La Cia in piazza a Scanzano per continuare a produrre il cibo più buono del mondo

in Economia

La Cia in piazza a Scanzano per rivendicare il diritto di continuare a produrre il cibo più buono del mondo marchiato “Made in Italy”. Fra gli altri temi: la guerra,  i rincari del gasolio e più in generale dei mezzi di produzione. E gli animali selvatici –  cinghiali e lupi – che distruggono i campi: chieste misure urgenti e condivise.

Il reportage fotografico dalla pagina facebook ufficiale del Met

A riscaldare la grigia giornata di inizio primavera a Scanzano Jonico c’erano gli agricoltori della Cia con le loro ragioni sostenute dalla gente comune, dai sindaci e dalle rappresentanza istituzionali regionali che hanno risposto sì all’invito.

E’ stato ribadito dal palco, in una piazza del Commercio piena, che c’è bisogno di tutti per uscire da un momento buio per il settore primario, vessato dai costi di produzione alle stelle, dalla fauna selvatica che distrugge campi e sacrifici degli agricoltori, e dalle risposte governative ancora troppo blande su temi come il latte e l’incremento, tra gli altri, dei costi dei mangimi

C’erano sì e no 1o gradi, a metà mattinata, ma sono scesi in in piazza in tanti: uomini, donne e giovani agricoltori, domenica mattina, perché vogliono continuare a mantenere “il primato di migliori produttori di cibo al mondo”; perché vogliono difendere il “Made in Italy” dal rincaro insostenibile delle materie prime e per dire con forza “no alla guerra”. Tantissime infatti le bandiere della pace che sventolavano.

“Gli agricoltori sono abituati a conquistare lavorando e sapendo aspettare. Le conquiste che avvengono con la guerra sono il fallimento della politica e dell’umanità”

Dal palco, inoltre, è stato sottolineato come “si era avviata la crescita dopo la pandemia, ora la guerra sta generando aumenti delle materie prima e blocchi della produzione”. E’ stato osservato che senza agricoltura non c’è cibo e che produrlo a queste condizioni, con il costo del gasolio che si è impennato di 50 centesimi, è divenuto insostenibile. Anche il costo dei mangimi è salito. E quando è stato chiesto ai rappresentanti del Governo di ritoccare i prezzi del latte alla stalla in cambio, come hanno spiegato i vertici Cia, si sono ottenute risposte evasive.

Il prezzo del grano è raddoppiato e quel che è peggio: “oggi il grano ce l’hanno i commercianti e gli industriali non certo gli agricoltori”. Vogliamo continuare a seminare grano e dare cibo ma vogliamo costi di produzione sostenibili.

Dobbiamo dare cibo ai cittadini e questo può farlo il Sud Italia che può dare impulso alla crescita. All’agricoltura si legano turismo e la bellezza

dei paesaggi italiani che tutti, nel mondo, riconoscono e apprezzano.

Infine, il tem a della gestione della selvaggina e il dramma dei cinghiali. La Cia ha chiesta una strategia che non si limiti agli abbattimenti. A tal proposito sono stati ringraziati i cacciatori, gli ambientalisti ma è stato rilevato come è necessaria una pianificazione che vada nella direzione di “de-popolare” la selvaggina che fa razzia dei campi, delle produzioni e distrugge il lavoro e il reddito degli agricoltori. “Non vogliamo risarcimenti, vogliamo vivere di quello che coltiviamo e che non devono mangiarsi le bestie selvatiche”.

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