Ricorso Mario Altieri: la Cassazione boccia la richiesta “inammissibile”

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Ricorso Mario Altieri: la Cassazione boccia la richiesta giudicata “inammissibile”. Il ricorrente dovrà pagare anche le spese processuali e tremila euro in favore della Cassa ammende.

Come si ricorderà, nel corso dell’ultima campagna elettorale  per il rinnovo dei consigli comunali del novembre 2021, l’aspirante sindaco eletto con la maggioranza assoluta non fu poi proclamato. “E’ stata accertata, dopo l’avvenuta ammissione delle candidature a Sindaco e delle liste collegate, una causa di incandidabilità a carico del sopracitato candidato sindaco, che il Presidente della Commissione Elettorale Circondariale di Matera ha trasmesso, con la correlativa documentazione, all’Adunanza dei Presidenti di Seggio per il prescritto esame in sede di proclamazione degli eletti” era riportato nella nota della Prefettura di Matera in merito alla non proclamazione a Sindaco di Scanzano Jonico di Mario Altieri.

Il commento sarcastico dell’avvocato Durante che ha sfidato nella competizione elettorale, Mario Altieri: “Per le mie poche conoscenze giuridiche i gradi di giudizio in Italia sono finiti”, ha scritto sul suo profilo facebook personale.

 

SCANZANO JONICO. “Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende”, così la Corte di Cassazione, lo scorso 30 Settembre 2022, si è espressa sul ricorso di Mario Altieri.
Come riportato nella sentenza della Corte con il provvedimento del 12 Dicembre 2018 il Tribunale aveva concesso una riabilitazione parziale a Mario Altieri limitatamente contenuta in un provvedimento di cumulo emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribuna di Matera il 13 Ottobre 2020.
“Nell’istanza di correzione, Altieri chiedeva di correggere tale provvedimento e di dichiarare la riabilitazione con riferimento ai reati oggetto del successivo provvedimento di cumulo della stessa Procura dell’11/4/2014. Il Tribunale, dopo aver ribadito la possibilità di dichiarare una riabilitazione
parziale, giustificava la mancata riabilitazione per i reati compresi nel secondo provvedimento di cumulo nell’essere stata contestata e ritenuta la recidiva ai sensi dell’art. 99, comma 4, cod. pen.: di conseguenza, il termine di cui all’art. 179 cod. pen. non era ancora decorso. Per questo motivo il Tribunale aveva proceduto allo scorporo dei reati, pronunciando la riabilitazione per quelli per i quali il termine era decorso. In definitiva, non sussisteva alcun errore materiale”.

Il ricorso presentato da Altieri, come riportato nella sentenza della Cassazione, è stato suddiviso in tre distinte motivazioni: Con un primo motivo il ricorrente deduce violazione dell’art. 130 cod. proc. pen. con riferimento alla declaratoria di inammissibilità dell’istanza di correzione. In un secondo motivo il ricorrente deduce violazione di legge per l’affermazione per cui il Tribunale di Sorveglianza può applicare la riabilitazione soltanto su alcune sentenze di condanna, scindendo il cumulo giuridico, violando il principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
In un terzo motivo il ricorrente deduce manifesta illogicità della motivazione del provvedimento impugnato. Si affermava che, con l’ordinanza del 12/12/2018 si era provveduto allo
scorporo delle pene quando, al contrario, il Tribunale aveva provveduto sull’istanza di riabilitazione con riferimento a tutte le sentenze di condanna riportate nel certificato del casellario giudiziale, così come già avvenuto in precedenza con una precedente ordinanza del 12/1/2018”.

La Corte, presieduta dal dottor Stefano Mogini, con relatore Giacomo Rocchi, nel fornire le ragioni del mancato accoglimento del ricorso e nel ribadire l’inammissibilità del ricorso ha anche spiegato che “Si deve sottolineare che il ricorrente ammette implicitamente che la decisione adottata con l’ordinanza per la quale aveva chiesto la correzione dell’errore materiale era corretta, avendo il Tribunale negato la riabilitazione per la condanna rispetto alla quale non era decorso il termine di otto anni dall’esecuzione della pena previsto dall’art. 179, secondo comma, cod. pen., applicabile in presenza della recidiva qualificata. Paradossalmente, con il ricorso si chiede di accreditare – con il tramite della correzione dell’errore materiale – una decisione del Tribunale di Sorveglianza contraria alla legge: la concessione della riabilitazione rispetto ad una condanna pur non essendo decorso il termine minimo previsto dalla norma. Si tratta di richiesta che il Tribunale di Sorveglianza non poteva né doveva soddisfare”.

La Cassazione ha infine stabilito che è dichiarato “inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende”.

“Il sottoscritto sotto il diluvio (ma non contava nulla), poi il Senatore Morra, poi il Prefetto uscente, poi ilPrefetto entrante, poi la Commissione elettorale, poi il TAR, poi lo ha ribadito il Consiglio di Stato, poi il Tribunale di Matera e finanche la Corte di Cassazione. Per le mie poche conoscenze giuridiche i gradi di giudizio in Italia sono finiti”, il commento di Rocco Durante che ha sfidato Mario Altieri nella competizione elettorale e giunto secondo,

 

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