Autobiografia di mia madre di Jamaica Kincaid. Storia di Xuela, storia del popolo caribo

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Titolo: Autobiografia di mia madre

Autore: Jamaica Kincaid

Genere: Letteratura nordamericana

Casa editrice: Adelphi

Data di pubblicazione: 1997, 3 edizione

Formato: cartaceo, ebook

Pagine: 174

4 stelle

“…perché io mi sentivo sola e desideravo vedere qualcuno nella cui faccia potessi riconoscere qualcosa di me stessa. Chi ero io, infatti?Mia madre era morta, e mio padre non lo vedevo da molto tempo”

Orfani, 1885 di Thomas Benjamin Kennington (1856-1916)

Per la  piccola Xuela Claudette Richardson  non c’è nessun seno offerto per allattarla, nessuna ninna nanna sussurrata per farla sognare. Nel metterla alla luce sua madre muore. Xuela viene affidata dal padre a Eunice,una donna dura, povera, madre di altri figli: per lei ha inizio un’infanzia fatta di abusi e solitudine. Svuotata dall’assenza della madre, Xuela non può contare neanche sulla figura paterna: suo padre è un uomo ambizioso, vanitoso, che svolge il suo lavoro di guardia penitenziaria abusando spesso del suo potere. Senza origini alle quali aggrapparsi, la ragazza affronta dentro di sé  una crisi d’identità,  rappresentazione in miniatura della  stessa crisi d’identità vissuta dal popolo della Dominica: la storia di Xuela è il riflesso della storia di un abitante dell’isola, il quale condivide con  lei  la perdita delle proprie origini. Il popolo caribo, vittima del colonialismo inglese,  si ritrova ora confuso dalla mescolanza di costumi e culti, senza uno specchio sociale nel quale riflettersi.

Il destino di un uomo senza radici e amore è di perdere se stesso. E Xuela infatti perde la sua umanità e  prende le sembianze di “ un animale selvatico”. Come un animale selvatico ausculta senza paura i rumori e i versi degli animali della notte, e  sviluppa maggiormente il senso dell’olfatto. E come un animale selvatico impara presto a essere autosufficiente, a cavarsela in situazioni avverse con tenacia e forza, e soprattutto a non dipendere emotivamente da nessuno. L’amore con un uomo è per lei puro piacere della carne, e nonostante  molti uomini l’ameranno,  Xuela resterà ruvida a qualsiasi dolcezza. Anche a quella di diventare a sua volta madre.

L’amore in queste pagine è come un filo inafferrabile che conduce  la protagonista e i lettori attraverso le vie del labirinto dell’esistenza umana:  non ci sono orme di legami familiari affettivi validi lungo il cammino, fa un freddo atroce. Attraverso le memorie di questa orfana, l’autrice fa venire a galla il trauma di un ‘umanità sradicata, alienata, che è destinata, senza calore, a seccare e a non provare più niente. Uno spaccato di esistenza dominato dalla profonda tristezza e dall’aridità dei rapporti umani. Un libro per chi non ha paura di guardare in faccia una realtà scomoda e di lasciarsi accecare dai raggi di un sole,come quello dei Caraibi,  a volte, troppo crudo e amaro. Buona lettura!

Jamaica Kincaid, nata Elaine Cynthia Potter Richardson è una scrittrice statunitense. Vive con la sua famiglia a North Bennington in Vermont.
Nel 1973 ha cambiato il suo nome in Jamaica Kincaid perché la sua famiglia disapprovava il fatto che scrivesse. La sua prima esperienza di scrittura riguarda una serie di articoli per la rivista Ingenue. Ha lavorato per The New Yorker fino al 1995.
Il suo romanzo Lucy (1990) è una descrizione immaginaria della sua esperienza di diventare adulta in un paese straniero e continua la narrazione della sua storia personale iniziata col romanzo Annie John (1985). Altri romanzi, quali The Autobiography of My Mother (1996), esplorano la questione del colonialismo e della rabbia che questo ricordo le provoca.
Ha inoltre pubblicato una raccolta di racconti, At the Bottom of the River (1983) ed una di saggi, A Small Place. Insegna scrittura creativa alla Harvard University. Ha inoltre ricevuto una laurea honoris causa in lettere dalla Wesleyan University.