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Storie d’Inchiostro - page 2

La formula matematica-magica nella poesia di Sinisgalli

in Storie d'Inchiostro

Con l’Ermetismo la singola parola acquista l’apice del suo potere in poesia. Dietro la brevità del verso e la parola priva di aggettivo, c’è da parte del poeta la volontà di rivelare la stessa bellezza luminosa della pelle nuda e di accecare il lettore con una verità illuminante. Tra le file dei seguaci dell’Ermete meridionale, oltre ai noti Quasimodo e Gatto, milita, per alcuni aspetti, il montemurrese Leonardo Sinisgalli (1908-1981). A questo “ giovane poeta dalle parti di Orazio”, come lo definisce Ungaretti, va il merito di aver saputo destreggiarsi con grande abilità tra i numeri quanto tra le lettere. Leonardo spicca per le sue capacità fin da piccolo, tanto che, il vento favorevole del suo genio lo spinge prima a Caserta, e a Benevento poi, per proseguire gli studi. Esperienza, quella dell’abbandono del paese natio, che lo segna profondamente: ” io dico qualche volta per celia che sono morto a nove anni, dico a voi amici che il ponte sull’Agri crollò un’ora dopo il nostro transito…”. Tuttavia, il poeta delle due Muse, laureato in Ingegneria elettrotecnica e Industriale, che vivrà nelle grandi città di Roma e Milano e parlerà alle masse attraverso la sua attività di pubblicista presso Olivetti, non dimenticherà mai il paesello e la Lucania, ai quali farà visita attraverso i suoi versi.
La natura di Sinisgalli è per sua stessa ammissione doppia: il poeta dice di avere ” due teste, due cervelli, come certi granchi che si nascondono sotto le pietre… “. L’amore condiviso per le scienze e le lettere farà di Sinisgalli, un “Leonardo del Novecento”, capace di ricoprire il ruolo di artista poliedrico: fu art director per Pirelli, direttore di riviste come Civiltà delle Macchine, autore radiofonico per la Rai, disegnatore. Se la sua duplice natura, ai più, può apparire conflittuale, in realtà è espressione dello stesso spirito sensibile alla continua scoperta del significato ultimo delle cose. A prova di ciò, Sinisgalli dirà:
“Questo per dire che la matematica non è il frutto della gelida ragione e che i poeti e i matematici, gli eletti, sono i più vulnerabili, perché sono imprudenti, perché vivono al limite dell’inesattezza…E il matematico e il poeta, anche quelli di spirito più eccelsi, non riusciranno mai a riempire tutta la vita di poesia o di matematica. Tra un verso e l’altro, tra un teorema e l’altro, scorre la vita che ci sorprende miserabili, malinconici, deboli…”. Leonardo Sinisgalli- L’età della Luna, cit.129
Un animo teso in uno sforzo continuo di ricerca, che Sinisgalli imputa anche alle sue origini perché “ il lucano non si consola mai di quello che ha fatto, non gli basta mai quello che fa. Il lucano è perseguitato dal demone dell’insoddisfazione”.
Nelle raccolte La vigna Vecchia e Vidi le Muse, Sinisgalli ci dà prova di aver abbracciato lo stile ermetico. Tuttavia la sintesi del verso deriva anche dall’influenza che il linguaggio dei numeri esercita sul poeta. I versi appaiono come delle “formule matematiche”: attraverso un’ essenzialità estremizzata ogni parola cela un significato univoco, necessario per arrivare all’ epilogo del verso, al realizzarsi “della magia” del ritorno all’infanzia perduta, agli affetti veri e alla semplice realtà contadina. La natura umile e pratica del poeta lo conduce a riferirsi nei versi alle “cose”, elementi quotidiani e le muse sinisgalliane sono “volgari”, compagne di giochi, ben lontane dalle classiche muse ispiratrici. La poesia è, quindi, una formula matematico-magica istantanea atta a recuperare il filo interrotto con il passato.
E, ancora, la penna di Sinisgalli incide con tratti stilizzati paesaggi, momenti di vita paesana, senza enfatizzare l’emozione, che, con la forza reale dell’universalità della condizione umana, colpirà il lettore in un modo quasi impercettibile. Come piccoli francobolli di vita vissuta, i versi del poeta-ingegnere se ne vanno a spasso per il mondo in cerca dei cuori dei figli partiti e non ancora tornati da consolare.

Niente per un poeta parla meglio delle sue poesie. Eccone, per voi, alcune. Buona lettura.

BREVE STORIA

Piovve tutto l’inverno quell’anno
di scuola, di chiesa, di cortile.
A quell’età bisognava morire.

SIAMO LEGATI

Siamo legati
dalla miseria della vita.
Ci parliamo piegandoci controvento

FEBBRAIO

Prima che spunti il verde dai rami
ogni anno risorge a mattutino
il fischio del muratore.

L’ANNO NUOVO

Non vuol pesarci
col suo sovraccarico l’anno nuovo,
cammina lesto sulle travi

LA VIGNA VECCHIA

Mi sono seduto per terra
accanto al pagliaio della vigna vecchia.
I fanciulli strappano le noci
dai rami, le schiacciano tra due pietre.
lo mi concio le mani di acido verde,
mi godo l’aria dal fondo degli alberi.

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