Contrasto ai cinghiali in Basilicata: per la CIA la Regione ha fatto poco

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Contrasto ai cinghiali in Basilicata: per la CIA la Regione ha fatto poco. “Stanziati appena 137mila euro ai comuni”

Da mesi assistiamo dalla Regione ad annunci di “impegni straordinari” per affrontare adeguatamente l’emergenza cinghiali. Accade invece che la Regione ha stanziato appena 137mila euro da destinare ai comuni lucani per l’acquisto e l’installazione di dispositivi di cattura. Troppo poco per pensare semplicemente di fare qualcosa.

Così la Cia-Agricoltori di Potenza e Matera che nelle scorse settimane ha promosso la raccolta di firme (obiettivo 20 mila adesioni) per sollecitare l’immediata adozione del piano straordinario di gestione e contenimento della fauna sul territorio Regionale di Basilicata. Lo scopo di tale iniziativa è quello di sollecitare le Istituzioni Regionali ad intervenire con sollecitudine per porre un argine a questo crescente fenomeno che genera guasti incalcolabili e pericoli sempre più diffusi, ricorrenti e impattanti a colture, impianti, bestiame, mezzi e persone. Tra l’altro – aggiunge la nota – risulta che i Comuni hanno grandi difficoltà per rispondere all’Avviso Pubblico della Regione per l’acquisto degli strumenti di cattura e sui 94 comuni lucani che hanno registrato incidenti stradali con cinghiali, solo 15 hanno fatto richiesta di quei fondi, spendendo quasi 45mila euro dei 200mila a disposizione. Alla Regione, a nome dei nostri associati e di tutti gli agricoltori lucani danneggiati, rinnoviamo l’appello per un piano di abbattimento speciale, per la fauna selvatica, soprattutto per i cinghiali che hanno una popolazione demografica fuori controllo e che non hanno più un predatore naturale. In questo piano di abbattimento si deve riconoscere quanto meno un ampliamento del periodo di caccia: attualmente è aperto da fine settembre a inizio gennaio, ma tre mesi e mezzo non sono sufficienti! I soli cacciatori e gli agricoltori con possesso di porto d’armi non bastano e penso vadano incentivati in qualche modo, anche economico. Gli indennizzi per gli agricoltori per il risarcimento dei danni da ungulati sono limitati e insufficienti e inoltre vi è la beffa che l’indennizzo viene erogato, se riconosciuto, solamente dopo 2-3 anni. L’auspicio – conclude la nota della Cia – è che finalmente venga nominato l’Assessore all’Agricoltura e ci sia data la possibilità di riavere un interlocutore istituzionale con il quale riprendere il confronto sull’emergenza ungulati e sulle altre di questa estate, tra tutte la siccità.

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