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Storie di Frutta

Agricoltura biologica: verso il futuro

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L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione che ha come obiettivo il rispetto dell’ambiente, degli equilibri naturali e della biodiversità, della salute dell’operatore e del consumatore.

Il termine biologico deriva dal greco “bios”, che significa “vita” e si distingue dall’agricoltura definita “convenzionale” per la scelta consapevole di non utilizzare prodotti quali fertilizzanti, insetticidi, diserbanti e pesticidi di origine chimica, ritenuti pericolosi per la salute delle persone e dell’ambiente. Le modalità agricole devono rispettare i cicli biologici degli ecosistemi naturali e evitare lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali.

Tutte le aziende che vogliono operare in regime biologico devono attenersi ad alcuni parametri come: scelta di specie resistenti alle caratteristiche climatiche locali con preferenza per quelle autoctone.

Rotazione delle colture, che consiste nel non coltivare la stessa specie sullo stesso terreno per più stagioni, al fine di prevenire l’insorgenza di parassiti e malattie e per evitare che vengano esauriti i principi nutritivi del terreno in quanto, le coltivazioni, consumano e apportano sostanze ed elementi differenti di volta in volta.

Consociazione, consiste nel coltivare piante diverse affiancate l’una all’altra secondo combinazioni di specie favorevoli ad entrambe.

Uso di siepi e alberi per creare passaggi e delimitazioni di confini in grado di ospitare predatori dei vari parassiti delle piante.

Lotta biologica, ovvero l’introduzione di insetti utili a contrastare i vari parassiti dannosi.

Gli organismi geneticamente modificati (OGM) son vietati.

Si pratica la pacciamatura che consiste nel coprire il terreno con fieno o erba fresca per proteggerlo dagli sbalzi termici e ostacolare la crescita delle erbe infestanti.

Si utilizza il sovescio, ovvero la semina di alcune piante come il trifoglio, la veccia ed altre, che una volta fiorite vengono interrate per fertilizzare il terreno e proteggerlo dall’erosione.

Si utilizzano come fertilizzanti letame e concimi organici come il compost.

Negli ultimi dieci anni i consumi di prodotti biologici sono cresciuti a due cifre, è quindi chiaro che il biologico non è un fenomeno destinato ad esaurirsi ma una vera e propria trasformazione nel modo di produrre e consumare cibo. Il tutto determinato dalle scelte consapevoli dei cittadini verso prodotti che offrano maggiori garanzie per la salute e per il rispetto dell’ambiente.

L’Italia rientra tra i dieci maggiori paesi produttori di cibo biologico con i suoi quasi 80mila operatori e con circa 2milioni di ettari che rappresentano oltre il 15% della superficie agricola del nostro paese con Sicilia, Calabria e Puglia che concentrano oltre il 45% delle aziende biologiche italiane.

Il tema dell’agricoltura biologica ha spaccato il mondo agricolo, politico e della ricerca:

favorire un’agricoltura che non usa prodotti chimici vuol dire limitarne la presenza nell’aria, nelle falde acquifere e nel mare, consente il rispetto della fertilità del suolo e della biodiversità senza trascurare che gli alimenti biologici sono ricchi di antiossidanti, sostanze che neutralizzano i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare e non solo.Anche la fase di trasformazione degli alimenti biologici è uniformata a questo approccio ecologico e pertanto i prodotti derivati, come pasta, yogurt, formaggi, vino, birra ecc., beneficiano di una forte riduzione di additivi, coadiuvanti di lavorazione e sostanze sintetizzate chimicamente.

Leggi europee e nazionali regolamentano l’agricoltura biologica per assicurare che tutti gli operatori della filiera rispettino le normative.Inoltre, sull’etichetta del prodotto certificato, deve comparire il nome dell’organo controllore oltre al logo biologico dell’Unione Europea.

L’altro lato della medaglia è che la resa dell’agricoltura biologica in quintali per ettaro è decisamente più bassa e questo significa che se si convertisse l’intera agricoltura mondiale al biologico occorrerebbe trovare altre superfici coltivabili che oggi non esistono e per crearle bisognerebbe devastare ancor più foreste e praterie naturali e questa minor resa determina anche che il prezzo finale dei prodotti sia più elevato di circa il 30/50%.

I cibi biologici sono oggi presenti sugli scaffali di tutti i supermercati e sulle tavole di molti italiani, un mercato che cresce del 10/15% all’anno, li ritengono più sani, più buoni, più sostenibili e rispettosi dell’ambiente.

Lavorare la terra con il metodo biologico significa prendersi cura del pianeta che ci ospita, nel rispetto dell’ecosistema e della biodiversità-

Ma, come abbiamo già detto, con il tallone d’Achille della poca produzione: e se si parlasse un po’ di più dello spreco alimentare?

 

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Matteo Lai

“E’ l’anno della Frutta e della Verdura: è necessario riempire di valore l’iniziativa”

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“La qualità si compone di elementi essenziali , a cui si associano costi irrinunciabili, pertanto è impensabile poter vendere i prodotti ortofrutticoli ‘sotto costo’”,

così Andrea Badursi, presidente dell’Organizzazione di Produttori, Asso Fruit Italia e vice-presidente di Italia Ortofrutta – Unione Nazionale.

“E’ necessario pensare e attuare misure che possano consentire di incrociare ragionevolmente prezzo e qualità: vale a dire che al di sotto di un determinato valore diventi impossibile poter far passare un qualsiasi prodotto ortofrutticolo soprattutto dai canali di vendita della GDO. In questo modo si può riempire di contenuto quello che, per il momento,  è virtualmente l’anno di frutta e verdura proclamato dalla Nazioni Unite a proposito della nutrizione”.

“Conosciamo gli sforzi anche della stessa Grande Distribuzione, non ci sfuggono le numerose iniziative per scoraggiare le politiche del ‘sotto costo’, tuttavia si può e si deve fare di più e in questa direzione ci aspettiamo politiche serie e il coinvolgimento delle Organizzazioni dei produttori nel definirle, tanto a livello nazionale, quanto a livello comunitario. Ci aspettiamo inoltre, la collaborazione dell’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), che fra le sue mirabili e autorevoli finalità ha anche quella di “favorire l’informazione e la trasparenza dei mercati”, ha aggiunto Badursi. Che ha concluso: “Assicurare la qualità, quella vera, significa difendere il reddito dei produttori, difendere l’ecosistema, e offrire prodotti salubri al consumatore”.

“Con il brand Fragola Matera® si consolida il percorso della sostenibilità: un vero e proprio patto con la natura”

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“Con il brand Fragola Matera® si consolida il percorso della sostenibilità: un vero e proprio patto con la natura”

SCANZANO JONICO. “La sostenibilità non è uno slogan ma un percorso: noi lo abbiamo avviato già 4 anni fa e anno dopo anno abbiamo aggiunto un tassello”, così Francesco Nicodemo, presidente della Frutthera Growers, organizzazione di produttori della Basilicata nata dall’esperienza trentennale del gruppo di lavoro, Nicofruit.

“Con il brand Fragola Matera® –  che racchiude la produzione di fragole dell’areale della provincia di Matera che si contraddistinguono per gusto, qualità, elevato grado brix e shelf life – possiamo dire di essere arrivati ad un punto importante del percorso: abbiamo istituito  la linea con packaging 100% compostabile, forti della consapevolezza che viene dagli studi condotti già dal 2014 nell’ambito del progetto Carbon Footprint”, ha detto Nicodemo che ha poi spiegato: “Gli studi svolti da Frutthera hanno messo in rilievo che, in quello che è il ciclo produttivo – dal campo allo scaffale – il momento più critico, e quindi più impattante in termini di emissioni atmosferiche, è quello del packaging. La nostra risposta è stata quella di abbattere totalmente, con il ridetto packaging,   quella criticità impiegando materiali che a fine vita diventano compost, cioè fertilizzante per la terra. Questa pratica rappresenta il nostro modo di attuare la raccolta differenziata e rafforzare il nostro  patto con la natura”.

Nicodemo, nello spiegare le pratiche agro-ecologiche accolte in azienda e rispettivi partner,  ha spiegato:  “Sostenibilità per noi è poi  l’impiego dei bombi che favoriscono l’impollinazione naturale, ma è anche il ricorso agli insetti utili capaci di annientare l’azione deleteria dei parassiti. L’idea di sostenibilità aziendale la applichiamo mediante l’utilizzo di coperture riciclabili negli impianti produttivi. L’impiego dell’acqua è razionalizzato grazie all’adozione di pratiche agricole, come le pacciamature,  che consentono di salvaguardare la preziosa risorsa idrica ed evitare gli sprechi”.

Francesco Nicodemo ha infine parlato di sostenibilità etica e sociale: “In tutti questi anni abbiamo stretto rapporti anche umani con i nostri collaboratori, la raccolta delle fragole è un lavoro molto artigianale, formiamo quindi i nostri lavoratori, pertanto abbiamo con loro rapporti consolidati nel tempo. Infatti c’è anche l’aspetto generazionale:  ci sono genitori  che hanno avviato al lavoro i figli e che oggi sono stabilmente occupati da noi”.

E, infine, quanto alla provenienza, ha spiegato: “Molta manodopera proviene dalla Basilicata e dalla Puglia;  altri collaboratori provengono dall’Africa e da Paesi dell’Est Europa.  Grazie al lavoro che hanno imparato a fare si sono stabilmente integrati in Italia. Per noi sostenibilità etica e sociale significa anche questo”.

 

Nova Siri Genetics dà il via al “Club Varietale”

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Nova Siri Genetics, azienda di Policoro (Matera) specializzata nell’attività di ricerca, sperimentazione e moltiplicazione di nuove varietà di fragola è ideatrice e promotrice del Club Varietale della fragola, un progetto di valorizzazione, dedicato a tutti gli attori della filiera, vivaisti, produttori e distributori.
‘’Il Club Varietale NSG – spiega Alida Stigliano (nella foto d’apertura), responsabile marketing e comunicazione – giunge in un momento nel quale la competizione nel mercato delle fragole è basata sul prezzo. Con questo progetto intendiamo sostenere tutte le realtà della filiera mettendo a disposizione le nostre migliori selezioni con un approccio di segmentazione dell’offerta e politiche di marca profilate per soddisfare differenti fasce di mercato, presidiare lo scaffale sino a 8-9 mesi l’anno’’, completa. L’elemento differenziante del Club è dunque sviluppare un’offerta contraddistinta da brands che identificano posizionamenti chiari, distintivi sulla base di differenti cluster di consumatori.
I singoli brands sono accomunati dai valori che contraddistinguono Nova Siri Genetics e il progetto Club in termini di ‘’filiera virtuosa’’ in grado di offrire produzioni dalle aree più vocate del Bacino del Mediterraneo, sicurezza alimentare, qualità organolettica e sostenibilità grazie a cultivar innovative a basso impatto ambientale.
Il progetto prende in queste settimane vita con il lancio del brand Rossetta®, che identifica la fascia premium dell’offerta del Club, disponibile da gennaio a giugno. Rossetta®, che attualmente comprende la varietà NSG 120, si distingue per una shelf-life elevata, per un calibro medio-grande, una colorazione rosso medio uniforme, una buona consistenza della polpa e un grado Brix elevato.
Nelle prossime settimane sarà attivata una campagna di promo-comunicazione rivolta in particolare al target B2B e finalizzata a sviluppare la notorietà e la penetrazione commerciale del brand premium sul mercato domestico.

Il panettone artigianale più buono del mondo è quello di Domenico Lopatriello, artigiano di Montalbano Jonico

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“Il panettone artigianale di Montalbano è ancora il più buono del mondo. E questo grazie al lavoro di un grande artigiano montalbanese come Domenico Lopatriello. Un traguardo che mi rende orgoglioso come sindaco di questa comunità”. Con queste parole il primo cittadino di Montalbano Jonico Piero Marrese ringrazia il pasticcere del comune jonico Lopatriello, che sabato e domenica scorsi ha conseguito a Roma una serie di riconoscimenti in occasione del concorso “Miglior Panettone del Mondo 2020”, promosso dalla Federazione Internazionale di Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria (FIPGC). Lopatriello si è aggiudicato la medaglia d’oro per la categoria del miglior “Panettone Innovativo 2020”, con una ricetta tutta lucana, in cui sono stati miscelati ingredienti come zafferano di Ripacandida, albicocche del metapontino e cioccolato bianco. Inoltre, ha conquistato la medaglia d’argento per la categoria del “Panettone Classico 2020”, ed il prestigioso riconoscimento del “Certificato di Eccellenza”, rivolto a chi si è maggiormente distinto in questi anni nella propria comunità, e che gli è valso la nomina di “Maestro” per l’anno 2020. Alla manifestazione, svoltasi nella cornice del Cinecittà World, hanno partecipato 300 pasticceri circa provenienti da tutto il mondo, per una dura selezione che ha portato circa 100 panettoni alle finali della giornata conclusiva. E ancora una volta le creazioni artigianali del maestro montalbanese, titolare dal 2002 della pasticceria-laboratorio “Mirò”, sono salite sul tetto del mondo.

“Congratulazioni al nostro concittadino Domenico, che ringrazio a nome personale e di tutta la comunità – commenta il sindaco Marrese -. Un successo che esalta il lavoro e il metodo che da sempre il nostro concittadino porta avanti con passione e spirito di sacrificio, e che porta lustro in tutto il mondo alle produzioni del nostro territorio. L’augurio più bello che posso rivolgergli è quello di continuare nel suo progetto e dare sempre il massimo per raggiungere grandi soddisfazioni”.

L’Aglianico “Alberi in piano” tra i migliori vini d’Italia

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Medaglia d’oro dai Decanter World Wine Awards

Continua ad essere lucano uno dei migliori vini al mondo. La conferma è arrivata in queste ore dai Decanter World Wine Awards che hanno assegnato un nuovo importantissimo riconoscimento per l’Aglianico lucano “Alberi in Piano” prodotto a Barile (Potenza) dalla cantina “Il passo”, nel cuore del Vulture. Per il vino del 2016 è arrivata in queste ore una nuova medaglia d’oro nell’ambito della 17esima edizione del più grande e prestigioso concorso vinicolo al mondo. Giudicato dai più autorevoli esperti e professionisti del wine business, i DWWA che ogni anno si svolgono a Londra, sono riconosciuti a livello internazionale per l’affidabilità del loro rigoroso processo di degustazione e selezione. “Dopo mesi di sacrifici, dovuti anche alla pandemia e al conseguente rallentamento delle attività, arriva una notizia che ci rende contentissimi – commenta la titolare dell’azienda, Maria Grimolizzi – che non fa che dare lustro al prodotto, ma soprattutto premiare i tanti sacrifici che ormai da decenni facciamo per realizzare un vino di qualità. Continuo a ribadire che il premio valorizza non solo la nostra cantina, ma un intero territorio, quello del Vulture”. L’evento DWWA annovera giudici provenienti da tutto il mondo, compresi Master of Wine e Master Sommelier, numerosi dei quali sono autorevoli esperti nel proprio settore. Ma come avviene la degustazione? Viene suddivisa in categorie, partendo da una classificazione per regione. Ogni giudice assaggia ogni vino autonomamente, conoscendone la regione di origine, lo stile e la fascia di prezzo, ma non il produttore né il marchio. Confrontano poi le rispettive note di degustazione per prendere una decisione unanime sulla medaglia da assegnare a ciascun vino. Le categorie delle medaglie corrispondono al sistema di punteggio basato su 100 punti utilizzato da Decanter, nonché da numerosi ed eminenti critici di enologia di tutto il mondo. Il vino rosso dei Grimolizzi, da sempre impegnati nel settore olivicolo e cerealicolo, nel 2012 con l’acquisto di una vigna trentennale e la decisione di produrre un vino Aglianico del Vulture doc, negli anni passati ha già ottenuto dai Decanter World Wine Awards una medaglia di platino ed una d’argento. “Mi piace condividere questo premio – conclude Maria Grimolizzi – con l’enologo lucano Fabio Mecca, che negli anni ha ricevuto diversi riconoscimenti, e la cui presenza è fondamentale nel lavoro quotidiano che portiamo avanti”.

LA VIDEO-INTERVISTA. “Ginuino”, è nato il primo gin della Basilicata

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POLICORO. La Basilicata ha il suo gin: parola di Ginuino. Ben dodici essenze, di cui 6 rese note e una bottiglia dal design originale e caratterizzante, appena introdotta. “Ha il sapore della Basilicata, dai monti al mare. L’idea è nata passeggiando per le vie e i sentieri della nostra amata regione”, hanno spiegato Leonardo Lufrano, Rocco Rizzello, Alessando Renò , Giovanni Manolio.

“Quando abbiamo assaggiato per la prima volta il nostro gin ci siamo detti: strano come una terra che ha mai prodotto gin, abbia tutte le erbe per crearne uno così buono”.

Un progetto genuino come l’amicizia che lega i quattro ragazzi di Policoro uniti dalla passione per il “bere di qualità” e “la voglia di sperimentare”.

“Abbiamo iniziato ad accostare vari ingredienti, raccogliendoli di persona. Abbiamo passeggiato, esplorato lungo le costa jonica e quella tirrenica, staccando bacche di ginepro dondolate dalla brezza del mare o quelle sulle creste del Pollino, inebriati dal profumo dei fiori e delle erbe selvatiche, con un cestino sotto il braccio”, hanno raccontato i quattro.

Che hanno poi spiegato il progetto imprenditoriale nella sua globalità: “GinUino è la costola distillata di un progetto più grande: Genuino. “Genuino” porta sulle tavole di tutta Italia prodotti tipici lucani preparati così come vuole la tradizione, con lo stesso spirito nasce GinUino, ricetta classica, come riportato sugli antichi ricettari inglesi, materie prime selvatiche non trattate e produzione artigianale”.

Ma quali sono le essenze “note”?

Camomilla, peperone crusco, ginepro, origano, foglie di ulivo e liquirizia”.

“Le altre sono  segrete o meglio: bisogna assaporare e cercare di scoprirle”.

Fragole e solidarietà: le fragole del Metapontino contro la violenza

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Attraverso la vendita delle fragole del Metapontino in questi giorni si punta a sostenere un centro anti-violenza: il nostro ruolo è stato quello di mettere in contatto un giovane imprenditore agricolo di Scanzano Jonico,  Michele Di Tursi con l’associazione fiorentina, condividendo lo spirito benefico dell’iniziativa

 

MATERA – L’Associazione Giovani Imprenditori Agricoli della Basilicata e Party Society associazione che riunisce giovani imprenditori, manager e professionisti, famosa per l’organizzazione delle feste più esclusive di Firenze, uniscono il Metapontino e il Capoluogo Toscano con il progetto benefico “Strawberry Fields Forever” che attraverso la vendita delle fragole del Metapontino in questi giorni punta a sostenere un centro antiviolenza. “Creare relazioni è una delle priorità di AGIA-CIA – commenta Rudy Marranchelli Presidente Regionale – il nostro ruolo è stato quello di mettere in contatto un giovane imprenditore agricolo di Scanzano Jonico,  Michele Di Tursi con l’associazione fiorentina, condividendo lo spirito benefico dell’iniziativa. La fragola rappresenta un’eccellenza della nostra regione grazie all’impegno e alla dedizione degli agricoltori e tutti gli operatori impegnati nella filiera. Tante le donne impegnate nel settore e con il progetto si punta a celebrare soprattutto loro, senza nessuna discriminazione sociale”.

” Celebriamo tutte le donne di ogni età, nazione e religione. Destineremo i proventi per finanziare Artemisia, un’associazione di Promozione Sociale – Onlus che ha sede a Firenze e garantisce assistenza a donne, bambine e bambine che subiscono violenza e ad adulti che hanno subito violenza nell’infanzia – comunicano i soci di Party Society sottolineando – che l’associazione celebra tutti i giorni le cose davvero importanti come il diritto a una Vita priva di violenze. Solidarietà a chi ne ha davvero bisogno.”  Party Society è un’associazioni senza scopo di lucro che raduna 50 amici, imprenditori, con la voglia di organizzare feste diverse dal normale per i propri amici, ogni volta con un tema diverso. “In un momento come questo – prosegue Gullo –, durante il quale non si possono organizzare eventi di nessun genere, abbiamo deciso di reinventarci e proprio nella solidarietà abbiamo trovato un nuovo spirito associazionistico”. Così gli imprenditori di Party Society hanno deciso di ritrovarsi tutti insieme, distanti ma uniti nell’obiettivo di “fare solidarietà”, trovando nell’AGIA di Basilicata un partner affidabile, attendo alle politiche e iniziative di sostenibilità ambientali, economiche e sociali.

Le Nonne chef diventano social con “Le Ricette della tradizione”

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“Chiediamo a tutte le nonne d’Italia e non solo di inviarci le ricette tipiche del luogo di origine per dar vita alla più grande community social di nonne che hanno voglia di raccontare e raccontarsi”

“Uniamoci per emozionare ed emozionarci” è l’appello rivolto alle nonne d’Italia      per  condividere su Facebook i piatti tipici, la più grande ricchezza dei nostri borghi

Le Nonne Chef non si lasciano fermare dal Covid19. “Uniamoci per emozionare ed emozionarci con gli oltre ottomila piatti tipici che sono la più grande ricchezza dei nostri borghi “ è l’appello che le Nonne chef lanciano a tutte le nonne d’Italia. La “fase 2”, dettata dal Governo, diventa occasione per rilanciare l’impegno preso con la CIA Agricoltori Italiani, alla presenza delle istituzioni regionali, di valorizzare e tutelare i piccoli comuni e l’agroalimentare tradizionale italiano. Nel rispetto dei protocolli di sicurezza, lo strumento diventa la “rete”. Luogo d’incontro e scambio tra comunità, con il cibo a fare da ponte tra generazioni e territori.

Le Ricette della tradizione – scambio tra comunità” è il progetto social che l’associazione Nonne chef lancia, nello spirito della diffusione della buona pratica di valorizzare i luoghi attraverso il cibo e la buona tavola. Partecipare è semplicissimo. Se sei una nonna scegli una ricetta tipica, che ha un significato o un legame particolare con il tuo territorio o per la tua famiglia; racconta la storia del piatto o quello che rappresenta per te; indica gli ingredienti e le dosi; descrivi la ricetta con tutti i passaggi, le temperature e i tempi di cottura; fatti scattare una foto tra i fornelli; invia tutto all’indirizzo mail nonnechef@gmail.com  o su Messenger indicando nell’oggetto: “Le Ricette della tradizione”e nel testo “La sottoscritta (nome, cognome,data di nascita, e comune di residenza) autorizza l’associazione Nonne Chef all’utilizzo delle immagini e della ricetta per la pubblicazione sui social, sito internet e stampati”.

Tutte le ricette saranno pubblicate sulla pagina facebook @lenonnechef e, chissà, successivamente anche su un ricettario.

“Partendo dalla Basilicata – spiega la presidente dell’associazione Tiziana Fedele – chiediamo a tutte le nonne d’Italia e non solo di inviarci le ricette tipiche del luogo di origine per dar vita alla più grande community social di nonne che hanno voglia di raccontare e raccontarsi. Mai come in questo periodo, tutti ci siamo cimentati nel preparare piatti tipici legati alla nostra tradizione culinaria. Abbiamo scelto di creare con le nostre mani, di riprendere le antiche ricette della cucina “antispreco” e le abbiamo condivise sui canali social. Allora, è l’idea condivisa con Rudy Marranchelli,  perché non coinvolgere anche le nostre nonne in questa piazza virtuale e condividere con loro, con spirito di resilienza, esperienze e storie, in attesa di tornare riunirci quanto prima tutti insieme intorno a un buon piatto fatto con amore”.

“La riscoperta delle ricette culinarie di un tempo e la valorizzazione degli antichi mestieri- ha sottolineato il presidente nazionale della CIA Agricoltori Italiani Dino Scanavino – sono elementi di forza su cui scommettere e investire. Del resto la capacità di mettere a sistema relazioni tra le risorse territoriali e di innescare percorsi progettuali sostenibili a esse riconducibili, è oggi la via obbligata di sviluppo delle aree rurali. In tale ambito, le nonne sono i primi custodi di quei saperi e di quelle tradizioni senza le quali nessun processo di sviluppo sostenibile è prefigurabile”.

 

I “rascatelli” della Basilicata nel paniere d’Italia”

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I tipici “Rascatielli” lucani entrano di diritto nel “Paniere d’Italia”, uno strumento – promosso da Italive.it e sostenuto da Autostrade per l’Italia, in collaborazione con Consumerlab – che seleziona e raccoglie le eccellenze alimentari più apprezzate dai consumatori e dalla critica, e che porterà in giro per il mondo la conoscenza di cibi e bevande tipici delle regioni italiane.

73.488 consumatori, critici, esperti ed amanti del cibo di tutta Italia hanno infatti votato online e individuato 40 prodotti locali che, su un totale di 1.025 beni enogastronomici in gara, vanno ora a comporre il “Paniere d’Italia”.

Tra i prodotti vincitori inseriti nel paniere anche una eccellenza della Basilicata: la Pasta Rascatielli prodotta a Chiaromonte (Pz) dalla ditta Lucanella Srl

Ora il prodotto e il comune dove viene realizzato saranno al centro di una campagna promozionale che porterà la conoscenza del territorio in giro per il mondo, e verranno valorizzati con apposite attività sul fronte turistico ed enogastronomico.

I sindaci dei comuni vincitori saranno inoltre premiati a Roma, insieme ai produttori, nell’ambito di un evento nazionale che si terrà nei prossimi mesi allo Stadio di Domiziano, piazza Navona, in concomitanza al Premio Italive patrocinato dal Ministero dell’Ambiente.

Il progetto denominato “EATALIVE” è promosso da Italive.it, iniziativa sostenuta da Autostrade per l’Italia, in collaborazione con Consumerlab, che da otto anni promuove gli eventi che animano il territorio. Per info e dettagli www.paniereditalia.it

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