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Cultura - page 5

Meeting di Primavera all’insegna dello sport

in Cultura

Valsinni lo sport da sempre è uno strumento di unione e di crescita. Sabato scorso, con inizio alle ore 9.30 nel campetto del comune lucano, si è tenuto il meeting di primavera, un appuntamento tanto atteso e importante che si ripete da molti anni. Organizzato dall’istituto comprensivo Isabella Morra, con il patrocinio del comune di Valsinni, ha visto protagonisti gli alunni della scuola primaria di Valsinni, Rotondella e San Giorgio Lucano. L’evento sportivo ha suscitato grande interesse e partecipazione di pubblico. Sugli spalti i genitori  e tanti sostenitori hanno seguito le gare con emozione e trepidazione. I piccoli atleti, impegnati nelle varie competizioni  sono scesi in campo a ritmo di musica, sulle note della marcia di Radetzky, con un braccialetto tricolore al polso, simbolo della nostra bandiera.  Posizionati l’uno vicino all’altro, mano destra sul cuore, hanno cantato, tutti insieme, l’inno di Mameli. Tutti  hanno partecipato, ogni bambino ha avuto il suo momento di “gloria” ed è diventato protagonista della giornata, anche se per pochi minuti. Ad inaugurare il meeting il dirigente scolastico Maria Carmela Stigliano con il sindaco della cittadina Gaetano Celano. Ospite d’eccezione, presente per incoraggiare i piccoli, il capitano della Compagnia dei carabinieri di Policoro, Chiara Crupy. Insieme hanno spiegato ai ragazzi l’importanza dello sport sia dal punto di vista fisico che inteso come momento di aggregazione e di crescita comune. Organizzatrice dell’evento, l’insegnante Angela De Candia che ci spiega il progetto realizzato: “il meeting di primavera è un progetto nato in questa scuola nel lontano 1997 da un’idea condivisa fra i vari colleghi per dare la possibilità ad ogni bambino di sentirsi un campione e di partecipare, in un certo senso alle olimpiadi. Il meeting evoca anche valori di cittadinanza italiana ed europea, di amicizia, solidarietà e di pace”. Uno dei momenti più belli della giornata è stato caratterizzato da una grande bandiera della pace, portata a centro campo e sventolata dai bambini della classe quinta, sulle note dell’Inno alla Gioia. Momenti unici, dunque, che rimarranno scolpiti nel cuore e nella mente dei ragazzi come ricordo perpetuo. Gioia ed entusiasmo misto ad un pizzico di sana competizione ha caratterizzato i giovani protagonisti. Tutti i partecipanti sono stati premiati con una medaglia, portata sul petto con orgoglio e soddisfazione, a suggellare il grande impegno e la preparazione degli ultimi giorni. A fine gara, il dirigente scolastico Stigliano, seguita da tutti i docenti, hanno fatto il percorso eseguito dai bambini. È stato davvero una bella esperienza ed una bella giornata, serena, divertente e allegra. Questa è la scuola che ci piace, questo è l’insegnamento da dare ai professionisti di domani. E questi insegnanti, con grandi difficoltà, data la realtà delle pluriclassi in questi paesi, riescono magistralmente a realizzare il loro compito e a formare i giovani alunni, con passione, dedizione e grande professionalità.

 

Quando la morte arriva per ricetta. L’abuso dei medicinali oppioidi negli Stati Uniti.

in Una finestra sul Mondo

Anche in Italia, da diversi anni, è in corso un dibattito sulla necessità di fornire medicinali antidolorifici non solo per i malati oncologici ma anche per tutte le malattie che presentino dolori cronici.

Da noi, per l’antica tradizione guelfo-ghibellina, ovviamente i partiti dell’ antidolorifico ‘si’ e dell’antidolorifico ‘no’ si fronteggiano da anni con le tesi più estreme col risultato che, per sicurezza, la terapia del dolore è ridotta al minimo indispensabile anche nelle patologie oncologiche.

Negli USA, invece, da quindici anni, ormai, le prescrizioni per pazienti non-oncologici di medicinali oppioidi è letteralmente quadruplicata con effetti che solo ora sono scientificamente ed oggettivamente chiari a tutti.

Infatti, in un dibattutissimo numero del New England Journal of Medicine, il direttore americano del Centro per la Prevenzione ed il controllo delle Malattie (CDC), ha affermato a chiare lettere che i casi di dipendenza, di overdose e di morte a causa dell’utilizzo o del sovradosaggio di medicinali oppioidi negli Usa stanno aumentando vertiginosamente.

A seconda della posologia, da 1 paziente su 32 ad 1 paziente su 550, numeri entrambi da brivido e non paragonabili a nessun’altra classe di medicinali, vanno incontro alla morte in circa due anni e mezzo dalla prima prescrizione.

Almeno 1000 persone al giorno, negli States, corrono al pronto soccorso per casi di overdose o rischio/morte derivanti da farmaci oppioidi: e questo è inaccettabile.

Le case farmaceutiche hanno introiti magnifici e fanno campagne promozionali in stile hollywoodiano; i medici americani, da parte loro, non sanno come tenersi buoni i loro cari pazienti desiderosi di cancellare il dolore; e la Nera Signora, puntuale e solenne come nel suo stile, bussa regolarmente, settimana dopo settimana, alla porta di tanti statunitensi inconsapevoli per invitarli a lasciare questo mondo a causa di una medicina che avrebbe dovuto, invece, salvarli.

SIRISfestival 2019: “MagnaGreciaTeatro” festivalScolastico IV edizione

in Cultura

“MagnaGreciaTeatro” nasce da un’ idea del professor Pasquale Chiurazzi, consapevole della positiva funzione pedagogica e sociale del teatro nella scuola, con lo scopo di incoraggiare l’attività teatrale come strumento di sensibilizzazione della coscienza civile e sociale dei giovani,.

L’evento è promosso dall’Associazione culturale Sud “Gigi Giannottie dalla Pro Loco di Nova Siri,in collaborazione con Unpli Basilicata, U.I.L.T. Unione Italiana Libero Teatro, AGITA TEATRO, CinemadaMare, VideoFoto Gentile, Siris Hotel. L’iniziativa è patrocinata da Regione Basilicata, Provincia di Matera e Comune di Nova Siri.

La rassegna è articolata in due sezioni:Scuola Secondaria di primo grado e Scuola secondaria di secondo grado.

Dal 28 al 31 Maggio, presso l’Oratorio Sant’Antonio di Padova a Nova Siri Marina, sono previsti un primo spettacolo delle ore 9.30 e un secondo delle ore 11.00: concorreranno le scuole secondarie di primo grado e  le scuole secondarie di secondo grado. Al termine degli spettacoli incontro degli studenti con l’esperto/osservatore di AGITA teatro.

La giuria tecnica, presieduta da Maria Adele Popolo e professionisti del settore, assegnerà il premio MagnaGreciaTeatro, migliore regia, miglior drammaturgia, migliore scenografia. Altri riconoscimenti saranno assegnati da una giuria popolare formata dagli alunni della terza media della Scuola Secondaria I.C. “Luigi Settembrini” di Nova Siri:Oscar al miglior attore e migliore attrice.

Giorno 31 Maggio, Ulderico Pesce presenterà“Il sindaco contadino: Rocco Scotellaro”, al termine dello spettacolo, conversazione sulla  valenza didattica del teatro tra l’attore Ulderico Pesce e il prof. Pino Suriano.

 

A seguire la premiazione che avverrà alla presenza delle autorità e con la partecipazione dei rappresentanti di tutte le opere in concorso, le scuole prime classificate riceveranno un premio in denaro che la stessa scuola potrà utilizzare per acquisti di materiali didattici o per l’organizzazione di attività culturali.

I premi sono stati realizzati da Aldo Gizzi.

 

Segue programma delle rappresentazioni:

giorno 28

ore 9,30 -I.C. “L. Settembrini”, Nova Siri  in“ Il Pianeta Otto”Regia di  Rosa Donatella, Marilena Varasano, Domenica Bentinvenga

  • ore 11,00 – I.I.S. “E. Fermi”, Policoro in “Miti usa e getta! No, grazie”Regia di Silvana Labate

 

giorno 29

ore 9,30-I.C. “N. Sole”, Senise  in“I volti del potere”Regia di Luciano Ciminelli

ore 11,00 I.C. “Aldo Moro”, Carosino   “In viaggio con Ulisse”Regia di Davide Roselli

 

giorno 30                                                                                                                                  

–   ore 9.30-   I.S.I.S “Pitagora” Montalbano J.co, Liceo Classico, Nova Siri    in  “Miles Gloriosus”Regia di Anna Arpino

– ore 11.00 –    I.C. “S. D’Acquisto” ISA 21, Follo (La Spezia)   in “Mito… tra palco e realtà”    Regia di Anna Maria Girani

 

Quando il riciclo si fa moda, aperto il concorso eco fashion

in Cultura

Aperte le iscrizioni per la quarta edizione di “Quando il Riciclo si fa Moda”, il concorso che fa bene all’ambiente. L’estro e la creatività a confronto con materiali eco-sostenibili

 

Dopo il grande successo di pubblico e di critica delle prime tre edizioni, si aprono le iscrizioni per l’edizione 2019 di “Quando il riciclo si fa moda”, primo concorso di eco-fashion del meridione organizzato dalla Pro Loco Trivigno, al fine di valorizzare i giovani talenti del territorio e promuovere idee e progetti sostenibili. Le iscrizioni per l’edizione in corso, gratuite e rivolte ai maggiorenni, sono aperte fino al 30 giugno 2019; le modalità vengono illustrate nel regolamento visionabile e scaricabile sulla pagina Facebook della Pro Loco Trivigno.
Tutti gli abiti in gara sfileranno in passerella nel corso di un evento di moda che si terrà a Trivigno il 10 Agosto, durante il quale una giuria di esperti nel settore moda, riciclo, tessile e abbigliamento, decreterà i primi dieci classificati, la miglior modella della serata e il vincitore che si aggiudicherà il premio in palio di 500€.

Quando siamo partiti con l’ideazione della manifestazione la volontà era non solo quella di valorizzare il nostro comune, ma anche il proposito di dar vita ad un concept in grado di combinare due punti di forza della Basilicata: l’abilità artigianale e la tutela del patrimonio paesaggistico e ambientale della Lucania

– spiega Angela Anna Padula, presidente della Pro Loco – Il nostro concorso invita giovani creativi amatoriali o stilisti emergenti a confrontarsi con materiali non convenzionali e di riciclo, donando loro nuova vita, in modo da mostrare il proprio talento e al contempo sensibilizzare il pubblico, grazie alle loro creazioni in passerella, ad un maggiore rispetto ambientale e alla cultura del riciclo e del riuso contro quella dello spreco. Un tema quanto più attuale dopo gli ultimi dati allarmanti sulla salute del nostro pianeta, e di centrale importanza per una terra come la nostra che, nei suoi paesaggi incontaminati, cela un’arcana bellezza sempre più rara da trovare altrove>>.
Il concorso, aperto a singoli stilisti, gruppi o associazioni, nel tempo ha visto crescere la sua notorietà, richiamando partecipanti non solo lucani ma provenienti anche da fuori regione, che si sono sfidati a colpi di eco-fashion partendo dai materiali più impensati: gusci di uova, materiale da pasticceria, camere d’aria di bicicletta, lattine di alluminio, solo per citarne alcuni.
<<Non solo un’opportunità per gli stilisti – spiega Francesca Olivieri, responsabile dell’evento – il concorso è anche un’esperienza unica per le modelle in gara, ospiti per l’intero pomeriggio a Trivigno, tra cambi di look, shooting fotografici nelle caratteristiche vie del paese, restyling e condivisione, un’opportunità per vivere nel piccolo i retroscena di una sfilata di moda, valorizzando il centro storico e promuovendo un importante messaggio etico ed il talento sartoriale degli stilisti. Quando il riciclo si fa moda, inoltre, non esaurisce la volontà di promuovere i giovani stilisti e le loro creazioni nella sola serata del concorso: preme all’organizzazione, infatti, offrire durante l’anno altre occasioni di valorizzazione dei talenti in gara e del loro operato, al fine di garantire a tutti i partecipanti la visibilità che meritano, nell’ambito delle nostre possibilità.
Negli scorsi anni la pagina web è stata molto attiva nel mostrare mini-video dedicati a tutte le singole creazioni, i concorrenti sul podio hanno avuto modo di far sfilare i loro abiti a Lagonegro e a Marconia in occasione dell’inaugurazione dell’Accademia dell’Arte a cura dell’Associazione Culturale Tessere, dove sono poi rimasti in esposizione per un mese. Tutti gli abiti, inoltre, sono stati protagonisti a Trivigno di una mostra dedicata, e le creazioni vincitrici delle varie edizioni hanno avuto modo di prendere parte lo scorso anno a “Fucina Madre”, expo dell’artigianato organizzato a Matera dall’APT Basilicata per promuovere le eccellenze artigianali lucane>>.

Per informazioni sull’evento e sulle modalità di partecipazione visionare la pagina Facebook o il sito www.prolocotrivigno.it, oppure contattare l’organizzazione all’indirizzo mail concorsomodatrivigno@libero.it.

La pioggia di Rachid Boudjedra. Gutta cavat lapidem

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Pioggia, vapore e velocità, dipinto a olio su tela, 1844-William Turner, National Gallery Londra

I pensieri di una giovane dottoressa algerina cadono come gocce di pioggia su fogli di carta per sei notti consecutive. Pioggia come lacrime sul viso, come flusso mestruale. In preda all’insonnia, la donna senza nome e senza volto, sotto l’influsso benevolo della luna e dell’albero di  gelso, confida a un diario i suoi pensieri:cavalli selvaggi che corrono all’impazzata in un flusso di coscienza portato agli estremi di un burrone, al di sotto del quale si prova un senso di vertigine e di smarrimento, e si intravvedono le porte di nuove dimensioni miste tra sogno e realtà. I neuroni della protagonista vagano verso il passato, verso i ricordi relativi alla sua famiglia sgangherata, ai suoi genitori, ai suoi due fratelli così diversi, a sua zia. Nel suo errare, la giovane fa accenni anche al suo presente, al suo impiego da medico specializzato in malattie dell’apparato genitale. Sembra uno scherzo del destino che  si dedichi alla cura di queste patologie, lei, che vive un rapporto conflittuale e sofferto con l’altro sesso.  La sessualità è il perno di questo diario “oscuro”: la ragazza riporta l’episodio relativo al suo ingresso nella pubertà, il suo primo rapporto sessuale, l’esser nubile. Come una pallina in un flipper la sua mente è sballotollata da una parte all’altra, caoticamente, violentemente, senza sosta,ma con una lentezza quasi snervante. Il ritmo dei suoi pensieri è rallentato; ogni parola si prende il tempo necessario ad una goccia di pioggia per raggiungere dal cielo la terra,ogni parola cade insieme alle altre. Ciò si riflette in una mancanza di punteggiatura, di pause, di rispetto delle regole. Nella mente della dottoressa vigono altre leggi e la sua essenza interiore scorre sulle pagine come un fluido che non può esser frammentato. “Gutta cavat lapidem” dicevano i latini. La goccia scava la roccia.  Così il lavorio notturno della mente scava lentamente la corazza interiore e fa fuoriuscire la vera natura fragile della protagonista; una natura tormentata, traumatizzata. Come le nuvole partoriscono gocce di pioggia anche la giovane imparerà a mettere al mondo le sue lacrime represse. Boudjedra, in poco più di cento pagine,ci fa penetrare nella selva oscura di un’anima esasperata e senza amore,dilaniata dalla solitudine. Non mi sento di consigliarne la lettura a tutti:” La pioggia” è un libro per chi non ha paura di toccare l’abisso, di camminare all’ombra di un cuore spento, di perlustrare gli anfratti di una profonda tristezza. Se siete dei “grammar nazi” e rischiate di svenire a ogni virgola fuori posto, non accarezzate nemmeno la copertina di questo libro; idem se siete alla ricerca di una lettura spensierata. La pioggia è pane per i denti degli amanti dell’introspezione psicologica,capace di amputare qualsiasi elemento reale e di fisicità  e del genere confessionale.

Rachid Boudjedra è uno scrittore algerino di lingua francese (n. Aïn-Beïda 1941). Attivo in gioventù nel Fronte di liberazione nazionale, sin dai primi romanzi ha affrontato il tema dell’abuso di potere nella vita politica, religiosa, sociale, sessuale e familiare (La répudiation, 1969; Le vainqueur de coupe, 1981). Ha pubblicato anche due raccolte di liriche: Pour ne plus rêver (1965) e Greffe (1983). Tra le altre opere: Le désordre des choses (1991); Fils de la haine (1992); Timimoun (1994); Fascination (2000); Les funérailles (2003; trad. it. Cerimoniale, 2004);Hôtel Saint Georges (2007).

Da confino politico per gli antifascisti a set cinematografico per una web serie

in Cultura

Presentazione web serie SUASION

Il Centro Agricolo di Pisticci, già confino politico in cui il fascismo esiliava artisti, politici e religiosi, è diventato set cinematografico per la prima web serie lucana – Suasion – prodotta dalla associazione culturale Allelammie.
La produzione è in partenariato con il Consorzio Concreto e il Consorzio Mille Piani nel progetto “Basilicata Ghost Stories”- Periferie Urbane / Settore Cinema con il sostegno del Mibac e di Siae per l’iniziativa “S’Illumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”
Giovedi, 16 maggio 2019, alle ore 20:30 in via Pompeo Borra (pittore confinato) in Centro Agricolo di Pisticci saranno presentati i primi episodi della serie realizzati da Vincenzo D’Onofrio con il team creativo composto da Federico Giannace, Gabriel Lufrano e Giuseppe Marzovilli.
La serie è composta da 4 puntate ed è stata realizzata nel mese di dicembre 2018. Ha interessato il territorio di Pisticci e di Potenza coinvolgendo decine di giovani under 35 nell’ esplorazione della valorizzazione delle pluralità e delle diversità, dall’inclusione alla coesione sociale.
Giovedi, sarà una occasione significativa di incontro e confronto con gli artisti, gli operatori e i cittadini tutti sulle emergenze delle aeree periferiche e sulla necessità di integrazione culturale.
Nelle periferie di Bucaletto a Potenza e nel Centro Agricolo di Pisticci sono stati avviati, già nei mesi di agosto fino a novembre 2018, incontri per attività di “mentoring” con esperti di architettura, di antropologia, con sociologi ed esperti di comunicazione che hanno “preparato” i contesti di riferimento a partecipare ai laboratori creativi dove giovani artisti under 35, vincitori di una call nazionale, si sono misurati con i residenti delle aree “periferiche” per la individuazione e la relativa stesura di soggetti e di sceneggiature.

Per tutte le altre informazioni
www.ghoststories.it

Un nuovo lavoro: la giornalpittrice. Breve storia di Molly Crabapple.

in Una finestra sul Mondo
Aleppo bombardata in un dipinto/cronaca di Molly Crabapple

Tutti noi sappiamo che questo mondo è in continua, vorticosa evoluzione e se da questa parte dell’oceano le cose procedono velocemente, dall’altra addirittura corrono all’impazzata verso il futuro e l’innovazione.

Anche nel settore del lavoro molte antiche e nobili professioni, pur resistendo all’usura del tempo, hanno perso e perderanno ancora molto del loro smalto, lasciando spazio ad altri lavori, magari svolti con lauree simili, ma in contesti completamente diversi.

Dall’America, terra da cui abbiamo già importato i bloggers e gli youtubers, ci arriva l’idea, la proposta di una nuova professione: quella di giornalpittore.

In particolare, a far diventare nota ed importante questa nuova professione a scavalco tra cronaca ed arte, è stata Molly Crabapple, una bella, intelligente e volitiva ragazza di New York che espone niente po’ po’ di meno che al famosissimo MOMA (Museum of Modern Art della Grande Mela).

Molly (che in realtà si chiama Jennifer, ma ha sempre odiato il suo nome di battesimo) ha avuto una vita sulla quale volentieri si girerebbe un film: bambina affetta da disturbo oppositivo-provocatorio, ha con difficoltà terminato le superiori. Vissuta a Parigi per un certo periodo, modella di nudo e ballerina di burlesque, ha fatto del disegno, dell’illustrazione, della pittura la sua vita, dando però a questa bella professione un taglio di vivacità e di dinamismo fuori dal comune.

Infatti, Molly, con i suoi disegni, dal vivo o tramite sms fortunosamente inviati a lei da amici che le scrivono da zone di guerra o inaccessibili alla carta stampata, ha descritto realtà dure e giornalisticamente molto interessanti come Guantanamo, come il movimento di Occupy Wall Street, come la guerra in Siria e come le roccaforti dell’ISIS.

Giornalista, quindi, donna impegnata politicamente, sicuramente, ma anche e soprattutto grande artista, se è vero come è vero che molti critici hanno accostato le sue opere grafiche a grandissimi del passato come Peter Bruegel il Vecchio o addirittura Henry de Toulouse-Lautrec o ad artisti più moderni come Fred Harper.

Una giornalista, un’intellettuale ‘malgré soi’, una pittrice e una disegnatrice che sicuramente incontreremo ancora nel panorama artistico mondiale dei prossimi trent’anni.

Pian della Tortilla di John Steinbeck. Cosa non si fa per un gallone di vino!

in Cultura/Storie d'Inchiostro

John Steinbeck raccoglie i personaggi  di Pian della Tortilla

Fumatori e bevitori di David Tenier il Figlio- 1652, olio, Museo del Prado

direttamente dalla pianta della vita che ha trascorsocome guardiano di fattoria nei ranches, tra avventurieri di ogni nazione. Li ha scelti tra i  frutti dalla forma più buffa, deformata dalla caduta o dalla malattia della dipendenza alcolica: sono quattro paisanos, ” quello strano miscuglio di spagnolo, di indio, di messicano e di varie razze caucasiche”, che vivono nel quartiere Pian della Tortilla della città di Monterey. Danny, Pilon, Pablo, il Pirata e i suoi cinque cani, Gesù Maria sono i nomi di questi popolani furbi che passano la vita al sole,  dormono nei boschi o in prigione e sono capaci di vendersi un organo e di rivoltare il buon senso e la logica comune pur di ottenere un gallone di vino. Uomini dagli istinti primitivi, dagli amori carnali e superficiali, tipici picari senza scrupoli, che vivono alla giornata e rifiutano di cambiare in meglio, ma così svincolati dalla cultura dell’avere , della cura dei beni materiali , così estranei al vivere civile, da esser capaci di portare il lettore in un mondo sregolato di “idee”, di “parola”, vedi il caso del Pirata e della raccolta del denaro per il candeliere d’oro per S. Francesco. Danny è l’amico-pianeta attorno al quale gravitano gli altri come satelliti. Tornato dalla guerra scopre di esser proprietario di ben due case, eredità del nonno, e…di non aver la più pallida idea di cosa farne!

Con uno stile divertente, ironico, vivace, vengono descritte le avventure di questi scavezzacollo e la vita del paese con il locandiere speculatore Torrelli e con  le  donne dai facili costumi , sempre a caccia di uomini da spolpare. Una lettura leggera, spensierata , sul cui sfondo c’è sempre una sfumatura di poesia e uno sguardo rivolto al divino. I paisanos da buoni uomini semplici e istintivi vedono il mondo pervaso dai movimenti invisibili del burattinaio per eccellenza ,Dio,  in nome del quale  si interrogano su se stessi e si pongono come giudici e castigatori degli amici,in chiara sintonia con il modo di fare dello zio Sam americano.

La bolla di sapone di un mondo fondato sull’amicizia e l’abolizione dei beni materiali, come tutte le cose belle, poi svanisce, ma è stato piacevole e un onore prendere un bicchiere di vino rosso con Danny e i suoi amici, e lasciarsi contagiare, anche solo per la durata di una lettura, dallo stordimento di una vita povera e sregolata, ma non per questo meno felice.

John Steinbeck (Salinas ,California, 27/2/1902 – New York, 1968)  è uno dei massimi esponenti della letteratura americana e della cosiddetta “Generazione perduta”. Dopo aver frequentato la Stanford University senza mai laurearsi, compare sulla scena letteraria con opere minori finché non raggiunge la notorietà con Pian della Tortilla (1935) a cui seguono molti romanzi racconti e saggi tra cui Uomini e topi, La lunga vallata, Furore – opera grazie a cui Steinbeck riceve il Premio Pulitzer -, La luna è tramontata, La valle dell’Eden, Quel fantastico giovedì, Viaggio con Charley. Nel 1962 gli viene conferito il Premio Nobel per la letteratura.

Bagheria di Dacia Maraini: “odi et amo”della scrittrice per la sua Sicilia

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Fosco Maraini, Topazia Alliata e le tre figlie Dacia, Yuki e Toni in Giappone poco dopo la fine del periodo di prigionia, Tokyo, Giappone, 1945

La piccola Dacia arriva nel 1947 a Bagheria, paese natale della madre, dopo  aver trascorso con la sua famiglia due anni in un campo di concentramento in Giappone, tra fame e maltrattamenti.  A Bagheria  Dacia potrà finalmente dire addio alla “cugina idiota”, ossia l’idea della morte sempre presente durante la guerra. In particolare villa Valguarnera, la residenza della nobile famiglia della madre, gli Alliata di Salaparuta,  richiamerà a sé negli anni  la memoria dell’autrice  con un canto  dolceamaro da sirena . Dacia Maraini  snoda in questo libro il cordone ombelicale che la lega alla terra degli agrumi portando alla luce ricordi sui luoghi,le usanze del posto, vecchi traumi, disseppellendo i morti. Il nonno Enrico, la nonna Sonia, la madre Topazia, il padre Fosco,  la zia Felicita e altri personaggi minori rendono vive queste pagine e abitano come fantasmi le vecchie stanze e il giardino settecentesco di Villa Valguarnera. Per la prima volta Dacia Maraini legge ai suoi lettori pagine di vita privata, tenute nell’oscurità dal dolore che il ricordo di Bagheria suscitava nel cuore dell’autrice. Bagheria non è un’isola felice: “la porta del vento” ( significato della parola Bagheria) è stata scardinata da speculatori che hanno distrutto il polmone verde del posto; la mafia, da sempre spalleggiata dalle famiglie aristocratiche del tempo come quella materna, è denunciata senza peli sulla lingua; l’usanza macabra dell’incesto diffusa tra i contadini non è taciuta. Ricordi della sua passata infanzia e adolescenza si mescolano a ricordi più recenti in un divagare libero senza limiti :”Ma questa è un’altra storia,tendo a divagare come un’ubriaca”. Questo disserrare la cassaforte della memoria di famiglia termina sotto gli occhi insofferenti e vivacissimi  del ritratto di Marianna Ucrià, la parente protagonista di un suo noto libro.  Ed è così che Dacia Maraini saluta i lettori , in compagnia dei suoi “figli” di fantasia, e dei suoi sogni, oasi di ristoro da sempre, per gli spiriti miti come il suo.

Dacia Maraini, Fiesole 13 novembre 1936. Narratrice, drammaturga, giornalista. Figlia dell’orientalista Fosco Maraini, ha soggiornato a lungo in Giappone. Autrice d’ambito nettamente moraviano ( si ricorda la lunga relazione avuta con l’autore dal 1962 al 1983), ha cominciato con un romanzo, La vacanza, sulla disponibilità sessuale della gioventù femminile contemporanea. Ha poi evoluto la sua tematica esplicitando l’impegno ideologico, sul versante della rivendicazione della pienezza esistenziale della donna e della protesta contro le tradizioni che la frenano. Nel 1990 ha vinto il Premio Campiello con La lunga vita di Marianna Ucrìa e nel 1999 il Premio Strega con Buio. Il suo ultimo romanzo è Tre donne (Rizzoli 2017).

La pentola magica: l’idea di Sarah Collins.

in Una finestra sul Mondo
Il Wonderbag e il suo semplicissimo funzionamento

Per noi occidentali che magari, spesso e volentieri, per ragioni di lavoro, saltiamo il pranzo e rimandiamo tutto al crepuscolo e alla sua quiete; per noi che, se lavoriamo in azienda, abbiamo la sala mensa come luogo-principe deputato al pranzo; per noi, infine, che, quando proprio siamo costretti da obblighi imprescindibili, torniamo a casa per scaldare al micro-onde o friggere in padella dei piatti pronti che avrebbero fatto rabbrividire le nostre nonne; ebbene, per tutti noi ricchi e felici abitanti della parte fortunata del mondo cucinare non significa poi un granché, ad onta del fatto che in televisione è tutto un proliferare di cucine e cucinini di chef sedicenti stellati.

Ma, in gran parte dell’Africa e dell’Asia, al contrario, cucinare è un’impresa.

Innanzitutto, non essendoci di norma condotte del gas o linee elettriche, in gran parte del Terzo e del Quarto Mondo si cucina all’aperto sul caro, vecchio fuoco di legna dei nostri progenitori delle caverne: e quel tipo di fuoco non è regolabile con una manopola.

Per badare a quei fuochi migliaia di donne, ragazze e bambine consumano letteralmente la loro vita alla ricerca di legna da ardere e a controllare le fiamme perché non divampino troppo o non si spengano per poca cura. E tutte quelle ore vengono sottratte al lavoro ed alla scuola.

Per di più, cucinare sul fuoco di legna significa contribuire ad abbattere il patrimonio forestale del pianeta a ritmi costanti, aggiungendo al danno anche la beffa dei tanti incendi dovuti al mancato controllo dei tanti, troppi fuochi liberi accesi dovunque dentro e fuori dai villaggi.

Ed infine c’è il discorso dell’inquinamento da combustione di carbone che si va ad aggiungere a tutti gli altri di natura chimica che già abbondano.

Per rimediare a tutti questi problemi e ad altri correlati, un’inventrice sudafricana, Sarah Collins, in collaborazione con la Unilever, ha dato vita al Wonderbag.

L’idea è questa: dopo aver cotto su fuoco vivo per almeno venti minuti ciò che si deve preparare per pranzo o per cena, s’inserisce la pentola, tolta dal fuoco e con tutto il coperchio, dentro un contenitore che, a prima vista, sembra un pouf da salotto e invece è un geniale ritentore di calore che permette di cucinare a puntino e mantenere caldo per ore il cibo che si stava preparando nella pentola sul fuoco.

In questo modo, a cascata, si hanno i seguenti benefici: 1) le mamme (africane ed asiatiche) che spendevano otto ore al giorno davanti al fuoco possono ora lavorare e produrre redditi e benessere per la propria famiglia; 2) le ragazze e le bambine, d’aiuto alle loro mamme, invece che abbandonare precocemente la scuola e finire, magari, spose bambine abusate ed infelici, la possono frequentare con buoni risultati fino al diploma, assicurandosi una qualità di vita migliore; 3) i neonati esposti ai fumi di legna per tante ore non soffrono più di malattie dell’apparato respiratorio; 4) i mariti rompiscatole hanno il loro stufato ed i loro fagioli preferiti perfettamente cotti e magnificamente caldi in qualunque ora tornino da lavoro.

Va detto anche che, per permettere la diffusione di questo dispositivo semplice e geniale, venduto già in oltre 750.000 pezzi nel mondo, la Wonderbag ha attivato una linea di donazioni che permette con 20 dollari di aiutare direttamente una famiglia o un gruppo di famiglie di acquistare un Wonderbag, con 80 dollari di  procurare in zone di particolare disagio 40 pasti ipernutrienti per bambini iponutriti, con 200 dollari di assicurare per un anno colazione, pranzo e cena ad un bambino di aree povere del mondo e con 4000 dollari di fondare quello che si chiama un Wonderfeast, cioè un centro nutrizionale Wonderbag con oltre 150 Wonderbag disponibili, un centro educazionale nutrizionale per donne e ragazze e tanti altri mezzi di superamento della malnutrizione e della fame.

Ditemi voi se Sarah Collins non merita tutto il nostro apprezzamento.

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