Scrittori in gonnella: nom de plume maschili per donne

in Cultura/Storie d'Inchiostro

 

Le tre sorelle Anne, Emily e Charlotte Brontë ritratte dal fratello Patrick Branwell

Oggi  8 marzo la nostra rubrica vuole festeggiare le donne raccontando il piccolo dramma di grandi scrittrici di ieri e di oggi, che per dar alla  luce i propri libri, rilegati nell’oscurità del cassetto, hanno scelto pseudomini maschili. Considerate figlie minori del dio Apollo, incapaci di trattare temi importanti e sociali al di fuori  della “letteratura rosa” per donna, molte personalità geniali in gonnella hanno dovuto indossare “pantaloni letterari” per esser prese in considerazione dal grande pubblico e per poter trattare temi ritenuti inadatti per il gentil sesso. “Avverse alla pubblicità personale, abbiamo velato i nostri propri nomi sotto quelli di Currer, Ellis e Acton Bell; la scelta ambigua è dettata da una sorta di scrupolo di coscienza, assumendo nomi di battesimo positivamente maschili, noi non ci dichiariamo donne, anche perché ciò che scriviamo non vogliamo che venga fatto rientrare sotto un’etichetta. Vogliamo evitare il pregiudizio”, queste sono le parole di Charlotte, la sorella maggiore delle tre Brönte, chiarificanti circa la situazioni delle scrittrici dell’ 800.

George Eliot all’anagrafe Mary Anna Evans

Anche la scrittrice Mary Shelley ( all’anagrafe Mary Wollstonecraft Godwin ), nota per il suo Frankestein, vittima del pregiudizio di esser donna e di trattare temi non convenienti  per il suo genere, pubblicò le sue opere in anonimato o prendendo in  prestito il nome del marito Percey Shelley.  Curioso è l’episodio della rivelazione  della vera identità da parte delle già citate Brönte al loro editore Smith, Elder & Co. (che si era convinto che tutti i romanzi fossero stati scritti dall’inesistente Ellis Bell). L’editore restò sorpreso, ma preferì continuare a pubblicare i libri con nomi maschili per non scioccare il pubblico. Fu Charlotte, l’ultima superstite, a riabilitare il cognome Brönte per tutte le sorelle.

Alcune scrittrici sono passate alla storia con un nom de plume maschile, gettando nell’oscurità la propria vera identità, come  la scrittrice dell’ epoca  vittoriana  Mary Anna

George Sand,all’anagrafe Aurore Dupin de Francueil ,che fuma in abiti maschili

Evans, meglio conosciuta come George Eliot, autrice di Middlemarch, Il mulino sulla Floss, e l’ anticonformista Aurore Dupin de Francueil (1804-1876), che non solo su carta ma nella vita reale dei salotti francesi indossava gli  abiti maschili di George Sand. Una vera e proprio cross dresser sia nelle sembianze che nella vita privata, ricca di numerose relazioni sentimentali con i più svariati artisti (Chopin, Merimée e De Musset).  Più recente è il caso di  Katharine Burdekin che nel 1937 pubblicò  “La notte della svastica”, romanzo premonitore degli orrori nazisti con il nome di Murray Costantine.  Significativa ai  giorni nostri  è l’esperienza  dell’autrice di Harry Potter che ha scelto di firmare la sua opera come J. K Rowling , rinnegando il suo nome di battesimo  Joanne per ragioni commerciali,  spiegando che i ragazzi avrebbero perso interesse pensando che il suo libro fosse stato scritto da una donna.

J. K. Rowling, autrice di Harry Potter

Donne dalla mente vivace e creativa, con tanto da dire all’umanità  e che per divulgare le proprie idee intelligentemente  hanno aggirato l’ostacolo del pregiudizio sociale di un mondo maschilista e patriarcale con un piccolo sacrificio sul proprio ego. A loro va il merito di aver dimostrato che il mondo della lettere e della poesia appartiene a tutti , indipendentemente dalla composizione dei propri cromosomi sessuali. Buona festa delle donne!