Corruzione in Basilicata, per un lucano su tre è un fatto normale

in Economia

Si è celebrata ieri in tutto il mondo la Giornata Internazionale contro la Corruzione, ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 2003 per puntare i fari su questo fenomeno, sulla sua pervasività e sull’impatto che può avere sulla vita delle persone. Nonostante i vari passi avanti compiuti negli ultimi anni a livello legislativo, la corruzione è ancora molto diffusa nel nostro Paese, come dimostrano gli ultimi dati raccolti da Transparency International Italia attraverso la Mappa della corruzione e pubblicati in occasione di questa giornata.

La mappa della corruzione raccoglie i casi di corruzione, o reati collegati, riportati dai principali mezzi di informazione italiani. Stando alle informazioni raccolte nell’ultimo anno (da dicembre 2017 ad oggi) sono 13 i casi di cui i media si sono occupati nella nostra regione: 4 in provincia di Matera e 9 in quella di Potenza. Di questi, 2 si sono verificati nella pubblica amministrazione, 3 negli appalti pubblici e 3 nella sanità.

In occasione di questa giornata, anche Libera – Nomi e Numeri contro le mafie ha presentato il rapporto Liberaidee che dà una panoramica aggiornata sulla presenza e sulla percezione della corruzione nel nostro Paese, attraverso una ricerca quantitativa, con oltre 10.000 questionari in tutta Italia, e una ricerca qualitativa, con oltre 100 interviste alle associazioni di categoria.

Quasi la metà degli intervistati a livello nazionale ritiene il fenomeno “abbastanza” diffuso, mentre un rispondente su quattro sostiene che la corruzione sia addirittura “molto” diffusa. Ci sono, però, delle differenze geografiche: i rispondenti del Sud considerano “molto” diffusa la corruzione più frequentemente di quelli del Centro e – soprattutto – del Nord. Poco meno di un terzo (30,5%) del campione nazionale dichiara di conoscere personalmente o di aver conosciuto in passato qualcuno coinvolto in pratiche corruttive. A livello locale la Calabria è la regione dove questo dato è più alto (quasi il 50%) seguita dalla Basilicata con il 44% e dalla Sicilia con il 39,2%.

Tra le figure più coinvolte in pratiche corruttive, secondo gli intervistati, ci sono innanzitutto esponenti politici – membri dei partiti politici, membri del governo e del parlamento – quindi i funzionari pubblici – coloro che assegnano gli appalti e, più in generale, gli amministratori locali – e gli imprenditori. Il coinvolgimento della sfera politica è posto in evidenza soprattutto dai giovani e giovanissimi.

I motivi principali per cui gli episodi di corruzione non vengono denunciati sono primariamente il timore per le conseguenze della denuncia, in seconda battuta la convinzione che gli stessi funzionari preposti a raccogliere le segnalazioni siano ugualmente corrotti, quindi a breve distanza l’idea che la corruzione sia difficile da dimostrare e la rassegnazione determinata da una presunta inutilità della denuncia. Il dato su cui bisogna riflettere che mette in luce anche l’aspetto culturale del fenomeno è questo: quasi un intervistato su quattro a livello nazionale afferma che coloro che non presentano denuncia di fronte a fenomeni corruttivi ritengono questi fatti normali. Questo dato in Campania raggiunge il 37,85% del totale, seguita dalla Puglia con il 29,8% e dalla Basilicata con il 29,4%. Quest’ultima opinione è diffusa soprattutto tra gli adulti e gli ultra-sessantacinquenni (tra i lavoratori e i pensionati). I giovani e giovanissimi, invece, sostengono più della media che le denunce siano inutili e che sia l’intero sistema a essere corrotto, inclusi i funzionari a cui rivolgersi per sporgere denuncia.

«Il Rapporto Liberaidee mette insieme – spiega la curatrice Francesca Rispoli dell’Ufficio di Presidenza di Libera – l’analisi quantitativa e l’analisi qualitativa e fornisce molti dati dai quali poter partire per ragionare su nuovi metodi capaci di generare cultura antimafia e cittadinanza attiva. È questo lo scopo: partire dalla conoscenza per scatenare la fantasia, la creatività, l’innovazione. Ed è per questa ragione che la ricerca vedrà come modalità di diffusione un grande viaggio nazionale e internazionale, che porterà nelle piazze, nelle sedi delle istituzioni, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, i dati e l’analisi che ne deriva, per poter animare un dibattito pubblico che oggi va rivivificato. L’analisi presentata in questo Rapporto – conclude – è un punto di partenza, non un punto di arrivo. Si tratta di una ricchezza inestimabile di conoscenza, di uno sguardo d’insieme utile al proseguimento del cammino che, come associazione di associazioni e insieme a quanti vorranno unirsi, intendiamo portare avanti».

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