Theresa May. premier inglese

Hard brexit vs Soft brexit? No. Badbrexit.

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La telenovela inglese che vede i due verbi ‘remain’ e ‘leave’ al centro del dibattito politico da tanti, troppi mesi, é giunta al suo più osceno, inguardabile epilogo: oggi, per la terza volta, la titolare del N. 10 di Downing Street si é vista bocciare un piano a cui forse lei per prima non crede.

La vicenda, se non avesse del ridicolo, avrebbe sicuramente degli aspetti grotteschi ed inaspettati: nella culla della democrazia, nella patria del parlamentarismo, nel paradiso del rispetto delle leggi ogni razionalità, ogni buon senso, ogni logica sono venuti meno.

Il 52% degli inglesi, in un referendum perfettamente costituzionale, svoltosi nel modo più corretto e trasparente possibile, in uno scontro aperto, forte e prolungato tra i ‘remainers’ ed i ‘brexiters’, si é pronunciato in maniera netta a favore di un’uscita rapida, drastica, senza troppe diplomazie e fronzoli. Questa decisione democratica, nel giro di due inutili anni di tira e molla (in cui le ambizioni personali di molti leaders inglesi si sono sommate ad indicibili ragioni puramente economiche) é stata turlupinata giocando sui bizantinismi di una euroburocrazia che é una delle cause più evidenti del ritorno dei nazionalismi e dei populismi.

Si é teorizzato, profetizzato, argomentato, arguito, discusso e ridiscusso di ‘hard’ brexit o ‘soft’ brexit facendo balenare tanto nell’uno quanto nell’altro caso scenari agghiaccianti che vanno al di là di ogni ragionevolezza e buon senso. Mancava solo il problema irlandese per complicare ulteriormente le cose.

La May, che pensava erroneamente di essere la reincarnazione bimillenial della Thatcher (mentre sta risultando sempre più simile alla versione horror di ‘Tata Mathilda’ in chiave ministeriale) ha per tre volte tentato di condividere il proprio vangelo brexiter senza ottenere ascolto e consenso: dopo tre volte nella polvere, se farà ancora finta di niente potrà iniziare, credo, a scrivere ottime sceneggiature per film di fantascienza, perché probabilmente vive in un mondo parallelo, fantastico appunto, dal quale si rifiuta di guardare in faccia la realtà.

Ormai la disputa non é più tra una hard o una soft brexit: se il parlamento britannico non porrà un argine a questa sua autodissoluzione, il gioco finale sarà quello tra una bad od una worst brexit. Certo la scelta non ci entusiasma.

E non dovrebbe entusiasmare neanche loro.