Si rinnova il rito della transumanza lucana

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Si rinnova il rito della transumanza lucana. Un cammino di oltre 50 chilometri da percorrere in tre giorni. Esperienza unica in Italia

Inizia oggi la transumanza estiva di podoliche dalle colline di Oppido Lucano (PZ) fino alle montagne appenniniche di Schiena Rasa a Tito (PZ), un cammino di oltre 50 chilometri da percorrere in tre giorni. Esperienza unica in Italia: questa, infatti, è il primo esempio di “transumanza partecipata” di lunga percorrenza, in quanto aperta ai turisti e a tutti coloro che vogliano seguire e condividere delle tratte del percorso. Un evento che viene riproposto dopo l’ultima esperienza di transumanza di rientro invernale, la quale ha attirato turisti e viaggiatori da ogni parte d’Italia.

L’iniziativa è promossa dalla Masseria Santorsa di Tolve (PZ), la quale si avvale della collaborazione dell’Associazione Fuorisentiero al fine di divulgare l’antica tradizione della transumanza, incentivando così forme di turismo sostenibile e consapevole. Il percorso si sviluppa lungo antichi tratturi e tratturelli già segnalati dalla Soprintendenza dei Beni archeologici e culturali, a dimostrazione della fedele conservazione di questa usanza tramandata da generazioni. Inoltre, certamente singolare, è l’attraversamento anche di zone urbane: infatti, per circa 8 chilometri, la mandria calpesterà alcune delle principali strade della Città di Potenza, unico capoluogo in Italia ad avere tale privilegio.

Il punto di arrivo è sul Monte Cerchiara nei pressi del Rifugio la Casermetta, nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, un rifugio che negli anni è stato il punto di contatto tra Fuorisentiero, gestore della struttura, e Gerardo Santorsa, conduttore dell’omonima masseria.

Questa transumanza è una delle pochissime migrazioni di lunga percorrenza rimaste in Basilicata che, come da antica tradizione –narrata già nel I sec. a.C. in Lucania, spostavano le greggi e gli armenti dalle piane sul confine pugliese verso le alture dell’appennino lucano in estate, per poi ritornare nel periodo autunnale lungo gli storici tratturi utilizzati da allevatori e contadini, molti dei quali purtroppo in disuso e riaperti proprio dai vaccari. Un rito che, dal 2019, è entrato anche nella lista UNESCO quale patrimonio immateriale dell’umanità.

Il rito è, dunque, aperto a tutti, sia a coloro che vogliano vivere l’esperienza completa di questa migrazione, sia a chi voglia semplicemente osservare sul ciglio della strada questa insolita “sfilata rurale”.