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Manutenzione scarichi a mare, convocata conferenza di servizio

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Conferenza di servizio per decidere sugli interventi da eseguire per la manutenzione degli scarichi a mare dei canali di bonifica del Metapontino

Facendo seguito all’impegno preso dall’assessore all’Ambiente ed Energia, Gianni Rosa, è stata convocata per il 29 maggio alle ore 10, presso la Sala Inguscio della Regione Basilicata, su iniziativa dell’Ufficio Ciclo dell’Acqua, una conferenza di servizio per decidere sugli interventi da eseguire per la manutenzione degli scarichi a mare dei canali di bonifica del Metapontino. Come emerso da un recente sopralluogo effettuato dall’assessore, accompagnato da tecnici regionali e dall’amministratore unico del Consorzio di Bonifica, Giuseppe Musacchio, non è più rimandabile la pulizia di ogni singolo sbocco, allo scopo di eliminare gli accumuli portati dal mare che impediscono il normale deflusso o variano il corso dei canali.

Nella conferenza, oltre ad acquisire i pareri e le autorizzazioni necessarie per i lavori più urgenti, si discuterà di un protocollo tecnico-operativo che sta predisponendo il Dipartimento Ambiente, per assicurare una manutenzione costante per i prossimi dieci anni con interventi programmati e senza intoppi burocratici. Alla conferenza di servizi sono stati invitati, insieme agli uffici regionali competenti, il Consorzio di bonifica di Basilicata, che deve garantire la funzionalità dei canali, la Capitaneria di Porto di Taranto, l’Ufficio locale marittimo di Policoro, l’Arpab, la Provincia di Matera e i Comuni di Bernalda, Pisticci, Scanzano Jonico, Policoro, Rotondella e Nova Siri.

Inoltre, al fine di rispondere alla necessità di realizzare opere di investimento a medio e lungo termine,

si è deciso di candidare un progetto “Life natura arco jonico”, che con  un importo di circa 22 milioni di euro consentirebbe la creazione di bacini di lagunaggio con annessi impianti di fitodepurazione delle acque

con il triplice effetto di mitigare il dissesto idrogeologico, di abbattere i carichi inquinanti mediante fitodepurazione, garantendo una qualità delle acque scaricate a mare, e di ristorare gli habitat originari della piana metapontina con la realizzazione di oasi di protezione di specie sia faunistiche che floristiche.

“L’impegno per la risoluzione dei problemi – ha dichiarato l’assessore Rosa – è costante. Da una parte proviamo a sburocratizzare i processi autorizzativi, dall’altra proviamo a recuperare risorse rivenienti dall’Unione europea al di fuori dei fondi strutturali”.

Estate 2020, a Ginosa Marina la sfida urbana è “più persone, meno macchine”

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Più persone, meno macchine: sarà questo il leitmotiv dell’estate ginosina e marinese nell’ambito del piano di rilancio “GINOSA | e | MARINA | r | START’’ ideato dall’Amministrazione Comunale.
L’idea è quella di rendere sempre più vivibili gli spazi pubblici di Ginosa e Marina di Ginosa per i cittadini, favorendo allo stesso tempo il commercio locale. Per questo motivo, si è deciso di attivare la zona pedonale partendo dal centro storico, con particolare riferimento all’intero tratto di Corso Vittorio Emanuele. Così facendo, bar, pizzerie, macellerie avranno molto più spazio per posizionare i coperti a debita distanza, nel pieno rispetto delle norme sulla sicurezza legate all’emergenza Coronavirus.
Ieri sopralluogo per definire le ultime misure che saranno contenute all’Interno della specifica Ordinanza che regolamenterà l’area. Presenti il Sindaco Vito Parisi, gli Assessori Emiliana Bitetti, Nicola Piccenna e Nunzio Ricciardi, oltre a personale della Polizia Locale e alcuni commercianti.

<<Partiamo subito con azioni concrete per il rilancio del commercio locale, e non solo – ha dichiarato il Sindaco Vito Parisi – l’istituzione della zona pedonale permetterà alle attività economiche ubicate nel centro storico di fruire al massimo degli spazi, considerata anche l’esenzione del pagamento della Tosap. Il fine è attirare maggiormente gli avventori e i turisti, che potranno ammirare al meglio il nostro centro storico, e favorire al massimo il lavoro degli esercenti.

Si tratterà di un provvedimento transitorio, in vigore da oggi fino al 31 ottobre (quindi fino alle Festività Patronali) nelle more dell’approvazione del Regolamento dei Dehors, che permetterà di utilizzare già gli arredi nelle disponibilità delle attività. Ciò, per evitare in questa fase ulteriori costi.
Grazie a questa ordinanza, sarà consentito agli esercenti di richiedere l’equivalente dello spazio interno della propria attività direttamente all’esterno su piano stradale o area pubblica, con aumento fino al 100% dello stesso. Il tutto senza oneri e diritti di segreteria, anche inoltrando richiesta tramite pec con procedura semplificata.
I parcheggi per i residenti, nonchè gli accessi alle abitazioni, saranno garantiti. Corso Vittorio Emanuele non sarà l’unica via interessata da queste modifiche. Contiamo di attuare un cambiamento in positivo nelle strade nevralgiche della nostra città, modificandone la viabilità, in modo da coinvolgere quante più attività economiche. Nella stesura dell’Ordinanza, abbiamo preso spunto dal Regolamento dei Dehors, ovvero gli arredi mobili, smontabili o facilmente rimovibili esterni, che dovrà essere discusso quanto prima in Consiglio Comunale. Esso, infatti, tiene conto della congruità di ombrelloni, tavolini, sedie ecc. al luogo in cui vengono piazzati, nonchè delle distanze dai marciapiedi, da eventuali accessi e molto altro.
Bellezza, innovazione, sicurezza e natura: rimangono questi i punti cardine del piano “GINOSA | e | MARINA | r | START’’. Mettiamo le persone al centro di tutto, rendiamo la nostra città un grande salotto.
Siamo dalla parte dei commercianti e continueremo a esserlo lavorando congiuntamente. Invito tutti a spendere nelle attività di Ginosa e Marina di Ginosa. Diveniamo parte attiva della ripartenza>>.

Lettera aperta alla Commissione Straordinaria di Scanzano Jonico

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Scriviamo queste parole come cittadini di Scanzano Jonico, prima che come tesserati e militanti di un partito politico. Ci facciamo portavoce dell’esigenza di un’intera comunità che, specialmente in questa fase emergenziale legata al Covid-19, fa fatica a interfacciarsi con le istituzioni, a ritrovarsi in esse, ad avere insomma dei punti di riferimento. Da più parti, nella nostra cittadina, vi è la percezione di essere caduti in un vuoto istituzionale, a seguito dello scioglimento del consiglio comunale. Gli scanzanesi vorrebbero, infatti, conoscere chi sta amministrando, poter dare il proprio contributo ai processi decisionali, confrontarsi. Vorrebbero semplicemente esercitare il proprio diritto-dovere di partecipazione alla vita democratica del proprio paese. Ora più che mai si sente l’esigenza di avere qualcuno che interpelli e renda partecipe la comunità della vita amministrativa! E siamo fermamente convinti che se la Commissione aprirà un dialogo con partiti, associazioni, gruppi, con quanti investono su questa terra, non si potrà che avere un dialogo tutto a favore della crescita di Scanzano Jonico. Certi che le istanze del popolo scanzanese riceveranno la dovuta considerazione, auguriamo buon lavoro alla Commissione.

Circolo PD di Scanzano Jonico

Agricoltura e questione idrica, Piero Marrese: “Si faccia di più, finora tè stato fatto poco”

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“Il comparto agricolo del Metapontino è ancora in profonda crisi, e quanto è stato fatto non è sufficiente per una soluzione al problema idrico. Si rischia il blocco di un settore già in ginocchio”. A sostenerlo è il presidente della Provincia Piero Marrese, che si rivolge nuovamente al Consorzio di Bonifica di Basilicata, all’autorità di bacino, all’Eipli e all’assessore regionale alle Politiche Agricole e Forestali Fanelli per porre all’attenzione le criticità segnalate dagli operatori del settore in merito alla sempre più preoccupante carenza di riserva idrica negli invasi lucani. In particolare, pur comprendendo la necessità e l’esigenza di razionalizzare la risorsa idrica, si registra l’oggettivo problema tecnico relativo all’afflusso di quantità effettiva di acqua ai terreni, che risulta inferiore a quella calcolata sulla base della somministrazione ad ettaro. Una problematica che evidentemente ha allarmato molti agricoltori, che non riescono così a soddisfare la richiesta di scorte idriche necessarie. “Siamo di fronte ad una situazione delicata che necessita di una immediata verifica – taglia corto il presidente Marrese -. È quanto mai importante che gli organi competenti prendano coscienza del problema ed intervengano immediatamente per evitare una paralisi che il comparto agricolo in questo momento non si può assolutamente permettere. Stiamo parlando di un settore trainante per l’economia del nostro territorio, che in questo momento viene messo ulteriormente in ginocchio dall’emergenza sanitaria. Pertanto, chiedo all’assessore Fanelli di venire incontro alle esigenze degli agricoltori e di individuare, anche attraverso una richiesta di maggiore spazio idrico all’utilità di bacino, soluzioni che risolvano in maniera definitiva il fabbisogno idrico del nostro territorio. Rivolgo un invito anche all’Eipli affinché predisponga interventi strutturali e manutentivi volti a garantire il corretto accumulo di acqua e ad evitare le continue criticità che stiamo vivendo”.

Primo maggio, il messaggio dell’assessore Cupparo

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Questa Festa del Lavoro è di grande amarezza per quanti – lavoratori dipendenti ed autonomi – sono rimasti a casa per l’emergenza sanitaria e resteranno ancora senza lavoro per altre settimane. A loro il primo messaggio di solidarietà della Giunta Regionale con il rinnovato impegno per accelerare procedure e tempi per l’erogazione della cig in deroga e favorire il ritorno, al più presto, alla ripresa produttiva. E’ un momento difficile per tutto il Paese soprattutto per lo sforzo – condiviso da tutti – di mettere insieme due diritti costituzionali fondamentali, il diritto al lavoro e alla salute, che non devono confliggere e scontrarsi tra loro. Per questa ragione sia i sindacati che le associazioni di imprese hanno messo al primo posto in questo Primo Maggio il lavoro in sicurezza che deve diventare un obiettivo comune da perseguire, ciascuno per la propria responsabilità, rifuggendo da polemiche inutili e individuando con chiarezza “chi deve fare cosa”. E’ questo un argomento che il Presidente Bardi ha scelto come questione centrale della convocazione oggi delle parti sociali per il confronto su come procedere nella ripartenza sino a garantire la ripresa di tutte le attività produttive e il mantenimento dei livelli occupazionali.  Le fasi che seguiranno il lockdown chiedono, a chi ne ha la responsabilità nazionale, di trovare e impiegare le risorse economiche utili a una graduale ripartenza: la liquidità alle imprese, gli ammortizzatori sociali, il welfare familiare. Sono certo che i lucani ritroveranno le motivazioni giuste per la ripresa facendo ricorso alla dote principale della resilienza e della tenacia proprio come è accaduto dopo il terremoto del 1980. Da parte della Giunta Regionale, come stiamo dimostrando con le continue misure approvate e con le pressanti sollecitazioni al Governo, l’impegno è sempre quello di non lasciare nessuno da solo.

 

1 Maggio, Scarnato (Pd): “Grande il senso di responsabilità dei lavoratori”

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Il Primo Maggio è la festa del lavoratori. Quest’anno purtroppo sarà una festa del lavoro insolita. Non tanto per la situazione sociale ed economica che stiamo vivendo quanto per le difficoltà che tutti stiamo vivendo dal punto di vista occupazionale in questo drammatico momento storico. Il lavoro nobilita l’uomo e non averne oppure doverci rinunciare a causa del virus, genera instabilità ed inquietudine che si ripercuote sulla vita sociale e familiare. Non ci saranno le piazze gremite di gente ma non dobbiamo rinunciare a rendere il Primo Maggio un giorno speciale.
Nel porgere i miei auguri a tutti per la festa dei lavoratori, spero che quanto prima possiamo tutti riprendere la nostra normalità, garantendo la salvaguardia e la ripresa delle attività lavorative per ridare dignità a uomini e donne che in questo momento storico stanno dimostrando grande responsabilità e senso civico per sconfiggere tutti insieme il Coronavirus.

Segretario Provinciale Partito Democratico,

Claudio Scarnato

Emergenza Coronavirus, Bardi emana l’ordinanza n. 20

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Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha emanato l’ordinanza n. 20 del 29 aprile 2020, contenente ulteriori misure di contrasto e prevenzione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

“Ferme restando le misure statali e regionali già vigenti di contenimento del rischio sanitario” l’ordinanza obbliga chi arriva in Basilicata da altre regioni, anche se asintomatico, “a comunicare la propria presenza al proprio medico di base, al pediatra o al numero verde istituito dalla Regione 800996688”. Oltre all’obbligo della comunicazione c’è anche quello di ,mettersi in isolamento fiduciario presso la propria abitazione o in un altro luogo indicato come domicilio per quattordici giorni. In questo periodo sono vietati i contatti sociali, spostamenti o viaggi. Chi proviene da fuori regione, inoltre, è sottoposto a tampone. La permanenza domiciliare termina con l’acquisizione del risultato negativo del tempone, mentre la persona risultata positiva sarà presa in carico dalle unità sanitarie speciali Covid-19 e sarà in permanenza domiciliare.

Queste disposizioni non si applicano “in ragione di comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute, nonché ai soggetti che facciano ingresso in Basilicata in ragione di spostamenti funzionali allo svolgimento delle attività inerenti gli Organi Costituzionali, di funzioni pubbliche anche di natura elettiva, comprese quelle inerenti gli incarichi istituzionali”.

L’ordinanza è pubblicata sull’edizione speciale del Bur n. 41 e sul sito istituzionale della Regione Basilicata.

Covid-19, Regione estende indagine epidemiologica

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Nei prossimi giorni un campione statistico significativo, composto dai residenti di Tricarico, Irsina e Grassano, verrà sottoposto a tampone e a test per la ricerca di anticorpi IgM e IgG

 Proseguirà nei comuni di Tricarico, Irsina e in parte del territorio di Grassano lo screening epidemiologico già effettuato a Moliterno, dove ai residenti sono stati eseguiti 1004 tamponi per l’infezione da Covid-19 e altrettanti test sierologici per la ricerca di anticorpi IgM e IgG. In questo modo, oltre ai soggetti positivi asintomatici o paucisintomatici, sarà possibile riscontare casi negativi che presentano un aumento degli anticorpi legato a un precedente contagio che non ha prodotto sintomi clinici.

 Lo rendono noto l’assessore alla Salute e Politiche sociali, Rocco Leone, e il direttore generale del dipartimento regionale e coordinatore della task force, Ernesto Esposito.

 L’iniziativa, approvata dalla giunta regionale nella seduta di ieri, consentirà di comprendere l’evoluzione del contagio nelle singole comunità, attraverso un campione statisticamente significativo includente almeno il 50 per cento dei nuclei familiari presenti in ciascun comune.

Diga Montecotugno, Rosa: si lavora per superare le criticità ereditate

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Al via i lavori di adeguamento grazie alla determinazione della giunta Bardi

 

Aumentare la capacità di invaso e raggiungere il pieno utilizzo della diga di Montecotugno.  La giunta regionale ha riprogrammato fondi europei del Po Fesr-Fsc, pari a 2.885.000 euro, per finanziare opere edili su manufatti esistenti e il ripristino degli impianti elettrici. 

La decisione dell’esecutivo lucano supera lo stallo creatosi a seguito di quanto accaduto nella scorsa legislatura che ha determinato la perdita dei fondi stanziati dal ministero dell’Agricoltura. L’attività burocratica per un eventuale recupero di detti stanziamenti confligge con l’urgenza dei lavori da eseguire.  

“Da un punto di vista prettamente tecnico – spiega l’assessore all’Ambiente ed Energia, Gianni Rosa, che ha proposto la delibera – esiste un problema sull’utilizzo delle paratoie degli scarichi di fondo e di mezzofondo, che potevano operare esclusivamente tramite un generatore di emergenza. In relazione a tutto ciò la Direzione generale per le dighe del ministero ha imposto una riduzione di capacità dell’invaso. Cosa inaccettabile. Con il nostro intervento potranno essere realizzate opere di manutenzione e ammodernamento che permetteranno di accumulare l’acqua nell’entità massima prevista”.

A tal proposito l’assessore alle Politiche agricole e forestali, Francesco Fanelli, ha espresso soddisfazione per il provvedimento che permetterà di “meglio utilizzare la diga e poter programmare serenamente l’utilizzo dell’acqua in favore dell’agricoltura nei periodi estivi”.

L’INTERVISTA. L’ex sindaco Ripoli su “Città della Pace”

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Alla luce degli ultimi accadimenti, la “Città della Pace” voluta dalla compianta Betty Williams come risposta alla scellerata idea di fare a Terzo Cavone (Scanzano Jonico) il deposito unico delle scorie nucleari, muterà la sua originaria destinazione pur restando le nuove finalità meritevoli di considerazioni di valore. Tuttavia, la nuova prospettiva, cioè destinare l’immobile ai lavoratori vittime del caporalato e dello sfruttamento, non sembra convincere la politica e più in generale il civismo cittadino. In epoca di lockdown, a voler  consultare il “termometro” dei social network i pareri sono contrastanti, e tantissimi utenti, cittadini di Scanzano, hanno espresso perplessità e allo stesso tempo invocato maggiore coinvolgimento nelle decisioni. Non sono mancate anche le posizioni di ex amministratori. La strada del silenzio “social” è stata quella scelta dall’ex sindaco Raffaello Ripoli che è stato ascoltato telefonicamente sulla vicenda.

E’ opportuno dire che l’attuale situazione di “vacanza” amministrativa dovuta allo scioglimento del Consiglio comunale ha fatto sì che la delibera che dà il nuovo corso al progetto Città della Pace ha colto la città di sorpresa compresi gli stessi rappresentanti istituzionali a livello regionale che sono apparsi, dalle prime dichiarazioni apparse sui social, quasi estranei alla decisione della Regione.

E l’ex sindaco?

 Avvocato Ripoli, cosa ne pensa della delibera adottata dai commissari relativamente alla destinazione della città della pace?

“Preliminarmente intendo evidenziare, senza mezzi termini, che tale decisione, comportando inevitabilmente delle conseguenze sul territorio comunale, positive o negative che siano, va inquadrata in un’ottica squisitamente politica e strategica per il territorio stesso e, come tale, non poteva certamente essere adottata da commissari bensì da organi politici democraticamente eletti dal popolo e che con il popolo avrebbero preventivamente dovuto confrontarsi al fine di condividerla o meno. Ora non ci si meravigli per la reazione del popolo che vive tale decisione e tale scelta strategica come un’imposizione dall’alto”.

Avvocato, andiamo nel merito della questione?

Prima di entrare nel merito della questione e senza dietrologia politica ed ideologica, al solo fine di ricostruire i fatti e lasciando ad ognuno la libertà di giudizio sull’accaduto, è opportuno ripercorrere le tappe che hanno portato alla odierna situazione. La struttura di Terzo Cavone è legata ad un progetto di accoglienza di bambini promosso dalla compianta Betty Williams che risale all’epoca Iacobellis,  per resistere ed avversare il noto progetto di allocazione del deposito unico di scorie nucleari risalente all’epoca Altieri. Detto in altri termini, ciò che creò i presupposti e diede la “stura” alla Città della Pace ed alla realizzazione (parziale) della struttura fu proprio la necessità di avversare l’idea del sito unico. La realizzazione della struttura fu finanziata in parte con fondi regionali (che poi, in corso d’opera, andarono in parte anche a Santarcangelo, sottraendo risorse utili al completamento della struttura stessa) e per altra parte (urbanizzazione etc) fu legata ad una lottizzazione privata che prevedeva la costruzione di circa settecento alloggi. La crisi del mercato immobiliare fece desistere i lottizzanti privati, aggravando la situazione di incompletezza dell’opera che, per anni, è rimasta “cattedrale nel deserto”, riprendendo a “camminare” poco tempo addietro e soltanto in parte, non essendo sufficienti fondi per completarla tutta, con l’utilizzo dei ribassi.

In questi giorni, cosa è accaduto e cosa è cambiato?

E’ accaduto che in data 24.04.2020 i Commissari del Comune di Scanzano, con i poteri del consiglio comunale (organo di indirizzo politico), hanno adottato una delibera con la quale, sostanzialmente, si aderisce alla proposta di partenariato della Regione Basilicata relativo alla elaborazione e candidatura del progetto di completamento della “Città della Pace per i bambini in Basilicata”, al fine di destinarlo a centro di accoglienza dei migranti (cambiando, di fatto, la destinazione d’uso della struttura che, sebbene vincolata all’accoglienza, era però destinata ai bambini), e mettendo nella disponibilità della Regione Basilicata la struttura con comodato d’uso gratuito per dodici anni. Tale delibera segue una delibera di Giunta Regionale adottata addirittura il 09.04.2020 – e mi è bastato, immediatamente dopo aver appreso della delibera del Comune, andare sul sito della Regione per appurarlo – con la quale la stessa Regione, decideva di partecipare, mediante presentazione di un progetto, ad un avviso pubblico per la prevenzione ed il contrasto del lavoro irregolare e dello sfruttamento nel settore agricolo, ossia del fenomeno caporalato, finanziato con fondi del Piano Operativo Nazionale, autorizzando il Dirigente del Dipartimento Presidenza alla sottoscrizione ed al compimento di tutti gli atti necessari, fra cui la indispensabile e necessaria acquisizione di una partnership istituzionale e della disponibilità di un immobile sul quale realizzare i lavori per destinarlo ad accoglienza, entrambe (partnership ed immobile), come già detto, concesse dal Comune di Scanzano con la ridetta delibera del 24.04.2020. Questi i fatti.

Proviamo a fornire un’interpretazione su ciò che accadrà:  una volta ottenuto il finanziamento e completata l’opera in questione saranno accolti 150 migranti?

Francamente, leggendo in questi due ultimi giorni le carte, non ho trovato traccia di numeri. Non vorrei che si sia fatta un po’ di confusione con altro bando che riguarda il finanziamento a privati che vogliano ospitare migranti da impiegare in agricoltura in strutture private, bando utile a risolvere nell’immediato la carenza di strutture per l’ospitalità stagionale. Quel bando, che è diverso da quello cui ha partecipato od intende partecipare la Regione e che riguarda il comune di Scanzano, prevede sì un numero oscillante tra i 150 ed i 200 migranti.

In questi giorni molti cittadini, tra cui anche ex amministratori, hanno avanzato delle proposte per un utilizzo diverso della struttura a Terzo Cavone. Lei cosa ne pensa?

Penso che sia un esercizio di fantasia assolutamente inutile ipotizzare qualsivoglia destinazione diversa di quell’immobile. Ho letto varie idee di impiego della struttura a fini diversi dall’accoglienza, tutte, per carità, idee rispettabilissime e valide sotto il profilo contenutistico, ma irrealizzabili e destinate al libro dei sogni.

Addirittura?

Semplicemente perché quell’immobile ha un vincolo di destinazione. Mi spiego meglio. La Regione Basilicata finanziò in origine il progetto per la realizzazione della Città della Pace finalizzata all’accoglienza e non ad altro, quindi c’è un vincolo di destinazione. I soldi furono dati per quello. A titolo esemplificativo è come se un Comune (Scanzano od altro poco conta) presentasse un progetto alla Regione per realizzare un campo sportivo ed una volta ottenuto il finanziamento realizzasse invece una grande piazza od altra opera, esponendosi a conseguenze disastrose. Quindi tutto ciò che viene ipotizzato è irrealizzabile e questo, se possono non saperlo i semplici cittadini, non può non saperlo uno che ha amministrato. Oltre a questo aspetto, mi consenta di dire che mi ha fatto sorridere leggere la proposta di un ex amministratore in particolare, ma non per il contenuto della proposta stessa, lodevole e rivolta agli anziani, ma perché proveniente proprio da quel soggetto che sponsorizzando il deposito di scorie creò i presupposti e diede la stura al progetto della Città della Pace nato per resistere a quell’ipotesi. Della serie prima ha fatto il danno e poi, suonando il suo piffero magico, cerca di abbindolare ancora i cittadini in buona fede, facendo proposte da applausi che, però, sa essere irrealizzabili ed il cui vero fine è il populismo ed il consenso elettorale. Se proprio avessi dovuto viaggiare di fantasia a me sarebbe tanto piaciuto utilizzare quella struttura, vista la posizione strategica, a fini di ricettività turistica od a servizio di un macro attrattore turistico, riservando ad altri luoghi strutture per la realizzazione di RSA; che avevamo, peraltro, già individuato nel plesso della vecchia scuola chiusa, da abbattere e ricostruire mediante progetto di finanza, per il quale l’istruttoria era in itinere, e che sarebbe stata destinata in parte all’ospitalità di anziani e per altra parte ai diversamente abili, in pieno centro del paese e non in un ghetto periferico che nulla apporterebbe, peraltro, in termini economici al paese giacché a differenza di una struttura in paese che consentirebbe il contatto sociale ed anche un ritorno economico per le varie attività presso le quali si sarebbero potuti recare sia gli ospiti che i familiari che andavano a far loro visita”.

Mi faccia capire, al netto delle considerazioni: lei condivide o meno il progetto di accoglienza avviato dal Comune e dalla Regione?

“Faccio una premessa di carattere generale. Io personalmente, con riferimento alla questione immigrazione, ho sempre pensato che fosse più utile andare ad aiutare a casa loro i popoli vittime della fame e della guerra, sicché queste persone non abbiano bisogno di salire sui barconi e di recarsi in altri paesi. Credo che tutti, rifugiati politici vittime delle guerre ed immigrati economici vittime della fame, debbano avere la possibilità di vivere dignitosamente e di lavorare per guadagnarsi il pane a casa loro. D’altronde, lo stesso discorso vale per i nostri giovani lucani, troppo spesso costretti a lasciare con sofferenza la loro terra natia per cercare lavoro e fortuna altrove. Ritengo che tutti vorrebbero vivere dove sono nati se le condizioni sociali ed economiche lo permettessero. Ritengo, altresì, che costerebbe molto meno, oltre che in termini di vite per loro, anche  in termini economici per noi. Ma siccome il fenomeno immigrazione esiste, con riferimento ad esso mi sono sempre espresso in questi termini: “accoglienza si, ma con misura e con dignità”, ripudiando ogni forma di concentramento delle persone in grandi numeri, spesso in condizioni disumane e prive di dignità sia per i territori ospitanti che per gli stessi migranti. Detto ciò, pur non volendo eludere la risposta alla sua domanda, devo precisare che non conoscendo bene i contenuti del progetto relativo a Scanzano che vede la Regione Basilicata capofila, non posso esprimermi compiutamente”.

 

Va bene le considerazioni, ma andiamo sul pratico. Quando avete amministrato voi cosa avete fatto in concreto?

“Posso soltanto, proprio per non eludere la domanda, fare delle ipotesi che, peraltro, sono frutto di tutti quei contenuti emersi e delle discussioni fatte durante i vari incontri ed i vari tavoli tenutisi in Regione e nelle due Prefetture di Potenza e Matera, dove eravamo stati convocati assieme agli altri comuni per discutere dell’emergenza accoglienza. In dette occasioni abbiamo sempre fermamente avversato ipotesi e proposte (pure avanzate da organi ed enti sovraordinati e che sembravano quasi imposizioni) che vedevano il nostro comune, ed in particolare la incompiuta struttura di Terzo Cavone, oggetto di attenzioni per la realizzazione di CARA, HUB, trasferimento dei migranti della Felandina etc. etc., ossia proprio di quelle odiose strutture di concentramento ove ricoverare, al pari delle pecore, i migranti, mentre abbiamo mostrato apertura, relativamente a strutture complesse, centri polifunzionali, ove più che di accoglienza si parlava di ospitalità, per contrastare il fenomeno del caporalato. L’idea di fondo, da affinare, era la seguente: Ospitare migranti regolari, cioè in possesso di regolare permesso di soggiorno, che pagassero un fitto per vitto ed alloggio, ed una tariffa per il trasporto nei campi. Ma ovviamente ciò non bastava a sconfiggere il fenomeno dell’intermediazione di lavoro illecita (caporalato), per cui queste strutture, oltre a fornire ospitalità ai migranti dovevano contenere luoghi fisici (stanze, uffici) ove allocare tutte le sigle sindacali agricole che avrebbero dovuto offrire supporto a migranti perché non si facessero sfruttare e fossero edotti dei loro diritti (in particolare paghe a tariffa sindacale), senza intermediari; a ciò andava aggiunto uno sportello del centro per l’impiego (o un organismo equipollente) ove offerta di lavoro (non solo di migranti ma anche di cittadini italiani) e richiesta di manodopera da parte degli imprenditori agricoli trovassero un punto di incontro. A tanto aggiungere in queste strutture, che dovevano fungere da contenitore, anche dei luoghi ove svolgere corsi di formazione per il lavoro in agricoltura nonché seminari di interscambio culturale e colturale, con la supervisione della Università (UNIBAS), per apprendere e scambiarsi tecniche di coltivazione di prodotti agricoli tra varie nazioni del mondo. Non è un mistero, infatti, che a causa dei cambiamenti climatici, oggi, il nostro clima, favorisca colture in loco che prima erano inimmaginabile (ad esempio frutti esotici quali il mango, il frutto della passione etc. etc.). Senza nascondere che la presenza dell’UNIBAS avrebbe aperto, magari, la strada o sarebbe comunque stata una opportunità per avere una sede universitaria della facoltà di agraria, e/o laboratori della stessa, sul territorio. Altro innegabile vantaggio per il territorio ci sarebbe stato in termini economici, data la necessità di forza lavoro e fornitura di servizi e di merci e materiali, così come un vantaggio sarebbe stato per tutti quegli italiani che soffrono una sorta di concorrenza sleale degli immigrati che si prestano a lavorare sottopagati. Eh si, perché non è vero che gli italiani non vogliono andare nei campi, è piuttosto vero che non vogliono andarci sottopagati. Far conoscere i propri diritti ai migranti regolari e sottrarli alle grinfie dei loro aguzzini caporali, facendogli capire che devono essere pagati secondo tariffa, consentirebbe agli italiani di non subire una concorrenza sleale che certamente li penalizza. Non so se sono stato chiaro. Orbene, ribadendo che non conosco compiutamente, al momento, il progetto che riguarda scanzano, posso concludere soltanto dicendo che se rientra nell’ipotesi del concentramento mi trova fermamente contrario, mentre se si verte nell’ipotesi di una struttura complessa e polifunzionale come appena descritta, troverebbe da parte del sottoscritto, abituato da sempre ad essere coerente, una apertura. Rinvio questo giudizio al momento in cui se ne saprà di più e si conosceranno i contenuti ed i contorni di questo progetto”.

 

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