Pizzicantò e gli altri: i giochi della tradizione lucana

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Pizzicantò e gli altri: i giochi della tradizione lucana

Il Sud Italia è un territorio pieno di tradizioni in ogni campo, dall’arte alla gastronomia, passando persino per l’intrattenimento. Già, perché non sono pochi i giochi popolari da strada che venivano praticati soprattutto in passato e che oggi continuano, seppur a fatica, a resistere al proliferare delle attrazioni digitali. I portali sui giochi di carte hanno preso il posto dei vicoli e le sale di bingo che si trovano online vengono preferite talvolta a un ritrovo in piazza. La strada era un tempo la fucina del divertimento, che alimentava l’inventiva dei più piccoli, ma anche dei più grandi. Se si pensa nello specifico alla Lucania, sicuramente il più classico dei giochi tipici viene individuato nel Pizzicantò, una sorta di versione alternativa del gioco delle torri umane.

Una volta che la torre veniva formata, chi era alla base doveva cercare di ruotare su se stesso. Va da sé che il rischio era quello di far cadere chi si trovava sopra, suscitando comunque una certa ilarità. Il significato del Pizzicantò, però, era molto simbolico e sfociava anche nell’antropologia, in quanto la caduta veniva vista come rappresentazione degli improvvisi mutamenti sociali. Nel 2013 il Pizzicantò è stato insignito del premio Bramea e da 20 anni viene considerato persino Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’Unesco. Il gioco viene ormai praticato soprattutto in occasioni di feste patronali

Un altro gioco locale molto conosciuto è l’Albero della Cuccagna. I partecipanti devono arrampicarsi su un albero o più semplicemente su un palo per provare ad aggiudicarsi un premio posto in cima. Una volta l’albero veniva addirittura ricoperto di olio per rendere il compito più difficile. Proprio come il Pizzicantò, anche l’Albero della Cuccagna riprende vita nel corso di festività e occasioni particolari. Si tratta pur sempre di un gioco potenzialmente pericoloso, che oggi nessuno consiglierebbe a bambini e ragazzi. Tra questi ultimi andava molto più in voga la “Mazza e pizzico”: in buona sostanza ci si dotava di un pezzo di legno piuttosto lungo col quale bisognava sollevare e colpire a mezzaria un altro oggetto, che fosse una pallina o un altro pezzo di legno più piccolo, un po’ come nel baseball.

Non sorprende apprendere che i giochi del passato venivano organizzati soprattutto con oggetti di fortuna. D’altro canto, i bambini non potevano permettersi altro, specie in un’era in cui i videogiochi non esistevano e i giocattoli erano molto meno sofisticati. Per questo motivo si usava giocare anche con monete o bottoni, organizzando delle partite di “Tuzza muro”. Colpendo un muro con una monetina, l’obiettivo era quello di far cadere quest’ultima accanto a quelle lanciate dagli altri, allo scopo di vincerle tutte. “U cerch’ pa’ maniglia”, invece, richiedeva di mantenere in equilibrio un cerchio posto su di un pezzo di ferro o di un bastone.

La ricerca della tradizione non si è limitata solo al semplice ricordo dei vecchi passatempi. L’orgoglio e il senso di appartenenza territoriale della Basilicata sono molto più forti di quanto si potrebbe pensare. Per questo motivo nel 2019 è nato il gioco da tavola Lucanum, una sorta di Monopoly che omaggia espressamente le bellezze morfologiche e artistiche della regione. Ideato da un ingegnere di Matera, nel 2021 il gioco è stato anche premiato a livello nazionale in qualità di soluzione innovativa adottata da un’impresa italiana per favorire il turismo locale.