre mansioni per supportare l’emergenza. Nei reparti di malattie infettive rispondevano al telefono medici non appartenenti a quel reparto per aiutare i colleghi in difficoltà: sono stati riassegnati nei compiti e nessuno si sarebbe aspettato che questa loro mansione fosse svolta in aggiunta all’attività ordinaria (ambulatoriale o di sala operatoria d’elezione) che infatti è stata limitata e spesso sospesa per diversi mesi.

Al contrario, durante la prima fase di diffusione del virus i Medici di Famiglia hanno avuto nuovi compiti. Sono stati coinvolti nella funzione di filtro e segnalazione dei casi sospetti, nel garantire l’isolamento fiduciario dei pazienti in attesa del tampone e dei contatti stretti dei pazienti positivi, nel follow up telefonico dei pazienti positivi al COVID. Tutto questo con un aggravio burocratico e di responsabilità nei confronti dei pazienti, nella totale assenza di linee guida ed a più ondate respingendo (nonostante l’insistenza di pazienti e specialisti ad applicarli) protocolli di cura a domicilio che, a posteriori, si sono dimostrati più nocivi che benefici.

A questo si è sommata la gestione delle ansie e delle paure dei pazienti a rischio o con sintomi, le numerose telefonate di rassicurazione e le visite, dal vivo o in teleconsulto, legate all’ansia ed alla depressione che un momento storico così difficile ha fatto sviluppare ad una larga fetta della popolazione, soprattutto quella più anziana e fragile.

Per svolgere questi compiti i Medici di Famiglia non sono stati riassegnati: sono compiti che si sono semplicemente aggiunti ai precedenti perché la loro attività ordinaria, a differenza di quella specialistica non d’urgenza, non si può interrompere.

Con l’arrivo dell’epidemia da COVID i pazienti non hanno smesso di avere la lombalgia, il diabete, la bronchite cronica, la fibromialgia o un tumore. Ed hanno continuato a rivolgersi ai medici di famiglia anche più di prima perché nei reparti specialistici dove le attività ordinarie si sono interrotte loro non hanno più trovato risposta e le hanno cercate con ancor più insistenza dal loro medico di medicina generale. A questi è spettato anche il compito di monitorare le terapie con piano terapeutico (essendone stato permesso il rinnovo automatico) e la valutazione necessaria alla prosecuzione delle terapie in atto è rimasto un atto clinico non rimandabile. Tutto questo senza dimenticare l’assistenza domiciliare che i Medici di Medicina Generale hanno continuato, come sempre, ad erogare a domicilio ai pazienti fragili, allettati, con patologie avanzate e terminali.

I Medici di Famiglia sono stati, per tutte queste ragioni, direttamente o indirettamente, tra i più coinvolti nella guerra contro il COVID. I loro ambulatori non hanno mai chiuso. Il carico di lavoro si è moltiplicato e si è sviluppato tramite canali prima poco utilizzati (e-mail, messaggistica istantanea) che hanno reso ancora più complicato il rapporto con il paziente per la difficoltà di fornire ed ottenere spiegazioni adeguate. Il telefono è diventato uno strumento d’eccellenza per il contatto con i pazienti e spesso è rimasto acceso anche oltre le canoniche 12 ore diurne, talvolta anche nei weekend, qualora pazienti particolarmente fragili ne avessero necessità.

Alle difficoltà di tipo clinico-assistenziale si sono sommate le difficoltà di tipo organizzativo. La riorganizzazione delle attività, dei presidi e delle strutture in cui erogare il servizio di Assistenza Primaria necessaria a fronteggiare il rischio infettivo è stata a totale carico del Medico di Famiglia, in quanto libero professionista. I medici che permettevano l’accesso libero ai pazienti hanno dovuto organizzare un sistema di prenotazione (onde evitare assembramenti nelle sale d’attesa), spesso senza l’aiuto di una segretaria perché assente o perché mantenuta a domicilio per evitare il contagio nei periodi di massima diffusione dell’epidemia.

Si sono dovuti garantire inoltre, anche tramite ristrutturazioni dei locali, il distanziamento tra i pazienti, l’incolumità del personale di studio con l’acquisto o la realizzazione di separatori fisici. I medici, vista la carenza in particolare nella fase iniziale della pandemia, hanno dovuto approvvigionarsi autonomamente di disinfettanti per l’ambiente, di gel igienizzante e di dispositivi di protezione individuale che le Aziende Sanitarie hanno fornito con il contagocce.

Eppure per qualcuno i MMG non hanno fatto niente. E l’impressione potrebbe essere questa perché sembra che la medicina territoriale sia sempre un passo indietro. Ma, nonostante tutto il tempo a disposizione per riorganizzarsi, non c’è stato un adeguato potenziamento del territorio. A parte la realizzazione delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale che stanno svolgendo un egregio lavoro di valutazione, tracciamento e monitoraggio limitato ai pazienti non trasportabili, ma che sono notevolmente sotto organico, nessun investimento è stato effettuato per rafforzare la risposta extraospedaliera. I Dipartimenti di Prevenzione soffrono per le carenze di personale, il turnover dei pensionamenti dei Medici di Famiglia andati in quiescenza va a rilento, non sono stati investiti fondi per l’assunzione di personale (di studio o infermieristico) negli ambulatori della Medicina Generale.

E, pur senza un rafforzamento del territorio, inizia ora una seconda fase. Le attività ordinarie degli ospedali non sono ancora del tutto riprese che già si stanno riconvertendo i reparti. Le liste d’attesa per le consulenze specialistiche, già lunghe prima dell’emergenza COVID, ora lo sono ancora di più (sempre che non siano addirittura chiuse). Il paziente ormai troppo spesso non si aspetta più di essere preso in carico dalla specialistica pubblica perché l’ospedale è già saturo di ricoveri e di attività con i colleghi ospedalieri si stanno facendo in quattro per fronteggiare il ritorno del COVID. Il paziente abbiente allora si rivolge al privato, ma chi non può (ed è la maggioranza dei cittadini) a chi si rivolge? Al medico di famiglia, sempre più carico di nuovi compiti e mai sgravato da quelli precedenti.

Ora, contemporaneamente alla più grande campagna vaccinale antinfluenzale che sia mai stata realizzata ed a cui i Medici di Famiglia hanno risposto nonostante le difficoltà organizzative imposte dall’emergenza COVID, si chiede loro di effettuare i tamponi rapidi per il COVID, definendo questa come la loro “discesa in campo”. Ritengo sia evidente come questo non corrisponda a realtà, ma sia un ulteriore aggravio ad una attività già estremamente oberata dall’assistenza legata al COVID e non solo.

Perciò, sebbene la categoria dei Medici di Famiglia si metta sempre a disposizione nel momento del bisogno della popolazione, è necessario che questa sia compensata dalla realizzazione delle condizioni necessarie per lavorare con efficienza ed in sicurezza.

 

E’ fondamentale che siano realizzati dei percorsi rapidi e chiari per la gestione dei pazienti COVID o sospetti tali, percorsi finora troppo lenti e poco chiaramente definiti; è necessario che le attività di contatto con i pazienti sospetti COVID (come i test rapidi) si realizzino in sedi messe a disposizione dal Sistema Sanitario che possano garantire un percorso sporco e siano forniti di adeguati DPI e con personale di supporto dedicato; è di estrema necessità che le novità ed i percorsi di nuova istituzione siano prontamente comunicati ai Medici di Famiglia che ancora troppo spesso li scoprono dai telegiornali prima che dalle istituzioni.

Infine è necessario che tutto il lavoro svolto sia riconosciuto pubblicamente perché è evidente che una categoria che lavora duramente e si sente additare dalle autorità come nullafacente, nonostante tutti gli sforzi fatti, perde la voglia di sacrificare la propria vita privata in favore dei propri pazienti, come i Medici di Medicina Generale stanno facendo in questo periodo.

Chi pensa che il MMG sia assente in questo momento, evidentemente non ha mai lavorato sul territorio. E forse non potrà mai capire. Ma le ore di attività svolte, l’enorme quantità di telefonate, messaggi, e-mail, visite effettuate in questi giorni lo testimoniano benissimo.

La medicina generale c’è, sempre, con o senza i nuovi compiti specifici del COVID.

 

 

Stefano Celotto e Rita Sousanieh

medici di medicina generale

(lettera del 4 Dicembre 2020)

Foto ufficio stampa SIMG (Società Italiana di Medicina Generale)

Ritorno a scuola, a Montalbano test rapidi nella materna

in Cronaca

Nel prossimo fine settimana, lo screening proseguirà in tutte le altre scuole di Montalbano, ovvero quella primaria e la secondaria di primo grado

Test rapidi nella scuola materna di Montalbano Jonico per garantire il ritorno all’attività scolastica in sicurezza. È quanto disposto dall’amministrazione comunale, insieme alla Protezione Civile del centro montalbanese, tra i primi comuni d’Italia a somministrare test rapidi al personale scolastico, docenti e alunni della scuola dell’infanzia, nell’ambito di uno screening di massa al Covid-19 fortemente voluto dal sindaco Piero Marrese e realizzato in vista di un prossimo rientro in classe. Nel prossimo fine settimana, lo screening proseguirà in tutte le altre scuole di Montalbano, ovvero quella primaria e la secondaria di primo grado. “Abbiamo effettuato tamponi ad oltre cento alunni della scuola materna di Montalbano – sottolinea il primo cittadino Marrese –, tutti risultati fortunatamente negativi. Un’attività che abbiamo voluto per garantire la sicurezza dei nostri bambini nel momento in cui si torneranno alla didattica in presenza nelle aule. Un ringraziamento va a tutti i volontari della Protezione Civile e ai medici pediatri e di base della città per l’impegno e la professionalità  mostrati in questi momenti di emergenza. Si tratta di un segnale di ulteriore attenzione che abbiamo inteso dare alla nostra comunità, particolarmente colpita e segnata dal contagio in questa nuova fase della pandemia, da cui, speriamo di uscire al più presto grazie alla collaborazione di tutti e al rispetto delle norme di prevenzione”.

 

FIMMG: “tamponi rapidi, c’è l’accordo anche in Basilicata”

in Emergenza Covid-19

Gli esami riguarderanno esclusivamente pazienti asintomatici ma “contatti stretti” di positivi   e pazienti che abbiano completato il prescritto periodo di quarantena

E’ stato sottoscritto nei giorni scorsi e sarà pubblicato sul BUR l’accordo integrativo alla Convenzione nazionale dei medici di famiglia e pediatri di libera scelta che definisce, tra l’altro,  i destinatari e le modalità con cui saranno eseguiti i tamponi rapidi antigenici. Gli esami riguarderanno esclusivamente pazienti asintomatici ma “contatti stretti” di positivi   e pazienti che abbiano completato il prescritto periodo di quarantena.

Lo scopo è quello di individuare ed isolare precocemente persone sane ma a rischio di contagio e di permettere l’uscita dalla quarantena al termine di dieci giorni, senza dover attendere i tempi necessari per l’esecuzione del tampone molecolare e l’arrivo dei risultati.

Per garantire la sicurezza dei cittadini e degli operatori sanitari i test antigenici rapidi saranno effettuati negli studi medici solo se forniti  delle necessarie dotazioni strutturali ed organizzative o, in alternativa, presso locali idonei messi a disposizione dalla ASL o dai Comuni.

Con un documento a firma congiunta del Ministero della Salute, INAIL e Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici pubblicato lo scorso 8 novembre sono state definite nel dettaglio le modalità per operare in sicurezza.

Secondo quanto previsto dall’intesa Stato Regioni l’accordo per l’esecuzione dei tamponi rapidi, sottoscritto a livello regionale solo dalla FIMMG e dalla FIMP, è vincolante per tutti i medici, indipendentemente dall’appartenenza sindacale. Saranno esonerati dalla partecipazione ai test diagnostici  e senza alcuna sanzione  solo i medici in condizioni di fragilità per patologia o le colleghe in stato di gravidanza. La FIMMG regionale è consapevole che il tracciamento rapido dei contatti è la chiave di volta per contenere la diffusione del contagio , compito cui la medicina generale non intende sottrarsi.

Non meno importante è l’osservanza  della quarantena da parte dei  “contatti stretti” di soggetti positivi, la cui durata rimane di dieci giorni, non derogabili, anche in presenza di un tampone negativo.

La FIMMG non ignora le preoccupazioni di quanti, tra i propri iscritti, temono i rischi derivanti dall’assunzione di questo nuovo compito assistenziale sia per la mancanza di specifiche coperture assicurative (i medici convenzionati non godono della copertura INAIL) sia per il mancato rispetto da parte della Regione di un obbligo che aveva liberamente assunto, quello di sottoporre tutti i medici di famiglia a tampone preventivo e a cadenze regolari, progetto mai avviato. Questa omissione appare particolarmente grave  alla luce del preoccupante aumento di contagi tra i colleghi ospedalieri, in particolare quelli del Madonna delle Grazie di Matera, che riferiscono di perduranti resistenze all’adozione di misure di sicurezza, forse dettate da una lettura riduttiva delle norme sulla sorveglianza sanitaria del personale sanitario  (articolo 14 del Decreto Cura Italia).

 

 Dott. Antonio Santangelo

Segretario regionale della FIMMG

Federazione Italiana Medici di Medicina Generale

Foto archivio, non si riferisce al fatto descritto nell’articolo

LA LETTERA. L’Anisap scrive a Bardi

in Emergenza Covid-19

Sono per ora tre i Comuni – Bernalda, Moliterno e Latronico – che si apprestano ad effettuare, autonomamente, test rapidi sierologici Covid-19, di cui si conosce poco circa le modalità di attuazione e soprattutto sul prodotto scelto. L’Anisap Basilicata ha inviato al Presidente Bardi una lettera aperta a firma del Presidente Roberto Cicchetti.

 

Covid-19 in Basilicata.Anisap, un esercito invisibile

 

Lettera aperta al Presidente Bardi

 

Illustrissimo Signor Presidente, la Associazione che mi onoro di presiedere si occupa della tutela di 20 strutture sanitarie private accreditate, dislocate in tutto il territorio regionale. Di queste 18 sono costituite da laboratori di analisi cliniche, nel cui organico sono operativi numerosi specialisti di laboratorio (biologi e medici), tecnici di laboratorio, infermieri oltre al personale amministrativo dedicato alla accoglienza.

Un esercito silenzioso e presente, che non si è mai fermato e non ha mai abbandonato i Cittadini, neppure, e soprattutto, nel gravissimo momento di crisi che l’Italia e la nostra Regione sta attraversando.

Mi permetto, dunque, di rivolgerLe questo mio semplice interrogativo, che non riesce a trovare risposta: perché questo esercito è tutt’ora invisibile?

Quale motivazione è sottesa al mancato utilizzo di questa importante e, a nostro avviso, fondamentale squadra di Professionisti, Biologi, Medici e Operatori Sanitari, capillarmente presenti sul territorio, muniti di specifiche competenze operanti in strutture che lo stesso Sistema Sanitario Regionale ha, prima autorizzato e poi accreditato, oggetto, da sempre, di minuziose attività di verifica e controlli di qualità?

Lei mi perdonerà, Signor Presidente, se non riesco a comprendere la causa di questa persistente e intenzionale volontà di ignorare questa Categoria di professionisti, proprio in un momento in cui la loro collaborazione si rivelerebbe più che preziosa per consentire la ripartenza della nostra Regione, permettendo una concreta, massiccia e analitica indagine epidemiologica su tutto il territorio regionale in tempi realmente utili e non dilazionati.

Questa Associazione ritiene, in merito, che uno “studio epidemiologico” debba essere il frutto di una valutazione preliminare da parte di un gruppo di studio (in questo caso regionale), che abbia uno specifico razionale e sia svolto, operativamente sul territorio, da soggetti/strutture di comprovata competenza ed esperienza in materia di test diagnostici.

Dalla stampa, invece, apprendiamo che sindaci di questa Regione hanno intrapreso in piena autonomia, ancorché in accordo con indicazioni regionali, la strada dello screening sierologico ai fini dello studio della sieroprevalenza nella popolazione del proprio comune.

Di fatto,iniziative come questa, che non hanno nulla dello studio epidemiologico in quanto prevede, in alcuni casi,una prestazione a totale carico del cittadino richiedente su base volontaria, si sostituisce, a nostro avviso, alla legittima, attività che i laboratori di analisi accreditati di Basilicata devono poter svolgere. Ovvero eseguire test diagnostici di laboratorio anche in ambito Covid-19, con la dovuta competenza e qualità di esperienza professionale.

A questi ultimi, però, capita, e questa volta sì sono visibili, di subire visite e controlli dei NAS volti proprio a stabilire se la struttura esegue esami diagnostici Covid-19. Ciò è alquanto paradossale.

In questo contesto, risulta ancor di più l’invisibilità di un complesso di strutture di Laboratorio accreditate, che hanno mezzi, competenze, personale e organizzazioni tali da consentire un intervento rapido ed efficace, capaci di svolgere le indagini di tipo sierologico, di cui tanto si sta discutendo, necessari per la rilevazione dei soggetti colpiti dal virus. Sono le stesse strutture a cui si rivolgono i cittadini di questa Regione quando necessitano di esami in ambito oncologico, infettivologico, nelle patologie croniche, esami di una complessità anche maggiore di quelli inerenti la diagnostica Covid-19.

Allo stato, le Regioni si stanno comportando in base a decisioni autonome, essendo prive di linee di indirizzo univoche da parte degli Organi di Governo. Eppure, il Comitato Tecnico Scientifico di cui si sta avvalendo il Governo centrale ha, a più riprese, auspicato fortemente l’utilizzo di una massiva indagine epidemiologica sul territorio, unica forma di identificazione di coloro che con il virus sono già venuti in contatto e dunque potrebbero aver sviluppato un’immunità che permetterebbe il ritorno alla vita lavorativa, necessaria per la ripresa della Regione.

Il“nemico” è invisibile, è sconosciuto e non vi sono certezze, tuttavia proprio non riesco a comprendere perché disperdere il prezioso apporto che gli Erogatori privati accreditati potrebbero fornire alla lotta al contagio.

E dunque, Signor Presidente, confido che, quale Garante della salute dei cittadini di questa Regione, possa prendere in seria considerazione la potenzialità e l’effettiva valenza del comparto delle strutture di laboratorio accreditate nel contrasto alla diffusione del Covid-19.

Dott. Roberto Cicchetti (nella foto d’apertura)

Presidente Anisap Basilicata

Covid-19, test diagnostici rapidi: in Usa il via libera. Il Cts in Italia frena

in Emergenza Covid-19

In un recente comunicato il Cts ha ribadito: ” “A oggi  l’approccio diagnostico standard rimane quello basato sulla ricerca dell’Rna nel tampone rino-faringeo”.

 

Test diagnostici sì o no? Molte regioni italiane a causa dei numeri sempre più elevati di richieste di “tamponi” – che restano il sistema migliore per diagnosticare la presenza o meno dell’infezione da Covid-19 – stanno manifestando in queste ore “interesse” verso i test rapidi. Nelle ultime ore, il senatore Saverio De Bonis in una nota diffusa alla stampa ha rivolto appello al Governo affinché “prenda seriamente in considerazione l’ipotesi di chiedere agli Stati Uniti di aprire al mercato europeo, magari a prezzi calmierati, i test diagnostici rapidi del Covid-19, oggi disponibili solo in territorio americano”.

Il test a cui fa riferimento De Bonis infatti ha ottenuto il via libero nelle ultime 48 ore dalla statunitense Food and Drug Administration (Fda) “per un nuovo test molecolare Covid-19 portatile che secondo l’azienda può fornire risultati positivi in appena cinque minuti e risultati negativi in ​13 minuti”.

Resta che attualmente l’unico test che serve nella lotta al coronavirus è quello che si fa cercando il genoma virale nei secreti respiratori. Altri test “rapidi” o “fai da te”, così come precisato dal Comitato Tecnico Scientifico (Cts), organo che ha lo scopo di fornire consulenza al capo del dipartimento della protezione civile in merito all’adozione delle misure di prevenzione necessarie a fronteggiare la diffusione del nuovo coronavirus, potranno essere utili più avanti.  Lo stesso virologo Roberto Burioni ha precisato: “il test rapido che cerca gli anticorpi potrà essere utile più avanti per capire, ad esempio, se una persona guarita può reinfettarsi o se invece rimane immune come per il morbillo . Ora abbiamo a disposizione solo questo tipo di test, che dà la risposta in qualche ora e può essere fatto da laboratori specializzati, non ce ne sono altri di dimostrata efficacia”.

In un recente comunicato il Cts ha ribadito: ” “A oggi  l’approccio diagnostico standard rimane quello basato sulla ricerca dell’Rna nel tampone rino-faringeo”.

Ultima modifica 14:07 del 30 Marzo 2020

 

 

 

 

 

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