Rapsodie gitane di Blaise Cendrars. Quando il diverso diventa il braccio destro di uno scrittore.

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Titolo: Rapsodie gitane

Autore: Blaise Cendrars

Genere: Letteratura francese

Casa editrice: Adelphi

Data di pubblicazione: 14 maggio 1979

Formato: Cartaceo

Pagine: 228

5 stelle

 “Io non intingo la penna in un calamaio, ma nella vita. Scrivere non è vivere. E’ forse sopravvivere a se stessi.”

In Rapsodie gitane Blaise Cendrars vi rapirà: vi spingerà a bordo della sua Ford rossa, la stessa con la quale sfreccia a tutta birra in Brasile, e vi sequestrerà per farvi divorare voracemente, in una lettura rapida, le pagine del suo libro. Attraversando il mondo dei nomadi che Cendrars ha avuto modo di conoscere grazie all’amicizia nata sul fronte con il gitano Sawo, l’opera ci regala una visione antropologica in vivisezione degli usi e costumi degli zingari, delle loro faide, in una chiave magica e scevra da pregiudizi. Nell’accettazione di costumi così diversi dai propri emerge la libertà dell’autore che vive il suo esser scrittore, senza esser vittima di logiche editoriali.

Bivacco di Zingari di Van Gogh (1888, Parigi, Musée d’Orsay)

In queste pagine gli ultimi diventano organi, arti, del corpo di Cendrars. Si trasformano nel suo braccio destro, lo stesso che ha perso al fronte: quando essi soffrono, lui soffre con loro in una fusione indissolubile.  In guerra, sembra volerci dire Cendrars, la bocca del cannone, oltre a strumenti di morte, spara in aria anche il fiore dell’unione possibile tra gli sfortunati, i senza nome, i sofferenti, tra uno scrittore mutilato e i nomadi.

Rappresentativi sono i ritratti che l’autore fa dei suoi amici artisti, come il pittore Fernand Léger, che vuole dipingere i piccoli zingari o il sadico giornalista Gustave Le rouge, uomo disinteressato al denaro e legato in un modo malsano a una donna. Tutti personaggi che vivono al limite della normalità.Un ampio spazio è anche dedicato alla gitana ricca mecenate Paquita, sua grande amica. In modo spontaneo, senza artefatti se non quelli dettati dalla fantasia, l’autore ci fa uno schizzo veloce, senza rifiniture e divieti di logica, di quella che è stata la sua vita di uomo libero ma allo stesso tempo prigioniero (come gli sarà predetto dalla zingara Madre): la sua sete di libertà è, infatti, la sua maledizione perché lo condanna alla solitudine. Rapsodie gitane rappresenta una dolce evasione in un mondo parallelo fatto di libertà, magia, e arte senza le manette e le catene delle leggi morali socialmente riconosciute. Consigliato a chi non ha paura di “errare”in tutti i sensi.

Blaise Cendrars (pseudo mino di Frédéric Louis Sauser 1887-1961) condusse vita errabonda sin dall’infanzia, vivendo in Egitto, in Italia, in Germania, in Russia, in America, e viaggiando in tutti i continenti. Dopo alcune raccolte di versi pubblicò numerosi romanzi, spesso di carattere avventuroso ed esotico; fu anche sceneggiatore cinematografico e corrispondente di guerra. Inserito nei circoli di avanguardia del suo tempo, amico di Chagall e di Modigliani, ebbe con la sua opera una profonda influenza sui surrealisti.