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IC Torraca di Matera: studentessa vince Premio Federchimica Giovani 2019-2020 

in Cultura

“La partecipazione a questo come ad altri concorsi in ogni disciplina o campo di interesse per i nostri ragazzi e ragazze, ha l’obiettivo di accendere sempre scintille di curiosità nelle giovani generazioni, che possano diventare col tempo anche reali interessi o veri e propri percorsi di studio e futuro lavoro da intraprendere. Cogliere le opportunità e accompagnare nel percorso è uno dei compiti della scuola. A volte basta poco per scovare e allenare un talento particolare, come questo della chimica, nel caso del premio conquistato, o di molti altri. Sperimentare e curiosare, dopo tutto, sono alla base della motivazione all’apprendimento e servono a crescere.”

Così il Dirigente Scolastico dell’Istituto Torraca di Matera, Caterina Policaro.   “Un lavoro interessante perché sperimentale ed evidentemente frutto di curiosità. Con questa motivazione, la studentessa dell’Istituto Comprensivo Torraca di Matera, Lidia Moliterni della classe II M ha vinto il Premio Nazionale Federchimica Giovani 2019-2020 per la categoria “Detergenza” con  il suo elaborato e video intervista sull’argomento “Il sapone”. 

A causa dell’emergenza in atto, Federchimica non ha potuto organizzare la cerimonia conclusiva che annualmente si svolge a Milano con tutti i giovani finalisti, pertanto il tablet assegnato come premio alla nostra allieva, Lidia Moliterni, unitamente a due targhe ricordo dell’iniziativa per la vittoria e per il premio, meritatissimo, sono stati inviati alla scuola affinché potessero essere consegnati. 

Nel rispetto del protocollo anti-covid 19 abbiamo comunque voluto organizzare una semplice cerimonia di consegna del premio alla ragazza, alla presenza dei genitori e delle prof.sse di Matematica e Scienze Mariella Scala e Elda Imperiale. Nella nota di accompagnamento al premio a firma del Direttore Generale Claudio Benedetti, con orgoglio e soddisfazione per  il grande lavoro che la scuola sta facendo da marzo 2020 sia a distanza che in presenza, tentando di non lasciare indietro nessuno, ci sono bellissime parole che – conclude Caterina Policaro – ho voluto leggere a Lidia e alle docenti.

Federchimica Giovani, infatti si è congratulata con l’Istituto Comprensivo Torraca per l’impulso significativo dato agli studenti, al di là di quelli che sono gli obblighi scolastici, in condizioni davvero difficili e fa i più sinceri complimenti a Lidia Moliterni auspicando che possa essere un settore per il quale proseguire la passione anche negli anni futuri. Intanto, ci prepariamo con le classi a partecipare alla nuova edizione del premio in una o più categorie e ad altri progetti che sia con le attività didattiche in presenza oppure eventualmente a distanza, porteremo a termine anche in questo anno scolastico.”

Alla psichiatra lucana Liliana Dell’Osso il Premio Cronin

in Cultura

La psichiatra lucana (di Bernalda) Liliana Dell’Osso,  direttore della clinica psichiatrica dell’Università di Pisa, Presidente del Collegio dei Professori Ordinari di Psichiatria, l’unica lucana fra le “Top ItalianWomenScientists”, ha vinto per la sezione saggistica il Premio Cronin, concorso letterario rivolto in esclusiva ai medici e agli odontoiatri, intitolato al celebre medico-scrittore scozzese Joseph Archibald Cronin (1896/1981).
La giuria ha deciso di premiare il suo saggio dal titolo: “Pandemia da Covid-19: un trauma psichico di massa”, scritto insieme alla psichiatra Daniela Toschi e al filosofo della scienza Dario Muti, sulla pandemia da Covid-19 e tutto quanto rappresenta a livello sanitario, psicopatologico e umano.
Giunge in un momento di smarrimento nazionale questo saggio chiaro e prezioso. Il lettore ne ricava lucidissimeriflessioni sulla pandemia e sui disturbi correlati allo stress post-traumatico.
Il testo sottolinea i rischi inerenti al periodo di crisi che la nazione ha affrontato e sta affrontando durante il lockdown, dall’emergenza sanitaria alle sindromi da stress post traumatico, dall’uso di internet alle potenziali nuove dipendenze, dal tema della scarsa coscienza igienica a quello dei disturbi mentali, sviscerando la categoria del contagio nel corso dei secoli.Eredi di un mondo igienico, costretti dal Covid-19 al lockdown, abbiamo l’impressione che il “contagio” sia la categoria definitoria dell’attualità. Nulla di più falso. Il contagio è una categoria totale della nostra cultura. Nasce dal senso del tatto, dalla conseguenza della prossimità fra oggetti, nel mondo. Esso interessa i corpi, i saperi, le idee, gli oggetti. Questo studio cerca di esplorare il mondo dei contagi, quello che si è riscoperto fra incredulità, allarmismi e fake news quando la pandemia ci ha avvolto. Quello che, dall’antica Grecia sino ai virus informatici, ha definito la nostra cultura, fra metafore e scienze. Quello che, nella traiettoria vitale di un artista come EdvardMunch, ha fornito ispirazioni per opere capaci di sintetizzare degli aspetti universali dell’anima. Il mondo dei contagi è il mondo in cui viviamo. In esso osservatore e fenomeno osservato, medico e malattia, possono andare a sovrapporsi. Nessun uomo, neppure il terapeuta, è immune alla dimensione onnicomprensiva del contatto.

“Il Covid-19 prima ci ha colti di sorpresa, e poi – sostiene la prof. Dell’Osso – ha infierito mentre cercavamo di tenere la testa nella sabbia. Dal punto di vista culturale, per la nostra società si è trattato effettivamente di un grosso elemento di discontinuità. Non eravamo pronti ad ammettere che anche da noi potesse dilagare un processo epidemico. Tale fenomeno era immaginato come una rischio dei paesi del secondo o del terzo mondo. Abbiamo vissuto mesi difficili, terrorizzati dal Covid-19. Abbiamo dedicato moltissimo tempo e energie a procedure di igienizzazione. Per molti, quello del contagio da coronavirus è diventato il centro di un complesso di paure e ruminazioni mentali. Tutto questo, sul piano psichiatrico, è pericoloso almeno quanto il virus. Bisogna senza dubbio fronteggiare l’emergenza sanitaria, ma anche mantenere il proprio equilibrio psicofisico”.

Al centro il tema della paura che in questi mesi è stata esorcizzata dalla retorica dell’ “andrà tutto bene”. “Dal punto di vista sanitario – sostiene il direttore della clinica psichiatrica dell’Università di Pisa – si è fatto tutto ciò che era possibile (e anche un buon numero di cose che sarebbero sembrate impossibili) perché “tutto andasse bene”. La retorica politica, tuttavia, ha assunto qualche tono grottesco. Concordo con chi sostiene che è necessario mantenere calma e lucidità, anche perché è la condizione che favorisce l’azione pragmatica. La paura, se eccessiva, è un intralcio e non una risorsa. Se si guarda alla soluzione del problema, e se si vuole fare la propria parte, occorre innanzi tutto assicurarsi che la propria paura e i propri livelli di stress siano tali da stimolarci ad applicare i corretti protocolli di igiene personale (fra cui la tanto discussa mascherina), ma non così alti da paralizzarci o da condurci a condotte disfunzionali (abluzioni eccessive, ritiro sociale estremo).” Nel saggio si parla del il disturbo post-traumatico da stress (PSTD) e dell’impatto a livello sociale. “Temo – sottolinea la psichiatra – che ci sia un rischio concreto per un aumento dei casi di PTSD. La perdita di prospettive future, il congelamento in un presente senza speranza, la visione negativa del mondo e il sentimento di cambiamento indelebile e di irrecuperabilità di ciò che si era prima sono sintomi tipici della reazione disadattativa all’esposizione ad un evento traumatico estremo, quale la pandemia in atto. Il rischio è che per molti l’epidemia non finisca effettivamente mai”.

La prof. Dell’Osso, in sintesi, insegna, anche ai profani, a riconoscere segni e sintomi precoci. E denuncia con forza il rischio che i sanitari hanno corso, e corrono ancora nella nuova fase di emergenza.

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