Il grande Willem Dafoe, già protagonista dell'indimenticabile 'Platoon' di Oliver Stone.

Alle soglie dell’eternità. Il nuovo film su Van Gogh.

in Una finestra sul Mondo

1853-1890: potrebbero essere due date qualunque. Potrebbero riferirsi alla durata di un regno, di una lunga guerra, di una crisi economica.

 

O potrebbero essere, come sono, le date di nascita e di morte di qualcuno d’importante, un qualcuno che rispondeva al nome di Vincent Van Gogh.

 

Non v’è al mondo chi non abbia sentito nominare, anche solo per sbaglio, accidentalmente, almeno una volta il nome di Van Gogh: e chi abbia un minimo di studi alle spalle, magari sa anche che era un famoso pittore dell’Ottocento.

 

Gli appassionati e i cultori d’arte, invece, al nominare Van Gogh entrano in una dimensione mentale parallela in cui la grandezza, il genio pittorico, la sensibilità umana ed artistica del grande artista olandese si mescolano inestricabilmente alla sua vita complicata, difficile, piena di entusiasmi e dolori, piena d’amore e di sofferenza e conclusasi a soli trentasette anni con un colpo di pistola nello stomaco. Chi ama la pittura, al solo nome di Van Gogh entra dentro un grande, magico racconto. E’ così.

 

Su questo gigante della pittura impressionistica del XIX secolo uscirà i primi giorni di gennaio nelle sale cinematografiche un film intitolato ‘At Eternity’s gate’ che, tradotto, significa più o meno ‘alle soglie dell’eternità’.

 

Questo è un film da non perdere. Non si tratta, infatti, del solito biopic su notizie trite e ritrite copiate ed incollate da enciclopedie cartacee o multimediali. No.

 

Il regista, Julian Schnabel ha voluto rivelare, mescolando sapientemente verità storica e narrazione filmica, il coté più tenero, sognante, solare, fanciullesco di un pittore che, invece, nell’immaginario collettivo è ricordato come un genio un po’ pazzo che volle tagliarsi un orecchio in un momento di tristezza e si sparò nella pancia per finire i suoi giorni.

 

Splendido interprete del film è Willem Dafoe, che riesce, con il suo sguardo profondo ed inquieto a mostrare le sofferenze interiori del grande pittore nel periodo finale della sua vita.

 

Non voglio anticiparvi altro: il film va visto perché non soltanto è un’opera d’arte, ma anche e soprattutto perché ci aiuterà a preservare, insieme alle mostre, ai saggi, ai documentari, ai corsi monografici delle accademie e delle università una personalità, come quella di Van Gogh, che in soli trentasette anni di vita si è saputa guadagnare l’accesso all’eternità.