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Un cronista qualsiasi e un cantautore qualsiasi per un’intervista qualsiasi

in Cultura

Un cronista qualsiasi e un cantautore qualsiasi per un’intervista qualsiasi: Giuliano Petrigliano ci racconta la sua “Non parlo quasi mai

Giuliano Petrigliano, lui dice “uno stronzo qualsiasi”, ma è un portatore sano di creatività, è dura da ammettere ma è la verità. La sua ultima “fatica” , nata fra un soundcheck e un “cazzeggio” durante i live, si intitola “Non parlo quasi mai”.

Gli ho chiesto un po’ di cose…

 

Iniziamo con un argomento a piacere… vai…

L’Italia è una penisola. Ci stanno il mare, le montagne, i fiumi, la dieta mediterranea e la mafia. Se vuoi andare al mare c’è il mare, se vuoi andare in montagna c’è la montagna, se vuoi nascondere un cadavere gli metti i piedi nel cemento e lo butti nel fiume, se vuoi mangiare bene c’è la dieta mediterranea e se non sei riuscito a mettere i piedi del cadavere nel cemento ti rivolgi alla mafia, che in cose simili ha una certa dimestichezza.

Per un attimo mi hai rievocato Silvestri, poi mi sono mandato a cagare da solo. Ho fatto bene?

Sul mandarti a cagare da solo, sì. Sempre. Per quanto riguarda l’accostamento a Silvestri non può che farmi onore e imbarazzo allo stesso tempo, perché è uno dei pilastri della canzone d’autore italiana che più invecchia e più diventa un mostro sacro. Già da anni per me uno come lui è accostabile ai grandi cantautori (oggi santificati) del passato. Sai, i vari De André, De Gregori, ecc… Probabilmente quando sarà morto verrà santificato anche lui.

“Non parlo quasi mai”, com’è nata?

In realtà una bozza di questa canzone esisteva già da anni. Era un pezzo che non avevo mai portato a compimento e che utilizzavo, in forma diversa, per cazzeggiare nei live. Spesso in concerto ne facevo una versione rock’n’roll alla Johnny B. Goode, per farti capire… Poi di recente ho collaborato con la RKH, che mi ha prodotto il brano, e ha preso questa forma definitiva.

 L’ultima volta che abbiamo chiacchierato risale al 2020, era il mese di Maggio, e stava uscendo “fino a quel momento soffrirai come un cane”, la raccolta di poesie. Ora questo brano, spiega anche a quelli come me che rapporto c’è fra “Non parlo quasi mai” e “Uno stronzo qualsiasi”?

Il discorso è talmente semplice da risultare piuttosto banale… E cioè che siamo abbastanza circondati da stronzi, e magari lo siamo anche noi che istintivamente e intellettualmente siamo portati, forse in maniera un po’ snob, a tirarcene fuori. Quindi definirmi io stesso uno stronzo qualsiasi è allo stesso tempo un’ammissione di colpa, un vanto da vecchio anarco-comunista e un tentativo di farmi specchio per gli altri, nel senso “guardatemi, io sono uno stronzo, e preoccupatevi del fatto che voi siete come me”. Tutto sommato, però, resto snob, direbbe qualcuno, che però per me significa solo cercare con tutte le mie forze di non essere come gli stronzi reali e realmente pericolosi, quelli cioè che dal basso della loro arrogante ignoranza ingrassata a forza di fake news e analfabetismo funzionale parlano, parlano e parlano, senza sapere di che cazzo stanno parlando.

 

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