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Economia - page 10

Grow! A Matera si è parlato di Infrastrutture con il ministro Centinaio: “Chi se ne frega della Tav”

in Economia

“Se con i soldi che Toninelli risparmia per la Tav decide di investire sulle infrastrutture nel Mezzogiorno e mi permette di arrivare così al Sud più velocemente:  chi se ne frega della Tav”,

così il ministro Gian Marco Centinaio nel suo intervento conclusivo, questa mattina a Matera,  al Grow, l’action tank di Agrinsieme”, non ha fatto mancare,  in sintonia con il clima di governo nazionale, la stilettata quotidiana ai colleghi di governo del Movimento Cinque Stelle.

Le carenze infrastrutturali e le difficoltà legate all’Export sono stati i temi al centro del confronto di questa mattina le cui conclusioni sono state affidate al ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.

Lo studio del Nomisma ha svelato le dimensioni dell’insufficienza infrastrutturale che coinvolge in particolare il Mezzogiorno: se la media nazionale di autostrade su cui le aziende possono contare è di 23 km ogni 1000 kmq, in Basilicata il dato è di 3 km/ 1000kmq, 8 invece il dato del Molise.

Anche la dotazione di reti ferroviarie, al Sud risulta molto ridotta rispetto al Nord e anche in questo caso i numeri sono impietosi.

Sul fronte delle infrastrutture immateriali, i dati sulla digitalizzazione sono leggermente più incoraggianti sebbene il Sud sia sempre dietro al Nord: accede ad internet il 78% delle famiglie nel Meridione contro l’84% di quelle del Nord.

Il rapporto riguardante la diffusione delle innovazioni tecnologiche nelle imprese vede il Sud al 26% e il Nord al 40%.

Il settore agroalimentare ne risente fortemente, ancor di più il Mezzogiorno in cui l’agroalimentare vale all’incirca 30 miliardi, di cui 7 di export.  La Spagna, stando all’export, consolida il suo primato rispetto all’Italia come leader di mercato per quanto riguarda l’olio di oliva (2,3 mld contro 1,2 mld dell’Italia. Non va meglio per gli agrumi, il divario è molto ampio: 3 mld di export per la Spagna contro i 239 milioni dell’Italia.

Le “lentezze” riguardanti l’export sono state poi segnalate dai produttori, infatti Andrea Badursi, direttore generale di Asso Fruit Italia, ha rappresentato le contraddizioni nella definizione dei dossier necessari per consentire ai prodotti italiani di approdare in mercati come la Cina. Badursi ha citato i recenti fatti di cronaca e il “No” dalla Cina alle arance bionde prodotte in tutto il Mezzogiorno, e il via libera invece, sempre da Pechino, a quelle rosse prodotte solo in Sicilia. Inoltre, la questione uva da tavola che vede l’Italia primo produttore in Europa ma la Spagna primo esportatore, una situazione paradossale determinata proprio dalla mancanza di dossier che riguardino l’uva da tavola italiana. Il ministro ha risposto alle sollecitazioni, assumendo l’impegno di portare nelle opportuni sedi le anomalie al fine di risolvere il problema. Centinaio ha inoltre fornito forti rassicurazioni sui rapporti stabiliti proprio con la Cina con il suo ministero di competenza.

Sono inoltre intervenuti Francesco Fanelli, assessore all’Agricoltura per la regione Basilicata, Ivano Vacondio, presidente Federalimentare, Ugo Patroni Griffi, presidente autorità Sistema portuale Mare Adriatico Meridionale, Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura, Dino Scanavino, presidente Cia – Agricoltori italiani, Giorgio Mercuri, presidente Alleanza Cooperative Agroalimentari, Franco Verrascina, coordinatore nazionale Agrinsieme e presidente Copagri, Francesco Battifarano, presiente Confragricoltura Basilicata e produttore di vino.

Infine, richieste di potenziamento del Porto di Taranto sono giunte dal mondo produttivo. Così come in numerosi interventi si è sottolineata l’importanza dello sviluppo della piattaforma logistica di Ferrandina a ridosso del porto di Taranto.

Il ministro Gian Marco Centinaio a Matera per Grow, l’action tank di Agrinsieme #staymet #gianlucapizzolla

Geplaatst door ilMetapontino.it op Donderdag 13 juni 2019

Da Bologna, Italia Ortofrutta – Unione  Nazionale: “Impossibile competere con i costi del lavoro dei principali players”.

in Economia

Dallo stesso tavolo, l’Unione candida proposte: “Quadro normativo ad hoc, formazione professionale, valorizzazione del prodotto ortofrutticolo”.

 

BOLOGNA. “Il fattore lavoro come elemento di competitività del settore” è stato il tema sviluppato venerdì scorso a Bologna da Italia Ortofrutta – Unione Nazionale che nella stessa occasione ha ricordato i cinquant’anni  di attività.

L’incontro – che è stata l’occasione per un’approfondita riflessione sul focus  collegato: “prezzo equo per l’agricoltore, valore etico per il consumatore” – ha visto la folta partecipazione dei rappresentanti delle Organizzazioni di produttori (OP) associate all’Unione, per la Basilicata c’erano Asso Fruit Italia e Terra della Luce.

Ai saluti del presidente di Italia Ortofrutta, Gennaro Velardo, ha fatto seguito l’ampia e dettagliata relazione introduttiva basata sui dati Italia Ortofrutta e Nomisma del direttore di Italia Ortofrutta, Vincenzo Falconi.

Falconi ha evidenziato come “il settore ortofrutticolo in Italia rappresenti il 26% dell’agricoltura nazionale, per un fatturato complessivo di 13,5 miliardi, mentre sono 900mila gli ettari di cui 350mila ortaggi e 550mila frutteti, il tutto per 23 milioni di tonnellate di ortofrutta”.

Falconi ha poi fatto uno zoom sulla domanda di lavoro, quantificando il fenomeno: “Il settore ortofrutticolo si caratterizza per una domanda di lavoro superiore rispetto ad altre produzioni, nel solo 2017 sono stati 1.97.007 gli occupati nel settore di cui il 57% al Sud, il 31 al Nord e il 12% al Centro”. E, ancora: “Se al costo del lavoro della fase agricola si somma quello delle operazioni di lavorazione e condizionamento in magazzino, si nota che il 40% del ricavo delle vendite di una OP sia destinato a remunerare il lavoro che è un costo incomprimibile”.

Il dato fornito di Falconi è stato poi interpretato in maniera sistematica con i numeri relativi al costo del lavoro nei paesi “competitor”:

“In Spagna il costo orario del lavoro è di 6,8 euro a fronte di 44 ore settimanali medie complessive, in Marocco addirittura di 1,0 euro all’ora per 48 ore di lavoro settimanali, in Italia invece 11, 1 euro di salario agricolo medio orario per 39 euro settimanali”.  Sul punto, Falconi ha così commentato: “la mancanza di redditività del settore ostacola gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, pilastri della competitività futura”, ha spiegato.

Le soluzioni proposte dal direttore  “Quadro normativo ad hoc per le grandi campagne di raccolta e per gestire i picchi di lavoro, programmazione nell’utilizzo dei flussi di lavoro, incentivi per le aziende che assumono con continuità e un approccio bonus/malus per la contribuzione Inail, oltre a interventi sul prezzo di vendita al fine di valorizzare il prodotto ortofrutticolo, rendere consapevole il consumatore e respingere con forza le politiche di vendita basate sul sottocosto”.

Ersilia Di Tullio, senior project Manager di Nomisma, ha sottolineato come: “l’ortofrutta, pur essendo uno dei settori di maggiore rilievo dell’agricoltura italiana sconti ancora un’eccessiva frammentazione produttiva che incide sulla competitività del comparto”.

Nel suo intervento, il presidente di Italia Ortofrutta, Gennaro Velardo, ha chiesto alle Istituzioni di prendere coscienza del fenomeno, alla luce del fatto che per i numeri forniti c’è un’oggettiva carenza di manodopera generale, anche extracomunitaria,  a cui si aggiunge la grave insufficienza della scarsa reperibilità di quella specializzata”. Inoltre, ha aggiunto Velardo: “Alle Istituzioni chiediamo di lavorare a norme che consentano di dare visibilità alla produzione, uno dei suggerimenti potrebbe essere quello di far apparire nei punti vendita il nome dei produttori o delle organizzazioni di produttori. Diversamente si è invisibili, pertanto è impossibile fare un discorso di valorizzazione”.

Alessandra Pesce, sottosegretario alle Politiche Agricole, ha annunciato che:  “Il Ministero metterà a punto un piano triennale per incentivare il maggior numero di aziende a recuperare un rapporto corretto con i lavoratori, anche attraversola semplificazione delle procedure burocratiche. Il tavolo ministeriale sul caporalato si riunirà il prossimo 5 giugno. Il sottosegretario, infine, nel riprendere uno degli spunti offerti da Italia Ortofrutta ha sottolineato:  “l’importanza della formazione della manodopera, premessa indispensabile per un settore più competitivo”.

Dopo gli interventi si è aperta la tavola rotonda con rappresentanze del mondo agricolo associato, grande distribuzione e le conclusioni dell’assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia Romagna,  Simona Caselli.

Zona economica speciale, firmato il decreto

in Economia

Il Ministro per il Sud Barbara Lezzi ha firmato oggi il Decreto che istituisce la Zona Economica Speciale interregionale Puglia-Basilicata, con snodo fondamentale il Porto di Taranto. A darne notizia con una nota ufficiale, il sindaco di Pisticci, Viviana Verri.
Si tratta di una notizia che attendevamo da alcune settimane, vista l’importanza di un provvedimento del genere per il rilancio della Valbasento: la costituzione della ZES, infatti, permetterà di rendere maggiormente appetibile la nostra area industriale per aziende e investitori impegnati nei settori industriali dell’agroalimentare, della chimica verde, della meccanica, oltre che costituire un importante incentivo per le piccole e medie imprese che già sono attive nella nostra zona industriale.

L’inserimento di circa duecento ettari dell’area industriale di Pisticci rappresenta un’importante risultato per la nostra Amministrazione che, a cavallo tra il 2017 e il 2018, chiese con forza alla Regione Basilicata di non escludere Pisticci dalla costituenda ZES che, originariamente, prevedeva solo le aree industriali di Ferrandina e Galdo di Lauria.

Tra gli incentivi previsti nelle aree industriali interessate dalla ZES appulo-lucana, oltre a detassazioni e semplificazioni amministrative, è prevista anche l’istituzione di un fondo di 300 milioni di euro per le imprese, la sospensione dell’IVA e importanti facilitazioni delle procedure burocratiche per tutte le aziende che vorranno insediarsi nella Zona Economica Speciale pisticcese.
La durata della ZES Jonica è di sette anni, prorogabili di ulteriori sette su eventuale richiesta delle Regioni.

Ora l’auspicio è che la ZES Jonica possa costituire l’occasione di concreto rilancio per l’area industriale di Pisticci Scalo e attragga aziende e imprese virtuose che permettano di lasciarci alle spalle un passato industriale legato al chimico e al petrolchimico.

Srl, in Basilicata aumentano gli addetti ma decresce il fatturato: la performace peggiore in Italia

in Economia

I Dati emersi dall’ “Osservatorio sui bilanci delle SRL” del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Dottori Commercialisti che analizza il trend 2015-2017

 

Dall’analisi geografica emerge un aumento degli addetti in Molise (+8,4%), mentre per quanto riguarda il fatturato i migliori risultati in Friuli Venezia Giulia (+9,1%), Emilia Romagna (+9%) e Trentino Alto Adige (+8,6%)

Le SRL italiane sono in salute: crescono gli addetti (+4,3%), il fatturato (+6,9%) e il valore aggiunto (+6,5%). In Basilicata gli addetti aumentano del +2,5%, ma il fatturato diminuisce del -7,5% (peggior performance nazionale)

I dati emergono dall’ “Osservatorio sui bilanci delle SRL” per il Triennio 2015-2017 realizzato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. Lo studio, che ha riguardato 620.155 Srl, propone un’elaborazione dei principali indicatori economici per provincia, ed ha confermato il trend emerso nell’autunno scorso (erano 413 mila le srl monitorate a fine ottobre 2018). Tra i settori, ottime performance dei trasporti (+8,3%) e del commercio (+8,1% per il 2017), seguiti dal comparto dei servizi professionali, finanziari e assicurativi (+6,7%).

Nel dettaglio, la quota di Srl che chiudono il bilancio in utile passa dal 69,1% del 2016 al 70,3% del 2017 (+1,2 punti percentuali), un po’ meno rispetto a quanto rilevato ad ottobre 2018 (+72,8%).Il ROE (Return on Equity), ovvero l’indice di redditività del capitale proprio, sale dall’8,5% del 2016 al 10,1% del 2017 (+1,6 punti percentuali), in linea con quanto rilevato ad ottobre 2018, mentre il ROI (Return on Investment), ovvero l’indice di redditività del capitale investito, passa dal 9,1% del 2016 al 12,0% del 2017 (+2,9 punti percentuali), manifestando una tendenza migliore rispetto a quella rilevata in autunno.

Soprattutto in relazione al valore aggiunto, sono le medie e grandi imprese a trainare la crescita (+5,9% e +9,9% rispettivamente l’incremento nel 2017), mentre le piccole crescono di meno (+3,1%) e le micro sono in calo (-0,9%). Una dinamica simile si riscontra per ciò che concerne le variazioni di fatturato, valore della produzione e numero di addetti. Dall’analisi geografica emerge una crescita particolarmente sostenuta degli addetti in Molise (+8,4%) ed Emilia-Romagna (+6,3%), con particolare attenzione alla provincia di Modena (+10,8%) Per quanto riguarda il fatturato, invece, è il Nord-Est a far registrare i migliori risultati: in particolare, il Friuli Venezia Giulia (+9,1%), l’Emilia Romagna (+9%) e il Trentino Alto Adige (+8,6%) presentano tassi di crescita più significativi. Infine, in termini di valore aggiunto, le dinamiche più elevate si registrano in Trentino (+9,4%) Emilia Romagna (8,4%), Lazio (8,4%), Umbria (+8,4%), Veneto (+7,2%) e Lombardia (+7%). Al sud le regioni più dinamiche sono l’Abruzzo (+6,4%)e la Campania (+6,1%).

L’Osservatorio completo è disponibile online sul sito della Fondazione Nazionale dei Commercialisti.

Commercialisti, professione in lieve crescita in Basilicata

in Economia

Basilicata: i commercialisti crescono dello 0,5% (raggiungendo le 922 unità) nell’ultimo anno ma calano dell’1,2% nell’ultimo decennio (erano 933 nel 2008). Il dato emerge dal Rapporto 2019 sull’Albo dei Dottori Commercialisti e degli esperti Contabili pubblicato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. Dal rapporto risulta come a livello anagrafico le quote rosa rappresentino il 36,1% del totale, in aumento dal 2008 dove erano il 32%. I neo iscritti nell’ultimo anno sono 13, mentre gli under 40 coprono il 17% del totale. Il reddito medio è di 32.845euro in aumento del 2,6% ed inferiore al dato italiano pari a 59.429euro.

A livello nazionale l’anno scorso, gli iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili sono aumentati di 306 unità pari ad una crescita percentuale dello 0,3% sul 2017, il più basso tasso di crescita dal 2008. In undici anni, gli iscritti all’Albo sono aumentati di 11.140 unità, +10,4% sul 2008. Nello stesso periodo, la popolazione italiana è aumentata dello 0,6%, mentre l’occupazione è diminuita dello 0,1% e le imprese attive sono diminuite del 3,2%. Ciò ha determinato un calo significativo del rapporto tra la popolazione e gli iscritti, passato in undici anni da 555 a 510 e del rapporto tra le imprese attive e gli iscritti che nello stesso periodo è passato da 50 a 43.

Prosegue il calo degli iscritti negli Ordini territoriali del Sud Italia che dopo il -0,2% del 2017, nel 2018 fanno registrare un -0,3%. Per la prima volta, il calo interessa anche la Campania (-0,1%) dopo che già la Calabria e la Puglia erano entrate in negativo nel 2017 e nel 2018 registrano un calo dello 0,5%.

La presenza di donne negli Ordini territoriali dei Commercialisti è piuttosto variabile e tende ad essere più elevata negli Ordini del Nord. In particolare, nel Nord-est raggiunge il 36,1% con una punta del 41% in Emilia-Romagna. Nel Sud la quota di donne scende al 30,2% con il valore più basso in Campania (26,3%). Analogamente per i giovani, nel Nord si registrano livelli più elevati (20,5%) rispetto al Sud (16,8%). Nel 2018, il trend dei praticanti, contrariamente al 2017, è positivo al Nord (+2,4%) e negativo al Sud (-2,7%) ed è molto positivo al Centro (+5,3%).

Il rapporto integrale e la scheda di sintesi sono disponibili online sul sito della Fondazione Nazionale dei Commercialisti

(www.fondazionenazionalecommercialisti.it).

ASSOCOND-CONAFI SU ATTACCO ALLE NORME DI TUTELA VITTIME FALLIMENTI IMMOBILIARI

in Economia

Il tentativo, introdotto nell’ambito del tutto estraneo del Decreto Crescita, è mirato a sospendere l’applicazione della normativa di tutela degli acquirenti
di immobili in costruzione, confidando nella possibilità di allungare i tempi ministeriali della predisposizione dei modelli standard di fideiussione e
polizza assicurativa

 

Apprendiamo che durante l’iter parlamentare di conversione in legge del cd Decreto Crescita sono stati presentati due emendamenti di identico e pericoloso contenuto.
In particolare:
Emendamento 30.029 Sara Moretto, Gianluca Benamati, Paola De Micheli (PD).Emendamento 30.06 Andrea Mandelli, Stefania Prestigiacomo, Paolo Russo, Felioce Maurizio D’Ettore, Roberto Occhiuto, Mauro D’Attis, Francesco Cannizzaro, Guido Della Frera, Sestino Giacomoni, Antonio Martino, Raffaele Baratto, Galeazzo Bignami, Stefano Benigni (FI). Emendamenti entrambi mirati alla soppressione del comma 3 dell’art. 389 del D. Lgs. 12.01.2019 n. 14 denominato “Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza”. Si tratta della norma che impone l’applicazione immediata del sistema di tutela previsto per gli acquirenti di immobili in costruzione mediante l’obbligatorietà di garanzie fideiussorie e assicurative. Il tentativo, introdotto nell’ambito del tutto estraneo del Decreto Crescita, è mirato a sospendere l’applicazione della normativa di tutela degli acquirenti di immobili in costruzione, confidando nella possibilità di allungare i tempi ministeriali della predisposizione dei modelli standard di fideiussione e polizza assicurativa. Denunciamo questo tentativo, che tende ad affossare l’effettività della tutela dei cittadini, piegandola all’interesse delle lobby. È un segnale politico preciso volto a costituire nel prosieguo dell’attività legislativa un diverso orientamento del Parlamento in caso di mutamento sostanziale del quadro di governo.

fonte: ASSOCOND-CONAFI (Coordinamento nazionale vittime fallimenti immobiliari.

Cessione del quinto: come funziona questa forma di prestito?

in Economia

La cessione del quinto è uno strumento finanziario rivolto ai dipendenti pubblici, privati ed ai pensionati. La cessione del quinto è tecnicamente un prestito personale non finalizzato, vale a dire che è erogato senza un vincolo di spesa preciso. L’entità del finanziamento ottenibile è proporzionale alla remunerazione mensile che si percepisce e la sua rata è fissa e non può superare il 20% dello stipendio, salvo casi eccezionali. La durata massima del prestito è di 10 anni o obbligatoriamente della stessa durata del contratto di lavoro.

La cessione del quinto dello stipendio è stata istituita negli anni ’50 e ha avuto larga diffusione soprattutto negli ultimi anni con l’arrivo della crisi economica. Questo strumento ha permesso di accedere al credito anche a quelle particolari categorie di cattivi pagatori o che hanno avuto problemi finanziari; il tutto è reso possibile dalla garanzia dello stipendio e del Tfr oltre che di una specifica assicurazione. Per quelle categorie che non rientrano in questa specifica casistica o che vogliono avere informazioni su altre forme di prestito o investimento è consigliabile consultare il sito TrainingFinanziario.

Questo prodotto finanziario, come già detto, può essere richiesto dai dipendenti pubblici, privati e dai pensionati; i requisiti sono la maggiore età, la residenza sul territorio nazionale e un contratto a tempo indeterminato o determinato ma con la condizione che la durata del prestito non sfori la durata del contratto stesso. Per i dipendenti privati che richiedono questo tipo di prestito è da dimostrare che anche l’azienda sia in possesso di determinati requisiti mentre per i dipendenti pubblici essendo lo Stato il datore di lavoro i requisiti sono già dati per scontati. Tra i requisiti che deve possedere un’azienda c’è un numero minimo di dipendenti che è fissato a 10, oltre che la manifesta disponibilità per procedere con il prestito e la volontà di voler trattenere e corrispondere la rata mensile all’istituto erogatore.

Per richiedere il prestito basta, oltre alla disponibilità del datore di lavoro, presentare documenti di identità e codice fiscale, le ultime due buste paga o i cedolini della pensione, il modello CUD ed uncertificato di stipendio per i lavoratori dipendenti del privato. I dipendenti pubblici possono presentare un documento che certifichi la mansione e la posizione finanziaria mentre i pensionati devono richiedere un certificato apposito all’INPS o a qualsiasi altro ente che eroga la pensione. Ci sono poi altri documenti che devono essere presentati dal datore di lavoro e che certifichino il Tfr maturato ed altri dettagli.

Per quanto riguarda il prestito la somma che è possibile erogare, come detto in apertura, è condizionata dal nostro stipendio netto mensile. Sarà in base alla nostra retribuzione che ci sarà permesso di accedere ad una determinata cifra piuttosto che un’altra. TAN TAEG sono i tassi da verificare attentamente quando si richiede un preventivo. Il primo è il tasso di interesse annuale sull’importo lordo del finanziamento il secondo, invece, è il tasso annuo effettivo globale è da un’idea molto più definita di quanto sarà effettivamente il costo del nostro prestito.

Esistono poi delle spese fisse da sostenere per l’istruttoria della pratica e le spese amministrative bancarie che saranno comunque comprese all’interno della rata del prestito stesso. L’ultima spesa da considerare è l’assicurazione obbligatoria che tutela le parti in caso di morte o perdita del lavoro del contraente. È la principale garanzia sul nostro prestito e rende molto sicuri, per le banche, questo tipo di prodotto finanziario tanto da estenderlo anche a persone che hanno avuto problemi finanziari o che sono inseriti nelle liste dei cattivi pagatori.

Il manager lucano Giuseppe Ferrara miglior giovane per il “Global Youth Leadership Award 2019”

in Economia

Giuseppe Ferrara, 30 anni, manager del Lido Sabbia d’Oro di Scanzano jonico e membro di Confindustria Giovani Basilicata, verrà insignito durante una prestigiosa cerimonia presso la National Assembly Hall di Kathmandu, del premio internazionale “Global Youth Leadership Award 2019” per “l’importante contributo dato nel proprio paese allo sviluppo, alla formazione e alla crescita dei giovani”.

Il manager lucano è stato scelto dal comitato organizzatore del premio, nato con l’obiettivo di riunire giovani leader, innovatori e attivisti di tutto il mondo in una unica piattaforma per condividere e conoscere i migliori progetti giovanili.

“E’ un onore per me ricevere questo premio internazionale – ha dichiarato Ferrara – che condivido con tutti i miei coetanei italiani che si impegnano e si sacrificano ogni giorno investendo tempo per raggiungere i propri sogni senza lasciare l’Italia. Attraverso questo riconoscimento voglio sollecitare le istituzioni ad investire nelle giovani generazioni per fermare quella che è diventata una vera e propria emergenza, l’emigrazione. Sono a disposizione anche per la politica regionale lucana per iniziare un percorso serio di programmazione Questo premio – conclude il manager lucano – si aggiunge alla vittoria dello scorso anno del mio lido come miglior stabilimento balneare d’Italia e significa che il lavoro intrapreso sulla valorizzazione dei servizi e del capitale umano sta dando i suoi risultati”.

Il premio verrà consegnato durante la cerimonia di premiazione che si svolgerà, il 26-27 aprile prossimi, presso la National Assembly Hall a Kathmandu, alla presenza del Primo Ministro Nepalese, Khadga Prasad Sharma Oli e di esponenti di primo piano della politica italiana.

Trading di Borsa: imparare a farlo nel 2019

in Economia

Con la grande espansione conosciuta dal trading online negli ultimi anni è normale che si moltiplichino anche le iniziative in favore di coloro che desiderano imparare a fare questa attività su un livello professionale. In realtà non ci sono molte alternative perché il trading non andrebbe mai vissuto come un hobby, tuttavia oggi sono in molti coloro che lo vivono in maniera amatoriale.

Seguire un corso di formazione nel campo del trading potrebbe essere la ricetta giusta per cambiare atteggiamento e approccio e cominciare a vivere questa attività per quello che è: un’arte complessa e raffinata, ma che come ogni altra arte può essere appresa, sperimentata, studiata e applicata.

Proprio sulla scia di quanto appena detto i nuovi corsi di trading si prospettano come la soluzione giusta per arrivare a guadagnare nel settore trading. Enrico Lanati, ha per questo ideato un nuovo corso chiamato “Fare Trading con la Testa”. L’obiettivo di questo corso è insegnare il giusto approccio mentale al trading, spesso molto più importante della tecnica stessa di negoziazione.

I corsi di trading

I nuovi corsi di trading ideati dal professionista Enrico Lanati sono stati messi insieme allo scopo di portare a una vasta platea le conoscenze maturate in anni di esperienza dall’autore. Per questo nei suoi corsi si propone un atteggiamento del tutto nuovo rispetto al trading, sembra che il trucco per una vita salutare nella professione del trading sia il cambio di atteggiamenti mentali che attanagliano la mente di molti traders o aspiranti tali.

Se si chiede a Enrico Lanati come si impara la Borsa egli quasi sicuramente risponderà che il controllo delle emozioni è il fattore più importante allo scopo di avere successo nelle proprie operazioni finanziarie portate avanti sui mercato borsistici. Per portare in scena questo atteggiamento e insegnarlo Lanati ha deciso di fare questo nuovo corso a 4 anni di distanza dal precedente.

I corsi di Lanati puntano ad offrire ai partecipanti quelle informazioni che stanno a monte di un processo di investimento. Quello che viene prima, infatti, è importante tanto quanto quello che viene dopo. Le performance possono essere migliorate oggi soprattutto lavorando sulla sfera emotiva perché è qui che nascono gli errori più comuni nelle negoziazioni.

L’emotività nel trading

Il trucco, come dicono la maggior parte dei professionisti è imparare a controllarsi. Sebbene questo suoni più che altro come una filosofia piuttosto che qualcosa di concreto da applicare, a dire dell’autore del corso basta applicare questi concetti per notare in breve tempo la differenza nei propri risultati operativi, troppo spesso condizionati da atteggiamenti mentali sbagliati.

L’atteggiamento migliore è quello della valutazione dei rischi operativi a mente fredda e calcolatrice. Qualsiasi trader prima di cominciare a investire deve porsi delle domande. Quali sono gli obiettivi che si pone? Quanto è disposto a perdere? Quanto può effettivamente perdere? L’errore più comune in questo senso, quello commesso dalla maggior parte degli operatori alle prime armi è quello di non comprendere bene qual è il profilo di rischio personale e quali sono gli strumenti finanziari giusti da scegliere.

Discorso affine a questo è quello relativo al money management. Potrebbe sembrare strano ma anche molti professionisti sono carenti dal punto di vista della gestione del denaro. Si tratta di qualcosa di complesso, una raffinata arte in grado di portare molti risparmi e intelligenza nell’attività del trader a livello quotidiano.

Con una corretta gestione del denaro è possibile moltiplicare i propri risultati senza eccessive difficoltà e anche a partire da capitali di trading di piccola entità. Questo è il segreto dei veri professionisti del settore trading online.

Prospettive di mercato: un’analisi di medio lungo termine

in Economia

I mercati azionari in questo particolare periodo storico vivono letteralmente di luci e ombre. Si tratta di una fase delicata che non offre alcun tipo di garanzia agli investitori, soprattutto quelli meno propensi al rischio.

Per capire quali potrebbero essere gli sviluppi futuri di una simile situazione bisogna stare a guardare alcuni dati fondamentali che offrono indicazioni importanti per capire come comportarsi nei prossimi anni. Ecco un elenco dettagliato dei fattori da tenere sempre sotto osservazione:

  • Tassi: il senso di un rialzo e di un ribasso.
  • Utili: previsioni in ribasso e ciclo economico
  • Ipotesi fine ciclo USA proiettata da curva dei tassi, ciclo di borsa e disoccupazione
  • Stime recessive in Europa
  • Crisi di governo/nuovo governo
  • Moltiplicatore monetario.

Analisi dei mercati di medio termine: i tassi

Per prima cosa è possibile parlare dei tassi di interesse. In Europa la BCE ha davvero poco spazio operativo a meno che non desideri passare a una strategia con tassi negativi in imminenza del varo dei TLTRO, ma ciò comporterebbe che le banche finanziate verrebbero remunerate per ricevere soldi in prestito.

Negli Stati Uniti la situazione è completamente diversa. Come confermato dagli esperti di Tradingonline.me la FED ha prima prospettato ulteriori rialzi dei tassi, ma poi invece ha assunto posizioni diametralmente opposte. In parte i mercati hanno interpretato questa decisione come negativa e questo perché andrebbe a confermare proiezioni ribassiste.

Tuttavia, quello che conta oggi per i mercati sono elementi tratti dai mercati stessi, in particolare si guarda con attenzione alla curva di rendimento dei titoli di stato ed al rendimento dei bond decennali di un paese.

Il primo indicatore è in grado di anticipare spesso le dinamiche economiche. Il secondo consente una valutazione del livello di sopra o sotto valutazione dei mercati rispetto al fair value (valore ritenuto veritiero).

Previsioni per il mercato Italiano

Mentre negli USA si preannuncia una fase di fine ciclo espansivo, in Italia l’economia è in peggioramento, ma le possibilità di tornare a crescere non mancano. Non manca chi crede che misure come la flat tax o il reddito di cittadinanza possano portare un qualche tipo di giovamento al Paese riportandolo sulla strada della crescita.

Dopotutto, questa stessa strada era stata abbandonata in seguito all’arrivo del nuovo governo che ha causato non poca instabilità ai conti del paese portando la maggior parte delle agenzie di rating e l’Unione Europea stessa a rivedere al ribasso le stime di crescita per il 2019. Alcuni hanno parlato di vera e propria recessione, perché una crescita dello 0,6% potrebbe non essere sufficiente a sostenere il risanamento del debito sovrano.

Ulteriore elemento discriminante per capire quali potrebbero essere i prossimi movimenti in borsa sono gli utili futuri. È infatti evidente che anche a fronte di una riduzione dei tassi, questa potrebbe non essere sufficiente a rilanciare il mercato azionario, in presenza di stime su futuri utili di bilancio improntate ad una generale valutazione recessiva. Ed in tal senso si sono espressi diversi panels di analisti, che prevedono sensibili riduzioni dei prossimi risultati societari.

Disoccupazione e mercato immobiliare

Per finire occorre ricordare che per le borse sono determinanti due fattori: l’immobiliare e la disoccupazione, specialmente per l’azionario USA. Da non sottovalutare anche l’impatto delle politiche di Trump. Queste hanno creato una fase espansiva con costi sostenuti dal debito pubblico. Una politica difficile da comprendere visto che queste scelte prima o poi si pagano.

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