Bagheria di Dacia Maraini: “odi et amo”della scrittrice per la sua Sicilia

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Titolo: Bagheria

Autore: Dacia Maraini

Genere: Letteratura contemporanea

Casa editrice: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Data di pubblicazione: 29 agosto 2012

Formato: Ebook e cartaceo

Pagine: 146

4 stelle

Parlare della Sicilia significa aprire una porta rimasta sprangata. Una porta che avevo talmente bene mimetizzata con rampicanti e intrichi di foglie da dimenticare che ci fosse mai stata; un muro, uno spessore chiuso, impenetrabile.

Per una volta dimenticate lo sguardo critico della scrittrice Dacia Maraini puntato  sul mondo esterno e sul  lato oscuro dell’essere umano, come lo avete conosciuto in  Voci e Buio. In Bagheria la scrittrice punta il cannocchiale verso il suo interno emotivo, sui ricordi. Succede allora che i  suoi  occhi azzurissimi  si colorino della trasparenza della nostalgia e dell’amarezza di non aver potuto, magari,  raccontarsi e raccontare una storia diversa e preservare una parte di sé ormai perduta, come sono ora perdute le stanze vuote della villa settecentesca di famiglia sita nell’isola del suo Io.

Fosco Maraini, Topazia Alliata e le tre figlie Dacia, Yuki e Toni in Giappone poco dopo la fine del periodo di prigionia, Tokyo, Giappone, 1945

La piccola Dacia arriva nel 1947 a Bagheria, paese natale della madre, dopo  aver trascorso con la sua famiglia due anni in un campo di concentramento in Giappone, tra fame e maltrattamenti.  A Bagheria  Dacia potrà finalmente dire addio alla “cugina idiota”, ossia l’idea della morte sempre presente durante la guerra. In particolare villa Valguarnera, la residenza della nobile famiglia della madre, gli Alliata di Salaparuta,  richiamerà a sé negli anni  la memoria dell’autrice  con un canto  dolceamaro da sirena . Dacia Maraini  snoda in questo libro il cordone ombelicale che la lega alla terra degli agrumi portando alla luce ricordi sui luoghi,le usanze del posto, vecchi traumi, disseppellendo i morti. Il nonno Enrico, la nonna Sonia, la madre Topazia, il padre Fosco,  la zia Felicita e altri personaggi minori rendono vive queste pagine e abitano come fantasmi le vecchie stanze e il giardino settecentesco di Villa Valguarnera. Per la prima volta Dacia Maraini legge ai suoi lettori pagine di vita privata, tenute nell’oscurità dal dolore che il ricordo di Bagheria suscitava nel cuore dell’autrice. Bagheria non è un’isola felice: “la porta del vento” ( significato della parola Bagheria) è stata scardinata da speculatori che hanno distrutto il polmone verde del posto; la mafia, da sempre spalleggiata dalle famiglie aristocratiche del tempo come quella materna, è denunciata senza peli sulla lingua; l’usanza macabra dell’incesto diffusa tra i contadini non è taciuta. Ricordi della sua passata infanzia e adolescenza si mescolano a ricordi più recenti in un divagare libero senza limiti :”Ma questa è un’altra storia,tendo a divagare come un’ubriaca”. Questo disserrare la cassaforte della memoria di famiglia termina sotto gli occhi insofferenti e vivacissimi  del ritratto di Marianna Ucrià, la parente protagonista di un suo noto libro.  Ed è così che Dacia Maraini saluta i lettori , in compagnia dei suoi “figli” di fantasia, e dei suoi sogni, oasi di ristoro da sempre, per gli spiriti miti come il suo.

Dacia Maraini, Fiesole 13 novembre 1936. Narratrice, drammaturga, giornalista. Figlia dell’orientalista Fosco Maraini, ha soggiornato a lungo in Giappone. Autrice d’ambito nettamente moraviano ( si ricorda la lunga relazione avuta con l’autore dal 1962 al 1983), ha cominciato con un romanzo, La vacanza, sulla disponibilità sessuale della gioventù femminile contemporanea. Ha poi evoluto la sua tematica esplicitando l’impegno ideologico, sul versante della rivendicazione della pienezza esistenziale della donna e della protesta contro le tradizioni che la frenano. Nel 1990 ha vinto il Premio Campiello con La lunga vita di Marianna Ucrìa e nel 1999 il Premio Strega con Buio. Il suo ultimo romanzo è Tre donne (Rizzoli 2017).