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Agricoltura e pesca, 450 mln oltre ai ristori

in Economia

condizione che l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del 2020 sia inferiore almeno al 30% rispetto al 2019

Per sostenere le imprese del comparto agricolo e della pesca, il ministro Stefano Patuanelli nel Dl Sostegno punta su politiche di filieradecontribuzione e ristori sulle perdite di fatturato. Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri, infatti, prevede per il comparto primario il riconoscimento di un contributo a fondo perduto a condizione che l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del 2020 sia inferiore almeno al 30% rispetto al 2019. A ciò si somma l’esonero contributivo previdenziale e assistenziale per il mese di gennaio 2021, per cui è previsto uno stanziamento pari a 301 milioni di euro. Infine, il Fondo Filiere istituito nell’ultima Legge di Bilancio viene portato a 300 milioni di euro, con un incremento di ulteriori 150 milioni di euro.

Non possiamo che esprimere la nostra massima soddisfazione per l’attenzione rivolta a tutte le filiere del comparto agricolo, della pesca e acquacoltura, della silvicoltura e florovivaismo – dichiara il deputato Giuseppe L’Abbate, componente M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Se da un lato si interviene con misure orizzontali a beneficio di tutti come la decontribuzione e i ristori sul fatturato, dall’altro si pongono le basi per il rilancio economico futuro. Il Parlamento è pronto a fare la sua parte per meglio indirizzare la spesa dei 300 milioni di euro del Fondo Filiere, a cui vanno sommati i 10 milioni per le filiere minori. Interventi – prosegue l’ex Sottosegretario al Mipaaf – che come MoVimento 5 Stelle abbiamo fortemente voluto, sin dal Governo Conte-bis, per pianificare la ripresa dei comparti agricoli e della pesca puntando sull’innovazione tecnologica, la sostenibilità, l’aggregazione, la promozione: direttrici chiave nella creazione di valore aggiunto per le nostre imprese e per la crescita della produttività e dei posti di lavoro. Queste risorse – conclude Giuseppe L’Abbate (M5S) – aggiunte al PNRR e al Piano Strategico della nuova PAC, possono permetterci di far fare alle nostre agricoltura e pesca il salto di qualità tanto atteso da tempo. Confidiamo nel lavoro del ministro Patuanelli, a cui non faremo mancare il nostro apporto e la nostra collaborazione”.

Per quanto concerne i ristori, saranno ricalcolati sul 60% della differenza tra i fatturati e corrispettivi medio mensili 2019/2020 per i soggetti con ricavi o compensi sino a 100mila euro, per poi scendere sino al 20% per chi raggiungeva i 10 milioni di euro.

In ogni caso, il contributo non potrà essere superiore a 150mila euro e sarà comunque riconosciuto un minimo di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 per gli altri soggetti. L’esonero contributivo, invece, segue ciò già previsto dal Dl Ristori del Governo Conte-bis ed è dedicato alle imprese di “coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi; silvicoltura e utilizzo di aree forestali; pesca e acquacoltura; produzione di vini, vini speciali e birra; commercio all’ingrosso di sementi e alimenti per il bestiame (mangimi), piante officinali, semi oleosi, patate da semina; commercio all’ingrosso, al dettaglio e ambulante di fiori, piante, bulbi, semi e fertilizzanti; attività di alloggio e ristorazione connesse alle aziende agricole; cura e manutenzione del paesaggio inclusi parchi, giardini e aiuole; servizi di gestione di pubblici mercati e pese pubbliche”. A definire la destinazione dei 300 milioni di euro del Fondo Filiere, infine, saranno uno o più decreti del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Agricoltura, Psr 2014-2020, si è riunito il tavolo di partenariato

in Economia

“Guardare al futuro dell’agricoltura con ottimismo”

Si è tenuto oggi, in streaming, il secondo incontro del tavolo di Partenariato (PSR 2014-2020) con l’obiettivo di definire le strategie e le attività della programmazione comunitaria relativa al periodo di transizione Feasr 2021-2022, e di condividerne le linee con gli attori istituzionali e sociali del sistema agricolo. Ad aprire il tavolo il Dirigente Generale del Dipartimento politiche agricole e forestali Donato Del Corso che salutando i presenti e introducendo i temi della discussione, ha sottolineato come la fase transitoria di due anni “obblighi la regione a effettuare una programmazione più limitata rispetto alla prospettiva di sette anni”. “Tuttavia – ha continuato l’assessore Francesco Fanelli –

alla luce dei recenti dati sull’export che vedono il settore dell’agroalimentare lucano tenere le quote di mercato con incremento, occorre guardare al futuro con positività,

grazie anche alle risorse integrative derivanti dal Next Generation, fortemente voluto dall’Ue per far fronte alla difficile fase pandemica che stiamo attraversando. Risorse aggiuntive che – ha sottolineato Fanelli – vanno utilizzate in modo mirato e puntuale e pertanto con l’assunzione di scelte condivise, esigenza che rende ancora più importante il ruolo del tavolo di partenariato”.

L’assessore ha quindi riportato quanto in discussione a livello nazionale in merito alle modalità e ai criteri della ripartizione delle risorse aggiuntive. “Alcune regioni – ha sottolineato Fanelli – vorrebbero modificare i criteri penalizzando fortemente alcune aree del Paese, in particolare quelle del Sud. Nella conferenza Stato Regioni svoltasi ieri la Basilicata, insieme alle regioni Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Umbria, ha invece sottolineato la necessità di mantenere gli stessi criteri di ripartizione della precedente programmazione”.

L’autorità di gestione del Psr 2014-2020, Vittorio Restaino, ha quindi presentato le diverse proposte avanzate nelle ultime settimane dagli attori del tavolo con i relativi esiti, ricordando le quattro priorità strategiche del Psr Basilicata 2014-2020: Innovazione, Sostenibilità ambientale, Competitività e filiera, Governance territoriale.

“Il Feasr, negli anni 2021-2022, avrà una dotazione complessiva di circa 154 milioni di euro, di cui 118 milioni derivanti dal Feasr ordinario e circa 36 milioni derivanti dal Feasr Next Generation Ue.

Con gli attori del partenariato economico e sociale oggi, dopo aver condiviso una strategia, definiamo le attività e le azioni specifiche con cui la stessa strategia prenderà corpo. Le risorse aggiuntive derivanti dal Next Generation Ue andranno ad allocarsi su linee particolari come l’agroambiente, il sostegno alle filiere corte, ai mercati locali, agli investimenti per favorire l’accesso delle nuove generazioni al sistema agricolo.

Un processo che tiene conto di risorse nuove, ma da utilizzare alla luce delle regole della vigente programmazione”.

Le conclusioni sono state affidate all’assessore Fanelli: “Abbiamo obiettivi che vogliamo raggiungere in termini di innovazione, di sostenibilità ambientale, di competitività di filiere. Obiettivi che vogliamo e dobbiamo perseguire attraverso un percorso di condivisione che ci deve vedere tutti impegnati. Oggi, nel ringraziare tutti i partecipanti per la straordinaria qualità delle proposte pervenute vorrei lanciare un messaggio, quello di guardare con ottimismo al futuro. Proprio stamani sono arrivati i dati relativi all’export della Basilicata. Tutta la filiera agricola e alimentare sta crescendo con numeri molto incoraggianti. Dal canto nostro stiamo mettendo in campo misure idonee a supporto del sistema agricolo e che gli imprenditori dovranno saper cogliere per dare ancora più valore a questo comparto strategico del sistema produttivo lucano”.

Agricoltura biologica: verso il futuro

in Storie di Frutta

L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione che ha come obiettivo il rispetto dell’ambiente, degli equilibri naturali e della biodiversità, della salute dell’operatore e del consumatore.

Il termine biologico deriva dal greco “bios”, che significa “vita” e si distingue dall’agricoltura definita “convenzionale” per la scelta consapevole di non utilizzare prodotti quali fertilizzanti, insetticidi, diserbanti e pesticidi di origine chimica, ritenuti pericolosi per la salute delle persone e dell’ambiente. Le modalità agricole devono rispettare i cicli biologici degli ecosistemi naturali e evitare lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali.

Tutte le aziende che vogliono operare in regime biologico devono attenersi ad alcuni parametri come: scelta di specie resistenti alle caratteristiche climatiche locali con preferenza per quelle autoctone.

Rotazione delle colture, che consiste nel non coltivare la stessa specie sullo stesso terreno per più stagioni, al fine di prevenire l’insorgenza di parassiti e malattie e per evitare che vengano esauriti i principi nutritivi del terreno in quanto, le coltivazioni, consumano e apportano sostanze ed elementi differenti di volta in volta.

Consociazione, consiste nel coltivare piante diverse affiancate l’una all’altra secondo combinazioni di specie favorevoli ad entrambe.

Uso di siepi e alberi per creare passaggi e delimitazioni di confini in grado di ospitare predatori dei vari parassiti delle piante.

Lotta biologica, ovvero l’introduzione di insetti utili a contrastare i vari parassiti dannosi.

Gli organismi geneticamente modificati (OGM) son vietati.

Si pratica la pacciamatura che consiste nel coprire il terreno con fieno o erba fresca per proteggerlo dagli sbalzi termici e ostacolare la crescita delle erbe infestanti.

Si utilizza il sovescio, ovvero la semina di alcune piante come il trifoglio, la veccia ed altre, che una volta fiorite vengono interrate per fertilizzare il terreno e proteggerlo dall’erosione.

Si utilizzano come fertilizzanti letame e concimi organici come il compost.

Negli ultimi dieci anni i consumi di prodotti biologici sono cresciuti a due cifre, è quindi chiaro che il biologico non è un fenomeno destinato ad esaurirsi ma una vera e propria trasformazione nel modo di produrre e consumare cibo. Il tutto determinato dalle scelte consapevoli dei cittadini verso prodotti che offrano maggiori garanzie per la salute e per il rispetto dell’ambiente.

L’Italia rientra tra i dieci maggiori paesi produttori di cibo biologico con i suoi quasi 80mila operatori e con circa 2milioni di ettari che rappresentano oltre il 15% della superficie agricola del nostro paese con Sicilia, Calabria e Puglia che concentrano oltre il 45% delle aziende biologiche italiane.

Il tema dell’agricoltura biologica ha spaccato il mondo agricolo, politico e della ricerca:

favorire un’agricoltura che non usa prodotti chimici vuol dire limitarne la presenza nell’aria, nelle falde acquifere e nel mare, consente il rispetto della fertilità del suolo e della biodiversità senza trascurare che gli alimenti biologici sono ricchi di antiossidanti, sostanze che neutralizzano i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare e non solo.Anche la fase di trasformazione degli alimenti biologici è uniformata a questo approccio ecologico e pertanto i prodotti derivati, come pasta, yogurt, formaggi, vino, birra ecc., beneficiano di una forte riduzione di additivi, coadiuvanti di lavorazione e sostanze sintetizzate chimicamente.

Leggi europee e nazionali regolamentano l’agricoltura biologica per assicurare che tutti gli operatori della filiera rispettino le normative.Inoltre, sull’etichetta del prodotto certificato, deve comparire il nome dell’organo controllore oltre al logo biologico dell’Unione Europea.

L’altro lato della medaglia è che la resa dell’agricoltura biologica in quintali per ettaro è decisamente più bassa e questo significa che se si convertisse l’intera agricoltura mondiale al biologico occorrerebbe trovare altre superfici coltivabili che oggi non esistono e per crearle bisognerebbe devastare ancor più foreste e praterie naturali e questa minor resa determina anche che il prezzo finale dei prodotti sia più elevato di circa il 30/50%.

I cibi biologici sono oggi presenti sugli scaffali di tutti i supermercati e sulle tavole di molti italiani, un mercato che cresce del 10/15% all’anno, li ritengono più sani, più buoni, più sostenibili e rispettosi dell’ambiente.

Lavorare la terra con il metodo biologico significa prendersi cura del pianeta che ci ospita, nel rispetto dell’ecosistema e della biodiversità-

Ma, come abbiamo già detto, con il tallone d’Achille della poca produzione: e se si parlasse un po’ di più dello spreco alimentare?

 

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Matteo Lai

“E’ l’anno della Frutta e della Verdura: è necessario riempire di valore l’iniziativa”

in Storie di Frutta

“La qualità si compone di elementi essenziali , a cui si associano costi irrinunciabili, pertanto è impensabile poter vendere i prodotti ortofrutticoli ‘sotto costo’”,

così Andrea Badursi, presidente dell’Organizzazione di Produttori, Asso Fruit Italia e vice-presidente di Italia Ortofrutta – Unione Nazionale.

“E’ necessario pensare e attuare misure che possano consentire di incrociare ragionevolmente prezzo e qualità: vale a dire che al di sotto di un determinato valore diventi impossibile poter far passare un qualsiasi prodotto ortofrutticolo soprattutto dai canali di vendita della GDO. In questo modo si può riempire di contenuto quello che, per il momento,  è virtualmente l’anno di frutta e verdura proclamato dalla Nazioni Unite a proposito della nutrizione”.

“Conosciamo gli sforzi anche della stessa Grande Distribuzione, non ci sfuggono le numerose iniziative per scoraggiare le politiche del ‘sotto costo’, tuttavia si può e si deve fare di più e in questa direzione ci aspettiamo politiche serie e il coinvolgimento delle Organizzazioni dei produttori nel definirle, tanto a livello nazionale, quanto a livello comunitario. Ci aspettiamo inoltre, la collaborazione dell’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), che fra le sue mirabili e autorevoli finalità ha anche quella di “favorire l’informazione e la trasparenza dei mercati”, ha aggiunto Badursi. Che ha concluso: “Assicurare la qualità, quella vera, significa difendere il reddito dei produttori, difendere l’ecosistema, e offrire prodotti salubri al consumatore”.

“Protagonisti”: l’iniziativa nazionale de “Il Corriere Ortofrutticolo” sceglie Andrea Badursi.

in Economia

Il riconoscimento al percorso aggregativo dell’Organizzazione di Produttori Asso Fruit Italia presieduta da  Andrea Badursi, individuato come il principale timoniere

SCANZANO JONICO. “Protagonisti”, l’appuntamento nazionale con gli “Oscar” dell’ortofrutta si rinnova per il 2020 e stavolta la prestigiosa rivista di settore “Corriere Ortofrutticolo” sceglie, per il mese di Dicembre,  il volto che meglio rappresenta il “Sud aggregato che ce la fa” e lo premia: si tratta del pisticcese Andrea Badursi, presidente di Asso Fruit Italia.

“Da vent’anni in prima linea sul fronte dell’innovazione e dell’aggregazione in Basilicata e nel Mezzogiorno: da Assobasilicata ad Asso Fruit Italia fino al ruolo di impulso nella nascita della prima AOP della Basilicata, Arcadia”, sono alcuni dei passaggi più significativi della storia professionale legata ad Andrea Badursi e ripresi nell’ampio servizio dedicato all’interno delle pagine della rivista cartacea.

Il percorso aggregativo raccontato dal Corriere Ortofrutticolo mette in particolare sotto la lente la nascita della prima OP regionale Assofruit, figlia di una associazione di produttori ortofrutticoli Assobasilicata e, di fatto, il primo germe di quella che poi sarà la fusione in Organizzazione di produttori unica, nel 2010,  delle principali realtà attive nel settore: Assofruit, Prometas, General Fruit Basilicata e Fruit Italia.

Il racconto del Corriere Ortofrutticolo si arricchisce infine con gli ultimi sviluppi che hanno portato Asso Fruit Italia ad avere nel 2020 un ruolo di primo ordine nella costituzione dell’Associazione di Organizzazioni di Produttori, Arcadia, che ha fra le finalità quelle di accrescere la rappresentanza ortofrutticola nei consessi istituzionali e non soltanto. Inoltre, l’impegno della ridetta AOP andrà nella direzione dell’innovazione e del rafforzamento della valorizzazione della qualità, fra i progetti a breve termine la volontà di avere finalmente l’Igp per le albicocche e le fragole di Basilicata.

Agricoltura, un avviso pubblico per consulenza alle imprese

in Economia

L’assessore Fanelli: “Una buona opportunità per aumentare la solidità e la competitività di questo comparto produttivo”

 Su proposta dell’assessore alle Politiche agricole, Francesco Fanelli, la Giunta regionale ha approvato un avviso pubblico con il quale si sostengono finanziariamente le attività di consulenza specializzata alle imprese agricole e forestali promosse da organismi individuati tra quelli già selezionati in un apposito elenco e con sede in Basilicata. L’investimento complessivo è di 1 milione di euro. Ogni azienda destinataria potrà beneficiare di massimo di tre consulenze. La consulenza sarà distinta in “consulenza base” e “consulenza avanzata (specialistica)”. L’importo complessivo del costo di ciascun progetto di consulenza non potrà essere superiore a 57 mila euro. Non saranno ammessi progetti con un importo richiesto inferiore a 12 mila euro.

“Si tratta – spiega l’assessore Fanelli – di un investimento finanziato attraverso il Programma di Sviluppo rurale 2014 – 2020 sottomisura 2.1 allo scopo di aiutare le imprese agricole ad avviare percorsi di innovazione e modernizzazione avvalendosi di società di consulenza altamente specializzate. Si tratta di un provvedimento che servirà a migliorare le prestazioni economiche (migliorare la redditività, ridurre i costi, rendere più professionale la gestione) e la sostenibilità ambientale (rispetto delle norme, adozione di pratiche meno impattanti sull’ambiente)”.

Le azioni saranno rivolte a soddisfare, in particolare, i seguenti fabbisogni: Promuovere l’aumento della dimensione economica delle imprese agro-forestali e l’orientamento al mercato; Incentivare lo sviluppo di nuovi modelli produttivi e organizzativi orientati alla diversificazione delle attività agricole nelle aree rurali e nelle aziende agricole; Aumentare l’integrazione territoriale delle imprese agricole; Favorire l’ingresso e la permanenza dei giovani in agricoltura, anche attraverso lo sviluppo del capitale umano.

La scadenza dell’avviso pubblico è fissata a 90 giorni dalla pubblicazione sul BUR.

L’accusa è “malversazione”, denunciato un imprenditore agricolo dalle Fiamme Gialle di Policoro

in Cronaca

Il Dipartimento Politiche Agricole e Forestali della Regione Basilicata, in seguito alla scoperta della mancata esecuzione del progetto, ha provveduto a notificare la decadenza del contributo

La Compagnia della Guardia di Finanza di Policoro ha portato a termine un’articolata attività di polizia economico-finanziaria, nel comparto della spesa pubblica, “nei confronti di una ditta individuale attiva nel Metapontino nel settore ortofrutticolo, che aveva avuto accesso ad un contributo di 620.000,00 Euro, nell’ambito degli aiuti Europei previsti dalla Politica Agricola Comune (P.A.C.). Il titolare della ditta sottoposto a controllo, dopo aver presentato domanda di aiuto alla Regione Basilicata per la realizzazione di un micro impianto per la produzione di energia solare e macchinari per l’ammodernamento dell’azienda, riusciva ad ottenere un anticipo di Euro 310.000,00 per l’avvio del programma di investimento, da concludere entro il mese di marzo 2017″, è riportato nel comunicato stampa diffuso in queste ore dalla Guardia di Finanza.

E, ancora: “Tali lavori, tuttavia, come documentato dalle Fiamme Gialle di Policoro, anche a mezzo di rilevazioni effettuate sul posto, non sono mai stati eseguiti così come sono risultati assenti i macchinari previsti nel progetto. Le indagini svolte, anche attraverso una minuziosa analisi di documentazione bancaria, consentivano di rilevare che il cospicuo acconto percepito dall’imprenditore era stato destinato a finalità diverse da quelle previste. Infatti, i fondi ottenuti erano prima trasferiti su rapporti bancari intestati ad altre aziende comunque riconducibili al beneficiario e, poi, prelevati per contanti e destinati ad altri fini.  Pertanto, il responsabile è stato segnalato alla competente Autorità Giudiziaria per l’ipotesi di reato di malversazione a danno dello Stato. Il Dipartimento Politiche Agricole e Forestali della Regione Basilicata, in seguito alla scoperta della mancata esecuzione del progetto, ha provveduto a notificare la decadenza del contributo. La Guardia di Finanza prosegue la propria azione di contrasto agli sperperi di risorse pubbliche provenienti dai fondi europei, nazionali, regionali e locali, che rappresentano un rilevante danno per il complessivo sistema degli incentivi alle imprese e che alimentano una concorrenza sleale a nocumento degli operatori economici onesti e rispettosi delle regole”.

 

Agrumi, Asso Fruit Italia: “E’ crisi, prezzi bassi, momento no per clementine”

in Economia

“Alti costi di produzione, difficoltà da parte del mercato ad assorbire i diversi calibri, in particolare quelli più piccoli che rappresentano comunque un cospicuo quantitativo: per le clementine è un momento difficile. E i produttori ne sanno qualcosa, purtroppo”, così Salvatore Pecchia, ufficio tecnico Asso Fruit Italia. “Siamo attivi, attraverso i nostri associati, su circa 500 ettari fra arance e mandarini, per un fatturato di 9 milioni di euro, quindi l’osservatorio è abbastanza interessante per avere un’idea del trend negativo che comunque abbiamo riscontrato ascoltando e leggendo anche le dichiarazioni di altre realtà aziendali”, ha spiegato l’agronomo. Che in conclusione ha aggiunto: “I prezzi sono bassi e molto spesso, purtroppo, i produttori preferiscono non raccogliere per evitare i relativi costi”.

Quanto alle possibili soluzione, Andrea Badursi, presidente dell’Asso Fruit Italia, ha proposto: “Premesso che anche le clementine di calibro maggiore stanno registrando serie difficoltà per quanto riguarda i prezzi, sarebbe auspicabile coinvolgere la GDO affinché insieme con OP e produttori pianifichi campagne di sensibilizzazione rispetto alla frutta più piccola come calibro che ha le stesse qualità nutrizionali di quella con i calibri più grandi e che ovviamente parlano prima agli occhi dei consumatori. Occorre accettare la sfida: che è ancor prima di ogni cosa culturale.

In questo modo si contribuisce a difendere il lavoro dei produttori continuando ad assicurare ai consumatori il Made in Italy vero, quello che fa rima con qualità e sicurezza alimentare”, ha concluso.

Agricoltura: 5 milioni per la competitività. Comparto “vini”, 9,5 milioni allo stoccaggio

in Economia

SUDDIVISI I 5 MILIONI PER LA COMPETITIVITÀ DELLE FILIERE PREVISTI DAL DECRETO RILANCIO

In Conferenza Stato-Regioni è stata raggiunta l’intesa sulla rimodulazione delle risorse aggiuntive pari a 5 milioni di euro e previste dalla conversione in legge del Decreto Rilancio per incrementare il “Fondo per la competitività delle filiere”, istituito con la scorsa legge di Bilancio. Sulla base delle richieste di aiuto pervenute al Ministero le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e alle emergenti condizioni di mercato, viene aumentata la dotazione per il mais da 5 a 8 milioni di euro, per le filiere delle proteine vegetali da 4,5 a 6 milioni di euro e per la filiera delle carni ovicaprine da 3,5 a 4 milioni di euro.
“Per le somme a disposizione per la filiera della bufala campana DOP, ovvero 2 milioni di euro del Fondo competitività e altri 2 milioni di euro del Fondo filiere in crisi – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate, il quale ha partecipato alla Conferenza Stato-Regioni – si è optato per allargare la possibilità di accedere alla contribuzione, già innalzata a 20 centesimi al litro, per tutto il latte di bufala acquistato nei mesi di aprile, maggio e giugno scorsi e trasformato in mozzarella di bufala campana DOP. Ciò per evitare di limitare il fondo, come inizialmente prevedeva la norma – conclude L’Abbate – al solo latte congelato che, stante le richieste della distribuzione, organizzata e non, preferisce acquistare prodotto DOP realizzato a partire da latte fresco e non congelato”

AGRICOLTURA: 9,5 MILIONI DI EURO DI SOSTEGNO ALLO STOCCAGGIO DEI VINI DI QUALITÀ ITALIANI

La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali con cui vengono stanziati i 9,54 milioni di euro rivenienti dalle economie residue derivanti dall’attuazione dell’intervento di riduzione volontaria della produzione di uve. Come stabilito dalla conversione in legge del decreto Agosto, infatti, i fondi sono destinati allo stoccaggio di vini di qualità, o atti a divenire tali, detenuti presso gli stabilimenti come da dichiarazione effettuata entro il 31 luglio 2020. Il provvedimento mira a sostenere il comparto vitivinicolo a fronte del forte calo delle vendite dei vini a denominazione di origine e ad indicazione geografica causato principalmente dalla chiusura dei canali della ristorazione, sia in Italia sia all’estero con relativo crollo delle esportazioni.
“Ciò ha creato un notevole aumento dello stoccaggio delle quantità invendute che si ripercuoterà negativamente sul livello dei prezzi, anche in considerazione della nuova produzione vinicola – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate, il quale ha partecipato alla Conferenza Stato-Regioni – Per questo concediamo un aiuto pari a 6 centesimi di euro ad ettolitro al giorno per i vini DOCG e DOC e di 4 centesimi per i vini IGT. Il quantitativo di vini che può formare oggetto di domanda deve essere ricompreso tra i 100 e i 4.000 ettolitri con un periodo di stoccaggio pari a 6 mesi”.
Per presentare richiesta di aiuto sarà sufficiente compilare la domanda sul portale SIAN inserendo i propri dati e i relativi quantitativi. Con una circolare di AGEA verrà stabilita la data di apertura delle procedure e, dopo 5 giorni, si procederà alla pubblicazione dell’elenco delle domande ritenute ammissibili e del relativo contributo calcolato sulla base delle risorse disponibili. Sono previsti controlli sulle informazioni inserite dai beneficiari della misura, a cui viene concessa una tolleranza del 5% sui quantitativi di vino stoccato. L’aiuto potrà essere erogato da AGEA al termine del periodo di stoccaggio o in forma anticipata a partire dal 10 gennaio 2021, a fronte di una polizza fideiussoria pari al 110% dell’aiuto richiesto. Questi fondi esauriscono il plafond di 100 milioni di euro stanziato per la filiera vitivinicola con il Decreto Rilancio, da cui già 52 milioni sono stati destinati all’esonero contributivo per le aziende del settore, a cui si aggiunge quello dei mesi di novembre e dicembre previsto dai due decreti Ristori.

Consulenza fitosanitaria, da oggi presentazione domande

in Economia

Da oggi – 19 Novembre 2020 –  e per i prossimi 30 giorni sarà possibile presentare le domande per usufruire del servizio gratuito di consulenza fitosanitaria dell’Alsia, l’Agenzia lucana di sviluppo e di innovazione in agricoltura. Si stima che, nel prossimo triennio 2021-2023, saranno coinvolte 842 aziende agricole presenti sul territorio regionale. La procedura per presentare la domanda per richiedere una consulenza specialistica diretta e gratuita da parte dell’Agenzia è a sportello. I richiedenti devono essere titolari di aziende agricole in possesso di fascicolo aziendale. Si potrà compilare la domanda on-line sul sito web dell’Alsia (https://www.alsia.it/opencms/opencms), inviarla tramite pec o consegnarla a mano al protocollo dell’Agenzia.

Il progetto di consulenza dell’Alsia è stato approvato dalla Giunta regionale a valere sulla Sottomisura 2.1 del Programma di sviluppo rurale Basilicata 2014-2020 Sostegno per l’utilizzo dei servizi di consulenza da parte delle aziende”.

 Ogni azienda usufruirà gratuitamente di un’analisi dei punti critici aziendali e delle possibili soluzioni

e di consulenze tra cui: quella fitosanitaria per la gestione aziendale finalizzata all’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari; quella sull’innovazione di tecniche e prodotti fitosanitari; quella sull’uso razionale delle macchine irroratrici dei prodotti fitosanitari; quella come supporto alla diagnosi di fitopatie e consigli di prevenzione e lotta.

“Con il servizio di consulenza – ha commentato l’assessore regionale alle Politiche agricole e forestali, Francesco Fanelli – le nostre aziende potranno migliorare la loro organizzazione aziendale per la gestione dei prodotti fitosanitari, la corretta distribuzione degli stessi, l’uso razionale delle macchine irroratrici. Con questa azione si incentiva un’agricoltura più sostenibile, rispettosa dell’ambiente e green. Siamo fortemente convinti che il rispetto dell’ambiente è uno dei pilastri su cui dobbiamo puntare per l’agricoltura del domani, più rispettosa del pianeta, biologica e fondata sull’applicazione delle biotecnologie”.

“Il servizio – ha commentato il direttore dell’Alsia, Aniello Crescenzi – ci consentirà di individuare una serie di aziende che, siamo convinti, supererà il numero massimo previsto. Ecco perché siamo già pronti ad ampliare la platea delle imprese a cui sarà rivolto, attraverso requisiti molto precisi che abbiamo individuato, a cominciare dai giovani agricoltori nelle aree a maggior sensibilità ambientale. Il programma coinvolgerà alcuni territori con maggiore vocazione come il Metapontino o l’Alto Bradano, ma anche le diverse tipologie di aziende come quelle vitivinicole o cerealicole e ortofrutticole e di agricoltura intensiva”.

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