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Una finestra sul Mondo - page 4

La Regina dei Sussurri: il successo silenzioso e irresistibile di Pelagea.

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Pelagea Porfirovna, la superstar dell'ASMR.

Normalmente, in questi tempi di caciare e chiacchiericcio inutile, querulo e fastidioso in televisione ed in Rete, ad ogni ora del giorno e della notte, ci si dovrebbe aspettare che ogni exploit, ogni nuovo evento o personaggio sia legato sicuramente a qualche trasmissione un po’ coatta, a qualche rissa catodica di argomento calcistico o a qualche altro non proprio educativo momento di entertainment ‘de noantri’.

 

E invece no.

 

Questa volta vi parlerò di una Star (una vera Diva per coloro che seguono ed apprezzano la sua specialità) che, invece di puntare sulla sovraesposizione mediatica, sulla baruffa gallinacea da teleschermo, insomma, sulla villanìa rozza e cafona che viene elargita a piene mani in ogni trasmissione, ha scelto il silenzio, la quiete, i ritmi lenti oggi sconosciuti, la delicatezza, l’eleganza olimpica che solo una Venere rinata come lei poteva condividere con milioni e milioni di fans.

 

Parlo di Pelagea.

 

Questa giovane e brillante russa, che davvero si chiama Pelagea di nome e fa Porfirovna di cognome, che conosce almeno tre lingue e le parla con una naturalezza e dolcezza disarmante, si è lanciata, quasi per caso, in una nicchia della Rete che però, in poco tempo, ha conquistato milioni di estimatori dei due sessi e di tutte le età: è il mondo dell’ASMR.

 

ASMR è l’acronimo di autonomous sensory meridian response e, detto così, potrebbe sembrare una malattia inguaribile del sistema nervoso o giù di lì.

 

In realtà, dietro questa sigla, che esalta e accomuna milioni di fans al mondo, Pelagea e tante altre sue più o meno fortunate emule si esibiscono in video castissimi, incredibilmente normali, senza musiche di sottofondo o pubblicità invasive, in cui sussurrano ad immaginari interlocutori (cioè tutti quelli che guardano da casa off-line, cioé a giorni, settimane o mesi da quando il video é stato caricato) brevi e piacevoli frasi, simulando le più diverse situazioni reali o fantasiose.

 

Appare, ad esempio, una bellezza classica, dagli occhi profondissimi, ben vestita, curata in ogni aspetto e dalla voce vellutata e simula di essere la titolare di un salone di bellezza. Magari ti fa la barba o ti taglia i capelli, ti parla soavemente, ti guarda (in realtà sta guardando con la massima naturalezza la videocamera montata sul suo portatile o computer da tavolo, ma che differenza fa?), ti sorride e ti fa un sacco di complimenti: è un gioco di ruolo, ovviamente, in cui tu, che continui a stare seduto nel grigiore nebbioso di Milano, nel caos creativo e odoroso di Napoli, nella frenesia rutilante ed asfissiante di Roma immagini, per allontanarti da tutto quello, di essere seduto lì, su quella sedia di barbiere (o magari in quell’ufficio a parlare con l’avvenente segretaria o in quel negozio a flirtare con la commessa un po’ timida) nella segreta speranza che quel sussurro continuo, quei modi gentili e casti, quell’atmosfera ovattata ed un po’ irreale cancelli stanchezza, tristezza, noia ed insonnia incombente ed angosciante.

 

E’ un mondo magico di silenzi e sussurri, di parole pronunciate a fior di labbra e quasi come se le si volesse dire segretamente in un orecchio: ma milioni di persone ogni giorno, collegandosi dalle lontane Americhe o dalla misteriosa Asia, dalla vecchia Europa o dall’avventurosa Oceania, le cercano, le implorano e le ascoltano con la massima attenzione, perché per loro sono l’unica fonte di serenità, di tranquillità e di pace.

 

E di questa serenità, di questa tranquillità e di questa pace Pelagea è, senza alcun dubbio, la Profetessa più ascoltata, l’Oracolo più seguito e l’Imperatrice più venerata.

 

Lunga vita a Pelagea!

Prima scomparivano solo le lucciole: ora scompaiono anche le api.

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In un lontano, memorabile giorno del febbraio 1975, Pier Paolo Pasolini, sul Corriere della Sera, in un articolo sconsolato, ma anche pieno di vigore intellettuale, parlava di un fenomeno che si stava verificando in Italia (e per estensioni in Occidente, come compresero bene i lettori) già dalla seconda metà degli anni Sessanta: la scomparsa delle lucciole.

Lungi da me aspirare a tale grandezza giornalistica: non ne sarei capace. Ma un piccolo contributo alla migliore conoscenza dell’ambiente lo voglio dare anch’io.

E si: perché, dati alla mano (è uscito da poco un allarmatissimo report del ministero dell’agricoltura statunitense), si può dire che, oltre alle lucciole di pasoliniana memoria, stanno scomparendo, e a ritmi vertiginosi, anche le api.

Un profetico ed inquietante Einstein affermò un giorno che l’uomo non sarebbe sopravvissuto cinque anni alla scomparsa delle api: e non aveva tutti i torti.

Inverni troppo rigidi, siccità eccessive e ripetute, utilizzo folle di pesticidi e fungicidi e persino l’utilizzo di un particolare nutrimento per le api d’allevamento (l’HSFC), contribuiscono a far crollare pesantemente la popolazioni dei preziosi insetti nel mondo: e le api, ricordiamolo, aiutano all’impollinazione di almeno 130 tra frutte e verdure necessarie alla varietà alimentare umana.

Insomma: se non vogliamo farlo per le api, insetti peraltro gentili, simpatici, operosi e, fino a prova contraria utili, facciamolo per noi stessi. Se l’uomo non riuscirà a fermare la morìa sempre più preoccupante di api, nei prossimi anni potrebbero esserci grossi problemi nel raggiungimento del benessere alimentare necessario a tutti noi. E questo, sì, che sarebbe un problema del quale interessarsi urgentemente.

A volte ritornano…ma non sono loro. La saga televisiva dei Romanov.

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Prendete un autore, un regista e un produttore televisivo come Matthew Weiner, uno che ha fatto parte del team di sceneggiatura dei ‘Sopranos’, vincendo per questo due Emmy Awards, e che ha scritto la sceneggiatura originale di ‘Mad Man’ con cui ha vinto un altro Emmy Awards ed un Golden Globe. Continua a leggere

Case per i senzacasa: il progetto di Pathway to Housing

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Mentre in Italia sembra finito da un pezzo il tempo in cui la politica, troppo impegnata oggi a conservare potere e privilegi, pensa ad assicurare il diritto ad una casa (anche popolare e scalcinata) ai cittadini, dall’altra parte del mondo, con una previdenza e lungimiranza invidiabile (e tutta all’americana) si pensa di dare casa non solo alle famiglie che non ce l’hanno ma anche ai senzatetto.

L’iniziativa non è di un politico, né di un demagogo o di un miliardario folle: è di uno psichiatra universitario. Infatti, il dr. Sam Tsemberis, sin dal 1992, ha dato vita a Pathway to Housing, una ‘onlus’ come la chiameremmo noi, che s’interessa non solo di dare casa ma anche di offrire percorsi di recupero per i senzatetto americani.
E si: perché il buon dottore sa che l’essere senza casa è collegato spessissimo all’essere veterani fuori dal mondo, ad avere disturbi mentali o ad abusare di sostanze. Il dr. Tsemberis ha trovato investitori, ha pianificato tutta la sua azione sociale, si è attorniato di gente che crede al suo progetto ed ha coinvolto politica e comunità nella sua idea apparentemente utopica. Il progetto ha avuto successo tanto che, in alcuni stati americani, il problema dei senzacasa si è ridotto dell’80%. Se invece dei tanti inutili yesmen che popolano gli scranni di tutte le assisi italiane, ci fosse qualche sognatore in grande come il dr. Tsemberis, forse avremmo qualche problema abitativo in meno e qualche speranza in più.

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