Il Glossario semiserio delle Elezioni comunali di Scanzano Jonico 2024

in Politica

Il cittadino italico medio usa dal 6 al 20% (volendo essere generosi), di tutte le parole italiane esistenti, quello scanzanese anche meno. Fa eccezione il professor Mangialardi che di tanto in tanto ci piazza una chiosa, come direbbe il forestiero, addirittura per stupirci tira fuori un “competition is competition”. Tutto il resto, a Scanzano Jonico, è noto:

nel corso della campagna elettorale le combinazioni più usate sono state: “sono di Scanzano”, “prenditi il caffè”, “m’a da’ u vot”, “abito a Scanzano da una vita”, “ha vota’ a mia moglij?”, “dormo tutte le notti a Scanzano”. “Noi siamo gente umile” La foto è ritoccata”. “Mangio a pranzo e a cena a Scanzano Jonico e la domenica vado a mangiare dai nonni in campagna, sempre a Scanzano”. “Com’ è a situazion?”. Ma anche “avit pers”, ora si è aggiunto addirittura: “game over”.

Potremmo continuare a lungo, le combinazioni sarebbero infinite ma le parole sempre quelle. No, non ci siamo dimenticati della citazione latina di Massimo Lerose che ha generato un certo comprensibile imbarazzo, ma “alle brutte” l’importante è annuire*.

Ora ci proviamo noi ad usarne una ventina di parole, così tanto per stare nella media.

Ah, e se potessimo metterci una sigla a questo componimento che ha la voglia di essere satirico, senza ombra di dubbio useremmo The Final Countdown. Perché ci manca. Ci manca da morire.

A: come “Artemio”. Pasquale ci ricorda Pozzetto nel film “Il ragazzo di campagna”. Come Artemio, ci aspettiamo di vederlo per le vie del paese a bordo del suo veicolo agricolo. L’inciso suonerebbe più o meno così: “Col trattore al Baronale, andiamo a comandare!”

B: come “bollente”. Come la telefonata tra Colangelo e Pasquale. Colangelo ha detto che è bastata la chiamata di Cariello a far scattare l’infatuazione. Pubblichiamo solo un estratto parziale della conversazione :

Ciao, sono io

Amore mio

Non resistevo più

Pensavo a te”.

C: come “Cospito”. “Premetto che non voglio fare politica”. Immaginate per un istante uno che entra in braceria e dice di non essere lì per la carne. Il buon Bersani ci suggerisce la locuzione giusta per Alessandra: “Siam venuti qui a pettinar le bambole?

D: come “Di Tursi”. “Ancora tu…ma non dovevamo vederci più?”. Michele si giustifica dicendo che il palco è la sua casa. Ma dopo l’ennesima sconfitta elettorale “Mi ritorni in mente”, caro Battisti, con un altro grande successo: “Vendo Casa”. Sarà il caso di metterla in vendita questa casa, Michele ?

E: come “erosione”. Nel parlare di quella che purtroppo coinvolge il litorale cittadino, Claudio ha detto che “si sta spostando verso il centro” (località Bufaloria, ndr). A quanto pare va di moda in città andare tutti, ma proprio tutti da quella parte.

F: come “Fratelli coltelli”. Volano coltelli tra i Fratelli d’Italia che sul palco se ne dicono di tutti i colori. Si chiamano fratelli, ma si comportano come genitori separati: chi “magna” a destra e chi a sinistra. Giorgia li chiamerebbe genitore 1 e genitore 2. Nel nostro caso, candidato 1 e candidato 2. Che dire, tra i due litiganti il terzo gode ma il QUARTO sicuramente no.

G: come “Giro d’Italia”. Si è concluso anche quest’anno il giro d’Italia. Speriamo sia finito anche quello di Cariello nei vari partiti politici. Fdi sarà l’ultima tappa?

H: come “Habemus Maximum”. Dopo anni di “trattative”, finalmente Lerose ci ha messo la faccia. Lo abbiamo lasciato bancario a destra e lo ritroviamo filosofo a sinistra. Che dire, ad maiora semper!

I: come “Impegno in comune”, grande assente in questa battaglia politica. Mario ed il suo esercito (o quel che ne resta), alla vigilia della presentazione delle liste, dichiarano inaspettatamente “dietro front”. Come si suol dire: furia francese e ritirata spagnola. Più che di un impegno, si è trattato di un dis-impegno in comune.

L: come “laurea”, protagonista indiscussa di questa campagna elettorale e punta di diamante della lista Scanzano al Centro. Cariello, dal canto suo, risponde: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. D’altronde, come direbbe il professore: “competition is competition”. Mourinho sarebbe stato più diretto: “zero tituli!” (Si ringrazia l’amica Giusy Romano per l’ispirazione.)

M: come “minestrone”. È stata l’accusa principale alla lista del professore. Anche la gastronomia è arte, ma se il misto di verdure è stato visto come piatto stellato, stiamo messi male. Non ce ne vogliano i vegetariani, ma questa campagna elettorale non è stata da acquolina in bocca.

N: come “Nicola”. In latino Nicolaus, in inglese Nicholas. Professionista affermato che non è riuscito ad affermarsi come sindaco. Il ragazzo di campagna frangizolla l’establishment. D’altronde Cariello lo aveva anticipato: “sindaco e buoi dei paesi tuoi”.

O: come “Oliva”, un extravergine della politica cittadina. Nonostante la stazza, ha lanciato “sottili” frecciatine agli avversari. AnDò, ti auguriamo un ruolo da protagonista nella politica extra-consiliare.

P: come “Pietro Di Leo”. Un piccolo intervento di concretezza sul palco e poi via…con la grande bellezza. La sua somiglianza con Nek conferma il leitmotiv** che ha contraddistinto tutta la campagna elettorale tra concetto di cultura e sottocultura. Bravo Pietro, nonostante “Laurea non c’è”.

Q: come “quinte”. Abbiamo assistito ad un vero colpo di teatro da parte del prof e della sua squadra: c’è chi è andato in scena e chi dietro le QUINT-e.

R: come “ritornanza”, neologismo nato in questa campagna elettorale. Dalla ritornanza del prof alle sue origini alla ritornanza di alcuni ex candidati sindaci a candidati consiglieri. A quanto pare l’unico a non ritornare è stato Mario. Gino Paoli canterebbe: “son rimasto io da solo al…TAR”.

S: come “sega”. (Comprensibili momenti di panico) Non vorremmo essere sul ramoscello invocato da Felicetta sul quale era seduto Pasquale.

T: come “tre”. “Three is a magic number” era lo slogan di una vecchia pubblicità. Sarà lo stesso anche per il nostro Gallicchio. 3 campagne elettorali, 3 liste diverse. Che dire, quasi meglio di Pantano. Il salto della quaglia ( o del gallo, nel nostro caso) non ha prodotto l’Azione sperata: “gallo avvisato, mezzo accoppato”.

U: come “Ugo”. Manager affermato con tanti sogni nel cassetto, come quello di realizzare un’arena a Scanzano. Pane e circensi, per i laureati panem et circenses. Quando a Roma fu inaugurato l’anfiteatro Flavio (per i colti) o Colosseo (per “noi artri”), furono fatti festeggiamenti e oltre cinquemila animali selvatici uccisi. Ma tu vuoi vedere che risolviamo il problema dei cinghiali?

V: come “verbi”. In questa campagna elettorale all’insegna dell’istruzione (e dell’ostruzione), si sono dimostrati tutti bravi a coniugare il verbo vivere. Vediamo se ve la cavate altrettanto bene con il verbo cuocere. ( Ringraziamo sempre Giusy per l’ispirazione.)

Z: da zucchero e cannella a “zita di Ceglie” è un attimo. Non è un caso (o per dirla in atri termini, un CAS-ulli) che sia stata definita così la nostra Stefania, sedotta e abbandonata dall’ex sindaco Cariello. Simile sorte è toccata anche alla stessa Tonia, che pare poi esser stata “riconquistata” dal ragazzo di campagna. È il caso di dire: “ certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”.

*essere d’accordo

**Chiediamo scusa per aver usato la parola leitmotiv, l’abbiamo sentita da qualche parte e c’è piaciuta.

In rigoroso ordine alfabetico, ma non poteva essere diversamente:

Greco Michele, Malvasi Francesca, Pizzolla Gianluca

REEL

Glossario semiserio: il backstage

Tribù Elettorale:  aspettando ( o per i colti waiting for) il Glossario.