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Sviluppo rurale, ok a 5 nuovi avvisi. Attivo nuovo bando anche per il biologico

in Economia

Psr, la Giunta regionale approva 5 avvisi pubblici

 

Sono stati approvati dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle Politiche agricole e forestali Francesco Fanelli, cinque schemi di avvisi pubblici relativi alle Misure 10, 11, 12 e 13 del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020 della Regione Basilicata. A tal fine va sottolineato che si tratta della prima delle due annualità di transizione che condurranno all’avvio della nuova programmazione a partire dal 2023, per le quali si prevede la disponibilità di nuove risorse rivenienti dal Feasr e, in modo straordinario, dal Next Generation EU.

Confermando la particolare attenzione all’agricoltura biologica è stato attivato un nuovo bando per l’introduzione al bio e il mantenimento di tale pratica per le numerose aziende che già operano in tale logica, fra cui le circa 2.300 che, nel quinquennio appena trascorso, hanno avuto accesso al premio previsto dal PSR Basilicata. Le risorse finanziarie programmate con tale avviso ammontano a 60 milioni di euro di spesa pubblica, per il triennio riferito agli anni 2021-2023; la durata del periodo di impegno per entrambe le Sottomisure 11.1 e 11.2, nel rispetto di quanto previsto dal Regolamento comunitario per il periodo di transizione 2021-2022, è fissato in 3 anni, a decorrere dalla data del 15 maggio 2021. “È opportuno e strategico garantire la continuità del sostegno pubblico a favore delle aziende biologiche – ha spiegato Fanelli – per perseguire gli obiettivi di natura ambientale definiti dalla strategia regionale e per assicurare il mantenimento di un’adeguata base produttiva del comparto delle produzioni biologiche regionali”. Approvato lo schema di avviso pubblico di proroga degli impegni della Misura 10 – Pagamenti agro-climatico-ambientali – Sottomisura 10.1.3 “Biodiversità – Allevatori custodi”, estendendo da 5 a 7 anni il periodo d’impegno. “L’adesione al biennio 2021/2022 è su base volontaria, poiché il periodo quinquennale obbligatorio si è chiuso con le domande presentate nell’annualità 2020; dunque, i beneficiari che non intendano aderire alla suddetta estensione – ha precisato l’assessore Fanelli – non incorreranno in sanzioni”.

È stato approvato, per l’annualità 2021 lo schema di avviso pubblico per la presentazione delle domande di sostegno relative alla Misura 13 “Indennità a favore delle zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici”, Sottomisura 13.1 “Indennità compensativa per gli agricoltori delle aree svantaggiate di montagna”, con una dotazione complessiva di 5.600.000 euro. “L’esigenza di tutelare e sostenere la permanenza dei presidi territoriali richiede interventi di contrasto alle dinamiche dell’abbandono delle superfici agricole e forestali. L’indennità erogata a favore delle aree montane – ha aggiunto Fanelli – punta a compensare i costi aggiuntivi ed i mancati redditi generati dalle difficoltà presenti in loco e gravanti sulle aziende agricole, attraverso un premio annuale per ettaro di superficie agricola”.

La Giunta regionale, infine, ha approvato, per l’annualità 2021 gli schemi di avviso pubblico per la presentazione delle domande di sostegno relative alla Misura 12 – “Indennità Natura 2000 e Indennità connesse alla Direttiva acque”, Sottomisura 12.1 – “Salvaguardia prati da sfalcio e turnazione e riduzione del carico di bestiame” e Sottomisura 12.2 – “Indennità evoluzione naturale cedui/avviamento alto fusto”, per un importo complessivo di due milioni di euro (un milione di euro per ciascuna sottomisura). In particolare, la Sottomisura 12.1 è stata programmata per compensare i mancati ricavi e i costi aggiuntivi sostenuti dagli agricoltori per gli obblighi connessi alla conservazione degli habitat prativi localizzati nei siti Natura 2000 della Regione Basilicata. La Sottomisura 12.2 prevede, invece, la concessione di un sostegno annuale per ettaro di superficie per la perdita di reddito causata dall’impossibilità di effettuare il taglio a fine turno del bosco governato a ceduo per obblighi collegati alla regolamentazione forestale delle aree Rete Natura 2000 e delle aree naturali protette in Basilicata, che contribuiscono all’attuazione dell’art. 10 della Direttiva 92/43/CEE. Gli interessati ai suddetti avvisi pubblici potranno presentare domanda esclusivamente in forma telematica, utilizzando le funzionalità on-line messe a disposizione dall’Organismo pagatore Agea sul portale Sian, per il tramite di un Centro di Assistenza Agricola mandatario, entro il 17 maggio 2021. “È opportuno precisare che l’erogazione degli aiuti spettanti di cui ai suddetti avvisi pubblici – ha concluso l’assessore – resta subordinata all’approvazione, da parte della Commissione Europea, del Piano finanziario del P.S.R. 2014/2020 relativo al periodo di estensione 2021/2022”.

Tutti i bandi sono pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata e sui siti http://europa.basilicata.it/feasr e www.basilicatanet.it.

PSR Basilicata, il “biologico” al centro della misura

in Economia

Le risorse messe a disposizione per l’intero quinquennio sono state pari a circa 86 milioni di euro, interessando circa 2300 aziende ed una superficie “a premio” investita a biologico di circa 71.500 ettari per anno (sulla media dei 5 anni), di cui oltre il 50% destinata a cereali e leguminose

 “Il biologico in Basilicata ha registrato, in linea con la situazione nazionale, una fase di assestamento del settore caratterizzata, negli ultimi anni, da una sostanziale stazionarietà del numero di aziende certificate e della superficie dedicata, una leggera crescita dei trasformatori e una stabilizzazione dei produttori”. È quanto dichiarato da Francesco Fanelli, assessore alle Politiche agricole e forestali, in occasione della conferenza on line “Riforma della politica agricola e prospettive per l’agricoltura biologica”, organizzata dall’Aiab – Associazione Italiana per l’agricoltura biologica. “Al contempo – ha aggiunto l’assessore – l’agricoltura biologica ha rivestito un’importanza notevole rappresentando una delle priorità strategiche del PSR Basilicata 2014-2020 e determinando, tra l’altro, una netta riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e l’adozione di tecniche agricole sostenibili con conseguente riduzione del rischio ambientale”. Nel quinquennio 2016-2020, il PSR Basilicata ha utilizzato le risorse della Misura 11 per sostenere da un lato la conversione all’agricoltura biologica (Sottomisura 11.1 “Pagamenti per la conversione in pratiche e metodi di agricoltura biologica”), dall’altro il mantenimento delle pratiche di agricoltura biologica attraverso un premio corrisposto sulla base degli ettari oggetto di impegno quinquennale (Sottomisura 11.2 “Pagamenti per il mantenimento di pratiche e metodi di agricoltura biologica”). Le risorse messe a disposizione per l’intero quinquennio sono state pari a circa 86 milioni di euro, interessando circa 2300 aziende ed una superficie “a premio” investita a biologico di circa 71.500 ettari per anno (sulla media dei 5 anni), di cui oltre il 50% destinata a cereali e leguminose. La misura 11 ha senza dubbio contribuito, per un verso alla conservazione della biodiversità e per altro ha favorito la diversificazione degli ordinamenti produttivi attraverso l’utilizzo di varietà/ecotipi locali caratterizzati da una maggiore resistenza alle avversità biotiche e climatiche. “La produzione biologica lucana è senza dubbio fortemente condizionata dagli aiuti comunitari – ha detto l’assessore – ma è altrettanto vero che il sostegno offerto a parziale copertura dei maggiori costi sostenuti non è sufficiente a garantire il corso delle produzioni biologiche che a livello regionale continuano a registrare l’assenza di adeguati canali di commercializzazione in grado di remunerarne la produzione stessa.  In questo contesto normativo si inserisce la programmazione del nuovo bando per l’agricoltura biologica che, partendo dalle regole della scheda di misura del PSR 2014-2020, ed in coerenza con le prescrizioni dell’art. 7 del Regolamento di transizione, prevede l’attivazione di nuovi impegni per il triennio 2021-2023. Si è ritenuto infatti di avviare un nuovo bando e di non prolungare gli impegni già assunti per consentire a nuove aziende di accedere al premio per la conversione all’agricoltura biologica. Da regolamento la conversione all’agricoltura biologica può essere finanziata per un periodo massimo di tre anni per poi essere sostenuta come mantenimento. Tuttavia, considerando le risorse disponibili che sono ancora in corso di definizione – ha concluso Fanelli – il nuovo bando assicurerà i pagamenti per il mantenimento dell’agricoltura biologica e selezionerà le aziende in conversione, finanziando, a parità di condizione, quelle con una superficie maggiore.  In tal modo i nuovi impegni, riferiti al triennio 2021-2023, garantiranno la continuità dei pagamenti alle aziende biologiche fino alla nuova programmazione”.

Foto archivio, non si riferisce al fatto descritto nell’articolo

Agricoltura biologica: verso il futuro

in Storie di Frutta

L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione che ha come obiettivo il rispetto dell’ambiente, degli equilibri naturali e della biodiversità, della salute dell’operatore e del consumatore.

Il termine biologico deriva dal greco “bios”, che significa “vita” e si distingue dall’agricoltura definita “convenzionale” per la scelta consapevole di non utilizzare prodotti quali fertilizzanti, insetticidi, diserbanti e pesticidi di origine chimica, ritenuti pericolosi per la salute delle persone e dell’ambiente. Le modalità agricole devono rispettare i cicli biologici degli ecosistemi naturali e evitare lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali.

Tutte le aziende che vogliono operare in regime biologico devono attenersi ad alcuni parametri come: scelta di specie resistenti alle caratteristiche climatiche locali con preferenza per quelle autoctone.

Rotazione delle colture, che consiste nel non coltivare la stessa specie sullo stesso terreno per più stagioni, al fine di prevenire l’insorgenza di parassiti e malattie e per evitare che vengano esauriti i principi nutritivi del terreno in quanto, le coltivazioni, consumano e apportano sostanze ed elementi differenti di volta in volta.

Consociazione, consiste nel coltivare piante diverse affiancate l’una all’altra secondo combinazioni di specie favorevoli ad entrambe.

Uso di siepi e alberi per creare passaggi e delimitazioni di confini in grado di ospitare predatori dei vari parassiti delle piante.

Lotta biologica, ovvero l’introduzione di insetti utili a contrastare i vari parassiti dannosi.

Gli organismi geneticamente modificati (OGM) son vietati.

Si pratica la pacciamatura che consiste nel coprire il terreno con fieno o erba fresca per proteggerlo dagli sbalzi termici e ostacolare la crescita delle erbe infestanti.

Si utilizza il sovescio, ovvero la semina di alcune piante come il trifoglio, la veccia ed altre, che una volta fiorite vengono interrate per fertilizzare il terreno e proteggerlo dall’erosione.

Si utilizzano come fertilizzanti letame e concimi organici come il compost.

Negli ultimi dieci anni i consumi di prodotti biologici sono cresciuti a due cifre, è quindi chiaro che il biologico non è un fenomeno destinato ad esaurirsi ma una vera e propria trasformazione nel modo di produrre e consumare cibo. Il tutto determinato dalle scelte consapevoli dei cittadini verso prodotti che offrano maggiori garanzie per la salute e per il rispetto dell’ambiente.

L’Italia rientra tra i dieci maggiori paesi produttori di cibo biologico con i suoi quasi 80mila operatori e con circa 2milioni di ettari che rappresentano oltre il 15% della superficie agricola del nostro paese con Sicilia, Calabria e Puglia che concentrano oltre il 45% delle aziende biologiche italiane.

Il tema dell’agricoltura biologica ha spaccato il mondo agricolo, politico e della ricerca:

favorire un’agricoltura che non usa prodotti chimici vuol dire limitarne la presenza nell’aria, nelle falde acquifere e nel mare, consente il rispetto della fertilità del suolo e della biodiversità senza trascurare che gli alimenti biologici sono ricchi di antiossidanti, sostanze che neutralizzano i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare e non solo.Anche la fase di trasformazione degli alimenti biologici è uniformata a questo approccio ecologico e pertanto i prodotti derivati, come pasta, yogurt, formaggi, vino, birra ecc., beneficiano di una forte riduzione di additivi, coadiuvanti di lavorazione e sostanze sintetizzate chimicamente.

Leggi europee e nazionali regolamentano l’agricoltura biologica per assicurare che tutti gli operatori della filiera rispettino le normative.Inoltre, sull’etichetta del prodotto certificato, deve comparire il nome dell’organo controllore oltre al logo biologico dell’Unione Europea.

L’altro lato della medaglia è che la resa dell’agricoltura biologica in quintali per ettaro è decisamente più bassa e questo significa che se si convertisse l’intera agricoltura mondiale al biologico occorrerebbe trovare altre superfici coltivabili che oggi non esistono e per crearle bisognerebbe devastare ancor più foreste e praterie naturali e questa minor resa determina anche che il prezzo finale dei prodotti sia più elevato di circa il 30/50%.

I cibi biologici sono oggi presenti sugli scaffali di tutti i supermercati e sulle tavole di molti italiani, un mercato che cresce del 10/15% all’anno, li ritengono più sani, più buoni, più sostenibili e rispettosi dell’ambiente.

Lavorare la terra con il metodo biologico significa prendersi cura del pianeta che ci ospita, nel rispetto dell’ecosistema e della biodiversità-

Ma, come abbiamo già detto, con il tallone d’Achille della poca produzione: e se si parlasse un po’ di più dello spreco alimentare?

 

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Matteo Lai

Agricoltura, approvata la legge sul “Biologico”

in Economia

 

Tra le novità normative, vi è l’introduzione di un marchio per il bio italiano

Il biologico è un settore in costante crescita e rappresenta una fetta importante del Made in Italy, con il nostro Paese tra i leader in Europa. L’estensione dedicata è di 2 milioni di ettari, pari al 15% della superficie agricola nazionale, focalizzata soprattutto al Sud (Sicilia, Puglia, Calabria) e in Emilia-Romagna mentre sono oltre 80.000 gli operatori. Proprio per favorire e promuovere la conversione al metodo bio delle imprese agricole a agroalimentari italiane, il Senato ha approvato questa mattina la proposta di legge in materia in Commissione Agricoltura. Tra le novità normative, vi è l’introduzione di un marchio per il bio italiano così da distinguere tutti i prodotti biologici realizzati con materie prime coltivate o allevate nel nostro Paese, un modo per garantire la massima trasparenza sull’origine e la filiera dei prodotti e per rendere maggiormente consapevoli i consumatori. Viene istituito, inoltre, un Tavolo tecnico presso il ministero delle Politiche Agricole che coinvolgerà esperti, ricercatori e rappresentanti del settore della produzione biologica al fine di individuare le criticità del settore e offrire le relative soluzioni. Viene rafforzata, poi, la filiera biologica attraverso la promozione dell’aggregazione tra produttori.

Ringrazio le diverse forze parlamentari per il lavoro svolto. Ora il testo approda nell’Aula di Palazzo Madama per il voto conclusivo del Senato per poi ritornare alla Camera per la definitiva approvazione – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate, che ha seguito l’iter in Senato per il Mipaaf – Siamo i primi al mondo a riconoscere per legge i bio-distretti dando così il giusto valore agli attori che operano nei tanti distretti biologici italiani e permetteremo lo sviluppo e la crescita di questi virtuosi sistemi produttivi locali. Grazie a questa legge rispondiamo ad esigenze di un settore, quello agricolo, che da anni attende aggiornamenti normativi e migliorie per la tutela del comparto biologico. Un comparto su cui il Governo crede fortemente, in linea con gli obiettivi della strategia Farm to Fork – conclude Giuseppe L’Abbate – come dimostra la recente emanazione del bando per la ricerca sul biologico, con uno stanziamento di 4,2 milioni di euro, nonché i 5 milioni di euro a regime a partire dal 2021 già previsti nella Legge di Bilancio 2020 per la promozione di filiere e distretti”.

 

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