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Emergenza Coronavirus, Bardi emana l’ordinanza n. 20

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Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha emanato l’ordinanza n. 20 del 29 aprile 2020, contenente ulteriori misure di contrasto e prevenzione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

“Ferme restando le misure statali e regionali già vigenti di contenimento del rischio sanitario” l’ordinanza obbliga chi arriva in Basilicata da altre regioni, anche se asintomatico, “a comunicare la propria presenza al proprio medico di base, al pediatra o al numero verde istituito dalla Regione 800996688”. Oltre all’obbligo della comunicazione c’è anche quello di ,mettersi in isolamento fiduciario presso la propria abitazione o in un altro luogo indicato come domicilio per quattordici giorni. In questo periodo sono vietati i contatti sociali, spostamenti o viaggi. Chi proviene da fuori regione, inoltre, è sottoposto a tampone. La permanenza domiciliare termina con l’acquisizione del risultato negativo del tempone, mentre la persona risultata positiva sarà presa in carico dalle unità sanitarie speciali Covid-19 e sarà in permanenza domiciliare.

Queste disposizioni non si applicano “in ragione di comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute, nonché ai soggetti che facciano ingresso in Basilicata in ragione di spostamenti funzionali allo svolgimento delle attività inerenti gli Organi Costituzionali, di funzioni pubbliche anche di natura elettiva, comprese quelle inerenti gli incarichi istituzionali”.

L’ordinanza è pubblicata sull’edizione speciale del Bur n. 41 e sul sito istituzionale della Regione Basilicata.

Covid-19, Regione estende indagine epidemiologica

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Nei prossimi giorni un campione statistico significativo, composto dai residenti di Tricarico, Irsina e Grassano, verrà sottoposto a tampone e a test per la ricerca di anticorpi IgM e IgG

 Proseguirà nei comuni di Tricarico, Irsina e in parte del territorio di Grassano lo screening epidemiologico già effettuato a Moliterno, dove ai residenti sono stati eseguiti 1004 tamponi per l’infezione da Covid-19 e altrettanti test sierologici per la ricerca di anticorpi IgM e IgG. In questo modo, oltre ai soggetti positivi asintomatici o paucisintomatici, sarà possibile riscontare casi negativi che presentano un aumento degli anticorpi legato a un precedente contagio che non ha prodotto sintomi clinici.

 Lo rendono noto l’assessore alla Salute e Politiche sociali, Rocco Leone, e il direttore generale del dipartimento regionale e coordinatore della task force, Ernesto Esposito.

 L’iniziativa, approvata dalla giunta regionale nella seduta di ieri, consentirà di comprendere l’evoluzione del contagio nelle singole comunità, attraverso un campione statisticamente significativo includente almeno il 50 per cento dei nuclei familiari presenti in ciascun comune.

Diga Montecotugno, Rosa: si lavora per superare le criticità ereditate

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Al via i lavori di adeguamento grazie alla determinazione della giunta Bardi

 

Aumentare la capacità di invaso e raggiungere il pieno utilizzo della diga di Montecotugno.  La giunta regionale ha riprogrammato fondi europei del Po Fesr-Fsc, pari a 2.885.000 euro, per finanziare opere edili su manufatti esistenti e il ripristino degli impianti elettrici. 

La decisione dell’esecutivo lucano supera lo stallo creatosi a seguito di quanto accaduto nella scorsa legislatura che ha determinato la perdita dei fondi stanziati dal ministero dell’Agricoltura. L’attività burocratica per un eventuale recupero di detti stanziamenti confligge con l’urgenza dei lavori da eseguire.  

“Da un punto di vista prettamente tecnico – spiega l’assessore all’Ambiente ed Energia, Gianni Rosa, che ha proposto la delibera – esiste un problema sull’utilizzo delle paratoie degli scarichi di fondo e di mezzofondo, che potevano operare esclusivamente tramite un generatore di emergenza. In relazione a tutto ciò la Direzione generale per le dighe del ministero ha imposto una riduzione di capacità dell’invaso. Cosa inaccettabile. Con il nostro intervento potranno essere realizzate opere di manutenzione e ammodernamento che permetteranno di accumulare l’acqua nell’entità massima prevista”.

A tal proposito l’assessore alle Politiche agricole e forestali, Francesco Fanelli, ha espresso soddisfazione per il provvedimento che permetterà di “meglio utilizzare la diga e poter programmare serenamente l’utilizzo dell’acqua in favore dell’agricoltura nei periodi estivi”.

L’INTERVISTA. L’ex sindaco Ripoli su “Città della Pace”

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Alla luce degli ultimi accadimenti, la “Città della Pace” voluta dalla compianta Betty Williams come risposta alla scellerata idea di fare a Terzo Cavone (Scanzano Jonico) il deposito unico delle scorie nucleari, muterà la sua originaria destinazione pur restando le nuove finalità meritevoli di considerazioni di valore. Tuttavia, la nuova prospettiva, cioè destinare l’immobile ai lavoratori vittime del caporalato e dello sfruttamento, non sembra convincere la politica e più in generale il civismo cittadino. In epoca di lockdown, a voler  consultare il “termometro” dei social network i pareri sono contrastanti, e tantissimi utenti, cittadini di Scanzano, hanno espresso perplessità e allo stesso tempo invocato maggiore coinvolgimento nelle decisioni. Non sono mancate anche le posizioni di ex amministratori. La strada del silenzio “social” è stata quella scelta dall’ex sindaco Raffaello Ripoli che è stato ascoltato telefonicamente sulla vicenda.

E’ opportuno dire che l’attuale situazione di “vacanza” amministrativa dovuta allo scioglimento del Consiglio comunale ha fatto sì che la delibera che dà il nuovo corso al progetto Città della Pace ha colto la città di sorpresa compresi gli stessi rappresentanti istituzionali a livello regionale che sono apparsi, dalle prime dichiarazioni apparse sui social, quasi estranei alla decisione della Regione.

E l’ex sindaco?

 Avvocato Ripoli, cosa ne pensa della delibera adottata dai commissari relativamente alla destinazione della città della pace?

“Preliminarmente intendo evidenziare, senza mezzi termini, che tale decisione, comportando inevitabilmente delle conseguenze sul territorio comunale, positive o negative che siano, va inquadrata in un’ottica squisitamente politica e strategica per il territorio stesso e, come tale, non poteva certamente essere adottata da commissari bensì da organi politici democraticamente eletti dal popolo e che con il popolo avrebbero preventivamente dovuto confrontarsi al fine di condividerla o meno. Ora non ci si meravigli per la reazione del popolo che vive tale decisione e tale scelta strategica come un’imposizione dall’alto”.

Avvocato, andiamo nel merito della questione?

Prima di entrare nel merito della questione e senza dietrologia politica ed ideologica, al solo fine di ricostruire i fatti e lasciando ad ognuno la libertà di giudizio sull’accaduto, è opportuno ripercorrere le tappe che hanno portato alla odierna situazione. La struttura di Terzo Cavone è legata ad un progetto di accoglienza di bambini promosso dalla compianta Betty Williams che risale all’epoca Iacobellis,  per resistere ed avversare il noto progetto di allocazione del deposito unico di scorie nucleari risalente all’epoca Altieri. Detto in altri termini, ciò che creò i presupposti e diede la “stura” alla Città della Pace ed alla realizzazione (parziale) della struttura fu proprio la necessità di avversare l’idea del sito unico. La realizzazione della struttura fu finanziata in parte con fondi regionali (che poi, in corso d’opera, andarono in parte anche a Santarcangelo, sottraendo risorse utili al completamento della struttura stessa) e per altra parte (urbanizzazione etc) fu legata ad una lottizzazione privata che prevedeva la costruzione di circa settecento alloggi. La crisi del mercato immobiliare fece desistere i lottizzanti privati, aggravando la situazione di incompletezza dell’opera che, per anni, è rimasta “cattedrale nel deserto”, riprendendo a “camminare” poco tempo addietro e soltanto in parte, non essendo sufficienti fondi per completarla tutta, con l’utilizzo dei ribassi.

In questi giorni, cosa è accaduto e cosa è cambiato?

E’ accaduto che in data 24.04.2020 i Commissari del Comune di Scanzano, con i poteri del consiglio comunale (organo di indirizzo politico), hanno adottato una delibera con la quale, sostanzialmente, si aderisce alla proposta di partenariato della Regione Basilicata relativo alla elaborazione e candidatura del progetto di completamento della “Città della Pace per i bambini in Basilicata”, al fine di destinarlo a centro di accoglienza dei migranti (cambiando, di fatto, la destinazione d’uso della struttura che, sebbene vincolata all’accoglienza, era però destinata ai bambini), e mettendo nella disponibilità della Regione Basilicata la struttura con comodato d’uso gratuito per dodici anni. Tale delibera segue una delibera di Giunta Regionale adottata addirittura il 09.04.2020 – e mi è bastato, immediatamente dopo aver appreso della delibera del Comune, andare sul sito della Regione per appurarlo – con la quale la stessa Regione, decideva di partecipare, mediante presentazione di un progetto, ad un avviso pubblico per la prevenzione ed il contrasto del lavoro irregolare e dello sfruttamento nel settore agricolo, ossia del fenomeno caporalato, finanziato con fondi del Piano Operativo Nazionale, autorizzando il Dirigente del Dipartimento Presidenza alla sottoscrizione ed al compimento di tutti gli atti necessari, fra cui la indispensabile e necessaria acquisizione di una partnership istituzionale e della disponibilità di un immobile sul quale realizzare i lavori per destinarlo ad accoglienza, entrambe (partnership ed immobile), come già detto, concesse dal Comune di Scanzano con la ridetta delibera del 24.04.2020. Questi i fatti.

Proviamo a fornire un’interpretazione su ciò che accadrà:  una volta ottenuto il finanziamento e completata l’opera in questione saranno accolti 150 migranti?

Francamente, leggendo in questi due ultimi giorni le carte, non ho trovato traccia di numeri. Non vorrei che si sia fatta un po’ di confusione con altro bando che riguarda il finanziamento a privati che vogliano ospitare migranti da impiegare in agricoltura in strutture private, bando utile a risolvere nell’immediato la carenza di strutture per l’ospitalità stagionale. Quel bando, che è diverso da quello cui ha partecipato od intende partecipare la Regione e che riguarda il comune di Scanzano, prevede sì un numero oscillante tra i 150 ed i 200 migranti.

In questi giorni molti cittadini, tra cui anche ex amministratori, hanno avanzato delle proposte per un utilizzo diverso della struttura a Terzo Cavone. Lei cosa ne pensa?

Penso che sia un esercizio di fantasia assolutamente inutile ipotizzare qualsivoglia destinazione diversa di quell’immobile. Ho letto varie idee di impiego della struttura a fini diversi dall’accoglienza, tutte, per carità, idee rispettabilissime e valide sotto il profilo contenutistico, ma irrealizzabili e destinate al libro dei sogni.

Addirittura?

Semplicemente perché quell’immobile ha un vincolo di destinazione. Mi spiego meglio. La Regione Basilicata finanziò in origine il progetto per la realizzazione della Città della Pace finalizzata all’accoglienza e non ad altro, quindi c’è un vincolo di destinazione. I soldi furono dati per quello. A titolo esemplificativo è come se un Comune (Scanzano od altro poco conta) presentasse un progetto alla Regione per realizzare un campo sportivo ed una volta ottenuto il finanziamento realizzasse invece una grande piazza od altra opera, esponendosi a conseguenze disastrose. Quindi tutto ciò che viene ipotizzato è irrealizzabile e questo, se possono non saperlo i semplici cittadini, non può non saperlo uno che ha amministrato. Oltre a questo aspetto, mi consenta di dire che mi ha fatto sorridere leggere la proposta di un ex amministratore in particolare, ma non per il contenuto della proposta stessa, lodevole e rivolta agli anziani, ma perché proveniente proprio da quel soggetto che sponsorizzando il deposito di scorie creò i presupposti e diede la stura al progetto della Città della Pace nato per resistere a quell’ipotesi. Della serie prima ha fatto il danno e poi, suonando il suo piffero magico, cerca di abbindolare ancora i cittadini in buona fede, facendo proposte da applausi che, però, sa essere irrealizzabili ed il cui vero fine è il populismo ed il consenso elettorale. Se proprio avessi dovuto viaggiare di fantasia a me sarebbe tanto piaciuto utilizzare quella struttura, vista la posizione strategica, a fini di ricettività turistica od a servizio di un macro attrattore turistico, riservando ad altri luoghi strutture per la realizzazione di RSA; che avevamo, peraltro, già individuato nel plesso della vecchia scuola chiusa, da abbattere e ricostruire mediante progetto di finanza, per il quale l’istruttoria era in itinere, e che sarebbe stata destinata in parte all’ospitalità di anziani e per altra parte ai diversamente abili, in pieno centro del paese e non in un ghetto periferico che nulla apporterebbe, peraltro, in termini economici al paese giacché a differenza di una struttura in paese che consentirebbe il contatto sociale ed anche un ritorno economico per le varie attività presso le quali si sarebbero potuti recare sia gli ospiti che i familiari che andavano a far loro visita”.

Mi faccia capire, al netto delle considerazioni: lei condivide o meno il progetto di accoglienza avviato dal Comune e dalla Regione?

“Faccio una premessa di carattere generale. Io personalmente, con riferimento alla questione immigrazione, ho sempre pensato che fosse più utile andare ad aiutare a casa loro i popoli vittime della fame e della guerra, sicché queste persone non abbiano bisogno di salire sui barconi e di recarsi in altri paesi. Credo che tutti, rifugiati politici vittime delle guerre ed immigrati economici vittime della fame, debbano avere la possibilità di vivere dignitosamente e di lavorare per guadagnarsi il pane a casa loro. D’altronde, lo stesso discorso vale per i nostri giovani lucani, troppo spesso costretti a lasciare con sofferenza la loro terra natia per cercare lavoro e fortuna altrove. Ritengo che tutti vorrebbero vivere dove sono nati se le condizioni sociali ed economiche lo permettessero. Ritengo, altresì, che costerebbe molto meno, oltre che in termini di vite per loro, anche  in termini economici per noi. Ma siccome il fenomeno immigrazione esiste, con riferimento ad esso mi sono sempre espresso in questi termini: “accoglienza si, ma con misura e con dignità”, ripudiando ogni forma di concentramento delle persone in grandi numeri, spesso in condizioni disumane e prive di dignità sia per i territori ospitanti che per gli stessi migranti. Detto ciò, pur non volendo eludere la risposta alla sua domanda, devo precisare che non conoscendo bene i contenuti del progetto relativo a Scanzano che vede la Regione Basilicata capofila, non posso esprimermi compiutamente”.

 

Va bene le considerazioni, ma andiamo sul pratico. Quando avete amministrato voi cosa avete fatto in concreto?

“Posso soltanto, proprio per non eludere la domanda, fare delle ipotesi che, peraltro, sono frutto di tutti quei contenuti emersi e delle discussioni fatte durante i vari incontri ed i vari tavoli tenutisi in Regione e nelle due Prefetture di Potenza e Matera, dove eravamo stati convocati assieme agli altri comuni per discutere dell’emergenza accoglienza. In dette occasioni abbiamo sempre fermamente avversato ipotesi e proposte (pure avanzate da organi ed enti sovraordinati e che sembravano quasi imposizioni) che vedevano il nostro comune, ed in particolare la incompiuta struttura di Terzo Cavone, oggetto di attenzioni per la realizzazione di CARA, HUB, trasferimento dei migranti della Felandina etc. etc., ossia proprio di quelle odiose strutture di concentramento ove ricoverare, al pari delle pecore, i migranti, mentre abbiamo mostrato apertura, relativamente a strutture complesse, centri polifunzionali, ove più che di accoglienza si parlava di ospitalità, per contrastare il fenomeno del caporalato. L’idea di fondo, da affinare, era la seguente: Ospitare migranti regolari, cioè in possesso di regolare permesso di soggiorno, che pagassero un fitto per vitto ed alloggio, ed una tariffa per il trasporto nei campi. Ma ovviamente ciò non bastava a sconfiggere il fenomeno dell’intermediazione di lavoro illecita (caporalato), per cui queste strutture, oltre a fornire ospitalità ai migranti dovevano contenere luoghi fisici (stanze, uffici) ove allocare tutte le sigle sindacali agricole che avrebbero dovuto offrire supporto a migranti perché non si facessero sfruttare e fossero edotti dei loro diritti (in particolare paghe a tariffa sindacale), senza intermediari; a ciò andava aggiunto uno sportello del centro per l’impiego (o un organismo equipollente) ove offerta di lavoro (non solo di migranti ma anche di cittadini italiani) e richiesta di manodopera da parte degli imprenditori agricoli trovassero un punto di incontro. A tanto aggiungere in queste strutture, che dovevano fungere da contenitore, anche dei luoghi ove svolgere corsi di formazione per il lavoro in agricoltura nonché seminari di interscambio culturale e colturale, con la supervisione della Università (UNIBAS), per apprendere e scambiarsi tecniche di coltivazione di prodotti agricoli tra varie nazioni del mondo. Non è un mistero, infatti, che a causa dei cambiamenti climatici, oggi, il nostro clima, favorisca colture in loco che prima erano inimmaginabile (ad esempio frutti esotici quali il mango, il frutto della passione etc. etc.). Senza nascondere che la presenza dell’UNIBAS avrebbe aperto, magari, la strada o sarebbe comunque stata una opportunità per avere una sede universitaria della facoltà di agraria, e/o laboratori della stessa, sul territorio. Altro innegabile vantaggio per il territorio ci sarebbe stato in termini economici, data la necessità di forza lavoro e fornitura di servizi e di merci e materiali, così come un vantaggio sarebbe stato per tutti quegli italiani che soffrono una sorta di concorrenza sleale degli immigrati che si prestano a lavorare sottopagati. Eh si, perché non è vero che gli italiani non vogliono andare nei campi, è piuttosto vero che non vogliono andarci sottopagati. Far conoscere i propri diritti ai migranti regolari e sottrarli alle grinfie dei loro aguzzini caporali, facendogli capire che devono essere pagati secondo tariffa, consentirebbe agli italiani di non subire una concorrenza sleale che certamente li penalizza. Non so se sono stato chiaro. Orbene, ribadendo che non conosco compiutamente, al momento, il progetto che riguarda scanzano, posso concludere soltanto dicendo che se rientra nell’ipotesi del concentramento mi trova fermamente contrario, mentre se si verte nell’ipotesi di una struttura complessa e polifunzionale come appena descritta, troverebbe da parte del sottoscritto, abituato da sempre ad essere coerente, una apertura. Rinvio questo giudizio al momento in cui se ne saprà di più e si conosceranno i contenuti ed i contorni di questo progetto”.

 

Città della Pace, la posizione del PD cittadino sulla vicenda

in Politica

Partiamo da un presupposto fondamentale: destinare una struttura all’accoglienza di immigrati lavoratori stagionali come misura anticaporalato non può che essere a beneficio della comunità scanzanese, non fosse altro che per il fine nobile di tale iniziativa.
Posto questo, sottolineando positivamente il nostro stupore per la linea che la Regione intende seguire, che è un dato di fatto è a trazione leghista (partito che vediamo di solito contrastare tutto ciò che riguarda immigrazione e accoglienza) è altresì doveroso segnalare alcune anomalie in merito a tale questione. In primis, è lecito l’interrogativo che molti si stanno ponendo in queste ore, ossia: che ne è stato del progetto iniziale di accogliere i bambini vittime dei conflitti? Che ne è stato del sogno della compianta Betty Williams? Come si è arrivati dall’accoglienza dei bambini all’accoglienza dei lavoratori stagionali? È questo che ci lascia perplessi.
Non è possibile tornare alla prima finalità che era stata pensata per questa struttura? E che ne sarà dell’Abitazione della Pace, ovvero la struttura realizzata sul progetto dell’architetto Cucinella, che sembra sia conclusa? Non è auspicabile sperimentare una prima fase di accoglienza con i numeri ridotti dell’Abitazione, propedeutica a quella che sarà fatta nella Città della Pace tra qualche anno?
Siamo però fiduciosi che la Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata saprà fare un ottimo lavoro a vantaggio del territorio e di coloro i quali verranno accolti, affinché possano godere di un futuro più dignitoso nella nostra terra.
Rileviamo, inoltre, che su tematiche così importanti, la comunità scanzanese continua a non essere ascoltata. Non condividiamo la linea delle tre commissarie, espressione di una chiara volontà di deliberare senza interpellare in alcun modo la cittadinanza interessata da talune misure.
Stia tranquillo il consigliere Cariello: il nostro partito ha idee chiare su questa tematica e non porrà mai muri a priori secondo pratiche populistiche che non gli appartengono! Gli slogan “prima gli scanzanesi”, “prima i lucani” e “prima gli italiani” non ci appartengono. Per noi, ben venga ogni iniziativa che possa creare occupazione e possa aiutare le persone, al di là della loro provenienza etnica. Ovviamente, vigileremo affinché tutto ciò possa avvenire per il meglio!
Il Circolo PD di Scanzano Jonico

Tursi, allagamenti: comune diffida Consorzio di bonifica e Regione Basilicata

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Con una nota protocollata ed inviata ieri al Consorzio di Bonifica della Basilicata ed alla Regione, nelle persone del Governatore Vito Bardi e dell’Assessore alle Politiche Agricole e Forestali Francesco Fanelli, il Sindaco di Tursi, prof. Salvatore Cosma ha fatto sentire il grido di aiuto degli agricoltori del proprio territorio dopo che nella giornata di ieri, a seguito delle abbondanti piogge, si sono verificati allagamenti nei terreni e smottamenti lungo la statale Sinnica.

Nella nota il primo cittadino ha fatto riferimento ai lavori di prolungamento di un canale consortile situato in località Canala per il ripristino dell’officiosità idraulica, approvati dall’Ente regionale nell’Aprile del 2019 e mai realizzati dal Consorzio di Bonifica oltre alla consueta mancata pulizia dei canali di scolo da parte dello stesso.

A distanza di un anno, nulla è stato fatto per salvaguardare il comparto agricolo tursitano che ormai si trova in mezzo a due paradossi: o si assiste ad una crisi idrica per mancanza di piogge oppure quando queste si verificano, non avendo modo per defluire in maniera consona, allagano le piantagioni causando danni irreparabili.

Alla luce di questi ultimi episodi in ordine di tempo, il Sindaco ha diffidato il Consorzio di Bonifica e la Regione Basilicata ed entro cinque giorni a far data da ieri, gli interventi sopra descritti altrimenti è pronto a dar corso alle azioni più opportune, anche in sede giudiziaria, per tutelare i propri agricoltori che con tanti sacrifici, quotidianamente cercano di mandare avanti il settore primario che è ancora il cardine dell’economia della Città di Pierro.

Bardi: Insieme ce la faremo (VIDEO)

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Emergenza Coronavirus: Videomessaggio del Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi

Emergenza Coronavirus: Videomessaggio del Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi

Posted by Giunta Regionale di Basilicata on Sunday, March 22, 2020

 

Conto corrente dedicato della Regione Basilicata (IBAN IT19Q0542404297000000000382 della Banca Popolare di Bari intestato a “Regione Basilicata” – causale: donazione emergenza Coronavirus), attraverso il quale chiunque può offrire il proprio contributo, con una donazione, per sostenere gli sforzi del servizio sanitario regionale e consentire l’acquisto di dispositivi medici. Sono le iniziative che la Regione Basilicata, attraverso l’ufficio stampa della Giunta, ha messo in atto per contribuire alla gestione dell’emergenza Coronavirus.

LA LETTERA. Bardi scrive a Conte e Lamorgese.

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 Ai lucani in Lombardia, Bardi: “Se avete a cuore la vostra salute e quella dei vostri cari non tornate in Basilicata”

 

“Signor Presidente del Consiglio, signor Ministro,

è di pochi minuti fa la notizia che il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha chiuso per motivi precauzionali ulteriori attività produttive. Questa è una scelta che mi sento di condividere, ma Le devo dire con franchezza che questo tipo di ordinanza pone dei serissimi problemi al precario equilibrio che da tempo abbiamo messo in campo per combattere questo terribile virus.

Il mio appello va innanzitutto alle autorità di governo.

 

Si prendano tutte le misure per impedire che una possibile e probabile ondata di lavoratori provenienti dalla Lombardia venga senza nessun controllo nelle nostre città.

Questo provocherebbe un probabile allargamento del virus nelle nostre popolazioni. Il secondo appello che mi sento di fare ai lucani che per motivi di lavoro sono in Lombardia: vi prego, se avete a cuore la vostra salute e quella dei vostri cari, di rimanere dove siete e di non tornare qui.

Allo stato non vi sono altre alternative.

Nel frattempo chiederò ai Prefetti di Potenza e Matera di attuare tutte le procedure previste dalla legge per il riconoscimento di quanti provengono da queste zone.

Vito Bardi”.

Policoro. Mascia (VIDEO) su emergenza Coronavirus: “Esercito nel Metapontino”

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Emergenza Coronavirus: aggiornamento del 20 marzo.

Posted by Mascia Sindaco di Policoro on Friday, March 20, 2020

Il 20 Marzo 2020 attraverso un video-messaggio, il sindaco di Policoro, Enrico Mascia ha riferito di aver chiesto alle competenti autorità l’intervento dell’Esercito.

“Creare un presidio permanente nelle porte di accesso a levante e ponente sulla SS106 Jonica, importante asse viario accesso dalle vicine regioni, Puglia e Calabria.

La fascia del Metapontino che ad oggi risulta esente da contagio, tale deve rimanere”.

Infine, il primo cittadino torna a ripetere: “Restare a casa”.

Covid-19, Leone (VIDEO): “A Matera, Potenza e Venosa pronti 234 posti letto”

in Politica

Il componente del governo regionale annuncia l’arrivo di 10 mila test diagnostici rapidi ed evidenzia che tra l’ospedale ‘Madonna delle Grazie’ e il ‘San Carlo’ sono disponibili 64 posti in rianimazione che possono diventare 90 in caso di necessità

In questo video spiego cosa stiamo facendo, cosa abbiamo predisposto ed il perché di alcune scelte.

Posted by Rocco Luigi Leone on Wednesday, March 18, 2020

“Abbiamo a disposizione 94 posti letto all’ospedale ‘Madonna delle Grazie’ di Matera, 40 al San Carlo di Potenza e 100 all’Ospedale di Venosa per il ricovero di pazienti affetti da Coronavirus che non presentano ulteriori complicazioni. Per la terapia intensiva possiamo contare su 64 posti, che possono diventare 90 in caso di necessità. Le altre terapie intensive presenti in Basilicata dovranno essere a disposizione di pazienti non affetti da Coronavirus”.

È quanto ha dichiarato oggi in un videomessaggio pubblicato sulla sua pagina facebook l’assessore regionale alla Salute e Politiche sociali, Rocco Leone, per fare chiarezza sulle ultime misure messe in campo dalla Regione per l’emergenza Covid-19.

“Sono in arrivo 10 mila test rapidi che verranno distribuiti tra Potenza e Matera, così da rendere anche la città dei Sassi sede per effettuare test per una diagnosi più celere. I test – ha proseguito – saranno estesi preliminarmente ai sanitari, medici e infermieri, e a chi vive in prima linea l’emergenza, come le forze dell’ordine e la polizia penitenziaria.

Ritengo necessario e doveroso – ha aggiunto Leone – fare chiarezza sulle strategie che la Regione Basilicata, attraverso il lavoro incessante della task force, sta mettendo in atto in questo momento per fronteggiare l’epidemia del Coronavirus. Sulla scelta di Venosa, c’è da chiarire che occorreva individuare strutture senza altri ammalati, per evitare il rischio contaminazione. In questa logica, quella struttura era la più idonea, tanto che gli ammalati presenti sono già stati tutti trasferiti, in totale sicurezza, in altre sedi.

Non era idonea la struttura di Stigliano, dove si trova l’Hospice e dove non possono convivere malati oncologici con pazienti affetti da patologie infettive. Così come non era idonea Tinchi, perché ci sono i lavori in corso e passerebbero mesi prima di rendere agibile la struttura, dotandola anche di impianti per la respirazione artificiale: sarebbe più facile attrezzare un ospedale da campo”.

L’assessore Leone si è poi soffermato sulle sollecitazioni giunte da alcuni primi cittadini: “Molti sindaci hanno proposto alcuni ospedali dei loro territori, altri invece hanno contestato le scelte fatte sui loro territori. A tutti loro ricordo che l’ammalato è un individuo a cui vanno garantiti il massimo rispetto, la necessaria competenza e cure adeguate. E, a proposito di rispetto e cure adeguate, occorre sottolineare che la rianimazione non può essere estesa altrove perché in Basilicata abbiamo carenza di anestesisti, nonostante i tanti avvisi emanati dalle aziende sanitarie. Questa figura professionale, indispensabile per il reparto di rianimazione, è merce rara”.

Il componente del governo regionale, nel suo messaggio, ha fatto un passaggio sui dati, rapportando la situazione lucana a quella della Lombardia: “Noi stiamo lavorando pensando allo scenario più pessimistico, mediante il confronto tra ciò che accade in Lombardia e quello che stiamo vivendo in Basilicata, pur considerando il tasso di popolazione. Tuttavia, dobbiamo ricordare che nella regione del nord si è intervenuti in totale emergenza per contrastare un fenomeno già diffuso, mentre in Basilicata, come nelle altre Regioni del Mezzogiorno d’Italia, stiamo intervenendo già da diversi giorni, mettendo in campo misure restrittive e costringendo i cittadini a stare a casa. I dati diffusi in queste ore sono fisiologici. L’arrivo del Covid-19 nella nostra regione è consequenziale, come lo era il fatto che ci fossero dei casi accertati. Ma sono numeri che non ci devono spaventare perché siamo attrezzati per sconfiggere questa epidemia”. Infine, Leone ha ricordato che permane per i cittadini l’invito a rimanere a casa, così come sono valide tutte le restrizioni indicate nei provvedimenti del presidente Bardi.

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