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Rifiuti Nucleari in Basilicata +296 metri cubi

in Cronaca

Rifiuti Nucleari in Basilicata +296 metri cubi. Nella distribuzione dei rifiuti radioattivi la Basilicata è al quarto posto della classifica nazionale dietro a Lazio, Piemonte e Lombardia

Cresce lievemente il volume di rifiuti radioattivi detenuti in Italia. In negativo, invece, il bilancio in termini di radioattività. Diminuiscono i rifiuti radioattivi presso le centrali di Caorso e Garigliano. In aumento quelli presenti nella Centrale di Latina.

ISIN (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione) pubblica l’Inventario dei rifiuti radioattivi aggiornato al dicembre 2021
Nel 2021, cresce il volume dei rifiuti radioattivi detenuti in Italia: il totale, al 31 dicembre dello scorso anno, è di 31.812,5 m3, con un aumento di 60,9 m3
rispetto al 2020.Le variazioni in positivo, in termini di volume, coinvolgono le regioni Piemonte (da 5384 m3 a 5.824 m3, +440 m3), Toscana (da 894 m3
a 1.034 m3, +140 m3), Lazio (da 9.504 m3 a 10.026 m3, +522 m3), Basilicata (da 3.526 m3a 3.822 m3 , +296 m3) e Puglia (da 535 m3
a 625 m3 , +90,53 m3 ): a determinare questo aumento è la produzione di nuovi rifiuti radioattivi, determinata da attività di smantellamento e/o bonifica.
Diminuisce, al contrario, il volume di rifiuti radioattivi detenuti in Lombardia, Emilia Romagna e Campania.

La variazione, in negativo, in Lombardia (da 6.167 m3 a 6.110 m3, -57 m3) è determinata dal bilancio tra nuovi rifiuti prodotti e trattamento di riduzione di volume su quelli già presenti lo scorso anno; nel caso dell’Emilia Romagna, la sostanziale diminuzione dei rifiuti (da 2.837 m3 a 1.880 m3, – 957 m3 ) è dovuta al completamento del trasferimento in Slovacchia delle resine della Centrale di Caorso per il loro condizionamento mediante incenerimento. Il volume di rifiuti presso la Centrale di Caorso è infatti passato da 1.816,52 m3 (dato del 2020) a 1.201,01 m3 al 31 dicembre 2021 (-615,51 m3 ). L’invio di materiali metallici radioattivi dalla Centrale di Garigliano all’estero, per il loro trattamento mediante fusione, è all’origine della diminuzione di rifiuti radioattivi detenuti in Campania (da 2.905 m3 a 2.490 m3 , -415 m3 ). Attività di smantellamento e bonifica, invece, all’origine dell’aumento di rifiuti radioattivi presenti nella Centrale di Latina (2.389,88 m3 , +540,88 m3 rispetto al 2020). Ed è proprio il Lazio a confermarsi la regione con il volume maggiore di rifiuti radioattivi detenuti: con 10.026 m3 , detiene il 31,52% del totale nazionale.

Queste e altre informazioni sono contenute nel nuovo “Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi” dell’ISIN, da oggi disponibile online sul sito web www.isinucleare.it. Il documento contiene informazioni relative a volumi, masse, stato fisico, attività specifica, contenuto di radioattività e condizioni di stoccaggio dei rifiuti, compresi il combustibile esaurito e le sorgenti dismesse. Predisposta sulla base dei dati che, annualmente, i diversi operatori, ai quali compete la responsabilità primaria della detenzione e gestione in sicurezza dei rifiuti stessi, trasmettono all’Ispettorato, la nuova edizione è aggiornata al 31 dicembre 2021.
In termini di radioattività, la regione che figura al primo posto è il Piemonte (2.023.654 GBq, pari al 72,65% del totale nazionale), seguito da Campania (353.868 GBq, pari al 12,70% del totale), Basilicata (243.578 GBq, l’8,74% del totale), Lombardia (98.396 GBq, 3,53%), Lazio (57.758 GBq, 2,07%) Toscana (7.007 GBq, 0,25%), Emilia Romagna (1.125 GBq, 0,04%) e Puglia (8 GBq). In calo l’attività di sorgenti dismesse (-37.997,5 GBq rispetto al 2020, per un totale di
837.788,2 GBq) e combustibile irraggiato (-863,2 TBq rispetto al 2020, per un totale di 33.280,3 TBq): questa variazione è dovuta al fenomeno fisico del decadimento dell’attività di tali rifiuti. Il 99% del combustibile irraggiato delle quattro centrali nucleari nazionali dismesse non si trova più in Italia: è stato inviato in Francia e in Gran Bretagna, dove è stato sottoposto a riprocessamento. I rifiuti radioattivi generati faranno rientro in Italia. L’attività totale dei rifiuti radioattivi detenuti in Italia è pari a 2.785.393,9 GBq, con una diminuzione, rispetto al 2020, di 43.541,16 GBq. I rifiuti radioattivi presenti in Italia, secondo la classificazione vigente (D.M. 7 agosto 2015) sono: a vita molto breve (1014 m3 , con una diminuzione pari a 277,41 m3 rispetto al 2020), ad attività molto bassa (17.096,64 m3
, con un aumento di 2.478,35 m3 ), a bassa attività (10.426,43 m3 , -2.273,64 m3 rispetto al 2020) e a media attività (3.275,39 m3 , +133,56 m3. Il rapporto ISIN contiene, inoltre, informazioni in merito a materiali e rifiuti radioattivi derivanti da attività di bonifica e stoccati in depositi locali. Si tratta di contaminazioni
derivanti da eventi incidentali di fusione di sorgenti radioattive verificatesi presso installazioni industriali. L’Inventario ne riporta l’elenco aggiornato a seguito delle ricognizioni effettuate in collaborazione con le ARPA/APPA e con le prefetture interessate, con l’indicazione della tipologia di rifiuto prodotto, l’isotopo rilevato, la stima dell’attività, della massa e del volume. Le installazioni industriali monitorate sono attualmente 18, di cui 15 in Lombardia, 1 in
Veneto e 2 in Toscana. L’Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi ISIN è disponibile sul sito web istituzionale

 

Nella foto il centro Itrec di Rotondella dove ci sono conservate scorie nucleari e l’infografica resa pubblica da Isin (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione). A Rotondella è previsto il “decommissioning” cioè l’opera di smantellamento, attività che procede con estrema lentezza

Decommissioning: i dati di avanzamento dei lavori

in Cronaca

Decommissioning: i dati di avanzamento dei lavori. A Rotondella le opere civili del deposito temporaneo annesso all’Impianto Cementazione Prodotto Finito

Nel 2021 accelerano le attività di decommissioning che registrano costi di avanzamento per circa 120 milioni di euro, il miglior risultato da quando la Società è stata costituita
L’azienda si è dotata nel corso dell’anno di un processo di controllo rigoroso che permette di misurare l’avanzamento fisico del decommissioning che, assieme a quello economico, conferma l’efficacia e l’efficienza dell’operato attuale di Sogin
Sogin ha migliorato le performance in termini di avanzamento delle attività di decommissioning dimostrando di poter raggiungere, a fine 2021, un risultato di avanzamento fisico del 7,2%, un dato molto superiore alla media del 1,4% annuo relativo ai venti anni precedenti
Al 31 dicembre 2021 il personale Sogin sarà di 858 unità, rispetto alle 924 unità presenti al 31.12.2020, di cui circa 550 unità a presidio della sicurezza nucleare dei siti che è stata sempre garantita anche nei periodi più critici della pandemia
È stata avviata e gestita nel rispetto dei tempi e della procedura previsti dal D.lgs. 31/2010 la consultazione pubblica per la realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico, con una significativa partecipazione di stakeholder rilevanti

Roma, 23 dicembre 2021. L’Amministratore Delegato di Sogin, Emanuele Fontani, ha illustrato ieri al Consiglio di Amministrazione, presieduto da Luigi Perri, i risultati di avanzamento dei lavori di decommissioning previsti al 31.12.2021. Questi dati, nel rispetto degli obblighi di trasparenza e pubblicità richiesti, sono stati pubblicati su una pagina apposita del sito sogin.it.
Nel 2021 l’adozione di un nuovo modello di rendicontazione dei costi, che prevede l’introduzione del loro riconoscimento a fronte di un effettivo avanzamento fisico delle attività e non solo di un impegno di spesa, ha semplificato anche le voci dei costi gestionali che passano da 5 a 3 (costi di struttura, costi di avanzamento e costi ad utilità pluriennale).

Si registra, nonostante le difficoltà collegate alla pandemia, un costo di avanzamento del decommissioning per circa 120 milioni di euro (comprensivi di almeno 85 milioni conteggiati con il precedente sistema regolatorio), il miglior risultato da quando la Società è stata costituita.

L’avanzamento fisico della commessa nucleare è del 7,2%, oltre mezzo punto superiore alle previsioni che erano del 6,6%, con un cumulato complessivo dal 1999 ad oggi pari al 35,5% (28,3% al 31.12.2020).

Questi risultati confermano le previsioni del piano industriale 2020-2025 e l’impegno della Società nell’accelerare le attività di decommissioning, ottimizzare i costi e mantenere in sicurezza gli impianti, nel rispetto dei territori, dei lavoratori e dell’ambiente, grazie ad una pianificazione dei controlli efficiente e rigorosa.

Nel 2021 le principali attività svolte nelle centrali nucleari sono state: nella centrale di Latina è entrato in esercizio l’impianto Leco per estrarre e condizionare i fanghi radioattivi; nella centrale di Trino è stata completata la rimozione dalla piscina dei purificatori dei componenti “attivati”; nella centrale di Caorso sono terminate la ricostruzione del deposito temporaneo Ersba2 e la realizzazione della waste route, mentre è prevista per l’inizio del 2022 la conclusione delle spedizioni delle resine; nella centrale del Garigliano è terminata la realizzazione del nuovo radwaste e la bonifica dell’ultima delle tre trincee.

Per quanto riguarda gli impianti nucleari, le principali attività hanno riguardato: nell’impianto Ipu di Casaccia la conclusione dello smantellamento delle apparecchiature di ricerca e fabbricazione di elementi di combustibile ad ossidi misti uranio-plutonio, che erano contenute all’interno di scatole a guanti; nel sito di Bosco Marengo sono state portate a termine tutte le attività di decommissioning previste dalla Fase1; nel sito Eurex di Saluggia, dopo aver aggiudicato la gara alla fine del 2020, sono stati riavviati i lavori di realizzazione del Complesso Cemex che permetterà di solidificare i rifiuti radioattivi liquidi presenti;

nel sito Itrec di Rotondella stanno terminando le opere civili del deposito temporaneo annesso all’Impianto Cementazione Prodotto Finito, per il quale è stata lanciata la gara che sarà assegnata nei primi mesi del 2022.

Il 2021 è stato anche l’anno dell’avvio dell’iter di consultazione pubblica per la localizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico, che coinvolge sette Regioni, la prima nel suo genere in Italia.

Dal 7 settembre al 24 novembre, si è svolto il Seminario Nazionale, che ha visto un’ampia adesione con oltre 160 partecipanti e gli interventi dei rappresentanti qualificati di Istituzioni, Enti locali, associazioni, comitati, organizzazioni datoriali e sindacali dei territori e di singoli cittadini.

Il 15 dicembre la pubblicazione degli atti del Seminario Nazionale ha aperto la seconda fase della consultazione che porterà alla predisposizione della CNAI, la Carta Nazionale Aree Idonee.

Nel corso dell’anno sono state avviate, con il supporto operativo della controllata Nucleco, le attività di bonifica previste dall’accordo con il Commissario Unico per la bonifica delle Discariche. Sono iniziate anche le attività di ricerca indicate nell’Accordo con l’Ispettorato Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole per sviluppare soluzioni innovative che garantiscano la tracciabilità dei prodotti agricoli e agroalimentari in base alla presenza di isotopi naturali al loro interno.

Inoltre, è stato rinnovato il Protocollo d’intesa con il Comando Tutela Ambientale e Transizione Ecologica dell’Arma dei Carabinieri, che amplia la collaborazione, ormai decennale, nelle operazioni di contrasto, recupero e messa in sicurezza di sorgenti radioattive orfane.

Nel corso dell’anno la Società è stata impegnata in un’azione di rafforzamento dei presidi di legalità interni, tuttora in corso, per verificare anche eventuali criticità gestionali collegate al passato.

Inquinamento falda Itrec: convocata Conferenza di servizi

in Cronaca

Rosa: manteniamo fede agli impegni assunti al termine della riunione che si è svolta il 21 ottobre

 

L’Ufficio Prevenzione e controllo ambientale del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata, in qualità di Autorità competente, ha indetto la Conferenza di Servizi istruttoria che si svolgerà, in videoconferenza, martedì 17 novembre alle 9,30 sul tema: Stato di attuazione degli interventi di messa in sicurezza operativa e risultati delle analisi eseguite dall’Arpab – Struttura Rifiuti, Suolo e Siti Contaminati sui campioni di acque sotterranee prelevati in contradditorio il 22 e 24 settembre nell’impianto Itrec di Rotondella.

Lo rende noto l’assessore all’Ambiente Gianni Rosa. “Manteniamo fede – commenta – agli impegni assunti al termine della riunione, da me convocata, che si è svolta lo scorso 21 ottobre. Il presidente Bardi, il Governo regionale e il Dipartimento Ambiente seguono con la massima attenzione gli sviluppi della vicenda che ha suscitato forti preoccupazioni nelle comunità di Rotondella e dell’area territoriale vicina all’Impianto Itrec.

La Conferenza di Servizi istruttoria che abbiamo convocato ha, pertanto, lo scopo di sviluppare un approfondimento sulla procedura di disinquinamento e messa in sicurezza avviata. Ciascuna Amministrazione dovrà esprimere le proprie valutazioni e formulare eventuali proposte in riferimento alle specifiche attribuzioni di propria competenza.

Ribadisco e sottolineo che, come il presidente Bardi ha sempre sostenuto, per l’Amministrazione regionale la tutela della salute e dell’ambiente è prioritaria e che il nostro impegno per affrontare e risolvere le questioni che emergono è forte e costante”.

Alla riunione sono stati invitati a partecipare i massimi rappresentanti di Sogin ed Enea del Centro di Rotondella, i sindaci di Rotondella, Policoro e Nova Siri, la Provincia di Matera, l’Arpab, l’Asm.  

foto archivio

Rimozione monolite Fossa 7.1, Rosa: “Oggi giorno importante”

in Cronaca

L’assessore regionale all’Ambiente ha partecipato oggi all’iniziativa organizzata da Sogin per celebrare la conclusione dei lavori di estrazione del blocco di cemento contenente rifiuti radioattivi nell’impianto Itrec di Rotondella
“Abbiamo vissuto un momento importante: la conclusione delle operazioni di rimozione del monolite della Fossa 7.1 nell’impianto Itrec di Rotondella”. Lo ha detto oggi, l’assessore regionale all’Ambiente, Gianni Rosa, che ha partecipato all’iniziativa organizzata da Sogin – la società di Stato responsabile del decommissioning degli impianti nucleari – per celebrare la conclusione degli interventi di estrazione, da una profondità di 6,5 metri, di una massa di cemento armato contenente rifiuti radioattivi, di circa 130 tonnellate e con un volume di 54 metri cubi. “All’interno del monolite – ha ricordato Rosa, presente a Rotondella insieme all’assessore regionale alla Sanità, Rocco Leone – sono conservati fusti di tipo petrolifero da 220 litri, inglobati in malta cementizia, all’interno di quattro pozzi. Oggi si è provveduto al sollevamento e all’estrazione di quel blocco contenente materiali pericolosi. Come spiegato dalla Sogin, i quattro pozzi rimossi sono stati trasferiti in massima sicurezza in un deposito del sito per il loro stoccaggio temporaneo. Dopo le operazioni odierne – ha detto ancora l’esponente dell’esecutivo – sarà possibile passare all’ultima fase dei lavori, che consentiranno di procedere alla bonifica e al rilascio dell’area della Fossa 7.1. Siamo certamente soddisfatti – ha aggiunto Rosa – che si sia giunti, dopo anni di attesa e di pazienza da parte dei lucani, in primis dei cittadini residenti nelle vicinanze dell’impianto, ad un’avanzata fase nelle operazioni di messa in sicurezza, nella speranza che si arrivi quanto prima alla riconsegna dell’intera area. Vogliamo dare ai cittadini – ha concluso Rosa – un messaggio di tranquillità: continueremo a prestare la massima attenzione alle tematiche ambientali e alla salvaguardia della salute dei lucani”

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