La pioggia di Rachid Boudjedra. Gutta cavat lapidem

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Titolo: La pioggia

Autore: Rachid Boudjedra

Genere: Letteratura algerina

Casa editrice: Edizioni Lavoro

Data di pubblicazione: 1 marzo 2004

Formato: cartaceo

Pagine: 108

4 stelle

La notte è piovosa. Si insinua in me un senso vago. L’impressione che tutta quest’acqua lavi la città dei suoi miasmi dei suoi vapori delle sue paure delle sue polveri dei suoi fantasmi. La pioggia raddoppia di violenza.

In questa primavera che tarda ad arrivare e in questo maggio inzuppato di pioggia, forse mi odierete per la proposta della lettura di un libro il cui titolo rimanda al cattivo tempo, ma seguitemi, e non ve ne pentirete! Lo scrittore algerino  Rachid Boudjedra ci regala una nuova prospettiva dalla quale osservare questo evento atmosferico, che tanto malediciamo,perché fonte di noia e inattività. La pioggia diventa per una giovane donna medico un momento di meditazione, di purificazione, di acqua che lava da tutto e dà la vita, porta alla rinascita e alla scoperta di una parte di sé stessa, seppellitta dai detriti delle sovrastrutture sociali e dalla necessità di esser “forti” per”forza” .Un libro per chi non ha paura della propria solitudine e dei propri pensieri,e per chi non teme di scavare dentro se stesso, raggiungendo anche profondità impensabili, proprio come fa la pioggia, con la roccia.

Pioggia, vapore e velocità, dipinto a olio su tela, 1844-William Turner, National Gallery Londra

I pensieri di una giovane dottoressa algerina cadono come gocce di pioggia su fogli di carta per sei notti consecutive. Pioggia come lacrime sul viso, come flusso mestruale. In preda all’insonnia, la donna senza nome e senza volto, sotto l’influsso benevolo della luna e dell’albero di  gelso, confida a un diario i suoi pensieri:cavalli selvaggi che corrono all’impazzata in un flusso di coscienza portato agli estremi di un burrone, al di sotto del quale si prova un senso di vertigine e di smarrimento, e si intravvedono le porte di nuove dimensioni miste tra sogno e realtà. I neuroni della protagonista vagano verso il passato, verso i ricordi relativi alla sua famiglia sgangherata, ai suoi genitori, ai suoi due fratelli così diversi, a sua zia. Nel suo errare, la giovane fa accenni anche al suo presente, al suo impiego da medico specializzato in malattie dell’apparato genitale. Sembra uno scherzo del destino che  si dedichi alla cura di queste patologie, lei, che vive un rapporto conflittuale e sofferto con l’altro sesso.  La sessualità è il perno di questo diario “oscuro”: la ragazza riporta l’episodio relativo al suo ingresso nella pubertà, il suo primo rapporto sessuale, l’esser nubile. Come una pallina in un flipper la sua mente è sballotollata da una parte all’altra, caoticamente, violentemente, senza sosta,ma con una lentezza quasi snervante. Il ritmo dei suoi pensieri è rallentato; ogni parola si prende il tempo necessario ad una goccia di pioggia per raggiungere dal cielo la terra,ogni parola cade insieme alle altre. Ciò si riflette in una mancanza di punteggiatura, di pause, di rispetto delle regole. Nella mente della dottoressa vigono altre leggi e la sua essenza interiore scorre sulle pagine come un fluido che non può esser frammentato. “Gutta cavat lapidem” dicevano i latini. La goccia scava la roccia.  Così il lavorio notturno della mente scava lentamente la corazza interiore e fa fuoriuscire la vera natura fragile della protagonista; una natura tormentata, traumatizzata. Come le nuvole partoriscono gocce di pioggia anche la giovane imparerà a mettere al mondo le sue lacrime represse. Boudjedra, in poco più di cento pagine,ci fa penetrare nella selva oscura di un’anima esasperata e senza amore,dilaniata dalla solitudine. Non mi sento di consigliarne la lettura a tutti:” La pioggia” è un libro per chi non ha paura di toccare l’abisso, di camminare all’ombra di un cuore spento, di perlustrare gli anfratti di una profonda tristezza. Se siete dei “grammar nazi” e rischiate di svenire a ogni virgola fuori posto, non accarezzate nemmeno la copertina di questo libro; idem se siete alla ricerca di una lettura spensierata. La pioggia è pane per i denti degli amanti dell’introspezione psicologica,capace di amputare qualsiasi elemento reale e di fisicità  e del genere confessionale.

Rachid Boudjedra è uno scrittore algerino di lingua francese (n. Aïn-Beïda 1941). Attivo in gioventù nel Fronte di liberazione nazionale, sin dai primi romanzi ha affrontato il tema dell’abuso di potere nella vita politica, religiosa, sociale, sessuale e familiare (La répudiation, 1969; Le vainqueur de coupe, 1981). Ha pubblicato anche due raccolte di liriche: Pour ne plus rêver (1965) e Greffe (1983). Tra le altre opere: Le désordre des choses (1991); Fils de la haine (1992); Timimoun (1994); Fascination (2000); Les funérailles (2003; trad. it. Cerimoniale, 2004);Hôtel Saint Georges (2007).