Basilicata in Azione, la donna nel mondo del lavoro: valore e disuguaglianze di genere

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Tra le diverse forme di disuguaglianza generate dalla crisi pandemica nel nostro Paese la disuguaglianza di genere è certamente quella che incide trasversalmente in tutti i settori della società. Il Coronavirus ha amplificato una situazione già presente, ma da tempo sottovalutata: l’eccessivo carico familiare e di cura delle donne, che ha radici profonde nel contesto culturale italiano e pregiudica la loro inclusione nel mondo del lavoro.

Il crollo occupazionale in Italia riguarda soprattutto le donne e ha a che fare con la natura del lavoro stesso. Le donne sono impiegate in tanti settori, specialmente in quelli che più stanno risentendo della difficile situazione di crisi in cui verte il paese, spesso con contratti che danno poca sicurezza e stabilità, come il contratto part-time, un fenomeno a cui nemmeno il blocco dei licenziamenti è riuscito a mettere un freno.

Incrociando i dati di diverse ricerche condotte nel 2020 emerge un dato unanime e significativo: 1 donna su 2 ha assistito inerme ad un peggioramento della propria situazione economica negli ultimi 12 mesi; tra le occupate, 1 su 2 teme per il futuro di perdere il lavoro, mentre tra le disoccupate 1 donna su 4 dichiara che a causa del Covid ha rinunciato a cercare un’occupazione. Il dato sul peggioramento della condizione economica, inoltre, supera il 60% se si prende in considerazione la fascia di età 25-34 anni (6 donne su 10).

Per quanto riguarda il carico familiare, invece, il lavoro di cura è quasi interamente sulle spalle delle donne: nonostante gli aiuti familiari, ripartiti dopo il primo lockdown, ancora il 38% delle donne (2 su 5) dichiara di farsi carico da sole di persone non autonome (anziani o bambini), a questo si aggiunge lo smart working che si è sovrapposto agli impieghi domestici senza più la possibilità di una separazione spaziale degli stessi.

Da questa lettura, seppur sommaria, della condizione femminile nel nostro contesto sociale ed economico emerge forte la necessità di ridurre il gender gap e nel piano Next generation Italia, Azione, ha elaborato delle proposte che mirano a ridurre lo stesso con congedi di genitorialità che equiparino uomo e donna, senza i quali le aziende preferiranno sempre assumere uomini, a parità di competenze. Fiscalità differenziata tra donna e uomo, per rimuovere alla radice il vantaggio all’interno delle famiglie di far lavorare l’uomo anziché la donna. Trasparenza obbligatoria nelle retribuzioni e negli organici, per conoscere dove si annidano le disuguaglianze e combatterle. Percorsi di eradicazione degli stereotipi di genere nelle scuole, nelle università e nelle aziende. Un fortissimo potenziamento della rete antiviolenza e delle case rifugio che agisca non solo da organismo reattivo, ma preventivo. Introduzione di corsi di educazione sessuale, che includano anche nozioni relative alla parità di genere, in tutte le scuole pubbliche del territorio italiano.

E in Basilicata? Nell’anno della pandemia 2000 donne hanno perso il lavoro, a questo dato bisognerà aggiungere il dato del lavoro relativo – cioè quelle sacche lavoro nero e grigio che in ogni caso contribuiscono ad arginare il nuovo spettro della povertà assoluta. In Basilicata le politiche di genere hanno ancora tanta strada da percorrere per poter essere considerate elemento centrale dell’agenda della politica regionale e dei corpi intermedi. L’Avviso Pubblico “Valore donna 2020 – voucher di conciliazione” sebbene incarni la buona volontà di dare una maggiore possibilità di supportare le donne lavoratrici andrebbe implementato con la fornitura di servizi atti a migliorare la qualità della vita delle donne in generale e non solo delle donne lavoratrici.