L’uomo e il cane di Carlo Cassola. Storia di Jack, storia di un abbandono

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Titolo: L'uomo e il cane

Autore: Carlo Cassola

Genere: Narrativa contemporanea e moderna

Casa editrice: Mondadori

Data di pubblicazione: 20 giugno 2018

Formato: cartaceo

Pagine: 168

5 stelle

Il cane e l’ uomo sono un binomio indissolubile. Il primo non esiste senza il secondo. Nessun cane rispettabile appartiene solo a se stesso. E’ spiegabilissimo, quindi, che Jack soffrisse di non avere un padrone.

Forse non sono state scritte mai pagine più belle sul miglior amico dell’uomo e sul rapporto spesso impari che gli uomini instaurano  con lui.

Con le avventure del cane bianco con una macchia nera sull’occhio di nome Jack, lo sguardo vigile e attento di Cassola ai problemi sociali, dà risalto ad un’altra piaga della nostra società, che ogni estate torna con più frequenza: l’abbandono degli animali da compagnia.  Pagine un po’ amare che  meritano di esser lette, perché sono in grado di premiare moralmente i nostri amici a quattro zampe, esempi di un amore che si lascia incatenare, disposto a perdere la libertà per una carezza.

 

Autoritratto con cane, Antonio Ligabue- 1957

In una realtà contadina delle campagne del Nord Italia, nella lotta continua per il pane e per la vita, si ambienta la storia del cane Jack e del suo padrone Alvaro. Alvaro è un pover’uomo, mulattiere, sul quale grava il mantenimento della moglie e del figlioletto. Jack è il suo cane: incapace a far la guardia, sta sempre dietro la gonnella della moglie e pensando di far cosa giusta, si macchia di un grave reato,l’omicidio della gallina del vicino. Di questo cane bisogna disfarsi e Jack, dalla mattina alla sera, diventa un cane randagio. Un atto deplorevole e che,se avete un minimo di cuore condannerete subito. Sembrerebbe una storia già triste così, ma non è ancora finita per il povero Jack. L’autore segue da vicino il cane nei suoi tentativi di tornare a casa o di trovare un’altra sistemazione e ci fa guardare il mondo semplice e povero dell’Italia del dopoguerra attraverso i suoi occhi, descrivendo le sue decisioni e i suoi movimenti come solo un amante dei cani può fare. Jack diventa testimone della lotta per la vita pene di chi incontra nel suo girovagare: dei braccianti che lavorano per quattro soldi, della ragazza innamorata del signorino, del gatto Tommaso, randagio anche lui. Anche se  i luoghi cambiano, resta fermo nel cane il desiderio di sentirsi di nuovo di qualcuno, di avere una casa, qualcuno di cui meritarsi l’amore. Alla fine Jack troverà quello che cercava, ma era davvero quello che voleva, spinto dalla nostalgia e dall’abitudine della vita passata? La storia del cane può esser vista come storia dell’uomo che volendosi sentire parte della società e accettato dai suoi simili, rinuncia alla propria naturale libertà, anche a costo di perdere la felicità. Velatamente, in questa ricetta di vita vera,nella quale dominano sentimenti semplici e bisogni primari, c’è un pizzico di denuncia sociale e politica, come in tutta l’opera e la vita privata di Carlo Cassola. L’uomo e il cane è una lettura che è come una carezza tagliente di un vento freddo sul nostro volto: chiunque vi si immergerà, indipendentemente dall’amore che prova per gli animali, non potrà non provare simpatia  per il povero Jack ed esser concorde nella superiorità morale e affettiva degli animali. Una lacrima anche vi sfuggirà per la sua tragica fine, inutile cercare di trattenerla.

Carlo Cassola nasce il 17 marzo 1917 a Roma.  Il padre, Garzia Cassola, militante socialista e redattore dell’ “Avanti”. La sua infanzia non è certo felice: è, per indole, un ragazzo isolato che ama fuggire nella sua immaginazione e nelle fantasticherie. La sua formazione scolastica è regolare, anche se più tardi la definirà un fallimento. L’ amore per la letteratura si  manifesta durante gli studi liceali. Durante la seconda guerra mondiale e si avvicina all’ermetismo. Tra il 1937 e il 1940 scrive i primi racconti, raccolti nel 1942 in due piccoli volumi, “Alla periferia” e “La vista”. Presta servizio militare a Spoleto e a Bressanone e nel 1939 si laurea in giurisprudenza.  Nel 1949 Cassola ha una profonda crisi, in seguito alla morte prematura della moglie, che aveva solo 31 anni. In discussione viene messa la sua intera poetica esistenziale di uomo e scrittore. Di questo periodo è “ Il taglio del bosco”, rifiutata da Mondadori e Bompiani e poi pubblicata da Vittorini per Einaudi. Nel periodo che segue si dedica molto alla scrittura, dando vita a romanzi come  “Fausto e Anna, “I vecchi compagni” e “La ragazza di Bube “, con cui vince il Premio Strega 1960. Nel 1984 si ammala al cuore e muore a sessantanove anni il 29 gennaio 1987.