Una esemplare di robo-prostituta in tenuta professionale.

Bordelli 3.0. La nuova frontiera del sesso.

in Una finestra sul Mondo

Cosa il prossimo faccia dal punto di vista sessuale, con chi, dove e come sono tutti fatti che riguardano esclusivamente i singoli individui.

C’è chi si eccita guardando i meloni, chi guardando le zucchine; c’è chi ama il chiuso, il buio e il silenzio della camera da letto e chi gli spazi aperti, ventilati ed illuminati della natura incontaminata; c’è, magari, chi prova un’attrazione pericolosa per le delicatissime farfalle e chi ama colpirsi gioiosamente in zone intime con pesanti mazze da baseball. Ripeto: sono fatti loro e che ciascuno trovi la sua pace nel luogo e nel modo che più gli aggrada, senza danneggiare se stesso e gli altri.

Ma davvero la fantasia dell’uomo nell’ambito della lussuria non ha confini e questo, giornalisticamente, ma anche intellettualmente, m’interroga e m’intriga non poco.

Che la professione più antica del mondo abbia prosperato in ogni latitudine e in ogni condizione è cosa nota a tutti: le etére greche avevano sandali che imprimevano nella polvere la seducente parola ‘seguimi’; al seguito degli eserciti medievali c’erano schiere di ragazze e donne che vendevano per pochi spiccioli la loro virtù; la lunga storia delle case chiuse e della prostituzione, di alto o basso rango, è terminata solo alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso; e infine, nelle strade delle grandi città italiane, da nord a sud, ancora oggi c’è un’ampia scelta di alternative che vanno dal brivido della trasgressione estrema al banale mercimonio di mezz’ora d’amore.

Fin qui nulla di strano o di nuovo: o forse no.

E si: perché in Europa ed in Asia si sta diffondendo una nuova (come posso definirla?) ‘moda’ sessuale, per niente economica e piuttosto ‘di nicchia’ ad un primo sguardo.

Infatti, per somme che vanno dagli ottanta ai centottanta euro, alcune ‘case d’appuntamento’ di nuovissimo conio permettono di ‘vivere una storia passionale’ con una donna-robot o qualcosa che le assomiglia moltissimo.

Normalmente le ‘donne-robot’ a disposizione sono di quattro tipi: una caucasica (vale a dire una tipologia euro-americana bianca/capelli biondi), una di tipo afro, un’asiatica e un personaggio da cartoni animati.

Quando il primo robo-bordello ha aperto a Torino ci sono state prenotazioni da tutta l’Italia del Nord: donne, uomini e coppie hanno prepagato anche cifre importanti (tra i 360 e i 400 euro) per avere per più ore a disposizione le ‘professioniste’ robotiche della casa d’appuntamenti. A Barcellona il successo è stato ancor maggiore. E pare che il mercato sia ancora agli inizi con promettentissime aspettative di crescita.

Ribadisco che in guerra ed in amore tutto è lecito: e che Dio ci perdoni. Ma la tristezza di dover comprare addirittura il tempo di un robot, di una pseudo-bambolona pseudo-vivente, testimonia di una paurosa solitudine, di una crescente paura e insicurezza nelle relazioni interpersonali e di uno svilimento progressivo di un settore, come quello dell’amore a pagamento, che, nei decenni e nei secoli passati, è anche stato, a modo suo e con tutti i suoi limiti e defaillances, fonte di ispirazione per tanti artisti e sognatori.

Mi sa, però, che quel tempo è proprio finito.