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Cultura - page 7

La Regina dei Sussurri: il successo silenzioso e irresistibile di Pelagea.

in Una finestra sul Mondo
Pelagea Porfirovna, la superstar dell'ASMR.

Normalmente, in questi tempi di caciare e chiacchiericcio inutile, querulo e fastidioso in televisione ed in Rete, ad ogni ora del giorno e della notte, ci si dovrebbe aspettare che ogni exploit, ogni nuovo evento o personaggio sia legato sicuramente a qualche trasmissione un po’ coatta, a qualche rissa catodica di argomento calcistico o a qualche altro non proprio educativo momento di entertainment ‘de noantri’.

 

E invece no.

 

Questa volta vi parlerò di una Star (una vera Diva per coloro che seguono ed apprezzano la sua specialità) che, invece di puntare sulla sovraesposizione mediatica, sulla baruffa gallinacea da teleschermo, insomma, sulla villanìa rozza e cafona che viene elargita a piene mani in ogni trasmissione, ha scelto il silenzio, la quiete, i ritmi lenti oggi sconosciuti, la delicatezza, l’eleganza olimpica che solo una Venere rinata come lei poteva condividere con milioni e milioni di fans.

 

Parlo di Pelagea.

 

Questa giovane e brillante russa, che davvero si chiama Pelagea di nome e fa Porfirovna di cognome, che conosce almeno tre lingue e le parla con una naturalezza e dolcezza disarmante, si è lanciata, quasi per caso, in una nicchia della Rete che però, in poco tempo, ha conquistato milioni di estimatori dei due sessi e di tutte le età: è il mondo dell’ASMR.

 

ASMR è l’acronimo di autonomous sensory meridian response e, detto così, potrebbe sembrare una malattia inguaribile del sistema nervoso o giù di lì.

 

In realtà, dietro questa sigla, che esalta e accomuna milioni di fans al mondo, Pelagea e tante altre sue più o meno fortunate emule si esibiscono in video castissimi, incredibilmente normali, senza musiche di sottofondo o pubblicità invasive, in cui sussurrano ad immaginari interlocutori (cioè tutti quelli che guardano da casa off-line, cioé a giorni, settimane o mesi da quando il video é stato caricato) brevi e piacevoli frasi, simulando le più diverse situazioni reali o fantasiose.

 

Appare, ad esempio, una bellezza classica, dagli occhi profondissimi, ben vestita, curata in ogni aspetto e dalla voce vellutata e simula di essere la titolare di un salone di bellezza. Magari ti fa la barba o ti taglia i capelli, ti parla soavemente, ti guarda (in realtà sta guardando con la massima naturalezza la videocamera montata sul suo portatile o computer da tavolo, ma che differenza fa?), ti sorride e ti fa un sacco di complimenti: è un gioco di ruolo, ovviamente, in cui tu, che continui a stare seduto nel grigiore nebbioso di Milano, nel caos creativo e odoroso di Napoli, nella frenesia rutilante ed asfissiante di Roma immagini, per allontanarti da tutto quello, di essere seduto lì, su quella sedia di barbiere (o magari in quell’ufficio a parlare con l’avvenente segretaria o in quel negozio a flirtare con la commessa un po’ timida) nella segreta speranza che quel sussurro continuo, quei modi gentili e casti, quell’atmosfera ovattata ed un po’ irreale cancelli stanchezza, tristezza, noia ed insonnia incombente ed angosciante.

 

E’ un mondo magico di silenzi e sussurri, di parole pronunciate a fior di labbra e quasi come se le si volesse dire segretamente in un orecchio: ma milioni di persone ogni giorno, collegandosi dalle lontane Americhe o dalla misteriosa Asia, dalla vecchia Europa o dall’avventurosa Oceania, le cercano, le implorano e le ascoltano con la massima attenzione, perché per loro sono l’unica fonte di serenità, di tranquillità e di pace.

 

E di questa serenità, di questa tranquillità e di questa pace Pelagea è, senza alcun dubbio, la Profetessa più ascoltata, l’Oracolo più seguito e l’Imperatrice più venerata.

 

Lunga vita a Pelagea!

Classifica “Dissapore”, il primo posto al panettone lucano di Vincenzo Tiri

in Cultura
vincenzo tiri, il panettone dell'omonima pasticceria al primo posto nella classifica "Dissapore" 2018

Per la quarta volta di seguito, il primo posto è stato conquistato da Vincenzo Tiri e dalla sua Pasticceria Tiri 1957 ad Acerenza (in provincia di Potenza). A convincere la giuria sono state le farine macinate a pietra, l’uva passa australiana, la frutta candita in proprio nella vasca a cielo aperto, il burro francese (anzi, i burri), le uova di galline allevate allo stato brado, il miele di acacia e la vaniglia Bourbon e la segretissima lavorazione a tre impasti con 72 ore di lievitazione. La classifica 2018 dei migliori panettoni artigianali tradizionali d’Italia è stata stilata nei giorni scorsi da Dissapore

Come vestirsi bene con l’essenziale: istruzioni per l’uso.

in Cultura/La Grande Bellezza

‘’ Io voglio i miei soldi là dove li posso vedere: tutti appesi nel mio armadio.’’

 A quanti, leggendo questa nota citazione cinematografica, sarà sicuramente venuta in mente Carrie Bradshaw, personaggio autobiografico creato da Candace Bushnell e protagonista di Sex and City, diventata universalmente icona di stile? Ebbene, vorreste sentirvi come lei dinanzi ai vostri armoire, croce e delizia delle quattro stagioni?

Niente paura, per vestirsi bene basta l’essenziale.

Osservando le guru della moda, tra attrici, blogger e socialite, sempre più spesso si ha l’impressione di non poter raggiungere quel grado di perfezione perché ciò è sintomatico di lusso sfrenato. Eppure, quelle che i media definiscono it girl spesso sono anche sinonimo di estrosità ed eccessi che sarebbero inconciliabili con la vita reale dei comuni mortali più sobri e pratici. Basti pensare all’influencer italiana  più famosa del globo, Chiara Ferragni,  che dal suo attico posizionato nella città simbolo della moda, posta quotidianamente sui social outfit che variano dai total white al total skin, unicamente di brand come Chanel, Prada, o Versace. Per nostra fortuna vale ancora  la stessa vecchia regola di cui Coco Chanel ne fece una filosofia. Per esser sobri bisogna esser essenziali.

‘’ Prima di uscire, guardati allo specchio e togliti qualcosa. ‘’

           Coco Chanel

Ad ogni modo, presentarsi in ordine in un qualsiasi contesto sociale fa la differenza. Che tu vada a un colloquio di lavoro o a una cena con amici, è importante saper scegliere i propri abiti e perché no anche gli accessori nel modo giusto, non dimenticando mai la propria personalità.

GLI ESSENZIALI DA AVERE NEL GUARDAROBA

L’intramontabile Jeans

Hanno fatto la storia di intere generazioni e rappresentano l’icona dell’ abbigliamento casual per eccellenza, i jeans possono aiutarci in ogni occasione. Da indossare con i sandali oppure décolleté, per un party glamour o con le sneakers in situazioni informali.

 

 

 Il tubino nero

Da oltre un secolo è un capo simbolo di eleganza. Un classico eccezionale e versatile per differenti occasioni. Da indossare con una giacca sfiancata nell’ambito lavorativo o con un bolero di raso per una cerimonia. C’è anche chi lo indossa con anfibi e giacca di pelle per rendere il proprio look un misto di eleganza rock.

 

 

 La camicia

Se dalla fine del 1600 la camicia delineava l’appartenenza sociale, dividendo l’aristocrazia dalla plebe, oggi questo capo è tra i più amati sia da donne che da uomini di ogni estrazione sociale. Tra i più versatili degli indumenti, può esser indossato sotto un maglione e i jeans o con un pantalone a palazzo a vita alta per donare al look un tono più glamour.

 

 

Blazer

Con una T-shirt o una camicetta di seta. Con un look da jogging o da disco. Con i jeans strappati o una gonna lunga. Questo capo dovrebbe esser in cima alla lista shopping di ogni donna.

 

 

 

 Il trench

Nato come capospalla per proteggere i soldati sul fronte di battaglia, il trench-coat ovvero cappotto da trincea, di fatto, insieme al tubino nero e alla camicia, è tra gli essenziali di un guardaroba contemporaneo. Può esser indossato con dei tacchi alti e un pantalone a sigaretta oppure con un maglione oversize, grande indumento must-have dell’inverno.

Se, infine,  al tuo outfit vorrai donare un tocco di classe in più, apri l’armadio e indossa un sorriso.

Più essenziale di questo…

 

CURIOSITÀ DALLA STORIA

 Sapevate che i gli antichi romani erano molto vanitosi e ci tenevano particolarmente allo stile? Amavano seguire la moda dell’epoca e abbigliarsi in differenti modi in base alle occasioni e ovviamente al ceto sociale. Il capo di vestiario più in uso erano la toga e la tunica. I tessuti più utilizzati erano la lana e il lino, ma tra la fine del I sec a.C. e l’inizio del I sec d.C., tra i ceti più nobili, iniziarono a diffondersi anche la seta ed il cotone, entrambi molto costosi in quanto provenienti dalla Cina o dall’India; mentre nelle regioni più fredde si usavano anche pellicce e cappelli di feltro.

ATTENZIONE PERÒ: Solo chi godeva della cittadinanza romana aveva il diritto di portare la toga e l’autorità doveva vigilare che gli stranieri non la indossassero. Infine, ieri come oggi, gli accessori contribuivano molto al decoro della donna e tra i più usati vi erano le spille, i pettinini e naturalmente i gioielli: collane, bracciali, catenine, orecchini, anelli alla mani e alle caviglie.

 

copyright:

jeans, vestito nero, trench, camicia bianca, blazer nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La formula matematica-magica nella poesia di Sinisgalli

in Storie d'Inchiostro

Con l’Ermetismo la singola parola acquista l’apice del suo potere in poesia. Dietro la brevità del verso e la parola priva di aggettivo, c’è da parte del poeta la volontà di rivelare la stessa bellezza luminosa della pelle nuda e di accecare il lettore con una verità illuminante. Tra le file dei seguaci dell’Ermete meridionale, oltre ai noti Quasimodo e Gatto, milita, per alcuni aspetti, il montemurrese Leonardo Sinisgalli (1908-1981). A questo “ giovane poeta dalle parti di Orazio”, come lo definisce Ungaretti, va il merito di aver saputo destreggiarsi con grande abilità tra i numeri quanto tra le lettere. Leonardo spicca per le sue capacità fin da piccolo, tanto che, il vento favorevole del suo genio lo spinge prima a Caserta, e a Benevento poi, per proseguire gli studi. Esperienza, quella dell’abbandono del paese natio, che lo segna profondamente: ” io dico qualche volta per celia che sono morto a nove anni, dico a voi amici che il ponte sull’Agri crollò un’ora dopo il nostro transito…”. Tuttavia, il poeta delle due Muse, laureato in Ingegneria elettrotecnica e Industriale, che vivrà nelle grandi città di Roma e Milano e parlerà alle masse attraverso la sua attività di pubblicista presso Olivetti, non dimenticherà mai il paesello e la Lucania, ai quali farà visita attraverso i suoi versi.
La natura di Sinisgalli è per sua stessa ammissione doppia: il poeta dice di avere ” due teste, due cervelli, come certi granchi che si nascondono sotto le pietre… “. L’amore condiviso per le scienze e le lettere farà di Sinisgalli, un “Leonardo del Novecento”, capace di ricoprire il ruolo di artista poliedrico: fu art director per Pirelli, direttore di riviste come Civiltà delle Macchine, autore radiofonico per la Rai, disegnatore. Se la sua duplice natura, ai più, può apparire conflittuale, in realtà è espressione dello stesso spirito sensibile alla continua scoperta del significato ultimo delle cose. A prova di ciò, Sinisgalli dirà:
“Questo per dire che la matematica non è il frutto della gelida ragione e che i poeti e i matematici, gli eletti, sono i più vulnerabili, perché sono imprudenti, perché vivono al limite dell’inesattezza…E il matematico e il poeta, anche quelli di spirito più eccelsi, non riusciranno mai a riempire tutta la vita di poesia o di matematica. Tra un verso e l’altro, tra un teorema e l’altro, scorre la vita che ci sorprende miserabili, malinconici, deboli…”. Leonardo Sinisgalli- L’età della Luna, cit.129
Un animo teso in uno sforzo continuo di ricerca, che Sinisgalli imputa anche alle sue origini perché “ il lucano non si consola mai di quello che ha fatto, non gli basta mai quello che fa. Il lucano è perseguitato dal demone dell’insoddisfazione”.
Nelle raccolte La vigna Vecchia e Vidi le Muse, Sinisgalli ci dà prova di aver abbracciato lo stile ermetico. Tuttavia la sintesi del verso deriva anche dall’influenza che il linguaggio dei numeri esercita sul poeta. I versi appaiono come delle “formule matematiche”: attraverso un’ essenzialità estremizzata ogni parola cela un significato univoco, necessario per arrivare all’ epilogo del verso, al realizzarsi “della magia” del ritorno all’infanzia perduta, agli affetti veri e alla semplice realtà contadina. La natura umile e pratica del poeta lo conduce a riferirsi nei versi alle “cose”, elementi quotidiani e le muse sinisgalliane sono “volgari”, compagne di giochi, ben lontane dalle classiche muse ispiratrici. La poesia è, quindi, una formula matematico-magica istantanea atta a recuperare il filo interrotto con il passato.
E, ancora, la penna di Sinisgalli incide con tratti stilizzati paesaggi, momenti di vita paesana, senza enfatizzare l’emozione, che, con la forza reale dell’universalità della condizione umana, colpirà il lettore in un modo quasi impercettibile. Come piccoli francobolli di vita vissuta, i versi del poeta-ingegnere se ne vanno a spasso per il mondo in cerca dei cuori dei figli partiti e non ancora tornati da consolare.

Niente per un poeta parla meglio delle sue poesie. Eccone, per voi, alcune. Buona lettura.

BREVE STORIA

Piovve tutto l’inverno quell’anno
di scuola, di chiesa, di cortile.
A quell’età bisognava morire.

SIAMO LEGATI

Siamo legati
dalla miseria della vita.
Ci parliamo piegandoci controvento

FEBBRAIO

Prima che spunti il verde dai rami
ogni anno risorge a mattutino
il fischio del muratore.

L’ANNO NUOVO

Non vuol pesarci
col suo sovraccarico l’anno nuovo,
cammina lesto sulle travi

LA VIGNA VECCHIA

Mi sono seduto per terra
accanto al pagliaio della vigna vecchia.
I fanciulli strappano le noci
dai rami, le schiacciano tra due pietre.
lo mi concio le mani di acido verde,
mi godo l’aria dal fondo degli alberi.

Prima scomparivano solo le lucciole: ora scompaiono anche le api.

in Una finestra sul Mondo

In un lontano, memorabile giorno del febbraio 1975, Pier Paolo Pasolini, sul Corriere della Sera, in un articolo sconsolato, ma anche pieno di vigore intellettuale, parlava di un fenomeno che si stava verificando in Italia (e per estensioni in Occidente, come compresero bene i lettori) già dalla seconda metà degli anni Sessanta: la scomparsa delle lucciole.

Lungi da me aspirare a tale grandezza giornalistica: non ne sarei capace. Ma un piccolo contributo alla migliore conoscenza dell’ambiente lo voglio dare anch’io.

E si: perché, dati alla mano (è uscito da poco un allarmatissimo report del ministero dell’agricoltura statunitense), si può dire che, oltre alle lucciole di pasoliniana memoria, stanno scomparendo, e a ritmi vertiginosi, anche le api.

Un profetico ed inquietante Einstein affermò un giorno che l’uomo non sarebbe sopravvissuto cinque anni alla scomparsa delle api: e non aveva tutti i torti.

Inverni troppo rigidi, siccità eccessive e ripetute, utilizzo folle di pesticidi e fungicidi e persino l’utilizzo di un particolare nutrimento per le api d’allevamento (l’HSFC), contribuiscono a far crollare pesantemente la popolazioni dei preziosi insetti nel mondo: e le api, ricordiamolo, aiutano all’impollinazione di almeno 130 tra frutte e verdure necessarie alla varietà alimentare umana.

Insomma: se non vogliamo farlo per le api, insetti peraltro gentili, simpatici, operosi e, fino a prova contraria utili, facciamolo per noi stessi. Se l’uomo non riuscirà a fermare la morìa sempre più preoccupante di api, nei prossimi anni potrebbero esserci grossi problemi nel raggiungimento del benessere alimentare necessario a tutti noi. E questo, sì, che sarebbe un problema del quale interessarsi urgentemente.

Abbronzatura: quando il segno del costume è trendy

in La Grande Bellezza

Durante l’anno ci si ritrova spesso ad osservare la propria immagine riflessa in uno specchio e a constatarla sempre più sbiadita. E allora che si fa?

Numerosi sono gli escamotage a cui si fa ricorso per donarsi un po’ più di colorito.: autoabbronzanti, prodotti cosmetici di vario genere come terre calde o freddi contouring e nella stragrande maggioranza dei casi ci si rintana durante la fredda stagione in centri di bellezza per immergersi in una calda lampada a raggi UV . Sì perché almeno nell’ ultimo secolo l’abbronzatura è diventata non solo una moda ma sinonimo di benessere e bellezza. Continua a leggere

A volte ritornano…ma non sono loro. La saga televisiva dei Romanov.

in Una finestra sul Mondo

Prendete un autore, un regista e un produttore televisivo come Matthew Weiner, uno che ha fatto parte del team di sceneggiatura dei ‘Sopranos’, vincendo per questo due Emmy Awards, e che ha scritto la sceneggiatura originale di ‘Mad Man’ con cui ha vinto un altro Emmy Awards ed un Golden Globe. Continua a leggere

Case per i senzacasa: il progetto di Pathway to Housing

in Una finestra sul Mondo

Mentre in Italia sembra finito da un pezzo il tempo in cui la politica, troppo impegnata oggi a conservare potere e privilegi, pensa ad assicurare il diritto ad una casa (anche popolare e scalcinata) ai cittadini, dall’altra parte del mondo, con una previdenza e lungimiranza invidiabile (e tutta all’americana) si pensa di dare casa non solo alle famiglie che non ce l’hanno ma anche ai senzatetto.

L’iniziativa non è di un politico, né di un demagogo o di un miliardario folle: è di uno psichiatra universitario. Infatti, il dr. Sam Tsemberis, sin dal 1992, ha dato vita a Pathway to Housing, una ‘onlus’ come la chiameremmo noi, che s’interessa non solo di dare casa ma anche di offrire percorsi di recupero per i senzatetto americani.
E si: perché il buon dottore sa che l’essere senza casa è collegato spessissimo all’essere veterani fuori dal mondo, ad avere disturbi mentali o ad abusare di sostanze. Il dr. Tsemberis ha trovato investitori, ha pianificato tutta la sua azione sociale, si è attorniato di gente che crede al suo progetto ed ha coinvolto politica e comunità nella sua idea apparentemente utopica. Il progetto ha avuto successo tanto che, in alcuni stati americani, il problema dei senzacasa si è ridotto dell’80%. Se invece dei tanti inutili yesmen che popolano gli scranni di tutte le assisi italiane, ci fosse qualche sognatore in grande come il dr. Tsemberis, forse avremmo qualche problema abitativo in meno e qualche speranza in più.

10 REGOLE DI BON TON PER LE FESTIVITÀ: DALLA TAVOLA AL LOOK, SENZA DIMENTICARE I REGALI.

in Cultura/La Grande Bellezza

Barbara Ronchi della Rocca, contessa e volto noto della televisione italiana, è una delle massime esperte di bon ton esistenti in Italia. È la signora delle buone maniere e il suo mantra potremmo racchiuderlo in una delle sue più celebri affermazioni:

”Conoscere le buone maniere e saperle usare nei momenti opportuni fa bene anche all’autostima, perché aiuta a sentirsi sicuri di sé, affrancati dall’angoscia del “Che cosa posso dire?”, “Come devo comportarmi?”, “Sarò vestito/a nel modo adatto?”.

Se in un certo qual modo siete anche voi  stati colpiti dall’angoscia di questi tre interrogativi, soprattutto perché ci troviamo nel pieno delle festività e non sapete come agire per  non ricadere in errori di cattivo gusto, non vi resta che fermarvi un attimo e leggere questo vademecum delle buone maniere.

 

1. BUON APPETITO

L’errore più comune di sempre è proprio augurare agli altri commensali ‘’buon appetito’’. Sapete perché? Con questa espressione si augura di avere più appetito del dovuto, invece, sarebbe meno errato augurare un buon pranzo o una buona cena. Se, invece, durante la cena di natale voleste davvero superarvi nell’arte del galateo, non vi resta che restare in silenzio ed elargire sorrisi tra un boccone e l’altro.

 

2. MAI CHIEDERE IL SALE

Che non vi venga in mente di chiedere il sale a tavola. È un gesto scorretto e di cattivo gusto, indice del fatto che la pietanza servita è scialba e non è di vostro gradimento.

 

3. SE UNA PORTATA NON È DI VOSTRO GRADIMENTO…

Siete ospiti per il Veglione a casa di qualcuno? Ricordatevi di non recare offesa alla padrona di casa in alcun modo. Se una portata non è di vostro gradimento, ricordate sempre di comunicarlo prima così da evitare  inutili sprechi di cibo. Nel caso in cui aveste dimenticato di dichiarare i vostri gusti prima di essere serviti, vi presterete abilmente all’assaggio di tutte le portate: assaggiare è comunque un atto doveroso verso chi ha cucinato e ha impiegato del tempo per preparare qualcosa per voi, mangiarne anche una minima porzione è il minimo che possiate fare per onorare il lavoro fatto.

 

4. L’ASSEGNAZIONE DEL POSTO

L’assegnazione del posto è sempre una scelta ardua. Spetterà al padrone o alla padrona di casa assegnare i posti a tavola invitando gli ospiti ad accomodarsi. L’assegnazione va fatta con coscienza, in modo che gli invitati si sentano a proprio agio. Il Galateo, inoltre, prevede che si alternino alle sedute un uomo e una donna e che il capotavola spetti sempre al padrone di casa.

 

5. IL PANETTONE È UNA COSA, IL PANDORO UN’ ALTRA

Panettone e pandoro, due mondi a parte. Non solo per il palato ma anche nel servirli a tavola ognuno segue una regola ben precisa. Se state per servire un candido pandoro, ricordate di farlo già tagliato a fette, mentre se da buon tradizionalisti preferite il panettone, ricordate di portarlo a tavola intero e posizionato su di un piatto decorato. Come mangiarli? Le regole del bon ton prevedono di mangiarli esclusivamente con le mani, a meno che non siano accompagnati da una crema.

 

6. MAI DIRE CIN CIN

È l’ora del brindisi? Dimenticatevi di urlare Cin Cin. Se pensavate che questa espressione fosse la trascrizione onomatopeica del suono dei bicchieri che si scontrano tra loro, vi stavate sbagliando. Cin cin deriva dal cinese “ch’ing-ch’ing”, una formula di cortesia che letteralmente significa “prego’’. Secondo il galateo è importante non far schioccare i bicchieri l’uno contro l’altro, in quanto è ritenuto un gesto poco elegante, specialmente quando i commensali sono tanti e per raggiungere tutti si devono fare acrobazie, talvolta sbracciandosi. Basterà pronunciare ‘’Salute’’ o ‘’A noi’’ per un augurio davvero raffinato.

 

7. IL REGALO RICICLATO 

I regali, ahimè, sono sempre i migliori a metterci in difficoltà e a minare le nostre buone maniere. Che non conosciate bene il destinatario del vostro dono o che lo conosciate fin troppo, una regola dovreste scolpire nelle vostre menti, seppur vi troviate nel ben mezzo di un’apocalisse: mai riciclare un regalo. Cosa dice il Galateo? Piuttosto non regalate nulla.

 

8. UN REGALO UGUALE PER TUTTI

Sempre sui regali, il vademecum delle buone maniere vieta categoricamente di regalare a tutti la medesima cosa: pecchereste di impersonalità e di non aver fatto un regalo sentito.

 

9. L’ABITO NON FA IL NATALE…

Il Natale per molti è la festa più bella e sentita dell’anno e il desiderio di essere eleganti si fa più forte che mai in questo giorno. Spesso, però, avere cadute di stile è così semplice. Per non sbagliare bisogna ricordare sempre di mantenere una certa sobrietà. Gli abiti da sera e le mise importanti sono assolutamente fuori luogo in un pranzo o in una cena in famiglia. A meno che il vostro Natale non sia in un luogo ricercato e che richieda una certa etichetta, cercate di mantenere il vostro look adatto non solo all’occasione  ma anche al luogo.

 

10. …E NEANCHE IL CAPODANNO

Il bon ton suggerisce lo stesso anche a Capodanno. Tra luccichii di palette e abiti corti rischiereste di mettere a disagio gli altri commensali e di trascorrere l’intera cena del Veglione in maniera scomoda. La misura rimane sempre l’abito migliore.

 

Buone feste e che le buone maniere vi accompagnino sempre.

 

Curiosità dalla storia:

Il Galateo deve il suo nome ad un vescovo cattolico italiano: Galeazzo ( Galatheus, in latino) Florimonte.  Fu questo personaggio ad ispirare a Giovanni della Casa, letterato, scrittore e arcivescovo  ‘’quel celebre saggio del viver civile’’ dal titolo ‘’Galateo overo de’ costumi, noto comunemente come Galateo.

 

Trattato di messer Giovanni della Casa, nel quale sotto la persona d’un vecchio idiota

ammaestrante un suo giovanetto, si ragiona

de modi, che si debbono o tenere, o schifare

nella comune conversatione, cognominato Galatheo overo de costumi.

(titolo completo)

 

 

@copyright foto copertina:

http://www.federicagrimaldi.it/natale-2016-galateo/

LA BASILICATA ESISTE, È UN PO’ COME IL CONCETTO DI DIO. O CI CREDI O NON CI CREDI

in Cultura

A chi è che leggendo questo titolo non è venuto in mente il noto film del regista lucano Rocco Papaleo?

Ebbene si, perché da qualche anno a questa parte la Basilicata coast to coast è diventata il mood di molti che, un po’ per curiosità o passione, decidono di intraprendere un viaggio itinerante percorrendo a piedi i caratteristici e ormai non più sconosciuti borghi lucani.

Se nel 2010 Rocco Papaleo diceva nel suo film ‘’ La Basilicata esiste. È un po’ come il concetto di  Dio. O ci credi o non ci credi’’, potremmo, oggi, sicuramente affermare come San Tommaso, dopo aver toccato con mano, che la Basilicata esiste eccome.

Se ne sono accorti i turisti che negli ultimi anni hanno dato vita ad un vera e propria moda di viaggiare: c’è chi lo ha già fatto a piedi, in moto o in bici, alla scoperta dei due mari di Basilicata e dei tanti borghi e paesaggi che possono essere visitati lungo il percorso.

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Basilicata coast to coast

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