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Storie di Frutta

La FruitHydroSinni a Pordenone al Novelfarm il prossimo 19 Febbraio

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POLICORO. La FruitHydroSinni il prossimo 19 Febbraio sarà a Pordenone al Novelfarm, la mostra-convegno internazionale dedicata alle “nuove tecniche di coltivazione, fuori suolo e vertical farming”. La partecipazione di Anna Cirigliano e Ivan Santarcangelo, rispettivamente CEO e responsabile della produzione dell’azienda, è in programma nell’ambito della sessione intitolata “Soilless market” nel corso della quale saranno affrontati argomenti che vanno dai “consumi in Italia della IV Gamma”, “economia circolare”, “le analisi del DNA per una filiera sicura e di qualità”, “il sistema di coltivazione indoor a cm 0”.

La FruitHydroSinni è una realtà aziendale che opera nel Metapontino e si occupa di coltivazione con il supporto di studi specializzati che, come hanno spiegato Anna e Ivan sulle pagine del sito web aziendale: “ hanno permesso di trovare una soluzione efficace non solo per eliminare il nichel e l’istamina ma tutti gli altri metalli pesanti”.

Anna Cirigliano e Ivan Santarcangelo hanno così commentato la partecipazione in quella che è una vetrina autorevole del settore: “Sollecitare la curiosità dei consumatori, fornire tutte le spiegazioni necessarie e condividere in quella sede l’innovazione rappresentata dalla FruitHydroSinni sia nel modo di coltivare, sia in quello di commercializzare”, ha detto Ivan Santarcangelo. Che poi ha aggiunto: “Le analisi sui nostri prodotti sono eccellenti, sia per quanto riguarda il nichel, infatti sono “stop nichel®”, cioè alimenti testati in cui il loro rapporto risulta non rilevato: “assenza” di nichel; sia in particolare per l’istamina (stop istamina®) che non è né contenuta, né deliberata nei semi. Come è noto, per natura qualsiasi pomodoro dovrebbe contenere istamina, i nostri invece no. Le analisi – fatte in laboratori specializzati – dimostrano inoltre l’assenza di altri metalli nei nostri prodotti”, ha detto Ivan.

Per quanto riguarda la commercializzazione, Anna Cirigliano ha aggiunto: “Abbiamo un e-commerce, quindi vendiamo i nostri prodotti attraverso il sito web aziendale. Abbiamo iniziato da una semplice pagina sul social network  che è tuttora attiva e utilissima per rispondere alle tante domande e curiosità che giungono dai nostri clienti affezionati e che quotidianamente lasciano commenti e feedback molto positivi sul nostro lavoro. Inoltre, diamo molta attenzione al packaging, verifichiamo con precisione l’intero procedimento di vendita per accertarci che le consegne avvengano nei tempi e nei modi giusti”.

Anna Cirigliano ha infine spiegato: “La filiera corta che abbiamo creato sta praticamente azzerando il ‘fermo deposito’ perché il prodotto viene raccolto la mattina e spedito per raggiungere i destinatari in tutta Italia nel giro di 24, 48 ore. Seguiamo il pacco e se riscontriamo anomalie interveniamo. Attualmente spediamo pomodori, fragole, sedano, prezzemolo, basilico, piselli, broccoli, rape, melanzane, cipolle, carote, conserve e confetture stop nichel® e stop istamina®”. Il prossimo 19 Febbraio, sulla pagina Facebook aziendale sarà possibile seguire in diretta l’intervento dalle 11:30.

Il Club Candonga progetta il futuro: nel marchio Candonga Fragola Top Quality nuove varietà selezionate di fragole oltre ai lamponi e alle more

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L’annuncio nel corso dell’incontro a Policoro “Fragole & Berries: produzione, mercato e prospettive future”

Si apre un ciclo nuovo per il consorzio di valorizzazione Club Candonga, ad annunciarlo è l’attuale presidente, l’imprenditore Rocco Zuccarella:

“La storia del Club Candonga ha portato grandi risultati, ha consolidato un marchio che è riuscito a posizionarsi facendo così uscire dall’anonimato la pregiata Candonga Fragola Top Quality®, che si è consolidata come prodotto di fascia premium price.  Ora è importante ampliare gli orizzonti del Consorzio, anche sulla scorta della vivacità che viene dal comparto varietale che si occupa di berries e che rende concreta e attuale la possibilità di estendere il calendario produttivo.  Puntare alla precocità – avendo a disposizione anche altre varietà di fragole, lamponi e more – offrirà senza dubbio maggiori opportunità di lavoro e occupazione  alle risorse che a vario titolo sono occupate nell’indotto che ha già numeri straordinari e che potrebbero continuare a crescere.

Rocco Zuccarella ha poi precisato: “A breve sarà quindi istituito un comitato tecnico scientifico che provvederà alla selezione di quelle varietà di berries (fragole, lamponi e more)  che sapranno affermarsi per le qualità organolettiche, il gusto, la rusticità della pianta capace di adattarsi alle caratteristiche climatiche degli areali del Metapontino e più in generale dei territori del Mediterraneo”.

Rocco Zuccarella ha infine aggiunto: “Questa nuova fase avrà come punti di forza la ricerca qualitativa continua, la sostenibilità, l’eticità della produzione. Come sta già accadendo con Candonga Fragola Top Quality, il concetto di qualità sarà declinato in tutte le forme possibili e più avanzate”.

Arriva sul mercato Rossetta, la nuova fragola di Nova Siri Genetics

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Il 2020 di Nova Siri Genetics, società di ricerca e sperimentazione di nuove varietà vegetali, con sede a Nova Siri (Matera), in Basilicata, si apre con la diffusione sul mercato di una nuova varietà di fragola (NSG 120), nome commerciale Rossetta®. Precocità, produttività e lunga vita commerciale sono i punti di forza di questa new entry nel  panorama varietale della fragolicoltura mediterranea.

«Ottenute da incroci naturali nel centro ricerca di Nova Siri Genetics  – spiega Nicola Tufaro, genetista e fondatore della società – le piantine di Rossetta® sono state moltiplicate in vivai di altura in Spagna e Polonia, estirpate a metà ottobre, inviate nelle varie aree produttive del mediterraneo (Sud Italia e Huelva in Spagna) ed entrate in produzione dopo circa 60 giorni dalla piantagione, nella terza decade di dicembre».

I frutti di Rossetta® sono di straordinaria bellezza:  forma conica allungata, media grandezza, colore rosso brillante, superficie vellutata e resistente alle manipolazioni e alla conservazione. Una fragola che si distingue rispetto alle altre cultivar in produzione nei mesi invernali per le eccellenti caratteristiche organolettiche, come la polpa rossa, consistente e  con un giusto equilibrio acidi-zuccheri. Una varietà innovativa che consente  ai produttori dell’area mediterranea di utilizzare piante fresche, allargare il periodo di produzione, a partire dai mesi invernali e fino a primavera inoltrata, garantendo al mercato una fragola di altissima qualità. Rossetta®, come tutte le altre varietà di Nova Siri Genetics, sono commercializzate in esclusiva sul territorio nazionale italiano dalla Primi Frutti Srl.

Il 2020 è un anno importante per Nova Siri Genetics. Infatti per far conoscere la sua attività e le sue varietà, parteciperà in qualità di gold sponsor alla IX edizione del Simposio internazionale sulla fragola, organizzato dall’Università Politecnica delle Marche e dal Consiglio per la ricerca e l’analisi dell’economia agraria (CREA), in collaborazione con la Società Internazionale per la Scienza dell’Orticoltura (ISHS), che si terrà a Rimini dal 2 al 6 maggio 2020.

I barman della Basilicata campioni d’Italia, trionfo al CIB PRO in Sardegna

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È lucano il cocktail a km zero più buono d’Italia premiato a Cagliari, nel 2020 la competizione – CIB PRO –  sarà ospitata a Matera, città capitale europea della Cultura 2019

 

La Basilicata trionfa e diventa campione d’Italia 2019 al Campionato Nazionale Barman che si è svolto in Sardegna, a comporre la squadra lucana, tre affermati professionisti del settore: Paolo D’Amore (presidente FIB Basilicata), Antonio Camardo e Giulio Bonafede che hanno proposto un cocktail a base di infuso di castagne e altri prodotti tipici della Basilicata (Cordial Caffè Amaro Lucano, Soluzione Citrica, Ficotto Terravecchia di Pisticci, Imperial Stout So Biologa Birrificio del Vulture).

Un richiamo aromatico alla tradizione ancestrale Lucana della figura del Masciaro, lo stregone che con i suoi infusi trovava cura ai mali fisici e dell’anima del tempo. La tecnica di preparazione del drink “U Masciar – il masciaro” racconta un momento importante per la miscelazione di totale incrocio con la cucina,

con una cottura criogenica a bassa temperatura tramite Dry Ice, ispirandosi alla più antica tecnica di preparazione di un miscelato, datata 1632, di origine indiana, il punch. Per accompagnarlo la Basilicata ha preparato come appetizer Lecca Lecca di Pecorino di Moliterno, Tuille di Lenticchie con Maionese di Crusco, Zabaione Freddo Salato al Tartufo nero di Serrapota di Carbone Azienda Bruno Tartufi,su Ficotto, Chutney piccante di mango con Peperone Crusco Genuino.

Dal 2017 la Basilicata è sempre presente sul podio, dopo la vittoria nel 2017, il secondo posto nel 2018, è arrivato il meritato successo nel 2019 in Sardegna (Regione di provenienza dei campioni del 2018)  il 23 e il 24 Novembre all’Hotel Regina Margherita di Cagliari.

“Al di là della gara e dei punteggi quello che conta è la condivisione di competenze ed esperienze – commenta il segretario nazionale della Federazione Italiana Barman Federico Salvetti – anche quest’anno a vincere è stata la nostra filosofia FIB improntata alla formazione e alla promozione del bere consapevole e di qualità, attraverso la valorizzazione dei territori e dei loro prodotti. Di questi valori e della loro centralità dobbiamo ringraziare soprattutto il presidente Roberto Giannelli che con professionalità e passione li porta avanti da vent’anni all’interno della Federazione Italiana Barman”.

Nella due giorni di Cagliari spazio anche alla finale nazionale dello Sparkling Tour, miscelazione delle bollicine, dove si è imposto Nicola Ansaldi (Academy FIB Sardegna). Il suo cocktail “La Macchia Marina” (1cl chervu, 2cl gin Macchia Mediterranea, 1cl mirto bresca dorada, 0,5cl sciroppo al cetriolo, Polvere di alghe nibiri Marentia estratto purissimo di mare, 6cl Su’ Entu brut) ha conquistato la giuria, al secondo posto si classifica la Basilicata con Giulio Bonafede, ed al terzo posto Jacopo Righetti del programma Berlino eseguito dal docente Paolo D’amore a Berlino in Aprile 2019.

La manifestazione ha visto come protagonisti anche i migliori prodotti delle aziende partner FIB, come la linea di vermouth e aperitivi Gamondi, gli sciroppi Mixer, la nuova tonica Premium Mixer Schweppes, l’acqua Antica Fonte della Salute San Benedetto, la grappa e i distillati Deta, gli articoli professionali per barman Piazza.

A scegliere il cocktail a km zero più buono d’Italia una giuria d’eccezione: Andrea Balleri, uno dei più affermati sommelier italiani (Miglior Barman dell’anno Aibes 2009, semifinalista al concorso Miglior Sommelier del Mondo WSA 2013, Miglior Sommelier d’Italia 2013), Emilio Rocchino, barman professionista nonché produttore di Macchia Mediterranea, Giovanni Fancello, giornalista, enogastronomo, ispettore per la guida “Espresso Ristoranti“ e protagonista della rubrica “Appunti di Cucina” per la radio nazionale Fizzshow.

 

 

Il 16 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione

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Ridurre la perdita e lo spreco di cibo ha il potenziale per contribuire ad altri Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, incluso quello di Fame Zero

 

Il 16 ottobre, Giornata Mondiale dell’Alimentazione, la FAO invita ad agire a ogni livello per far sì che una dieta sana e sostenibile sia accessibile a tutti. Inoltre, qualche ora fa è stato reso pubblico il rapporto SOFA 2019 (State of Food and Agriculture). In esso si mette in evidenza che “ridurre la perdita e lo spreco di cibo ha il potenziale per contribuire ad altri Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, incluso quello di Fame Zero. Nei paesi a basso reddito, dove l’insicurezza alimentare è spesso grave, aumentare l’accesso al cibo è fondamentale; e l’accesso stesso è strettamente legato alla disponibilità. Prevenire le perdite di cibo a livello locale nella produzione di piccola scala può sia alleviare la carenza di cibo che aumentare il reddito degli agricoltori, migliorando così l’accesso al cibo. D’altra parte, nei paesi ad alto reddito, la priorità è una dieta sana e con il giusto apporto di nutrienti”.
«Il rapporto SOFA evidenzia come il problema dello spreco alimentare sia un problema globale con interconnessioni estremamente complesse. Una sfida che Slow Food ha raccolto nel corso degli anni e che ci ha portato a lavorare con le comunità rurali dei paesi a basso reddito per migliorare la loro sicurezza alimentare, aiutando i piccoli agricoltori a mantenere viva la cultura dei loro cibi tradizionali e a migliorare la catena di distribuzione locale, attraverso orti e mercati contadini», afferma Edie Mukiibi, membro del Comitato Esecutivo Internazionale di Slow Food. «Allo stesso tempo, è essenziale continuare a sensibilizzare i consumatori con un buon reddito, affinché, con le loro scelte, possano contribuire al cambiamento verso un sistema più sostenibile e migliorare le possibilità di accesso a un cibo sano per tutti».
In un mondo in cui il sistema di produzione alimentare si dimostra ingiusto e insostenibile, l’importanza dei due pilastri dell’impegno di Slow Food, l’educazione e la tutela della biodiversità, è sempre più attuale. Una varietà di colture diverse è fondamentale per garantire una dieta sana e la salvaguardia dell’ambiente; la ricchezza della biodiversità agroalimentare, su cui la rete mondiale di Slow Food possiede conoscenze e competenze straordinarie, può quindi aiutarci a migliorare la qualità nutrizionale del cibo.
Un esempio viene dal raduno Indigenous Terra Madre Asia & Pan-Pacific che si è concluso proprio oggi in Ainu Mosir (Hokkaido). «I sistemi alimentari delle popolazioni indigene si basano su diete e pratiche differenziate, che contribuiscono a mantenerci in buona salute: cibi diversi e sani, attività fisica, contatto con la natura, condivisione, comunità e identità culturale”, dice Remi Ie, Consigliere Internazionale Slow Food per il Giappone e indigena Ryukyu. «Affinché questi sistemi alimentari indigeni si conservino vivi e vitali dobbiamo essere consapevoli delle lezioni dei nostri anziani che hanno praticato uno stile di vita lento e sostenibile per generazioni, e coinvolgere in questo i nostri giovani, credendo in loro e delegando a loro le iniziative per riaffermare l’eredità delle antiche tradizioni. Il trasferimento del sapere tradizionale è la chiave per un futuro appagante, nutriente e sostenibile non solo per le comunità indigene, ma per l’intera umanità».
È stato inoltre da tempo accertato che i prodotti dei Presìdi Slow Food, grazie al modo di produzione – che evita l’usi di prodotti chimici, conservanti e additivi chimici – alla fertilità dei terreni di coltivazione e alla salubrità dell’alimentazione per gli animali allevati, sono più ricchi di valori nutrizionali rispetto ad analoghe produzioni convenzionali.
Lo sanno bene gli chef dell’Alleanza Slow Food dei cuochi, chiamati a una missione educativa e impegnati a diffondere il giusto messaggio. In Uganda e Kenya, ad esempio, lavorano per promuovere alternative alla margarina vegetale e ai dadi da brodo, facendo riscoprire l’uso delle foglie secche di Moringa oleifera, molto ricche di vitamina C, o della pasta di arachidi tostate, chiamata binyebwa, ricca di sostanze nutritive. A proposito delle proprietà mediche dei prodotti tradizionali, la clinica fitoterapica Wamiti di Nairobi (Kenya) utilizza il Presidio del miele Ogiek per la preparazione di medicine naturali, mentre ad Arusha (Tanzania), il TRMEGA (Training, Research, Monitoring and Evaluation on Gender and AIDS) in collaborazione con i gruppi locali di Slow Food si occupa di educazione alimentare per i malati di AIDS attraverso la creazione di orti. Un altro esempio viene dal Messico, dove Slow Food è impegnata in un progetto per trattare la malnutrizione infantile con i prodotti del Presidio del miele d’api Xunankab nella penisola dello Yucatán. Anche Slow Food USA si unisce alla FAO per celebrare la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Negli Stati Uniti, in cui il reddito medio pro-capite è alto, aumentano in modo esponenziale i livelli di sovrappeso e obesità, soprattutto nelle fasce povere della popolazione. Quest’anno Slow Food USA ha risposto all’appello della FAO ad agire concretamente per far sì che un cibo sano e sostenibile sia disponibile e accessibile a tutti, chiedendo a politici, imprese private, società civile di impegnarsi per l’obiettivo #ZeroHunger. I membri dell’Alleanza Slow Food dei cuochi negli Stati Uniti hanno risposto impegnandosi a fornire ricette sane per bambini, poi Slow Food USA le ha raccolte in un semplice libretto da distribuire attraverso la rete degli orti scolastici e dei membri di Slow Food.

Perché gli estrattori di succo piacciono a tutti?

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Gli estrattori di succo appassionano sempre più persone. Chi lo acquista, infatti, non riesce a non passare parola ad amici e persone care e la moda si diffonde a macchia d’olio. Perché gli estrattori di succo piacciono a tutti? Lo vediamo in questo articolo.

I migliori estrattori di succo tra cui scegliere

Gli estrattori, come immagini, non sono tutti uguali. Ce ne sono alcuni misti, che fungono più da elettrodomestico per la cucina. Essi frullano, estraggono, centrifugano e riescono addirittura a preparare gelati e sorbetti. I modelli così versatili fanno un po’ di tutto ma non sono “eccellenti” in nessuna specifica funzione. Per scegliere un buon estrattore dovrai escludere dalla scelta tutti i modelli che fingono di esserlo. Te ne accordi analizzando il pezzo che distingue un estrattore da una comune centrifuga: la coclea. Si tratta di una spirale molto robusta che ruotando è in grado di estrarre il succo separandolo dalla polpa del frutto. Se non c’è coclea quello che hai davanti è una centrifuga o un frullatore. Il discorso si complica per i modelli a freddo, ovvero gli estrattori di succo a freddo 40 giri. Essi lavorano con un motore costruito per girare con decisione ma a basso numero di giri. In questo modo non si surriscalda e non altera le vitamine e le proteine vegetali sensibili al calore.

A cosa serve la coclea e perché è così importante per gli estrattori di succo?

Essa estrae il succo dal frutto senza frullare la polpa. In questo modo preserva tutti i nutrienti vegetali senza alterarne la qualità ed il sapore. Il vantaggio del succo estratto risiede quindi nel suo eccezionale valore nutrizionale e nel sapore che, a differenza di un succo di frutta commerciale è qualitativamente migliore. Un estrattore di succo è utile per realizzare spuntini e colazioni salutari senza rinunciare al gusto e ai pasti sfiziosi. In un estratto potrai inserire la tua frutta o verdura preferita e berla all’istante, fresca di spremitura. Se scegli un modello a freddo otterrai una bevanda sana e ricca di vitamine e proteine che sono la base fondamentale per la costruzione di una sana alimentazione. Quanto alla coclea essa deve sempre essere di buona qualità ed essere in grado di estrarre succhi senza intoppi e complicazioni. È risaputo, infatti, che un buon estrattore è in grado di lavorare inserendo frutta e verdura in pezzi interi, senza togliere semi o buccia. Se si intoppa di continuo l’estrattore non lo si può considerare di qualità.

Prezzi e opinioni: quali scegliere?

Il prezzo degli estrattori non è impegnativo, anche di quelli a freddo. Un buon modello parte da venticinque euro a salire. I marchi sul mercato sono tanti e per sceglierli ti consigliamo prima di capire quanto vuoi spendere. Difatti esistono aziende specializzate nella produzione di estrattori i cui modelli arrivano a costare diverse centinaia di euro e offrono solo le migliori performance. I modelli medi sono generalmente prodotti dalle maggiori aziende di elettronica di consumo e non superano gli ottanta euro. Al di sotto dei trenta euro, infime, trovi un po’ di tutto e, soprattutto, sarà complicato trovare veri estrattori che lavorano a meno di quaranta giri. Ecco perché troverai tantissime recensioni online ma dovrai sempre fare affidamento a quelle dettagliate e specifiche, meglio se corredate di foto dimostrative.

 

Gli italiani amano la birra: cresce il consumo e il numero dei birrifici

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I cittadini tricolori dimostrano ogni anno che passa il loro amore incondizionato per la birra. Il settore risulta essere infatti in grande crescita, e la nascita di nuove etichette (come la Birra Lucana, l’ultima di casa Morena con sede a Balvano in provincia di Potenza) non fa che confermarlo. Vediamo quindi tutti i dati interessanti contenuti nel report pubblicato da Coldiretti sul consumo di birre da parte degli italiani.

Italiani e birra: ottimi risultati per le etichette artigianali

Secondo il report Coldiretti sul consumo di birra in Italia, il consumo medio pro capite è arrivato a 32 litri all’anno nel 2018. Ottime notizie anche per quanto riguarda le esportazioni: in dieci anni, infatti, queste sono aumentate del 144%, arrivando a un giro d’affari di circa 200 milioni di euro. Tale successo non si basa solo sul crescente apprezzamento della birra da parte degli italiani, ma anche sull’aumento numerico dei birrifici presenti sul nostro territorio, dimostrazione pratica di un comparto in ottima salute. I dati relativi agli ultimi dieci anni parlano infatti di un incremento del numero complessivo di birrifici artigianali arrivato al +330%, circa 860 unità in tutto, con una produzione annua che si aggira intorno ai 55 milioni di litri e una grande spinta positiva per quel che riguarda l’occupazione degli under 35. Inoltre il settore delle birre artigianali sta traendo certamente dei grandi vantaggi anche dal mondo del digitale, grazie alla possibilità di ordinare le migliori birre online su Tannico, ad esempio, uno dei portali più forniti di etichette di pregio.

Gli errori da non fare per valorizzare una buona birra

Come detto, sono numerose ormai le etichette di birre italiane artigianali, ma la qualità di queste ultime spesso viene sacrificata a causa di alcuni errori molto diffusi da parte di bevitori inconsapevoli. L’abitudine di eliminare la schiuma dal boccale, ad esempio, è completamente sbagliata: se è vero che un’eccessiva schiuma può essere fastidiosa, c’è anche da dire che questa è essenziale per mantenere la temperatura della birra e per proteggerla dal pericolo ossidazione. Un’altra abitudine comune consiste nel bere la birra ghiacciata, e non c’è niente di più sbagliato, soprattutto nel caso delle artigianali: solo con una temperatura adeguata sarà possibile apprezzarne tutte le qualità, sia per quanto riguarda il gusto sia per i profumi; infine, mai berle direttamente dalla bottiglia, proprio per quest’ultimo motivo.

Cucinare con qualità: la padella in pietra ollare

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Cucinare bene non sempre è facile, gli esperimenti e la pratica sicuramente aiutano ma anche utilizzare buoni utensili è una parte determinante per un piatto squisito. Prima i vecchi pentoloni e le ciotole di terracotta erano gli unici mezzi per provare a mettersi alla prova sui fornelli, oggi invece nuovi materiali rendono delle semplici padelle un grande aiuto anche per i piccoli chef.

La pietra lavica è uno dei materiali più famosi con cui oggi si rivestono le padelle, ma non è il solo: avete mai sentito parlare della pietra ollare? Ce ne sono di diversi tipi, anche sul sito https://padelleincucina.com/.

Se la pietra lavica ha un uso prevalente al meridione, la pietra ollare è invece più diffusa nelle regioni del nord Italia. Perché è così importante? L’uso delle padelle rivestite in pietra ollare garantisce di cuocere e grigliare i cibi in maniera molto naturale. Anche questa, infatti è usata per cotture dietetiche e ipocaloriche non pretendendo l’aggiunta del sale, dell’olio o del grasso animale.

Da dove proviene la pietra ollare?

Curiosità: perché la pietra viene detta ollare? In antichità questa pietra era già utilizzata in cucina, ma prevalentemente per la costruzione di particolari ciotole o recipienti chiamati proprio olle; da qui ha mantenuta la declinazione originaria e tutt’oggi è ancora conosciuta così. È una roccia molto simile alla giada ma presenta una consistenza più polverosa. La tonalità è rossa e verde, e presenta anche ottime proprietà termine.

Quali sono le proprietà della pietra ollare?

Le padelle in pietra ollare trattengono tutte le sostanze nutritive e tutto il sapore originario dei cibi. La padella consente di trasmettere il calore in maniera uniforme, in questo modo è possibile cuocere l’alimento in maniera integrale conservando al caldo per molto tempo. È resistente a temperature molto alte senza alterarne la proprietà, ma anche a temperature molto fredde: sono le ideali per conservare anche in frigo il pasto senza doverlo togliere dalla padella. Anche questa è, insieme alla padella in pietra lavica, tra le regine delle padelle antiaderenti.

Perché scegliere la padella in pietra ollare e come usarla correttamente

Se volete mantenere un’alimentazione sana e corretta, oppure avete esigenza di mantenere un cibo al caldo per molto tempo (o tenerlo in frigo per la sera) sicuramente questa padella fa al caso vostro. È bene attenersi a qualche piccola accortezza per usarla in maniera corretta e non rovinarla. Il primo utilizzo è sicuramente il più delicato: abbiate l’accortezza di lavarla con acqua salata e asciugarla con cura, ungetela poi con dell’olio vegetali su tutti i suoi lati e lasciatela così per 24 ore circa. Dopo questo step riscaldate la padella gradualmente anche per l’utilizzo successivo, alzando piano piano la temperatura.

Cosa non fare: non lavare mai la pietra ollare con i detersivi, la sua porosità comporta l’assorbimento di sostanze chimiche contenute nei detersivi che vengono poi rilasciarle durante la cottura. La tecnica ideale è pulirla con un panno precedentemente imbevuto di aceto ed un raschietto da usare quando è ancora calda, in modo da eliminare sporco e residui di cottura.

 

 

Frutta esotica nel Metapontino: l’azienda Zuccarella è la prima a crederci

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PISTICCI. “Abbiamo deciso di puntare sulla frutta esotica investendo una  superficie significativa e nel farlo abbiamo pensato e sviluppato  impianti innovativi che assicurano la protezione della pianta al fine di  garantirne lo sviluppo negli areali del Metapontino. Ampio spazio è stato poi dato all’aspetto ecosostenibile dell’investimento: l’acqua è un bene preziosissimo e gli impianti di cui ci siamo dotati ci consentono di somministrarla in maniera razionale evitando sprechi”, così Rocco Zuccarella, CEO della Zuccarella Fattorie Ortofrutticole, azienda selezionata dagli organizzatori e dai partner del IX International Symposium on Irrigation of Horticultural Crops, tre giorni dedicati alla divulgazione, al confronto, alle visite nelle aziende interessate e allo studio delle tecniche innovative di irrigazione orientate al rispetto dell’ambiente e alla razionalizzazione. All’evento, organizzato dall’International Society for Horticultural Science (ISHS) e dal dipartimento DiCEM Università degli Studi Basilicata, erano presenti all’incirca 250 ricercatori universitari provenienti da diverse parti del mondo e aziende. La tappa di mercoledì (19 Giugno 2019) ha visto protagonista una parte (situata a Pisticci) dell’azienda di Rocco Zuccarella Fattorie Ortofrutticole – storica realtà produttrice di fragole, drupacee, agrumi e ortaggi nel Metapontino in Basilicata – che ha deciso di ampliare l’offerta produttiva con mango, passion fruit (passiflora) e papaya. Ad accogliere docenti e ricercatori, l’agronomo responsabile dell’azienda Zuccarella Fattorie Ortofrutticole, Berardino Marchitelli  che ha spiegato:

“L’impianto di cui si è dotata l’azienda può essere gestito mediante l’App direttamente da smartphone. Grazie alla stazione meteo e ai dispositivi posti all’interno delle piantagioni coperte da serre speciali riusciamo a rilevare i dati necessari riguardanti la temperatura, l’umidità e quindi decidere modi, tempi e quantitativi di
acqua e nutrienti da somministrare.

In questo modo si offrono alla pianta i giusti dosaggi e si evitano sprechi di acqua e nutrienti. Ad oggi possiamo dire di essere soddisfatti per questo primo primo anno e siamo molto fiduciosi sulla riuscita futura dell’investimento e a breve avremo una piccola produzione, agli inizi di luglio, con la passiflora che poi andrà a regime e sarà commercializzata con quantitativi significativi a partire da settembre. Poi la produzione sarà scalare e distribuita in diversi periodi dell’anno”, ha concluso Marchitelli. Rocco Zuccarella, CEO della Zuccarella Società Cooperativa ha poi  spiegato: “Quanto al mango ci sarà invece da aspettare un paio di anni circa prima che le piante diano frutti, tuttavia prosegue nel frattempo la commercializzazione dello stesso, avviata già lo scorso anno, in  collaborazione con produttori siciliani. Il rapporto proseguirà anche per quest’anno. A settembre ci saranno i trapianti di avocado che andrà in produzione in futuro. La produzione sarà sotto serra con gli stessi sistemi innovativi di protezione della pianta”. Nel corso della giornata di mercoledì si sono susseguiti diverse visite
nell’azienda Zuccarella Fattorie Ortofrutticole, i ricercatori sono stati accompagnati in campo dai docenti dell’Università di Basilicata che hanno offerto spiegazioni e supporto scientifico rispondendo a domande e chiarendo gli aspetti salienti dei progetti legati all’iniziativa svoltasi a Matera fino al 20 Giugno.

Educazione alimentare: “Magazzini aperti”, Asso Fruit Italia apre le porte agli studenti

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SCANZANO JONICO. “Con il progetto Magazzini aperti, Asso Fruit Italia (AFI) intende consolidare il suo impegno verso gli studenti sul delicato versante dell’educazione alimentare e rafforzare il valore identitario di frutta e ortaggi, prodotti genuini della nostra terra”, così il direttore generale AFI, Andrea Badursi.

Che ha aggiunto: “Il prossimo 17 Maggio, gli studenti dell’Istituto Comprensivo statale Torraca – scuola G. Marconi – Matera, faranno visita ai nostri magazzini e potranno scoprire direttamente come vengono lavorati frutta e ortaggi e avere così un’idea completa dell’intera filiera produttiva. Inoltre, con il contributo della nutrizionista, la dottoressa Antonella Florio, impareranno le regole fondamentali del nutrirsi in maniera sana e genuina, integrando la propria alimentazione con la frutta fresca e la verdura seguendo la stagionalità”

Infine, Andrea Badursi ha commentato: “Come ormai noto, l’iniziativa si pone fra le azioni già sviluppate dalla nostra Organizzazione di produttori, come il Fruit&Salad on the Beach che si svolge sulle spiagge nel periodo estivo, e il Fruit&Salad School Games che si è svolto questo inverno in diverse scuole della Basilicata, sia in provincia di Matera che in quella di Potenza. Un contributo fondamentale per realizzare il progetto di sensibilizzazione e valorizzazione delle produzioni è venuto dalla misura 3.2 del Psr 2014 – 2020”.

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