Autonomia differenziata? Anche no: pure le “destre” del Sud non gradiscono

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Autonomia differenziata? Anche no: Le “destre” del Sud non gradiscono. Contrarie le forze di minoranza.

L’ “Autonomia differenziata” fa discutere e non convince nemmeno le forze politiche regionali che dovrebbero essere più vicine almeno ideologicamente alle logiche governative a trazione centro-destra. Le stesse forze politiche che con i loro voti hanno determinato il disco verde alla Camera del provvedimento.

 

Il governatore della Basilicata, Vito Bardi, rievoca le perplessità del suo omologo calabrese, Occhiuto, infatti quest’ultimo ha parlato senza sfumature di “errore del centro destra” .

Nei giorni scorsi il Ddl autonomia , presentato dal ministro Calderoli, ha ottenuto il via libero definitivo dalla Camera con 172 sì e 99 no. Il leghista Calderoli: «Ora le Regioni potranno valorizzare le proprie eccellenze»

Fra i punti  più controversi della proposta del legge c’è quello relativo al finanziamento dei livelli essenziali di prestazione (LEP) che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, gli stessi che stando alla Costituzione tutelerebbero i “diritti civili e sociali” di cittadine e cittadini. “L’entità di questi finanziamenti andrebbe stabilita prima delle richieste di autonomia, in modo da avere chiaro di quante risorse ha bisogno ogni regione richiedente”.

Tuttavia stando al disegno di legge – che concede al Governo un anno di tempo per decidere i Lep –  le regioni potranno proporre un’intesa senza il decreto del presidente del Consiglio che stabilirebbe l’entità dei Lep, “distribuendo così i finanziamenti in base alla spesa storica della regione nell’ambito specifico in cui chiede l’autonomia”.

C’è chi ha parlato di “secessione dei ricchi”, perché il provvedimento assicurerebbe maggiori finanziamenti alle regioni del Nord, in quanto hanno più risorse e una spesa storica più alta, e meno a quelle del Sud, dove ci sono meno risorse e quindi una spesa storica più bassa. In questo modo, si accentuerebbero ancora di più le disuguaglianze tra i due poli del paese.

 

Autonomia differenziata, Bardi: impegno per garantire benefici ai lucani

Il testo approvato alla Camera sull’autonomia differenziata, certamente migliorato rispetto a quello presentato mesi fa dal Ministro Calderoli, è un fatto positivo che abbiamo già rimarcato in altre occasioni. Il dato certo è che non si potranno ratificare intese tra Stato e Regioni senza prima aver quantificato e finanziato i livelli essenziali delle prestazioni. Continuiamo a sostenere che il disegno di legge sull’autonomia differenziata non possa non avere come fattore di riequilibrio dei territori un intervento sulla riduzione dei divari infrastrutturali. Elemento che mette le regioni meridionali nelle condizioni di poter sviluppare quei processi di autonomia fondamentali per imprimere una svolta nelle politiche di sviluppo. Condividiamo inoltre le perplessità già espresse da alcuni esponenti di FI, come il governatore della Regione Calabria, Occhiuto, in ordine all’accelerazione che si è voluto imprimere al processo legislativo, quando si sarebbe potuto migliorare ulteriormente il provvedimento. Il nostro impegno sarà tutto volto a conseguire i maggiori benefici per il popolo lucano. È quanto ha dichiarato il Presidente della Giunta regionale, Vito Bardi.

AUTONOMIA DIFFERENZIATA, COLORO CHE NASCONO AL SUD, PER COSTITUZIONE, AVRANNO MENO SERVIZI E MENO DIRITTI DI CHI NASCE AL NORD

Una bruttissima pagina politica con cui si baratta l’unità e la solidarietà nazionale con i desiderata dei principali partiti della maggioranza. Alla Lega Nord l’Autonomia Differenziata, ovvero la secessione dei ricchi; a Fratelli d’Italia il premierato, ovvero l’accentramento dei poteri in capo ad una sola persona – con esautorazione dei poteri del Capo dello Stato e il controllo totale del voto parlamentare -, mentre a Forza Italia va la riforma dell’ingiustizia per i poveri e l’impunità per i ricchi. Un combinato disposto che di fatto altera la Costituzione, più di quanto qualsiasi Governo abbia provato a fare dai tempi della Loggia P2. “Un provvedimento spacca Italia, pericoloso e vergognoso”, così l’ha definito lo stesso vice presidente di Forza Italia e governatore della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Uno scatto d’orgoglio meridionale che avrebbe dovuto consigliare anche al suo omologo lucano, generale Bardi, di fare ugualmente senza scivolare in giri di parole inutili e imbarazzanti per giustificare la sua obbedienza a chi, evidentemente, ha offerto il lasciapassare alla sua ricandidatura. Generale che, evidentemente, ha dovuto piegare la schiena ai suoi dante causa, non come si addice ad un militare del suo grado. Del resto, la toppa che pure ha provato a mettere sul buco, è stata peggio del buco stesso, provando a spiegare come il suo partito (Forza Italia) abbia sostanzialmente “migliorato il testo iniziale” su cui ricordo sommessamente, egli stesso aveva votato favorevolmente. Senza se, senza ma, ed evidentemente, senza averne compreso il testo e la pericolosità. Della stessa opinione del governatore calabrese, però, è anche l’ex presidente, Marcello Pittella, oggi grande alleato di Bardi, della Lega e di Fratelli d’Italia. Ci aspettiamo da lui, almeno su questa vicenda, una certa coerenza politica, manifestando il suo dissenso insieme a quello dell’opposizione regionale formata dai suoi ex compagni di coalizione e a quella mascherata da assenza giustificata per malattia, dei 129 deputati. Deputati evidentemente meno allineati e coperti di quanto ci si aspettasse, che non hanno preso parte alle votazioni sul provvedimento. Segno sì di un comportamento Ponziopilatesco di chi non vorrebbe scontentare con il proprio voto contrario i padroni (che hanno regalato loro un quinquennio in parlamento), ma anche di un certo malessere che comincia a serpeggiare nei banchi della maggioranza. Nonostante loro, con il voto quasi unanime del partito degli ex repubblichini, “Dio, Patria e Famiglia”, e grazie a molti deputati del sud (escluso quelli calabresi), i Leghisti, con l’approvazione di questa legge, hanno potuto ugualmente rispolverato le bandiere dell’indipendentismo regionale. Labari issati e sventolati in parlamento, a sfregio del tricolore. Un remake dei bei tempi, di quando le bandiere italiane venivano bruciate nelle piazze Padane perché la Lega Nord, così, acquistava consensi.

E comunque, a prescindere dall’ignavia degli assenti e dall’esultanza dei Giussaniani padani, la frattura tra le forze della stessa coalizione appare sempre più evidente. Ed anche se la Lega Nord, con questa vittoria momentanea, recupera in casa sua un po’ di consenso perso negli anni, nel paese reale, qualcosa si è mosso. La bellissima piazza di ieri, benché ignorata da quasi tutte le testate televisive, racconta una ritrovata voglia di mobilitazione pacifica e consapevole da parte di migliaia di cittadini. Donne e uomini che si riconoscono nella Costituzione e nell’unità del Paese, solidale democratico e indivisibile. Finalmente le opposizioni, insieme ad associazioni datoriali, sindacati, giovani, intellettuali e cittadini comuni, si stanno mobilitando. Mancavano Calenda e Renzi, ovviamente. Ma tant’è! Quella piazza è un ottimo segnale che preclude all’unità delle opposizioni e al passaggio successivo, dirimente per il futuro democratico del Paese. Raccolta firme per un referendum popolare.
Mi associo all’appello del nostro leader, Angelo Bonelli, che ha già messo in rete un invito a reagire contro “l’atteggiamento oltraggioso che i leghisti hanno avuto in aula dopo l’approvazione dello spacca Italia” e che continua nelle loro residue sacche di interesse del nord contro il sud; delle regioni ricche contro quelle più povere del Paese. E se una prima avvisaglia squadrista è arrivata con l’aggressione subita da un parlamentare della Repubblica Italiana, reo di aver mostrato la bandiera d’Italia, noi abbiamo l’obbligo di continuare a difendere la Costituzione Italiana, con ogni mezzo pacifico e legale. L’Italia è una, antifascista e democratica. I Leghisti se ne facciano una ragione. Non ci piegheremo alla loro arroganza e alle minacce squadriste.>>

Giuseppe Digilio
Coordinatore Regionale Europa Verde Basilicata

Donato Lettieri
Esecutivo Nazionale Europa Verde

 

AUTONOMIA DIFFERENZIATA. PALMISANO (M5S): LA MAGGIORANZA HA SVENDUTO L’UNITÀ NAZIONALE

“Con l’ok all’autonomia differenziata questo governo ha definitivamente svenduto una parte dell’Italia. Lo ha fatto col favore delle tenebre e vedere alcuni parlamentari eletti al Sud festeggiare questo scempio restituisce la misura di quanto scarso sia il loro senso di responsabilità verso i propri elettori e concittadini.
Autonomia differenziata significherà per le regioni più in difficoltà tagli lineari alla sanità, all’Istruzione, ai servizi. In poche e amare parole: meno diritti. Hanno definitivamente affossato il Sud e lo rivendicano.
Questa riforma mina il principio di solidarietà e unità nazionale, continueremo a contrastarla in aula e nelle piazze!” è quanto afferma in una nota Valentina Palmisano, neo eletta al Parlamento europeo con il Movimento 5 stelle nella Circoscrizione Sud.

 

Foto apertura rainews veneto