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Storie di Frutta

A Lavello (PZ) lo SBritz® firmato Fabbri

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Approda a Lavello (PZ) lo SBritz® firmato Fabbri. In tour con Bruno Vanzan in tutta Italia con Emergenza Aperitivo il drink firmato Fabbri1905

Il nuovo drink dell’estate 2021 è lo SBritz®, la variante B, con la B di birra, dello Spritz: tenuto a battesimo dal re italiano del bartending, Bruno Vanzan che lo ha scelto come il drink analcolico ufficiale del suo tour Emergenza Aperitivo.

Bologna, 29 luglio – In tour con Bruno Vanzan nei locali più cool della Penisola per diventare il “tormentone” beverage dell’estate 2021: si chiama SBritz® ed è lo Spritz made in Bologna, cocktail leggero, colorato e sofisticato, dalla gradazione alcolica bassa, se non nulla. Il segreto? Sostituire la P di prosecco con la B di birra (e di Bologna), da cui prende vita il gioco di parole.

L’intuizione di re-interpretare in chiave super contemporanea uno dei drink più popolari dei nostri tempi è di Fabbri 1905, storica azienda nata sotto le Due Torri oltre 100 anni fa non a caso proprio come Distilleria, tra le prime a intuire le potenzialità del drink analcolico o a ridotto grado alcolico, promuovendo un concetto di consumo legato alla convivialità e alla moderazione. Due aspetti sempre più richiesti da un consumatore uscito più maturo dalla crisi, attento tanto alla qualità quanto agli aspetti salutistici, e alla continua ricerca di sfumature di aromi e sapori dati da ingredienti naturali e garantiti, non appiattiti da alte gradazioni alcoliche.
“Con questo progetto – spiega Nicola Fabbri, consigliere delegato dell’azienda – abbiamo l’ambizione di offrire nuovo slancio al rito dell’aperitivo, favorendo un consumo consapevole gradito anche a chi non apprezza gli alcolici. L’auspicio è che l’inusuale alleanza tra mondo cocktail e birra consenta di conciliare gusto, qualità, moderazione e fantasia, suggerendo nuove occasioni di consumo in un momento certamente non facile”.
Così lo SBritz®, nome singolare oltre che marchio già registrato da Fabbri in Europa e UK, nasconde in realtà una pluralità di proposte da gustare, adatte a diversi palati e anche a diversi momenti della giornata. Non a caso il claim dell’iniziativa è Fabbri SBritz®. I colori dell’aperitivo italiano.

Sei le proposte, che rendono questo rito della socialità ancora più leggero, colorato e divertente: SBritz® Hugo (anche in versione rosè con SBritz® Hugo Rosè), Due Soli SBritz®, SBritz® Skiwasser, Marendry SBritz®, Ocean Blue SBritz®, Dark SBritz®.
Tra i drink più richiesti del momento c’è lo SBritz® Hugo,

reinterpretazione di un cocktail di grande tendenza, dalla fresca sfumatura di sambuco.
Proprio l’Hugo, nella versione rosé e zero alcool – SBritz® Hugo Rosé Zero – è il cocktail scelto da Bruno Vanzan come unico cocktail analcolico proposto nel suo tour estivo “Emergenza Aperitivo”. “Lo SBritz® 0.0 – spiega il celebre bartender – rappresenta una valida alternativa per chi è alla ricerca di gusto non banale ma alcool free o low alcool. Il malto della birra, unito al gusto degli sciroppi Fabbri e alla soda, crea un mix in grado di stupire anche i più scettici”.
Così da Bergamo a Potenza, da Roma a Menfi, da Grosseto a Marsala, e così via, saranno 9 i locali e le spiagge più cool della Penisola dove tra la fine di luglio e agosto si potrà gustare in anteprima lo SBritz® Hugo Rosé Zero in attesa che la variante B dello Spritz dilaghi e questa volta solo con effetti benefici.
Lo SBritz® nelle sue tante sfumature entrerà fra l’altro nei seminari per appassionati tenuti da Bruno Vanzan all’interno della sua Academy itinerante per l’Italia.
SBritz®

Foto: Ufficio stampa Fabbri

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Piccola industria e giovani Confindustria al museo della Lucano

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Piccola industria e giovani Confindustria al museo della Lucano

L’Amaro Lucano rappresenta uno dei tanti simboli di un Paese che, grazie al vasto tesoro di risorse uniche di cui dispone e alle caratteristiche del suo popolo, può nutrire grandi ambizioni.

 

“Essenza lucano”, museo d’impresa che racconta la straordinaria storia imprenditoriale di Amaro Lucano e della famiglia Vena, ha ospitato il consiglio direttivo straordinario congiunto del Comitato Piccola Industria e del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Basilicata.

Una corposa delegazione di imprenditori guidata dai rispettivi presidenti Antonio Braia e Anselmo Zirpoli ha avuto l’opportunità di vivere un’esperienza multisensoriale attraverso un vero e proprio “viaggio” tra passato e presente, tradizione e innovazione, radici e spinta all’internazionalizzazione, alla scoperta dei segreti di un brand divenuto patrimonio collettivo della Basilicata e dell’intero Paese.

«L’Amaro Lucano rappresenta uno dei tanti simboli di un Paese che, grazie al vasto tesoro di risorse uniche di cui dispone e alle caratteristiche del suo popolo, può nutrire grandi ambizioni se saprà guardare con fiducia al futuro e assecondare il cambiamento, puntando sulla propria “Essenza” e facendo anche tesoro di ciò che ci ha insegnato la pandemia», ha spiegato Francesco Vena, consigliere delegato di Lucano 1894, che

ha affidato il racconto dell’avventura iniziata nel 1894 grazie al suo bisnonno alle pagine del libro edito da Rubettino – “Cosa vuoi di più dalla vita? Amaro Lucano: storia di un’Italia dal bicchiere mezzo pieno”

scritto a quattro mani insieme a Emiliano Maria Cappuccitti, direttore Risorse umane per Coca Cola Hbc Italia, intervenuto in video conferenza nel corso del consiglio direttivo.

Lungimiranza, sperimentazione, coraggio e forte attaccamento al territorio sono gli ingredienti di una storia che si rinnova ormai da 127 anni raccontati nel volume, dalle origini fino all’accordo commerciale con una grande multinazionale come Coca Cola Hbc Italia, che dal 2018 è distributore esclusivo per l’Italia degli spirits del Gruppo Lucano per il canale Ho.Re.Ca.

“Quella della famiglia Vena – ha evidenziato il presidente della Piccola Industria, Antonio Braia – è anche la straordinaria testimonianza di un passaggio generazionale non sempre facile ma in questo caso perfettamente riuscito, grazie al contributo che ognuna delle quattro generazioni che si sono susseguite ha saputo dare alla crescita del prodotto”.

“Tra i tanti aspetti che colpiscono della storia imprenditoriale della famiglia Vena c’è anche la forte responsabilità sociale d’impresa e il radicato attaccamento al territorio che non sono mai venuti meno nonostante il prodotto abbia ormai da tempo valicato i confini nazionali”, ha aggiunto il presidente dei Giovani Imprenditori, Anselmo Zirpoli.

Il libro rappresenta un vero e proprio inno all’italianità e chiude con un auspicio: ripartire dalla consapevolezza che a volte la normalità racchiude la più grande straordinarietà.

 

Cibo, territorio, cultura e virtuosismi del territorio e non solo: le storie di frutta nella categoria dedicata.

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I mari della Basilicata a Slow Fish

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I mari della Basilicata a Slow Fish: il ricco patrimonio di biodiversità dei suoi mari sarà presente a Genova, dall’1 al 4 luglio 2021

Il Dipartimento Politiche agricole e forestali della Regione Basilicata sarà presente a Genova, dall’1 al 4 luglio 2021, nell’ambito dell’Evento “SlowFish 2021 – I cicli dell’acqua” con uno stand realizzato nell’ambito delle attività del Feamp Basilicata e del Flag Coast To Coast in collaborazione con Slow Food Basilicata, per presentare un altro racconto della nostra terra i cui protagonisti sono il mare, la pesca e i piatti di pesce un tempo denominato “povero”, oggi ricercati e prelibatissimi. Il tutto raccontato declinando il tema della biodiversità, vera ricchezza dei nostri mari e del nostro territorio, attraverso un ricco programma di eventi ed appuntamenti, costellato da degustazioni di ricette a base di pesce e piatti della tradizione lucana, animato dal Flag Coast to Coast in collaborazione con Slow Food Basilicata. Il punto di partenza è il valore della cultura alimentare come bene fondamentale da salvaguardare e promuovere, sia nel rispetto e nella tutela dell’ecosistema, sia nella memoria legata alla storia dell’uomo.

“Parlare di pesca in Basilicata – afferma Francesco Fanelli, Vice Presidente della Giunta Regionale e Assessore alle Politiche agricole e forestali – significa parlare di “piccola pesca costiera”, praticata, come amano dire gli stessi pescatori, in maniera artigianale, con “reti da posta” lasciate qualche ora prima e poi tirate su; una pesca improntata a principi di sostenibilità ambientale e quindi nel pieno rispetto del mare e del ricco patrimonio di biodiversità che le nostre acque custodiscono. Ma significa anche parlare di una produzione ittica e di una cultura gastronomica legata al pesce, sia di mare che di acqua dolce, le cui origini, come attestato da ricerche, ritrovamenti archeologici e fonti letterarie, sono antichissime. Certo – continua l’Assessore Fanelli – oggi la filiera ittica lucana ha ancora numeri contenuti ma è una filiera che ha in sé un ampio margine di crescita, peraltro già in via di sviluppo attraverso diversi progetti finanziati dal Fondo Pesca, miranti a promuovere e sostenere le attività produttive del settore”.

Nel corso dell’evento e del ricco programma che andrà ad animare le quattro giornate, saranno presentate dal Flag Coast To Coast quattro video ricette tradizionali  -due per la costa tirrenica e due per quella jonica – con l’obiettivo di valorizzazione i prodotti ittici lucani a “Miglio Zero”.

Sarà inoltre presentato dal Flag il progetto “Sentinelle Blu”, elaborato congiuntamente con il Dipartimento Politiche agricole e forestali della Regione Basilicata e il CREA Basilicata, il cui obiettivo è formare un corpo ausiliario speciale di operatori della pesca, le cui funzioni a supporto delle attività marittime garantiscano la tutela degli ambiti costieri, la salvaguardia delle popolazioni marine e la conservazione della biodiversità, unitamente alla sicurezza e alla vigilanza in mare.

Inoltre sabato 3 luglio, nella cornice della manifestazione, sarà presentato il Progetto “Geoportale della Cultura Alimentare”, promosso dell’Istituto Centrale del Patrimonio Immateriale e finanziato dal MiBACT con il Pon Cultura e Sviluppo per la Regione Basilicata. Il progetto prevede in Basilicata, presso il Castello di Lagopesole l’implementazione di alcune attività volte alla valorizzazione del vasto patrimonio immateriale enogastronomico lucano quale leva culturale per lo sviluppo delle aree interne della Basilicata. Nello specifico sarà realizzata, nell’ambito del Geoportale, una sezione dedicata alla Regione Basilicata e i cui materiali raccolti saranno georeferenziati e ottimizzati in formato digitale.

Il programma delle 4 giornate della Regione Basilicata a Slow Fish. 

 

Il cibo, le curiosità, la cultura e l’economia che ruota intorno alle specialità della Basilicata e non solo,

nella categoria dedicata le notizie principali.

Sirha Lione 2021 ci sarà la Basilicata

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Sirha Lione 2021 ci sarà la Basilicata. Tutto pronto per il Bocuse d’Or de 26 e 27 settembre 2021

Si è tenuta ieri presso il Ristorante Cracco di Milano la conferenza stampa di presentazione del Team Italia Bocuse d’Or Italy Academy che prenderà parte alla più importante competizione culinaria al mondo – il Bocuse d’Or – che si terrà nell’ambito del Salone della gastronomia “Sirha 2021”, a Lione nei giorni 26 e 27settembre 2021.

Il Dipartimento Politiche agricole e forestali della Regione Basilicata sarà presente quale partner della Federazione Italiana Cuochi insieme alla Bocuse d’Or Italy Academy con l’obiettivo di sostenere e diffondere la cultura gastronomica lucana e i suoi prodotti di eccellenza anche al di fuori dei confini nazionali.

“L’agroalimentare Lucano: è un patrimonio di qualità da tutelare – afferma Francesco Fanelli Assessore alle Politiche Agricole e Forestali della Regione Basilicata – perché traduce in qualità, genuinità e gusto i luoghi incontaminati da cui deriva e conserva intatti i valori identitari del territorio in un connubio persistente di tradizione e innovazione. Essere presenti, affianco alla FIC, alla manifestazione del Bocuse d’Or è per l’agroalimentare lucano un evento di particolare rilievo nonché una sfida, all’insegna del gusto, mirata ad accrescerne la competitività nello scenario enogastronomico internazionale”.

La Basilicata, terra di confluenze, ha fatto della sua storia la forza anche dell’identità culinaria basata sui piatti della tradizione, spesso sintesi di interessanti contaminazioni, dal gusto deciso e da ingredienti genuini e di qualità. Ben 19 sono i prodotti a marchio e 163 sono i Prodotti Agroalimentari tradizionali che impreziosiscono la tavola lucana e la inseriscono a pieno titolo nella Dieta Mediterranea. Semplicità e genuinità sono da sempre componenti base della cucina lucana; a partire dall’olio evo che oggi si fregia dell’attestazione a marchio “IGP Olio Lucano”. Di colore giallo dai riflessi verdi, limpido, all’olfatto ha note fruttate medio intense o leggere: verdi, erbacee, con note in prevalenza di mandorla, carciofo, pomodoro e mela. Al palato, l’amaro e il piccante sono equilibrati e persistenti, di intensità leggera o media. A volte si riscontrano anche sentori di piante aromatiche (origano, finocchio selvatico, timo, salvia, basilico o menta), oppure di agrumi e fiori di campo. Ed è proprio l’Olio IGP Lucano che accompagnerà la FIC nella sua competizione al Bocuse d’Or, unitamente ad altri prodotti di eccellenza, ambasciatori della lucanità: il Peperone di Senise IGP, il Fagiolo di Sarconi IGP, la Melanzana Rossa di Rotonda DOP, l’agnello delle Dolomiti lucane, il suino nero e la carne podolica lucana. Prodotti che saranno i protagonisti di alcuni piatti che la FIC preparerà all’interno della manifestazione del Bocuse D’Or.

Un grazie particolare alla Regione Basilicata è stato rivolto da Carlo Cracco – vicepresidente della Bocuse d’Or Italy Academy – nell’ambito della conferenza stampa, per il sostegno che ha inteso dare alla Competizione,  proponendo le proprie produzioni d’eccellenza ormai note nel panorama gastronomico per essere sinonimo di qualità e bontà, custodi della tradizione e veicolo di ricerca e innovazione.

Cucina, cultura, agricoltura e sostenibilità: le notizie nella sezione dedicata, Storie di Frutta

 

Agricoltura: Angela Cuccaro in pensione

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Agricoltura: Angela Cuccaro in pensione. L’azienda Scarnato ringrazia per la collaborazione: “ormai, una componente della nostra famiglia”

Angela, dopo trenta lunghi anni di lavoro e collaborazione con l’azienda agricola Scarnato, va in pensione. “Nella giornata di oggi, presso la nostra azienda, si è tenuto un momento di festa con tutti i dipendenti per il pensionamento di una nostra dipendente: Angela Cuccaro”, è riportato in una nota diffusa alla stampa dall’azienda.
E, ancora: “Angela ha iniziato a lavorare nella nostra azienda 30 anni fa, quindi trenta lunghi anni di collaborazione. Ha vissuto tutta la nostra storia. Ad Angela abbiamo consegnato una targa-ricordo considerandola, ormai, un membro della nostra famiglia.Tutta l’azienda si congratula con lei per il prossimo pensionamento e ringrazia per i lunghi anni di lavoro prestato con dedizione e professionalità”.

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AZIENDA SCARNATO, BREVE STORIA 

L’azienda agricola Scarnato, che oggi è una importante realtà produttiva con sede a Scanzano Jonico, nel cuore del Metapontino, è stata fondata agli inizi degli anni 80. Furono Nunzio Scarnato e sua moglie, Anna Maria Zito, a “mettere insieme” i piccoli appezzamenti di terreno che furono donati dal padre di Nunzio, il sig. Leonardo. Fu così avviato il processo di ampliamento che ha portato alle attuali dimensioni specializzandosi tra le altre cose, nella coltivazione di fragole pregiate, kiwi, drupacee e agrumi.  Nel 1980 fu creato il marchio “Scarnato Nunzio” che ha contrassegnato l’intera evoluzione aziendale ispirata ai valori dell’innovazione colturale, il rispetto dell’ambiente, la razionalizzazione delle risorse produttive e l’etica del lavoro. La crescita delle produzioni (sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo), l’incremento delle superfici coltivate, e la nascita del primo magazzino, hanno fatto sì che si ampliassero anche i mercati, infatti i prodotti a marchio Scarnato oltre ad essere commercializzati nel Mezzogiorno d’Italia hanno cominciato ad affermarsi anche al Nord, era l’anno 1989.
Sei anni dopo la svolta tecnologica, era il 1995 quando l’azienda Scarnato si è dotata di macchinari innovativi (pesatrice, etichettatrice, calibratrice) nuove celle frigorifere che hanno offerto la possibilità di perfezionare gli aspetti logistici e presentare ai mercati prodotti competitivi e apprezzati. Nel 1998 entrano a far parte dell’azienda la moglie di Nunzio, Anna Maria Zito, il primogenito Leonardo, Claudio e Vincenzo. Nel 2000 nasce il nuovo marchio Azienda Agricola Leonardo Scarnato.

Le storie che riguardano il cibo e i suoi protagonisti,

l’economia virtuosa e le curiosità, le notizie nella sezione dedicata

Sano Giusto e con Gusto

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Sano Giusto e con Gusto, la Basilicata col coordinamento della dietista-nutrizionista Mary Lista, si è aggiudicata il primo posto per il migliore video che riguarda l’attività motoria sul piano educativo

L’iniziativa si è conclusa con la premiazione di elaborati e ricette sane e gustose presentate al concorso -il Supercampionato di ricette- per stimolare i bambini ad assaggiare ciò che loro stessi preparano insieme al genitore o alla famiglia. Alla base del progetto “Sano Giusto e con Gusto” vi è uno studio scientifico ed è stato dimostrato che l’esperienza ripetuta all’assaggio, aumenta la preferenza gustativa dei bambini. Il piatto sano deve rispettare i seguenti requisiti: bello da vedere e buono da mangiare, originale, ecosotenibile e antispreco (rispettare le regole della sostenibilità ambientale, quindi contenere vegetali di stagione a Km zero, prodotti tipici del territorio e gli ingredienti utilizzati devono essere confezionati in packaging riciclabili).

La Basilicata con il coordinamento della dietista-nutrizionista Mary Lista, si è aggiudicata il primo posto per il migliore video che riguarda l’attività motoria sul piano educativovdella dott.ssa Rosa Cipriano che ha ideato il Cantaballo® ,

il primo programma didattico di esercizi motori cantati e ballati per bambini che permette ai bambini di allenarsi su diverse aree gesto-motorie.  Al concorso di ricette invece, si è aggiudicato il primo posto la ricetta Benessere e Fantasia di Fabio ed Emanuele Ciliberti che hanno realizzato un dolce equilibrato ed originale, con farina integrale, frutta e verdura. Ottima anche la coreografia. Il secondo posto la ricetta Arcobaleno di involtini e mix di verdure di Mattia Perucatti per l’utilizzo di prodotti locali e per l’equilibrio fra i nutrienti. Entrambi i concorrenti della scuola Giuseppe Maria Cante (Giugliano in Campania).Si è aggiudicato il terzo posto la ricetta La Coppa del Re della classe Prima dell’ I.C. Vittorio Veneto 2° A. Manzoni (Veneto) per la realizzazione dello yogurt con utilizzo di cereali integrali, frutta secca e semi, del miele e dell’uvetta prodotto tipico locale.  Con la chiusura delle scuole si è conclusa la seconda edizione del progetto nazionale “Sano, Giusto e con Gusto”  “Sano, Giusto e con Gusto” promuove la sana e sostenibile alimentazione unitamente all’attività motoria, con l’intervento di più di 100 dietisti-nutrizionisti in Italia e la dott.ssa Mary Lista coordinatrice del progetto in Basilicata. Il progetto è per la salute dei bambini, attraverso gli adulti di riferimento (genitori, nonni e insegnanti). Alla base del progetto vi è uno studio scientifico che vede tra i responsabili la dott.ssa Francesca Poggiante dietista-nutrizionista campana . Il progetto è promosso da Istituto Oncologico Romagnolo (IOR), con la dott.ssa Annamaria Acquaviva e da ASAND (Associazione Scientifica dell’Alimentazione, Nutrizione e Dietetica dei Dietisti italiani) con patrocinio della federazione nazionale TSRM PSTRP con il Presidente Prof. Beux. “Abbiamo creato una vera e propria rete nazionale attraverso cui i dietisti nutrizionisti cercano di riavvicinare le famiglie italiane alla Dieta Mediterranea, utile per la prevenzione delle malattie cardiovascolari ed oncologiche.” afferma la dott.ssa Mary Lista.

Cultura alimentare, cibo, curiosità nella sezione dedicata

Chi ha inventato il cappuccino?

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Cosa sarebbe la colazione al bar senza un cornetto e un cappuccino? Dolce e schiumoso, riesce a dare la giusta carica la mattina senza risultare eccessivamente amaro come il caffè. Amata dai grandi e dai piccini, questa bevanda dal sapore unico e inconfondibile sembra abbia una storia piuttosto bizzarra, che ha a che fare un frate e un’enorme scorta di caffè proveniente dal Medio Oriente. Scopriamo insieme di che si tratta.

Le origini

Come potrete intuire dal nome, il cappuccino ha effettivamente delle origini italiane, nonostante fu preparato per la prima volta in Austria, precisamente a Vienna, nel 1683. Fu infatti proprio Marco D’aviano, un frate cappuccino in viaggio per una missione impossibile richiesta da papa Innocenzo XI: tentare di ricreare la Lega Santa nel bel mezzo dell’inarrestabile espansione dell’Impero Ottomano in Occidente. L’uomo di chiesa, trovatosi per caso nella città austriaca, decise di entrare in una caffetteria incuriosito da questo particolare locale.

A Vienna era diventato molto popolare il caffè, poiché in seguito a un assedio da parte dei turchi finito male, furono sequestrati centinaia di sacchi contenenti questa polvere proveniente dall’Oriente. A Marco D’aviano però, la bevanda non piacque affatto, poiché troppo amara e scura per le sue papille gustative e sembra che, proprio per questo motivo, decise di aggiungere zucchero e un po’ di latte.

Il nome poi, kapuziner, si ritiene sia stato inventato dal proprietario del bar, un certo Franciszek Jerzy Kulczycki, un ex soldato austriaco che decise di dare una svolta alla sua vita proprio dopo il ritrovamento dei famosi sacchi di caffè. In realtà sono tante le leggende legate al cappuccino: secondo alcune fonti infatti, fu una scelta del militare di miscelarlo con del latte e del miele, per renderlo più dolce, appetibile e meno scuro alla vista degli ospiti del suo locale.

 

La ricetta classica

Il cappuccino si può senz’altro preparare anche a casa, ma come ricreare la stessa consistenza che è possibile bere al bar? La schiuma di latte è l’ingrediente essenziale, tuttavia, farla manualmente non è affatto semplice, anzi richiede una certa abilità e degli appositi strumenti, come per esempio un montalatte, ovvero una sorta di piccola frusta elettrica circolare, oppure un frullatore a immersione.

Scegliete un buon caffè da preparare con la moka o con una macchina professionale: evitate invece quello solubile, eccessivamente acquoso e dal sapore troppo blando. Nel frattempo, scaldate un bicchiere di latte in un pentolino, poco prima che arrivi a ebollizione spegnete il fuoco e montatelo con uno degli strumenti scelti. Versate la schiuma ottenuta all’interno di un recipiente con il caffè, mescolate delicatamente con il movimento rotatorio della mano e infine, trasferite il tutto all’interno di una terza tazza.

A questo punto potete servire il cappuccino con una spruzzata di cacao amaro, della cannella o aggiungere delle piccole scaglie di cioccolato. Ricordate inoltre che il latte deve essere intero affinché si possa montare come al bar, tuttavia, è possibile ottenere un buon risultato anche con quello di soia o di mandorle.

Pensate che la preparazione richieda troppi passaggi e contenitori da sporcare? Niente paura, perché potrete ricreare perfettamente la bevanda del vostro bar preferito con l’ausilio di un cappuccinatore, ovvero una piccola macchinetta in grado di montare il latte proprio come farebbe uno strumento professionale in una caffetteria.

In commercio è possibile reperire diversi modelli, alcuni dotati di controllo della temperatura per la preparazione di schiume calde o fredde: vi suggeriamo di leggere qui le recensioni dei migliori prodotti attualmente disponibili online.

 

Il cappuccino oggi

Con il passare dei secoli questa dolce e cremosa bevanda è diventata sempre più diffusa, tanto da divenire una delle più consumate in Italia principalmente durante la colazione, accompagnata da brioche dolci e salate, ma soprattutto dai cornetti, famosi per la loro tipica forma a mezzaluna, che in effetti potrebbe in qualche modo richiamare il mondo Ottomano.

Oggigiorno è possibile trovare numerose varianti: con latte di soia, di mandorle e persino una versione fruttariana realizzata con banane, carruba in polvere e datteri, per venire incontro ai gusti e alle esigenze di tutti, senza nessuna eccezione.

Saper realizzare il cappuccino in realtà è diventata una vera e propria dote, che si dimostra eseguendo la latte-art. Le sue origini risalgono probabilmente agli anni ’70, tuttavia, solo negli ultimi decenni si sono potute constatare un’evoluzione e un’espansione della tecnica, con tanto di gare e competizioni internazionali. Si tratta a tutti gli effetti di un’arte, in cui è necessario ricreare con il solo utilizzo del latte dei disegni e particolari trame sulla schiuma del cappuccino.

 

 

 

La grande quercia di Bosco Pantano nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia

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Riconosciuta dal Mipaaf la rarità botanica della farnia secolare segnalata nell’ambito del progetto “L’ultima foresta incantata”

La “grande quercia” del Bosco Pantano di Policoro è tra gli alberi monumentali d’Italia. Per rarità botanica, forma e portamento, lo splendido esemplare di “quercus robur” è stato inserito nell’ultimo aggiornamento dell’elenco ufficiale del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, pubblicato dal Difor il 5 maggio 2021.
“Si tratta di uno dei pochi esemplari di farnia rinvenibili nella Riserva Naturale Bosco Pantano di Policoro – si legge nella scheda di identificazione della pianta- ultimo relitto di quella che fu una delle formazioni planiziali forestali più interessanti dell’Italia meridionale. Nonostante il notevole valore ecologico dei boschi planiziali sussistono, criticità circa la loro conservazione legate al contesto territoriale in cui essi insistono: questo tipo di formazioni in passato sono state oggetto di sfruttamento intensivo che ne ha ridotto l’estensione e frammentato la distribuzione, rendendo tali ecosistemi estremamente vulnerabili. Nell’ambito del progetto “L’ultima foresta incantata”, attualmente in atto, si punta proprio a tutelare e salvaguardare il particolare habitat rappresentato dal bosco meso- igrofilo, inserito in un contesto vegetazionale azonale e pertanto di alto valore ecologico , influenzato negativamente dagli effetti dell’antropizzazione dell’area. Criterio di forma o portamento particolari: è legato alla presenza di contrafforti basali del fusto di grosse dimensioni ed al portamento maestoso che la pianta ha assunto”.
Individuata percorrendo un sentiero sterrato in contrada Giumentiera, su suolo cespugliato e debolmente compattato, la “grande quercia” (così è comunemente identificata) è alta venti metri, ha una circonferenza di 2,83 metri e un’età tra i 100 e i 200 anni.
Il suo inserimento nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia ne riconosce il notevole interesse pubblico: la grande quercia, infatti, non solo ci racconta la storia del paesaggio, ma a livello scientifico è custode di testimonianze genetiche preziosissime.
Per il progetto “L’ultima foresta incantata” l’ennesimo traguardo raggiunto nella direzione della tutela e della salvaguardia della Riserva orientata Bosco Pantano di Policoro che si conferma un autentico archivio vivente di memorie.
Finanziato da Fondazione con il Sud, L’ultima foresta incantata raccoglie intorno a sé: Legambiente Montalbano, Organizzazione Aggregata WWF Costa Ionica Lucana, Università degli Studi della Basilicata, Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Bioscienze e Biorisorse, Amministrazione Provinciale di Matera, Associazione culturale “I Colori dell’Anima”, Associazione Protezione Civile Gruppo Lucano – Viggiano, Centro servizi impresa soc. coop e Centro Studi Appennino Lucano.

Policoro, censiti tre alberi monumentali: i primi nel Metapontino

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Il MIPAAF – Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali “premia” Policoro

Oltre a vantare una storia millenaria, il territorio di Policoro, da oggi, può fregiarsi di avere i primi Alberi Monumentali del Metapontino. È di pochi giorni fa la pubblicazione del Decreto del Ministero delle Politiche Agricole Agroalimentari e Forestali – Dipartimento delle Politiche Europee e Internazionali e dello Sviluppo Rurale, che vede la Città di Policoro premiata per ben tre volte grazie ad altrettante specie arboree di elevato pregio. Si tratta dell’imponente “Ficus macrophylla”, situato in Rione Pascoli, di n.14 esemplari di “Pinus Pinea”, cresciuti da oltre 120 anni lungo via Cristoforo Colombo, la suggestiva strada “Varatizzo” che porta al Museo Nazionale della Siritide, e della “Farnia”, importante specie situata in via Giumenteria che arricchisce il grande patrimonio del Bosco Pantano. Il riconoscimento, che nel panorama nazionale conta più di 3500 alberi o sistemi omogenei di alberi, è regolamentato da una apposita legge (n.10/2013 di “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”) e viene dato a particolari specie dall’importante valore biologico ed ecologico, cresciute in ambienti territoriali di importanza storica, culturale e religiosa, e valorizzate dallo stretto rapporto con lo sviluppo architettonico del territorio in cui vi abitano.

L’iter per il riconoscimento di queste importanti specie arboree è iniziato grazie alla segnalazione fatta pervenire al Comune di Policoro, per le prime due specie, da parte della AgriFood Design, Società di servizi nei settori agroalimentari, ambientali e forestali che ha effettuato il Censimento Arboreo e degli spazi verdi della Città, per la terza, da parte di Legambiente.

L’Ente Locale ha dato avvio alla procedura che ha visto coinvolto anche l’Ufficio Parchi, Biodiversità e Tutela della Natura del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata. “E’ un grande orgoglio, per la Città di Policoro, vedersi riconosciuto anche questo titolo di rilevanza nazionale”, dichiara il Sindaco, Enrico Mascia. “La valorizzazione di un territorio passa anche dal riconoscimento dell’immenso patrimonio naturale di cui è dotato e la nostra Città, oltre a vantare una storia millenaria, da oggi, potrà fregiarsi anche di questo importante riconoscimento, il primo della costa metapontina”. “Un altro tassello importante – conclude il primo cittadino – per rendere Policoro sempre più turistica ed accessibile agli amanti della natura e dell’ambiente”.

All’azienda agricola “Angelo Quinto” di Montalbano Jonico il premio “Olivarum”

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Si è concluso oggi il Concorso Olivarum con la cerimonia di premiazione tenutasi nella Corte della Masseria Parco dei Monaci dell’Ente Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese rupestri del Materano.

“E’ con particolare soddisfazione – afferma Francesco Fanelli, Assessore alle politiche agricole e forestali – che si chiude oggi con la premiazione finale una manifestazione giunta alla sua XVII edizione, diventata ormai un appuntamento annuale atteso ed apprezzato dagli imprenditori del settore olivicolo lucano. Una “tenzone” che ha visto anche quest’anno una partecipazione attiva, una sana competizione e la voglia di affermare il proprio impegno in un percorso di crescita verso la qualità e l’eccellenza delle proprie produzioni”. “Sono queste manifestazioni – ha aggiunto Donato Del Corso, Dirigente Generale del Dipartimento politiche agricole e forestali – quelle che rappresentano il giusto spirito con cui continuare nel processo di valorizzazione delle nostre identità agricole e alimentari, in un momento in cui proporre alimenti di qualità e genuinità è la prerogativa per mantenere quote di mercato”.

18 gli oli valutati quali eccellenze dal Comitato di Assaggio e dal Panel Regionale: Azienda Agricola QUINTO ANGELO (Montalbano Jonico); FRANTOIO OLEARIO F.lli PACE srl (Pietragalla); Azienda Agricola MARVULLI VINCENZO (Matera); CARRIERO FILOMENA (Montescaglioso); Impresa Agricola PEPE LUCIANO (Albano di Lucania); LA MAJATICA di Angelo Valluzzi (San Mauro Forte); ALAMPRESE sas (Venosa); FRANTOIANI DEL VULTURE (Venosa); Azienda Agricola PODERE MALVAROSA (Melfi); Azienda Agricola MANTENERA di Antonio Subelli (Tricarico); FRANTOIO OLEARIO BISCIONE PIETRO (Cancellara); TENUTE GIARDINO SANTO STEFANO (Rapone); G&D srls di D’Oronzio Giuseppina (Colobraro); FRANTOIO OLEARIO GRASSANESE snc (Grassano); Azienda Agricola L’ULIVETO (Matera); Azienda Agricola OLEARIA SANTAMARIA (Castelluccio Superiore); Società Agricola dei F.lli Rocco e Giuseppe Telesca (Pietragalla); FRANTOIO DI PERNA srl (Campomaggiore).

6 le aziende premiate: Azienda Agricola QUINTO ANGELO (Montalbano Jonico) primo classificato che si è aggiudicato il “Premio Olivarum 2020-2021, quale Miglior Olio extravergine prodotto in Basilicata” unitamente alla Menzione speciale “Miglior Monovarietale”; FRANTOIO OLEARIO F.lli PACE srl (Pietragalla) – Menzione speciale “IGP Olio Lucano”; Azienda Agricola MARVULLI VINCENZO (Matera) – Menzione speciale “Miglior Biologico”; ALAMPRESE SAS (Venosa) – Menzione speciale “Grande Produttore”; FRANTOIANI DEL VULTURE (Venosa) – Menzione speciale “DOP Vulture”; Azienda Agricola OLEARIA SANTAMARIA (Castelluccio Superiore) -Menzione Speciale “Prodotto di Montagna”.

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